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Commenti
#8  
02:56, 20 novembre, 2006

Sono totalmente solidale con Serrone, Albana e quanti lo difendono. Io vivo una situazione simile e vorrei tanto scrivere a lui personalmente la mia esperienza. Sono stufa di quel buonismo apparente che caratterizza questi falsi cristiani, semprepronti a giudicare e puntare il dito.Sono loro la rovina della Chiesa e di quanti credono in Dio e nel suo infinito amore. Siamo giudicati peggio degli assassini, solo perche' abbiamo il coraggio di amare. Cristina
utente anonimo
#7  
11:02, 28 ottobre, 2006

ma...! povera famiglia... la dignità delle donne è umiliata e offesa dalle vicende discriminatorie verso la giovane albanese. Chiamiamo tutti gli albanesi a protestare verso queste forme di offesa descritte nei commenti dalla famiglia Serrone.
Ervion
utente anonimo
#6  
10:26, 27 ottobre, 2006

Come si può giudicare così una persona? Possibbile che alcuni che si diconocristiani si ergano sempre a giudici?
utente anonimo
#5  
14:21, 18 ottobre, 2006

Per Roberto e il vigliacco autore del blog offensivo nei confornti del sig. Serrone...

Come vi permettete ancora di disturbare lla famiglia Serrone. Non avete altro da fare... Sfruttate il vostro tempo per cose utili e se proprio volete aiutare qualcuno senza casa analizzate anche tutte le strutture ecclesiastiche e civili vuote e d inutilizzate che vengono spesso mantenute con i soldi pubblici.
Ci Consta che durante la permanenza a Soriano nel convento dei Missionari, d. Giuseppe Serrone per 17 anni ha fatto dei sacrifici (donando dei soldi derivati dal ministero per sostenere l'oera di accoglianza di malati e poveri. Dall'aprile del 1991 al 2000 ha consegnato tutte le offerte che ha ricevuto da Messe, funerali, matrimoni, battesimi e celebrazioni varie al suo superiore per i poveri...
Dalla nostra famiglia non ha preso delle offerte per tutte le Sante Messe celebrate e così siamo a conoscenza ha fatto per tante famiglie di Chia...

Se proprio vi interessa: guardate le varie Curie delle diocesi della zona... quante stanza e strutture vuote posseggono... o vari vescovi che si sono vostruiti le lille ai poro paesi di origine...
Non abbiamo parole per l'odio che portate al povero ex parroco di Chia.


Invitiamo don Giuseppe a non addolorarsi per il disprezzo di questi pochi vigliacchi. A Soriano nel Cimino siamo in tanti a volerle bene...
Piero e signora



utente anonimo
#4  
01:50, 13 ottobre, 2006

Sig. Roberto Vi invito a leggere quanto fu scritto durante la vicenda che vide coinvolto Giuseppe Serrone, nell'estate del 2001 prima delle sue dimissioni da parroco; in quell'occasione, il 26 luglio 2001, un abitante di Chia scrisse una lettera a un giornale locale, il Corriere di Viterbo, affermando di conoscere personalmente Giuseppe Serrone scrivendo: "E' una persona perbene". Don Giuseppe ha speso a Chia gli anni migliori della sua vita. Nel 2001 si è dimesso e ha fattto le sue scelte di vita. Ha specificato più volte che è pronto a lasciare la canonica se trova un lavoro fisso.
Caro sig. Roberto le è un giudice di parte. Ha letto i siti? ha parlato direttamente con Serrone? Ha verificato prima di lanciare sentenze? Come si permette di insinuare che il sacerdote sposato ha attività commerciali? la persona che lei giudica ha mai chiesto a lei dei soldi? So che don Giuseppe celebrava a Chia i funerali gratuitamente e ha pagato per anni il riscaldamento della canonica per permettere ai bambini di Chia di trovare un ambiente caldo. Ha dato in gestione gratuita tutte le strutture parrocchiali e si è impegnato per il restauro totale della chiesa e dei centri parrocchiali che erano in un ostato totale di abbandono.
Ho letto qualche notizia su don Serrone e sono rimasto stupefatto per le discriminazioni che ha dovuto subire.
Una sinesi della storia: Il sacerdote sposato , minacciato da intimidazioni ha avuto la revoca dell’idoneità all’insegnamento da parte del Vescovo Vescovo di Viterbo Chiarinelli su indicazione del Vescovo di Civitacastellana Zadi nel 2004. Nel 2005 anche il cardinale di Palermo, De Giorgi, lo ha sospeso dalle supplenze in un liceo del capoluogo siciliano.

