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Commenti
#7  
20:43, 25 febbraio, 2006

DE ANDRÈ RULES! ;-)
avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente andreaPAG
#6  
19:30, 25 febbraio, 2006

Certo bisogna farne di strada, da una ginnastica di obbedienza fino a un gesto molto piu' umano che ti dia il senso della violenza, però bisogna farne altrettanta da diventare così coglioni, da non riuscire piu' a capire che non ci sono poteri buoni....

Sono convinto che de andrè abbia ragione, ma è difficile prospettare una vita senza politica...
quindi o astenuto o voterò a sinistra...vedrò...

Spike
utente anonimo
#5  
15:09, 02 gennaio, 2006

Neanche per farsi eleggere da me. Infatti non credo che chi si prenderà il mio voto sia un "dispensatore di promesse poco impegnative". L'onestà, l'abnegazione, la coerenza sono requisiti fondamentali a mio modo di vedere le cose. Ciò che mi preme sottolineare è che il mio non è un aut-aut, o l'onestà, la coerenza e l'abnegazione sono a livelli massimi, oppure non voto: posso accettare dei compromessi, purché ragonevoli. Noi non votiamo dei singoli politici, da cui possiamo individualmente pretendere questi requisiti, ma formazioni poitiche organizzate. Una formazione politica organizzata (un partito di massa nella definizione della scienza politica) è composta da migliaia di persone. Ma è un bene: perché se da un lato vi possono essere opportunisti o disonesti, dall'altro una struttura dalla immagine solida e dagli ideali nei quali riconoscersi sono una solida garanzia contro le derive individualiste, che sono sempre antidemocratiche per definizione.
Molti simpatizzanti del fascismo sogliono dire che quando Mussolini venne appeso per i piedi dalle sue tasche non uscì un centesimo. A parte il fatto che su questo ci sarebbe da discutere, non cambierei mai - ma davvero - una formazione politica mediocre ma democratica con un singolo indivduo, magari personalmente onesto, brillante e coerente, ma antidemocratico. I Quinto Fabio Massimo, i Cincinnato - dittatori a termine ritiratisi dopo aver compiuto il loro dovere - sono merce rara (e forse solo propaganda dell'epoca).

Infine, ma forse è l'osservazione più importante, quando sottolineavo che bisogna "sporcarsi le mani", intendevo anche dire che il nostro voto non deve e non può essere l'occasione per riempire una scheda una volta ogni due-tre anni. La partecipazione politica per come la intendo io è vicina al concetto etimologico della parola: alla politeìa dei greci. "Libertà è partecipazione" cantava Gaber nella sua canzone a me più cara. E non significa necessariamente partecipazione alla politica intesa in senso stretto come iscrizione e militanza in un partito: vi sono mille modi per contribuire a cambiare il mondo: volontariato sociale, culturale, politico, religioso. Anche andare a una manifestazione, far sentire la propria voce, articolare il proprio contributo alla società. Nessuno di questi modi o nessuna persona, singolarmente può produrre i cambiamenti totali ed immediati che uno si aspetta e che legittimamente vorrebbe a diciotto anni, ma tutti - almeno è ciò che penso io - possono contribuire a spingere il masso di Sisifo nella direzione giusta.

Ivano
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#4  
13:41, 31 dicembre, 2005

ancora: dici che per farsi eleggere bisogna essere abili comunicatori, intriganti manipolatori, acuti dispensatori di promesse non troppo impegnative.
per farsi eleggere da me no.
allora vuol dire che siamo un paese di imbambolati? mi spiace, mi abituerò all'idea.
Scusate la lungaggine. Marcello.
utente anonimo
#3  
13:36, 31 dicembre, 2005

io voterò per la prima volta. voterò per il meno peggio, certo, ma mi ci riconoscerò molto molto poco: voterò a "sinistra", io che tanto di sinistra non sono.
Riconoscerai che la situazione è desolante, per dei diciottenni che vogliono conoscere e ragionare di politica e non affidarsi a semplicistici schieramenti ideologici.
Il mestiere di politico è indubbiamente difficile, ma non mi sembra di chiedere molto (l'onestà e un minimo di integrità morale) a chi voto, visto che ritengo comunque giusto andare a farlo.
Marcello
utente anonimo
#2  
01:08, 31 dicembre, 2005

Il mestiere di politico non è facile, soprattutto considerando il fatto che per governare servono doti diverse da quelle che sono utili per farsi eleggere, soprattutto in questo strano paese che è l'Italia, pronto a farsi abbindolare dal primo incantatore di serpenti che promette tutto a tutti.

