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Commenti
11:03, 12 ottobre, 2005

Ragazzi, che dire?Mi fa sempre molto piacere avere da disquisire con voi, soprattutto di letteratura, teatro, cinema e cultura in genere. Ciolo, sono d'accordo con te quando parli di De Andrè, anche se ovviamente l'accostamento è fin troppo azzardato. L'uno è regista e scrittore, l'altro cantautore e poeta, ma le tematiche di fondo sono le stesse. L'emarginazione che tratta De Andrè - si va da un nano, a una prostituta, a un fantomatico Geordie che non è una canzone discotecara - è quella che più mi ha commossa, stupita, allibita. Perchè era un uomo che cantava la verità del tempo, musicava delle poesie che erano spaccati di vita. Ballate divine e travolgenti, com'è sempre stato lui.
Ok, ok, sono troppo di parte per parlare di de Andrè!
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09:37, 12 ottobre, 2005

Ciao Michele,

beh, un buon concorrente in gara Pasolini lo ha avuto, ed è stato Fabrizio De André; anzi, più che concorrente, si potrebbe parlare per certi versi di "successore", ma con tante virgolette, perché i punti in comune ci sono ma non è il caso di aprire un ennesimo dibattito qui.. La dolcezza con cui Faber riusciva a descrivere i "quartieri dove il sole del buon dio non dà i suoi raggi", le puttane di Via del Campo, il transessuale di "Princesa", l'umanità di Dìmaco e Tito, i due ladroni morti con Cristo, che la Chiesa ha sempre relegato a paraboluccia di "pecora buona / pecora cattiva". Fino ad arrivare alle critiche ai "cuccioli del maggio", i ragazzi del '68 francese. Fino al massacro degli Indiani di "Fiume Sand Creek", descritto con tanta delicatezza da essere quasi impalpabile. I personaggi su cui si sofferma sono davvero tantissimi, ognuno disegnato con tratto sicuro, ritagliato con cura. La lista sarebbe infinita, difficile è ripercorrere una vita discografica in venti righe; la maggior parte di loro fa parte proprio di quel mondo degli ultimi che tanto amò anche Pasolini. Pasolini lo disse in un'intervista: il suo problema era quello di avere un odio profondo e indomabile per la classe piccoloborghese, un odio talmente forte e radicato da non permettergli neppure di usare l'arma dell'invettiva. Era così costretto a scrivere solo delle altre classi, per le altre classi: da una parte gli intellettuali, dall'altra il popolo, gli emarginati.
Su Gaber, poi, concordo perfettamente con te, la sua forza sta proprio in quella sua "ideologia del dubbio", che è ben diversa dal "non esporsi". E' la presa di coscienza da parte dell'autore di trovarsi distante da ogni ideologia, o magari vicino a ciascuna solo per pochi punti precisi. Poi magari dico una cazzata e il buon Giorgio mi sta mandando fulmini dal Cielo, ma la vedo un po' così.

Conclusione dovuta: ti assicuro che il mio continuo controbattere non vuole essere accanimento nei tuoi confronti, anzi! Ne trovassi in giro di persone con cui poter discutere di Letteratura!

Ciao, buona giornata,
(un grazie particolare alla padrona del Blog che ci sta pazientemente ospitando)
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01:20, 12 ottobre, 2005

Aggiungo una cosa che ci tengo a dire: per me l'aspetto più importante e degno di ammirazione di Pasolini è la sua dedizione al mondo dei poveracci, dei derelitti. E questo con una caparbietà incredibile, fino alla noia, tanto che viene da pensare che fosse una specie di perversione, oppure una forma di santità. In questo non è stato eguagliato, finora, da nessun altro artista o intellettuale italiano.

