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#4  
16:44, 19 novembre, 2004

dhal, da quel poco che capisco anche io di derrida, mi sembra però che la questione non sia più nella scelta tra i due corni prospettati da mr. x (aderenza a/interpretazione del testo) ma qualcosa di più insidioso, che mette sul tavolo anatomico quei concetti fondamentali, tacitamente assunti, sui quali si regge la nostra stessa comune comprensibilità di un testo, sia che noi si decida per la letteralità o l'interpretazione.
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#3  
00:24, 18 novembre, 2004

capito pochissimo e quindi per ripicca cito: "Non stupisce quindi che la questione dei limiti dell'interpretazione, sottesa a tutta la riflessione estetica di X, diventi il tema principale e il titolo del libro del 1990. L'estetica e la semiotica letteraria di X contrastano infatti due "fanatismi epistemologici", ossia "quello del 'realismo metafisico' che predica la natura oggettiva del testo, come lo strutturalismo più rigido, e quello delle infinite interpretazioni, che caratterizzerebbero invece la _semiosi ermetica_, il decostruzionismo più radicale, e l'empirismo sociologico". In realtà X non pare oggi "affatto preoccupato dal primo fanatismo. Il suo problema è tutto interno al secondo corno del dilemma, cioè alla regolamentazione di una flessibilità interpretativa che va comunque salvaguardata" (cfr. Pozzato in AA.VV. 1992, pp. 244 e 245). Per essere ancora più espliciti è contro Derrida - o meglio contro gli eccessi del decostruzionismo e dell'epigonismo heideggeriano - che vanno posti dei limiti: la loro ermeneutica infatti sostituisce alla centralità del testo quella del lettore ed è divenuta, con la duplice crisi dello storicismo e dello strutturalismo, una prospettiva egemonizzante, sintomatica inoltre di una grave crisi non solo metodologica quanto, e più precisamente, _etica_. Al contrario X - attraverso la distinzione tra uso e interpretazione come teoria che segna un "limite" all'interpretazione - propone all'interno della pratica interpretativa una dimensione di scelta metodologica e di controllo etico: "in termini testuali stabilire di che cosa parla un testo significa prendere una decisione... In ogni modo, dal momento in cui la comunità è indotta a concordare su una data interpretazione si crea un significato che se non è oggettivo, è almeno intersoggettivo... Difficile decidere se una data interpretazione è buona, più facile riconoscere quelle cattive. Così il mio scopo non era tanto quello di dire che cos'è la semiosi illimitata, ma almeno cosa non è e non può essere" (pp. 336-338). Nessuna lettura e nessuna interpretazione è dunque l'ultima e definitiva, ma ogni lettura e ogni interpretazione può essere buona o "cattiva", corretta o scorretta da un punto di vista metodologico ed etico. E' così che X giunge a teorizzare un'estetica "sub specie semiotica", di un'estetica che trova una sua distinta legittimità in un dialettico rapporto di cooperazione con la semiotica come teoria della falsificazione e della verifica etico-scientifica (cfr. p. 130). Dunque, se è esatto affermare, come fa X, che "il problema dell'interpretazione, delle sua libertà e delle sue aberrazioni, ha sempre attraversato il mio discorso" è però anche necessario ricordare questa sua precisazione: "Parrebbe.. che, mentre allora - scilicet negli anni Sessanta - celebravo un'interpretazione 'aperta' delle opere d'arte, ammesso che quella fosse una provocazione 'rivoluzionaria', oggi mi arrocchi su posizioni conservatrici. Non mi pare che sia così. Trent'anni fa, partendo anche dalla teoria dell'interpretazione di Luigi Pareyson, mi preoccupavo di definire una sorta di oscillazione, o di instabile equilibrio, tra iniziativa dell'interprete e fedeltà all'opera. Nel corso di questi trent'anni qualcuno si è sbilanciato troppo sul versante dell'iniziativa dell'interprete. Il problema ora non è di sbilanciarsi in senso opposto, bensì di sottolineare ancora una volta l'ineliminabilità dell'oscillazione. Insomma, dire che un testo è potenzialmente senza fine non significa che ogni atto di interpretazione possa avere buon fine. Persino il decostruzionista più radicale accetta che ci siano delle interpretazioni che sono radicalmente inaccettabili. Questo significa che il testo interpretato impone delle restrizioni ai suoi interpreti. I limiti dell'interpretazione coincidono con i diritti del testo". notare la metafora.
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#2  
23:09, 17 novembre, 2004

ciao a te pet!
utente anonimo
#1  
22:08, 17 novembre, 2004

Ciao Tez!
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