Alla storia di discriminazioni si aggiungono le difficoltà nella ricerca di un lavoro e di una abitazione. Attualmente risiede per mancanza di lavoro e di una casa a Chia.

Giuseppe Serrone si era dimesso dall’incarico di Parroco il 31 Ottobre 2001, in seguito a una serie di diffamazioni e calunnie nate nella comunità parrocchiale e alimentate dall’indifferenza del Vescovo Zadi. L’incarico di parroco gli era stato affidato nel 1991. A Marzo del 2001 Giuseppe ha subito un grave infortunio mentre assisteva i ragazzi dell’Oratorio: frattura del radio e lussazione del gomito con conseguente intervento chirurgico e ricovero ospedaliero. Per assisterlo erano arrivati dalla Sicilia i genitori. Il Vescovo Zadi non era neanche andato a fargli visita in Ospedale.

Dopo le dimissioni dall’ospedale e la partenza dei genitori, Giuseppe impossibilitato a svolgere determinati lavori in canonica, con il permesso del Vescovo aveva trovato un aiuto, Albana e la madre, donne albanesi fuggite dall’Albania, dopo i fatti del 1997.

Il sacerdote durante il suo servizio a Chia e Soriano si era occupato, in collaborazione con il Comune per un anno dell’accoglienza di 100 profughi albanesi presso un centro a Soriano, promuovendone l’integrazione con gli abitanti della zona: nel campo si svolgevano attività di catechesi, corsi di lingua, attività sportive. Molte famiglie vivono ancora oggi, già integrate nel viterbese. Ogni domenica un gruppo di ospiti del campo partecipava alla Messa a Chia con le letture in lingua albanese.

Per queste attività era stato accusato di essere “di sinistra”, tanto che il Vescovo Zadi era intervenuto indicandogli di lavorare solo all’interno della parrocchia di Chia: “nella tua parrocchia sei un re” gli aveva detto confidenzialmente. A poco a poco era diventato una “vittima del mobbing”.

A Giugno del 2001, Giuseppe, sempre dopo aver avvisato il Vescovo, decide di ospitare dentro la canonica Albana e la madre (Albana aveva lasciato un lavoro a Roma, era sfruttata, lavorava per pochi soldi senza essere in regola. Per dare spazio alle due persone, va a dormire in sacrestia, in un locale, staccato dalla canonica, lontano 100 metri, dentro la Chiesa Parrocchiale.

Un gruppetto di persone legate alla gestione di un struttura oratoriana della parrocchia, approfittano del fatto e lanciano una campagna diffamatoria e calunniosa nei confronti del sacerdote, che improvvisamente dopo 10 anni di lavoro viene tacciato di comportamenti “non conformi al ministero”. Il gruppetto fa pervenire al Vescovo una petizione per chiedere l’immediato allontanamento di Giuseppe, insinuando che abbia “un’amica” in casa. Una donna anonima telefona anche ai genitori in Sicilia, mettendoli in agitazione sul fatto che il loro figlio ospiti delle donne dentro casa.

La storia si trascina fino ad Agosto. Giuseppe aveva chiesto al vescovo a fine giugno un trasferimento da Chia verso altra parrocchia. Il vescovo non sente ragioni e lo invita a arrangiarsi per la casa e per tutto. A luglio, mentre il vescovo è alle cure termali, scrive a Giuseppe di dare “ascolto di non fare occupare la canonica da persone estranee…” e gli consiglia: “Forse sarebbe opportuno, che in questo momento, che tu ti prendessi un periodo di riposo e di ripensamento, magari un anno sabbatico, andando pure in famiglia, non perderesti nulla di ciò che è il mensile che ti passa l’Istituto Sostentamento del Clero”.

Giuseppe non accetta i “buoni consigli”: c’è un bisogno di alcune persone senza casa e senza lavoro che va al di sopra di tutto, il comandamento dell’amore prima della “legge” farisaica.

Il 21 Agosto Albana rientra in Albania per ottenere il permesso di soggiorno per lavoro. Sembra che la situazione a Chia si tranquillizzi, ma era tutta un’apparenza.

Giuseppe promette di aiutare Albana per le pratiche burocratiche e, avvisando la Diocesi, parte il 21 Settembre 2001 per Valona (Albania) per incontrare i Dirigenti del Consolato italiano per facilitare le autorizzazioni al reingresso in Italia di Albana. Giuseppe è ospite nella casa dei suoceri del fratello di Albana. La burocrazia è lenta e viene ritardato il rilascio del permesso di soggiorno. Giuseppe si trattiene più del previsto in Albania (anche perché doveva incontrare un vescovo albanese, su indicazione del Vescovo Zadi per una missione in Albania).

