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Commenti
01:18, 09 luglio, 2006

E' vero, Flou, perdiamo quello che abbiamo già perduto, e troviamo ciò che è già nostro. Singolare prospettiva, no?
avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente BellaLu
11:05, 07 luglio, 2006

Eh no, mi sa che è una 42. Il portabonbon te lo puoi anche tenere...;-)
avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente giorgi
10:54, 07 luglio, 2006

mrka, più che sotto casa, il cinema io ce l'ho in testa, 24 su 24.
(quel film lì mi affascina assai)

giorgi, se non va oltre la taglia 40,manda pure. io ti mando in cambio un portabonbon di porcellana danese.
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23:28, 06 luglio, 2006

Modestamente io riciclo tutto il possibile,
raccolgo cose presso cassonetti, come trovai anni fa poltrona di Le Corbusier A4,
io sto tentando di riciclarmi ma non ci riesco tanto per via delle cellule logore,
ecco,
stamattina ho dato via 4 paia miei vecchi calzoni alle suore,
non hanno voluto
il già contenuto,
però

Marius
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21:35, 06 luglio, 2006

Però io temo anche l'eccesso, l'incapacità di liberarsi di oggetti ormai "esauriti", di fare spazio nella casa (e nella mente). Per esempio ho ancora nell'armadio un tailleur gonna/giacca principe di galles che risale a più di vent'anni fa. Ad ogni cambio di stagione mi dico che devo eliminarlo. Che faccio, te lo spedisco?
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19:49, 06 luglio, 2006

anch'io avevo due motociclette, come la medaglia ha due facce.

non disprezzo il superfluo, basta goderne con il sufficiente distacco per non soffrirne la mancanza o la dipartita.

è un po' come godere della bellezza senza pretenderedi possederla.

il possesso è il tarlo che manda in aceto ogni buon vino.
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18:56, 06 luglio, 2006

flo, devi andare a vedere l'amore sospetto al cinema sotto casa.
perchè hai un cinema, sotto casa. vero?
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17:43, 06 luglio, 2006

sulla bellezza "occhi e cuore" di cui parla Lisa riportiamo il frammento simil-poetico di Bronislava Flounderovna, poetessa del disgelo, cugina di terzo grado da parte di madre di Anna Achmatova e parente stretta di Irina Sarchiapova, poetessa del disagio senile.

È per amore che ti vedo bello
Che ti arricchisco i lineamenti
Sperando che anche solo per un poco
- impercettibile frammento di esistenza -
Tu possa in qualche modo appartenermi
Sei bello dunque
Ti ripeto convinta
(Bello finché sarai con me
Bello fino a svoltare l’angolo
Finchè il ricordo resta impresso
E ancora so che mi ami e mi possiedi)
I tuoi occhi sono miei
Come pure direi delle tue labbra
È me che devi amare
Solo me, me sola
Giacché tra le braccia di un’altra
Diventerai di nuovo cenere e bruttezza
Ti priverò di ogni ornamento e del toro
Della dolcezza del mio sguardo levigante
E poco importa se l’altra saprà vederti bello
Sarai solo la copia di un ritratto
Riproduzione imperfetta di una statua
Il facsimile di una passata vita
Finto
Giacchè la tua bellezza era la mia
Non te la renderò
Foss’anche a costo di cavarmi gli occhi


(la traduzione è mia, per gentile concessione dell'autrice)

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15:41, 06 luglio, 2006

il mondo del pensiero è strano.
si capovolge e si trasforma come un quadro di Escher, parte da un assunto e arriva al suo contrario.
le teorie di Rousseau condussero al totalitarismo sovietico, i mostri hobbesiani alla democrazia parlamentare.
il buddhismo zen e il suo concetto di impermanenza degradano nel consumismo.
mai che si riesca a rimanere fedeli a qualcosa.
eccheca'
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#9  
14:53, 06 luglio, 2006

ma non sta parlando di oggetti, stai parlando di anime, e di tutto quello di cui si puo, o si può non, caricarle.

(ma, per le due motociclette, io voto senza meno per il Padre Vostro, doppio e ribelle, che diamine)
avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Effe
#8  
14:38, 06 luglio, 2006

lo sai, che sulla bellezza mi troverai sempre d'accordo.

ma credo che sia una questione di occhi e di cuore, più che di tempo.

(e poi, mi piacciono un monte le cene dove ognuno porta quel che ha e poi si vedrà)

lisa
utente anonimo
#7  
14:17, 06 luglio, 2006

mi viene in mente l'ultimo racconto del Decalogo, quello dei fratelli che alla morte del padre scoprono che aveva sacrificato tutto per questa collezione di francobolli, privandoli del necessario e facendoli vivere in miseria.
e sulla scia del rancore un po' alla volta ci si appassionano, diventano concorrenti, rivali, nemici, sospettosi. si distruggono a vicenda.
uno potrebbe vivere più semplicemente e poi sfogare le sue manie di acquisizione giocando a monopoli e a risiko.
che su ampia scala sono poi i giochi di ricucci e bush, per esempio.
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#6  
13:50, 06 luglio, 2006

Ultima di cinque figli, al riciclo sono più che avvezza.
Ho un paio di jeans (adorati) che fra toppe e cuciture rimangono in piedi da soli...

avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente tinapika
#5  
13:44, 06 luglio, 2006

pispa, ieri notte ho letto una cosa sul tema: l'accumulo di cose e di esperienze come tentativo di rendere infinito il finito.
visto che non puoi avere l'eternità, condensi il più possibile e diversifichi senza pietà.
un approccio di natura quantitativa alla paura della morte.
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#4  
13:42, 06 luglio, 2006

subliminale sarà lei.
che io non accendo la tv dal 20 giugno e finanche le partite le ho viste nel cortiletto degli amici.
voglio un'esistenza peer to peer
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#3  
13:40, 06 luglio, 2006

come sono d'accordo con te, flounder, su questo argomento!
che va dagli oggetti veri e propri
al fatto che, è vero, si perde quasi tutto
e quasi tutto è già stato perso.

fare a meno dell'indispensabile ti fa capire se lo è veramente, e spesso è no. vero.
avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente pispa
#2  
13:10, 06 luglio, 2006

secondo me sei suggestionata, a livello subliminale, dalla pubblicità vodafone zeroqualchecosa quello dove l'odioso mucci(ni)no getta via tutto... ;)
avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente e.l.e.n.a.
#1  
12:53, 06 luglio, 2006

Io agli oggetti non riesco ad appassionarmi, però poi mi ci affeziono.
Non riesco ad emozionarmi per il cellulare (che dimentico regolarmente - acceso o spento), lo schermo al plasma, l'auto di ultima generazione.
Poi magari ho vestiti che indosso da una decina d'anni e i miei preferiti li ho portati fino a distruggerli. E qualche volta li ho conservati anche dopo (per esempio, una camicia di lino. E' bucata ma la indossavo la prima volta che sono uscita con mio marito, ad esempio).
In quel caso, però, non sono più oggetti.

avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente riccionascosto

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