Per conquistare i voti bisogna essere abili comunicatori, intriganti manipolatori, acuti dispensatori di promesse non troppo impegnative.
Per il governo servono doti di previdenza, buon senso e una solida preparazione di base.
Difficile quindi che nell'attuale scenario si possa presentare qualcuno che riassuma in sé tutte queste doti. Possiamo lustrarci a lungo disprezzando il sistema attuale: nessun partito potrà mai rappresentarci appieno. Ma la maturità democratica sta nel saper scegliere. Nel creare le condizioni per poterlo fare. Sì, anche accontentandosi del "meno peggio".
Personalmente sono stanco dei "distinguo", sono stanco del fatto che esistano nove partiti diversi di sinistra che, per assomigliare il più possibile ai propri elettori giochino a differenziarsi il più possibile tra di loro.
E non penso minimamente di astenermi: una lunga esperienza a contatto con la pubblica amministrazione mi ha spinto trarre delle considerazioni. Può darsi che ai vertici i politici si assomiglino tutti, ma vi posso garantire che, essendo al governo una parte piuttosto che l'altra, le differenze tra le scelte politiche si possono apprezzare a tutti i livelli.
C'è sempre una base militante, una serie di capaci seconde file che assomigliano agli elettori molto più dei front men come Prodi e Berlusconi, che servono a catturare consensi, e nella ricerca di questi consensi finiscono per dire cose che tra loro si assomigliano.
Per votare, voto a sinistra, da sempre: sono quello che si definisce un "elettore d'area": da quindici anni a questa parte ho votato prima o poi, credo, per tutti i partiti di sinistra. Dieci anni fa, col sentore di una vittoria dell'Ulivo alle politiche, scelsi di votare Rifondazione, "per bilanciare - così mi dicevo - a sinistra una coalizione con derive centriste". Fu il peggiore sbaglio della mia vita: per guadagnare visibilità RC tirò ad impallinare il governo tutte le volte che poteva, rendendogli la vita impossibile e finendo per farlo cadere e per spianare la strada a Berlusconi, dopo i due incolori governi D'Alema.
E fu un errore cacciare Prodi nel '98. Non tanto per Prodi, quanto per i validissimi peones che lavoravano in quel governo, da Turco a Ronchi, da Bersani a Napolitano, a una manciata di sottosegretari impegnati sui più svariati fronti, soprattutto - tema a me caro - la difesa dei diritti delle donne, in questi anni così pregiudicata, soprattutto dopo l'avvento di Storace alla sanità e l'attacco frontale all'autodeterminazione femminile.
Stavolta mi scopro: voto DS, senza dubbio. Mi si critichi pure. Si può rimanere sdegnosi in una posizione di non scelta: è più produttiva, più aristocratica, non si sbaglia mai. E si può sempre prendere le distanze a posteriori da tutto ciò che viene fatto. Ma, vista la situazione di questo sventurato paese, direi che è il caso di prendersela qualche responsabilità: se non ci si sporca un po' le mani, la merda non si inizierà mai a spalarla.

I.
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#1  
14:48, 29 dicembre, 2005

il progresso dei neolib da te citati è in realtà anticaglia: la magnificazione delle grandi opere è una roba da futurismo; dare un colpo al cerchio e uno alla botte per mantenere consensi è quello che ha fatto chi ci ha governato negli ultimi 50 anni, abituandoci ad un linguaggio populista della politica e rendendoci inebetiti; definirsi forza politica nuova e sguazzare nel solito gioco di lobby e sudditanza verso i potenti è una contraddizione mostruosa (ma bisognava aspettarselo: han canditato tutti gli ex DC incriminati che trovavano).

Abbiamo il DOVERE di definire quale progresso vogliamo.
Quello che io voglio è un progresso rispettoso dell'ambiente che però non si riduca all'ambientalismo estremo di chi vede la natura come qualcosa di asettico e intoccabile. E' un progresso attentissimo alla questione sociale, ma libero da suggestioni "post-comuniste", capace di inserirla in un modello che dia più libertà di movimento alle piccole aziende e alle località senza chiudersi verso l'esterno (vedi attuali derive xenofobiche) e verso il cambiamento (vedi aiuti su aiuti per mantenere settori ormai improduttivi).

Io il mio progresso non lo trovo in nessuna attuale forza politica. Dimmi Geno, tu questa primavera per chi voti?
Marcello
utente anonimo

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