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Commenti
20:56, 19 novembre, 2009

In un certo senso, se la nazione potesse scegliere di volta in volta i suoi simboli i simboli non sarebbero più tali.
I simboli non si scelgono, ma si riconoscono perchè in realtà ci precedono e ci predefiniscono.
In altre parole, i simboli "veri" sono antecedenti alle nazioni, i simboli fondano le nazioni. 
La croce, ad esempio, ha fondato l'Europa che altrimenti sarebbe stata solo una penisola dell'Asia.

Le nazioni hanno molti simboli perchè il percorso storico per il quale si sono costituite è stato complesso.
Io non rigetto i simboli giacobini e razionalisti (il tricolore, la stella...), non rigetto i simboli della classicità (la corona turrita, Tiche e Cerere...) anzi li faccio miei e tengo anche il tricolore a casa,
sperò però non si voglia far fuori proprio il simbolo della tradizione cristiana e solo quello.
 
Stefano

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utente anonimo
23:48, 18 novembre, 2009

Stefano, con tutto il rispetto per il crocifisso, una nazione non può delegare a questo un valore di rappresentatività. La religione è una cosa, la cultura è un'altra. Quest'ultima è molto più sfaccettata ed eterogenea al suo interno da non poterla racchiudere in un simbolo religioso. Per questo credo abbia più senso una bandiera che non un crocifisso, nella rappresentazione dell'Italia

Ribichini

utente anonimo
#9  
18:55, 09 novembre, 2009

La domenica i cattolici andranno dove più gli aggrada. C'è la libertà anche per loro, non credi? 
 
Ci sono comunque degli studi importanti di sociologia religiosa (God’s Continent: Christianity, Islam and Europe’s Religious Crisis” di Philip Jenkins) che spiegano anche dove si vada la domenica. Innanzitutto le Chiese non sono più tanto vuote come 20 anni fa, ma soprattutto sono i Santuari ad essere addirittura gremiti... I preti magari sono calati, ma claustrali e mistici abbondano... Cambia ovvero il modo di percepire la fede e di esprimere la religiosità, la fede resta comunque importante per la gran parte della gente di fronte alle questioni più importanti della vita.

I tempi poi cambiano, quando ero io alle superiori il crocifisso veniva rimosso dagli studenti di sinistra. Ora a rimuoverlo sono i docenti, ma gli studenti lo rimettono poi al suo posto. In una scuola molto nota di Viterbo lo hanno disegnato sul muro perchè non lo si potesse più rimuovere.

Ma non è questo un fenomeno che riguardi solo la "gente semplice" o solo i giovani che per definizione devono essere goliardi e bastiancontrari. E' questa infatti un'epoca di sorprendenti ritorni anche dove meno te l'aspetti...  E' appena uscito un libro che racconta la conversione di eminenti figure della migliore intelighentia europea dei nostri giorni (Nuovi Cristiani d'Europa di Lorenzo Fazzini, ed. Lindau), val la pena dargli un'occhiata.

Tutto questo però centra poco con la Chiesa. La sentenza non rappresenta una sfida alla Chiesa, ma all'identità nazionale. Il crocifisso è un simbolo della nostra storia e della nostra cultura, la gente lo difende perchè pensa che, pur non essendo buoni cristiani, senza quel simbolo non saremmo più noi stessi e saremmo più soli, di fronte alle sfide, di fronte al potere.

Ed anche la mondializzazione fa la sua parte, la gente non vuole fare la fine degli Olandesi autocnoni che a Rotterdam sono diventati una minoranza della popolazione (prionta ad emigrare...) o di Londonistan dove i gruppi mussulmani sono ghetti chiusi e dove la Sharia è sempre più diffusa. Si vuole l'integrazione, ma fa paura la tribalizzazione della società e la scomparsa di ciò che ancora definisce il senso della nostra identità e della nostra storia. Di questi tempi ancvhe il tricolore gode di miglior fama rispetto a qualche anno fa...

La gente non è diventata all'improvviso tutta cattolica, tuttavia (sfidata) si riconosce ancora tale e soprattutto percepisce (pur senza conoscere il significato di questa parola) il soffio glaciale e mortifero del nichilismo. Non vuole un muro vuoto, anela ad una vita colma di significato! Inoltre, per quanto individualisti noi si possa essere, abbiamo ancora nostalgia di valori condivisi e di questi valori riconosciamo, sia pure confusamente, nel crocifisso il fondamento.

