Compleanno: 23 Gennaio

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Last online: 09/07/2009 13:34

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Chi sono

{Quello che scrive}


I caprioli indossano tutù rosa

In quel localaccio ieri sera ci siamo picchiati. Colpa del denaro, ne ho bisogno. Sono tornata a casa piangendo. Quegli autobus non passavano mai alle tre di notte. Che mattinata, ho la testa indolenzita, mi guardo allo specchio, brutti lividi sulla mia pelle. Fa freddo ad ottobre. Alla radio passano Cuore di tenebra. Non ho che ventiquattro euro per comperarmi da mangiare e pagare il treno. Mi metto la sciarpa nera di pashmina al collo ed esco. Al primo alimentari che trovo prendo due panini, prosciutto cotto e formaggio. Comincia a piovere, salgo di corsa sul tram, poi smette di colpo e ricomincia, quest'atmosfera biricchina d'autunno persiste da due giornate piene. Gente di tutti i posti della terra, un ragazzo mi guarda prima di scendere. Invidia per quei polacchi che si baciano, si sorridono, sono felici in questa città. Un guasto, ci fanno scendere e prendere un autobus sostitutivo. Nel tempo che aspettiamo guardo il cielo, azzurro anche in questa parte della terra. Un ubriaco rompe delle bottiglie di vodka secca sui pali della luce, poi se le sbatte in testa e sbatte la testa sul muro di un negozio abbandonato, con carte bianche a coprire le serrande e qualche manifesto attaccato. Il sangue gli bagna la maglia color avana. Grida frasi incomprensibili, un signore gli dice di calmarsi, si siede per terra sul piscio di un cane. Com'è difficile questa città, anche per lui. Roma è così triste, i miei amici sono così tristi, non posso più viverci, potrei innamorarmi di nessuno. Le prime caldarroste riempiono i sacchetti di fratello e sorella a spasso col nonno la domenica mattina. Voglio stare lontano, lontano da ogni cosa possa darmi felicità; dalle case, dai rumori congestionati. Prendo un sasso, un altro, comincio a sbatterli forte. Una lotta perversa. Fingo che siano due lupi, poi due cervi, uno scoiattolo inseguito da una poiana, un uomo e una donna che fanno l'amore. Una si scheggia, mi taglia la mano, finisce il gioco. Oggi sembra un'infinità. Non faccio nulla al di fuori che sperare in qualcosa di astratto. Ho scoperto un ristorante nuovo di zecca su questa strada, la ragazza bionda che ci lavora, i due signori seduti al tavolo, la pioggia, il suono delle ruote che attraversano le pozzanghere, tristezza e magia. Che fila alla biglietteria, lunga quindici minuti. Il treno parte alle undici e quaranta, c'è tempo da perdere, mi faccio un giro, guardo una vetrina di pupazzi, i caprioli indossano tutù rosa, mi viene da piangere.