sempre io
utente anonimo
01:12, 12 ottobre, 2005

Hollow, a me colpì moltissimo il film "L'accattone". Lo vidi da bambino, c'era questo disgraziato emarginato... ora non ricordo bene, ma insomma è uno che subisce una specie di ostracismo. A quei tempi lì ero ancora molto sensibile alle scene crudeli o violente... anche solo moralmente. Poi non l'ho più rivisto, è da tanto che non lo passano in tv. Il protagonista era Sergio Citti, mi pare, che è morto proprio ieri.
Ciolo, è che Pasolini poteva essere un artista completo, un innovatore, e lo è stato infatti, ma come dicevo la sua arte risentiva dell'intenzionalità ideologica, che secondo me la sminuiva. Questo è un fatto mio, sogettivo, lo riconosco. Io a dire il vero fra gli artisti impegnati un mito adolescenziale ce l'ho avuto, ed era Gaber. Ma perché portava in scena non le sue convinzioni, ma i suoi dubbi, i suoi rovelli, le sue contraddizioni. Lo sentivo vicino. Pasolini no, l'ho sempre sentito diverso, come modo di vedere il mondo.
Ah, che poi l'anonimo sono io, quello che se clicchi sulla casina viene il blog. Splinder non mi pubblica il link, e a volte mi dimentico di firmare.

Michele

utente anonimo
23:55, 11 ottobre, 2005

Che gli stolti abbiano bisogno di santini da portafogli per tirare avanti è cosa risaputa: da Che Guevara a Jim Morrison, ogni grande uomo subisce un processo di "angelicazione" postuma, fa comodo avere degli eroi tascabili da mostrare come esempi in una sorta di agiografia laica.. Sta all'intelligenza delle persone riportare i personaggi alla loro condizione di "persone", anziché di "miti".
Verissimo quello che dici, Anonimo, quel tuo "Ahh Pasolini" che suona così simile a quel "Ahh Nutella" delle pubblicità di qualche anno fa.. Per molti è davvero così.
Ma aldilà della mitizzazione del personaggio, io credo che Pasolini avesse quella capacità di guardare OLTRE, propria di coloro che sanno staccarsi dagli inganni delle ideologie, e dalla miopia di chi vive nel proprio tempo. Contrariamente a quello che scrivi, io credo che Pasolini fosse totalmente avulso dalle idee, dal modo di pensare e di esprimersi del proprio tempo. Fuori dalla logica della destra reazionaria, come ovvio, ma anche dalla sinistra asservita all'Unione Sovietica. Lontano dalla logica piccoloborghese. Vicino ai manifestanti intellettuali, ma non distante dalle classi sociali più umili. Il Pasolini che critica i giovani universitari borghesi che lanciano pietre ai poliziotti proletari, quello che prevede in pieno la Globalizzazione quando la globalizzazione non esisteva neanche come concetto astratto, e che allo stesso modo prevede la restrizione delle libertà che è innata nel mezzo televisivo (ai tempi il buon Enzo Biagi -conduttore televisivo- nel sentirgli pronunciare queste parole si stupiva.. ed ora anche lui è un esule, vittima proprio di quella illibertà che è l'essenza della televisione); quello ancora che comprende in pieno la Strategia della Tensione, quello che "sa i nomi" quando tale strategia era poco più che fantapolitica. Il Pasolini di "Petrolio", profondo conoscitore dei fenomeni geopolitici. Un uomo che incredibilmente risulta molto più attuale al giorno d'oggi che non quarant'anni fa.

Che poi non abbia saputo prevedere tutto.. beh, andiamo neanche Marx ci è riuscito, neanche Adam Smith, Bismark o Churchill.. e a guardar bene, se Gesù Cristo avesse saputo che i discendenti di Pietro avrebbero combinato quello che hanno combinato, forse ci avrebbe pensato due volte prima di insignirlo di tale carica..
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20:29, 11 ottobre, 2005

Non si può considerare Pasolini solo per i libri, le poesie o i film più conosciuti. Io vidi, lo scorso inverno, Edipo Re, con Carmelo Bene e Silvana Mangano, due dei più grandi attori italiani. Carmelo Bene in modo particolare, meraviglioso attore di teatro, a capo di una strepitosa corrente alternativa. E' l'insieme che conta, le sperimentazioni continue, la ricerca di nuove strade. Certo, è diventato una sorta di simbolo, mitizzato anche per via della sua morte ancora da spiegare; ma, senza dubbio, è sempre un personaggio importantissimo nel panorama italiano.
Poi, se piace o non piace, è tutt'altro discorso; io sono la prima a preferire altri (Pavese sopra tutti, un genio del nichilismo col suo "Mestiere di Vivere").
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#9  
19:25, 11 ottobre, 2005

