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#1
16:17, 22 novembre, 2004
oso ribadire che nell'esempio di polyphile non ci sono metafore, ma un linguaggio cifrato. quando lui sostituisce ad "anima" il soffio non sta svelando una metafora dimenticata, così come io non svelo una metafora quando dico che il mio nome in origine significa "colui che è con dio". d'altro canto, un significato originario c'è, e quando è molto comune noi diciamo che "è vero". esempio: magari la parola paradiso (e gli equivalenti nelle varie lingue) sostituiscono sempre o spesso "quel che sta in alto". se è così, vorrà dire qualcosa. la lezione elementare è che c'è il corpo, e per il corpo alto è in genere meglio di basso, perchè la testa puzza meno dei piedi, perchè le carogne stanno a terra e le cose vive in alto, si alzano, ecc ecc. se tra i suoni delle parole e le cose può esserci scarsissimo legame, tra la carne e i giudizi uno c'è senz'altro, anche se non è per forza universale (es. vedi i selvaggi del manoscritto di brodie, che hanno per paradiso le paludi e per inferno il cielo). e ancora: secondo me una moneta ideale (platonica) non è un disco piatto (sennò è anche un piatto ideale, una ruota ideale, un cerchio ideale o la sezione ideale di un cilindro), ma una supermoneta che può avere qualsiasi iscrizione (e neanche, perchè esiste un punto oltre il quale un disco d'oro istoriato non è più una moneta ma un gioiello o simili). l'astrazione, l'eliminazione del contingente (quel certo anno, quel certo imperatore, quel certo emblema) non funziona in modo semplice. e nota infine quanto è contraddittoria la metafora della "metafora come falsificazione della moneta". invece che per similitudine, procede per opposizione. la moneta si falsifica imprimendo la forma stabilita a materia vile, mentre poliphyle dice che la cosa viene falsificata cambiandone la forma! (sul presupposto che la materia resta la stessa). falsifico "quel che sta in alto" chiamandolo paradiso. ma è assurdo. al massimo, falisificherei "quel che sta in alto" chiamando così quel che sta in basso. e adesso una domanda: leggo che l'italiano "testa" viene dal latino "testa", che significa, tra l'altro, "vaso, pentola, tegola". questa sostituzione deriva da una metafora dimenticata? cioè, c'è qualche brano, qualche traccia del fatto che per indicare la testa di un uomo (caput) si usasse il termine pentolone (testa)? qualche frase tipo "con la testa come un pentolone", che poi diventa "si mise il cappello sul pentolone"? o non è più facile che la nuova parola abbia preso piede per altre ragioni, e che qualche lettore di vocabolari si sia sognato tutta la storia della metafora? e che quindi sia una falsa etimologia, basata falsamente su metafora immaginata a posteriori? (tra parentesi, nel dialetto locale si dice ancora "testa" per indicare il vaso).
dhalgren
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