Alla vigilia della prima domenica di Ottobre, Giuseppe telefona in Curia a Civitacastellana da Valona, comunicando che non potrà essere in parrocchia per la celebrazione domenicale e chiede un sostituto.

La domenica a Chia non arriva nessun sostituto e il 2 Ottobre, come conseguenza sul giornale il Messaggero esce un articolo dal titolo “Parroco in fuga salta la Messa”, titolo ripetuto a caratteri grandi su tutte le locandine delle edicole della provincia di Viterbo.

Giuseppe apprende la notizia dalla mamma di Albana per telefono….

Giuseppe si sente solo e abbandonato…. senza appartenenza… e si spalanca davanti a lui una possibilità di una “vita diversa”… Albana lo sostiene e dopo alcuni giorni di riflessione comune, gli propone di costruire una “vita insieme”. Giuseppe accetta e comunica alla Diocesi le dimissioni dall’incarico di parroco.

Iniziano i problemi per la dispensa, per il lavoro e la casa.

Il 6 Febbraio del 2002 Serrone Giuseppe e Albana hanno contratto matrimonio civile, con l’intenzione di celebrare un vero matrimonio religioso.

Il sacerdote ha una regolare dispensa vaticana dagli obblighi del celibato e ha avuto il riconoscimento religioso del matrimonio: il matrimonio celebrato dinnanzi a un pubblico funzionario dello Stato, nella forma prescritta dalla legge civile era pienamente valido a termini dei cann. 1116-1117. Il matrimonio civile sostituisce “ex iure” quello religioso, e tale è considerato ed è di fatto, sia sotto l’aspetto giuridico che sotto l’aspetto sacramentale quando si usa come forma canonica straordinaria nei casi di cui al can. 1116, e quando previa dispensa dell’Ordinario del luogo, si ricorre ad esso nei matrimoni misti a norma del canone 1127 § 2 [ Cfr. il Documento Foedus matrimoniale della Commissione teologica internazionale del 6 Dicembre 1977, n.3,7 ( Ench. Vat. vol. 6, p. 388, n. 500)]. Un tale matrimonio, dopo la sua debita consumazione ai sensi del can. 1061 § 1, è giuridicamente “rato e consumato” e, di conseguenza, assolutamente indissolubile, a termini del can. 1141.

Giuseppe e Albana risiedono nella stessa casa canonica, non avendo altre possibilità.

La diocesi e la parrocchia di Chia li denunciano e richiedono al giudice la convalida della loro richiesta di sfratto.

Il giudice di primo grado del Tribunale di Viterbo ha respinto la richiesta. La parrocchia ha inoltrato ricorso alla Corte d'appello di Roma e la prossima udienza è stata fissata per il febbraio 2007

Giuseppe ha anche dato corso a una denuncia al Giudice del lavoro di Viterbo contro la Diocesi e l’Istituto sostentamento clero per gli anni di lavoro come parroco per difendere i sacerdoti in servizio presso le diocesi che si dimettono (siamo alla fase della presentazione del ricorso in cassazione), ha fondato un’associazione di sacerdoti lavoratori sposati con un sito Internet.

utente anonimo
#3  
13:46, 08 ottobre, 2006

Non ho parole dopo quanto letto sul signor Giuseppe Serrone, le sue attivita' commerciali, i suoi siti web e la sua ostinazione a non pagare l'affitto. Forse Milingo o il reverendo Moon in America potrebbero dargli casa, soldi, e lavoro. In modo tale che egli finalmente restituisca l'alloggio che occupa da anni gratis e che tale alloggio possa essere destinato a persone veramente bisognose.
Roberto
utente anonimo
#2  
02:52, 08 ottobre, 2006

La redazione dei "sacerdoti lavoratori sposati" ha ricevuto numerose lettere di
solidarietà dopo l'attacco del vostro blog anonimo, pieno di inesattezze ed offensivo.

Siete proprio dei farabutti.

Ecco il link a una delle lettere ricevute: Solidarietà
dopo l'attacco su un blog anonimo alla famiglia di un sacerdote sposato

(i preti sposati del nord Italia).


Ecco il testo:

Il comitato dei preti sposati dell'Italia del Nord esprime tutta la sua solidarietà a d. Giuseppe Serrone e a sua moglie Albana.