Un limite è che Pasolini è troppo legato al suo tempo. Volendo si potrebbe dire che invece è sempre attuale, che certe sue cose possono essere translate all'epoca nostra, ecc. Ma io credo che lui stesso abbia fatto una scelta, e cioè quella di agire, cercare, analizzare entro quel determinato momento storico (che copre, più o meno, un ventennio) e semmai di ricondurre tematiche e problematiche di altre epoche a quella in cui viveva. Che, per quanto la si voglia tirare e allungare, è diversa dalla nostra.
Ciò nulla toglie al suo spessore di artista e di uomo di pensiero, però bisogna anche dire che, proprio perché si proponeva come un "sociologo" (il virgolettato è d'obbligo) mancano alla sua analisi aspetti che oggi sono preponderanti, come lo show-business, il mercato onnivoro, lo sfaldamento dei partiti, dell'assetto politico, l'affermarsi della letteratura del fantastico su quella di matrice realistica o verista, l'ansia spasmodica di telecomunicazione, ecc. ecc.
Un altro limite è la tendenza all'allegoria, che sciupa, ad esempio, quello che potrebbe essere uno dei più bei romanzi italiani, cioè "Una vita violenta". L'ho letto, mangiato, divorato fino ai tre quarti, poi c'è la parentesi allegorica dell'ospedale e per quanto mi sia sforzato non sono riuscito ad andare avanti, la noia mortifera della narrativa simbolico-ideologica mi ha bloccato la digestione.
Lo stesso discorso potrebbe valere per un film come "Le 120 giornate di Sodoma". Solo che quello non mi è piaciuto affatto, mi è sembrato statico e segamentalista, quindi secondo me non c'era molto da rovinare.
Per quanto riguarda il Pasolini poeta, non mi dice un gran che, da quel poco che ho letto.
Il Pasolini esteta secondo me non esiste, penso che anzi avesse un certo gusto dell'orrido, dello squallore. Per esempio "Il vangelo secondo Matteo è uno splendido film come costruzione, come messa in scena, ma per me è visivamente brutto. Forse lo faceva apposta, per provocare o per denunciare, ma allora anche in questo caso siamo daccapo con l'allegoria.
Ho parlato di "mitizzazione" perché mi pare che oggi Pasolini sia una specie di icona che va bene per ogni ambiente, dalla politica al cinema, al talk show, alla canzonetta, al documentario...
Però se ne parla un po' come... non so... come Totò.
"Ah, il grande Totò..."
"Ah, Pasolini..."
Nessuno dice "grande" perché stonerebbe, ma l'intonazione è la stessa. L'icona di un certo periodo.
Non so se sia un buon argomento di discussione. Non so se le discussioni servano a qualcosa, credo di no, ognuno ha le sue idee e c'è sempre un compartimento stagno, il più delle volte invalicabile, nella mente di ognuno di noi.

utente anonimo
#8  
14:19, 11 ottobre, 2005

Per Orientprincess: hai ragione, ad ognuno è dato (da CHI non ci è dato saperlo..) un tempo di maturazione diverso, forzare le tappe serve solo a renderci ancora più confuse le idee (sarebbe un po' come provare a studiare fisica quantistica conoscendo solo la matematica di quarta elementare). C'è un tempo per ogni cosa, insomma, il problema è -come dice Martina- quando gli occhi restano chiusi per una vita intera, e non è un fatto tanto raro.

Per Anonimo (Michele): aldilà dell'uscita provocatoria ("ironica"?) su Pasolini, mi piacerebbe capire quali sono i suoi "limiti" che intravedi. Sarebbe un buon argomento di discussione, credo.
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#7  
21:54, 10 ottobre, 2005

a Rossella: beh, certo, ognuno ha i propri tempi ed i propri ritmi. Ma troppo spesso accade che gli occhi non si aprono mai...troppo spesso.

a Michele: Pasolini non è da mitizzare, nessuno dovrebbe esserlo; ma è comunque importante conoscerlo, sia dal punto di vista letterario che cinematografico. Ha apportato molto alla cultura italiana!
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#6  
17:54, 10 ottobre, 2005

