Età: 20 anni | Compleanno: 14 Maggio | Sesso: Femmina | Città: Napoli | Provincia: Campania
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Last online: 22/11/2009 21:59
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Chi sono Non so se sono euforica o depressiva, so solo che mi chiamano Sabatina e ho passato un’infanzia senza videogiochi, senza i superveloci moderni pc, senza internet, senza cellulare (l’hanno inventato quando avevo undici anni o giù di lì) figlia degli anni novanta, delle belle favole Disney, alle volte mi chiamano Sabatino, alle volte Sabbatina (in questi casi sono costretta a scatenare una particolare furia narcisistica nascosta nell’imprinting di un verace napoletano!) e immagino (brutto vizio di natura fino alla morte dura!) che a questo nome si associ un fallace tentativo di dare un contributo personale, in attesa possa diventare qualcuno di poco dimenticato o almeno un po’ ricordato. In assenza di animali domestici, ho in cura il mondo, e tengo a donare qualcosa (mal pensanti!) con la scrittura, anche. So solo che quando sono nata è cambiato il mondo, col crollo di un muro non qualunque che ha cambiato anche me. Mi chiamano Sabatina, è un nome buffo: ricorda qualcosa di piccolo, sapevano che fossi rimasta 1.65m a vita: una condanna, una promessa? [Uno sclero momentaneo del divertissement per sbuffare alla noia] Verso i dodici anni dicono che la miopia mi abbia aiutato a coltivare una folle curiosità per le sensibilità e le piccolezze, a scoprire il dinamismo delle sfumature e delle bellezze che prima non vedevo con un’ottima vista, diecisudieci; da quando ho imparato a leggere il bello, dicono abbia cominciato a scegliere e a scrivere diari. Sabatina, un nome poco usato per ragazzine vitali e vispe, con un’attitudine particolare alla contemplazione, per sognatrici pragmatiche, grovigli spasmodici di tentativi d’ordine, intrighi di misteriose voluttà. Sabatina è nessuno o non è qualcuno, almeno qualcuno di niente, resta niente in qualcuno, non è vero che resta assente in niente, propensa ad essere presenteassente. Da piccola si pensava fossi la depositaria di un arcano segreto legato al fuoco greco, ci sono stati tempi in cui mi hanno diagnosticato tre corde vocali, mi hanno vista cantare imitando la Oxa, mi hanno dato premi per concorsi di scrittura e poesia, mi hanno dato cinque e mezzo ad un saggio breve sulla poesia, dieci in pagella in seconda liceale (storia dell’arte!), mi hanno baciato per la prima volta a quindici anni, intrattenevo rapporti epistolari con l’On Violante, mi hanno mai amata, mai conquistata, mi hanno mai truffata col mio deliberato consenso. Ho visto cose che voi umani non potete immaginare: mi hanno detto che coltivo per la vita, le passioni per l’arte e la letteratura, la poesia, la scrittura argomentativa e creativa, dopo la maturità col 100 al Genovesi di Napoli (Liceo Classico!) ho cambiato rotta, e mi dicono seguo insieme a quattro amiche i corsi di Biotecnologie per la salute (una facoltà per gli amanti della scienza!) alla Federico II a Napoli. Mi hanno visto lavorare come cameriera in una pizzeria di periferia, animatrice in un villaggio in quel di San Foca, commessa (non retribuita!), promoter, seguire corsi in banca. In attesa di riempire un vuoto che sento dalla nascita sono un Gap Emotivo, un darti del tu, parlare di sé in terza persona, essere un Lettore, fare parte di una presentazione, un tentativo smorto di colmare un Gap: una ragazza semplice con un sogno, quello di imparare a scrivere.
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