Siamo indignati che gente anonima non soltanto esprima vigliaccherie nei confronti di d. Giuseppe ed Albana, ma anche nei nostri confronti.
Non abbiamo bisogno che gente vigliacca ed arrogante prenda le nostre difese. Sappiamo
difenderci da soli!
Soltanto speriamo che gente così non abusi della nostra bontà per i propri porci comodi che spaccia per religiosi. Forse certa gente vigliacca è tra le prime persone a chiedere semplicemente
un servizio religioso, come ad un supermercato si cerca un prodotto
commerciale.
Hanno già ricevuto la loro ricompensa... bene dice di loro
il Vangelo: scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi a
testimonianza per loro!


Carissimi Giuseppe ed Albana, siamo ad accogliervi nelle nostre case a testimonianza contro gente vigliacca che neppure ha il coraggio di firmarsi!!!!!


comitato di redazione

preti sposati del nord

unitamente a l.cortinovis

a.zavoldelli


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#1  
01:45, 07 ottobre, 2006

Ancora vigliaccherie sul nostro caso... quelle pubblicate dal vostro blog.

Non desidero controbbattere direttamente alla serie di calunnie e offese rivolte da chi ha avviato il blog (un vigliacco che ha usato il mio cognome) invito i visitatori del blog a rivedere la trasmissione televisiva di Canale 5 andando allink al video; invito anche a rivedere il filmato di Rai Tre...: clicca qui per il video.


Come mai dopo 5 anni di nostra permanenza a Chia nasce il vostro blog anonimo e offensivo. Forse la sua nascita è stata voluta "ad hoc" per contrastare le verità che finalmente hanno avuto una diffusione al di fuori della zona di Chia e della provincia di Viterbo?


Come affermato più volte la nostra permanenza a Chia è dovuta alla mancanza di un lavoro fisso... (sono pronto a lasciare la casa se trovo un lavoro fisso che mi consente di avere una casa in affitto; per la casa è in corso un'azione giudiziaria e fino ad oggi il giudie italiano ci ha lasciati vivere nella casa: la prossima udienza sarà alla fine di febbraio 2007) non si vive certo di perline e vimini realizzati da Albana (non è stato mai un lavoro vero e proprio, abbiamo sostenuto molte spese e ancora dobbiamo riuscire a recuperarle e molto materiale si sta deteriorando perché inutilizzato), che ha potuto lavorare solo per un piccolo periodo (avevamo progettato anche un sito web per avviare un progetto, ma poi...); era un tentativo di avviare un lavoro (attualmente è in cura presso il csm di Viterbo a causa dello stress di questi anni)... Per guadaguare qualcosa per viviere siamo andati anche per i mercatini della zona di Viterbo, ma purtroppo questo tipo di prodotti sono stati penalizzati dalla concorrenza di prodotti simili provenienti dalle varie parti del mondo).
Accettai anche di fare lavori di tutti i tipi: andai a lavorare per un mese in un'agenzia immobiliare e per 1 mese come magazziniere... (poi il lavoro non andò avanti).
La presenza dei media a Chia negli ultimi giorni è stata legata alla nascita di un movimento internazionale di sacerdoti sposati...

La redazione dei nostri siti web è quasi tutta a carico del sottoscritto (non rispondo alle varie altre questioni perché è tutto già documentato)! Dalla data delle mie dimissioni sono iscritto al Centro dell'impiego di Viterbo e ho cercato lavoro senza sosta...ma sfortunatamente fino ad oggi non ho trovato ancora un lavoro fisso e sono i miei genitori che mi aiutano (non ho ricevuto donazioni per noi dal sito, quelle ricevute sono documentate). Per trovare un lavoro mi sono sposatato anche in altre regioni ma sono stato sospeso due volte dalle supplenze dopo l'intervento del vescovo. La nostra permanenza a Chia è legata alla mancanza di una casa e di un lavoro: ripeto ancora che lasceremo immediatamente la casa se troveremo lavoro fisso. Mentre ero in servizio con l'aiuto di alcuni parrocchiani abbiamo restaurato i locali del circolo Anspi (la gente di Chia non aveva un posto per riunirsi dato che il precedente parroco aveva tolto i locali) e della parrocchia vicina del Santarello (avevo messo a disposizione di una famiglia di sfrattati della zona alcuni locali del centro durante il mio servizio pastorale)... Conosco bene ed ho vissuto sulla mia pelle il dramma dei senza casa. Collaborai per circa un anno con il progetto dell'accoglienza dei profughi nel viterbese. Nella struttura del convento dove ho vissuto per più di dieci anni ho convissuto per tre anni con un malato mentale che ospitavo nella mia camera e ho assisitito per 5 anni 2 anziani. Per alcuni anni poi ha assistito nella struttura alcuni bambini affidati dal Tribunale dei Minorenni.
Saluti
Giuseppe Serrrone
per la redazione
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