Beh, comunque era una battuta ironica, la mia. Non mitizzo Pasolini, che secondo me ha grandi pregi ma anche grandi limiti, ma non riuscirei a portare avanti come lui un impegno sociale così intenso e costante, specialmente su due fronti (letteratura e cinema)

utente anonimo
#5  
15:08, 10 ottobre, 2005

La volontà di ignorare, di passare oltre a quel che per noi è novità, è veramente da sopprimere! Ma è anche vero che ognuno ha i suoi tempi, e chi ora vive nel suo mondo grigio (per paura, abitudine, apatia o boh) un giorno potrebbe svegliarsi, esclamare 'cazzo!' e cominciare a vivere... I hope.
Kiss

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#4  
14:15, 10 ottobre, 2005

Beh, tanto meglio... un mondo fatto di presuntuosi sapienti è molto preferibile a un mondo in cui le persone non sanno neppure chi fosse, Pasolini.
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#3  
09:46, 10 ottobre, 2005

... io mi sento superiore anche a Pasolini
(vediamo se mi linciano :-) )
utente anonimo
#2  
00:23, 10 ottobre, 2005

Vedo che, fortunatamente, nel mio percorso riesco anche ad incontrare persone che mi capiscono perfettamente, comprendono nel dettaglio ciò che cerco di dire. Ti ringrazio per esserci, anche solo attraverso lo schermo asettico di un computer.
E il resto è, ovviamente, contorno.

A parte lo shhhhoopping che ci condurrà ad HHHHHHHHHollywoood ;P
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#1  
23:29, 09 ottobre, 2005

Mi è venuto in mente il tipo di Matrix (ovviamente NON la trasmissione di Mentana!), Cypher, il Giuda della situazione, quello che, conscio di vivere in un mondo irreale, falso, mangia tranquillamente la sua bistecca in un ristorante di lusso in compagnia degli "agenti", pronunciando la frase di orwelliana memoria (War is Peace - Freedom is Slavery - Ignorance is Strength): "l'ignoranza è un bene". Ed è così per molte, moltissime persone, per tutte quelle che ritengono in buona o in cattiva fede che l'ignoranza dei fatti, delle esperienze, dei sentimenti, costituisca una sorta di scusante universale. "Non lo sapevo", è la classica infantile risposta, la prima che solitamente salta in mente quando si viene colti in fallo; "non pensavo che quella parte fosse da studiare", "non sapevo che qui non si potesse parcheggiare", "non credevo di ferirla/o". Ma non solo quello, molto di più: più che una scusante è un modus vivendi, una ricerca continua della mediocrità come soluzione ai problemi del mondo, un eterno rinchiudersi nel proprio asettico guscio blindato, al riparo dai rischi che può comportare l'esposizione. E' in quest'ottica che può esistere un "oltreuomo", quello concepito da Nietzsche, ovvero un uomo non "superiore" agli altri, ma capace di guardare più lontano, di giungere più in là. Stasera su raitre c'era una puntata di Blunotte dedicata all'omicidio di Pierpaolo Pasolini. Pasolini incarnava per moltissimi versi proprio la figura dell'Oltreuomo, di colui che nasce e vive senza la miopia storica e del costume dei suoi contemporanei (a destra, soprattutto, ma anche a sinistra), quasi una moderna Cassandra, se mi passi il paragone. Chi nasce con il dono di riuscire ad infrangere il guscio di ignoranza che ci avvolge, compie un atto rivoluzionario, è in grado di vedere la realtà da una prospettiva che agli altri è negata, ma per questo difficilmente viene perdonato dagli "altri". L'ignoranza è potere, e chi si ribella al potere deve essere soppresso. Così probabilmente è stata firmata la condanna a morte per Pasolini, anche se nessuno forse ci dirà mai la verità. E quando il prezzo da pagare diventa la sofferenza, il dolore, a volte la vita stessa, molte persone si fanno i conti in tasca e preferiscono non esporsi. Chi però vi riesce ha un mondo da guadagnare. C'era una frase che mi aveva colpito in un romanzo di Oriana Fallaci (ai tempi in cui la Fallaci era ancora sana di mente), diceva più o meno "meglio la sofferenza che il niente". E' così, almeno, lo è per me. E' meglio vivere una vita di alti e bassi, piuttosto che trascorrere un'esistenza tranquilla scoprendo piu all'ultimo momento di non essere mai davvero vissuti.

E poi, se la vita ha dei bassi che colpiscono troppo forte, c'è sempre lo shhhhhhhopping.. no? :)

Ciao, buona serata,

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