Stefano
utente anonimo
#8  
18:09, 09 novembre, 2009

la chiesa dove vado io la domenica è piena
utente anonimo
#7  
18:03, 09 novembre, 2009

I see his blood upon the rose
And in the stars the glory of his eyes,
His body gleams amid eternal snows,
His tears fall from the skies.   I see his face in every flower;
The thunder and the singing of the birds
Are but his voice—and carven by his power
Rocks are his written words.   All pathways by his feet are worn,
His strong heart stirs the ever-beating sea,
His crown of thorns is twined with every thorn,
His cross is every tree. J. M. Plunkett
utente anonimo
#6  
18:01, 09 novembre, 2009

A me del dibattito per il crocifisso interessa abbastanza poco. Francamente a scuola quando in alcune aule c'era non mi ha mai dato fastidio. Però ora accusare la Corte europea di anti-cattolicesimo direi che sia piuttosto esagerato.
La croce è un simbolo religioso e come tale denota una religione. E' la rappresentazione di Dio che si è fatto uomo, un concetto teologico in alcun modo conforme con l'Islam e con l'Ebraismo.
E' un simbolo universale? Francamente non credo che i buddisti o gli indù si riconoscano in questo simbolo.
E' un simbolo culturale? Certo, come qualsiasi simbolo riconosciuto tale da una società. Ma non è un simbolo che di per sé denota una cultura nella sua totalità.

La croce è un simbolo religioso, dunque, che non può rappresentare altro da ciò che è. La scuola italiana è una scuola laica in cui la costituzione vieta che si faccia discriminazione in base alla religione. Esporre il crocifisso non è discriminazione ma denota e marchia l'insegnamento (come la giustizia nel caso dei tribunali) come qualcosa di non laico. La Corte d'altronde, non vieta il crocifisso dai luoghi pubblici e dalle chiese. La religione è un fatto privato che nella sua proiezione pubblica non deve in alcun modo creare un muro. Garantire gli stessi diritti a tutti e a tal fine proteggere le minoranze, non dare potere alla maggioranza. Questa è la vera scommessa della democrazia.

La Chiesa e i cattolici non fanno altro che criticare questa sentenza, senza preoccuparsi di un altro problema: le chiese alla domenica sono vuote. Ci si attacca al simbolo quando la sostanza è altra. Il 90% si professa cattolico e poco meno ritiene che il crocifisso nelle aule debba rimanere. Eppure tutti sti cattolici dove sono? La domenica si nascondono?

Ribichini

utente anonimo
#5  
15:31, 09 novembre, 2009

Un bel Mitreo?
utente anonimo
#4  
18:53, 08 novembre, 2009

In una scuola di Roma, in una classe elementare dove erano stati fatti lavori di pittura , i bambini hanno chiesto alla maestra di appendere il crocifisso più in alto, dove nessuno potrà mai toglierlo.
utente anonimo
#3  
21:25, 07 novembre, 2009

Ricevo dal mio amico Fabio Trevisan.

 Togliendo il Crocifisso si elimina la ragione. Ecco come lo dimostrò Gilbert Keith Chesterton nel libro : “La sfera e la croce”, mettendo a confronto il Professor Lucifero ed il monaco Michele.

“Tutti gli strumenti del professor Lucifero parevano gli antichi strumenti dell’uomo resi irriconoscibili da un’improvvisa pazzia, quasi senza più traccia della loro origine … del suo aereo tutto insomma egli aveva inventato, tranne, forse, se stesso. In realtà egli era nato troppo tardi per potersi inaugurare; ma era tuttavia convinto d’essersi almeno notevolmente perfezionato… Come ti stavo dicendo – parlò il monaco – un uomo aveva adottato l’opinione che il segno del cristianesimo fosse un simbolo di barbarie e di irragionevolezza. E’ una storia assai interessante. Ed è una perfetta allegoria di ciò che accade ai razionalisti come te, Lucifero. Egli cominciò, naturalmente, col bandire il crocifisso da casa sua, dal collo della sua donna, perfino dai quadri. Diceva, come tu dici, che era una forma arbitraria e fantastica, una mostruosità; e che la si amava soltanto perché era paradossale. Poi diventò ancora più furioso, ancora più eccentrico; e avrebbe voluto abbattere le croci che si innalzavano lungo le strade del suo paese, che era un paese cattolico romano. Finalmente, s’arrampicò sopra il campanile di una chiesa, ne strappò la croce e l’agitò nell’aria, in un tragico soliloquio sotto le stelle. Una sera d’estate, mentre ritornava lungo un viale, a casa sua, il demone della sua follia lo ghermì di botto gettandolo in quel delirio che trasfigura il mondo agli occhi dell’insensato. S’era fermato un momento, fumando la sua pipa di fronte a una lunghissima palizzata: e fu allora che i suoi occhi si spalancarono improvvisamente. Non brillava una luce, non si muoveva una foglia; ma egli credette di vedere, come in un fulmineo cambiamento di scena, la lunga palizzata tramutata in un esercito di croci legate l’una all’altra, su per la collina, giù per la valle. Allora, facendo volteggiare nell’aria il suo pesante bastone, egli mosse contro la palizzata come contro una schiera di nemici. E, per quanto era lunga la strada, spezzò, strappò, sradicò tutte quelle croci che trovava sul suo cammino. Egli odiava la croce: ed ogni palo era per lui una croce. Quando arrivò a casa, era pazzo da legare”.

 

Gli illustri professori della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo sono anche loro nati troppo tardi per potersi inaugurare e, sono convinto, pensano anche loro di essersi tuttavia notevolmente perfezionati. Meditiamo su quest’allegoria di Chesterton di cento anni fa. Fabio Trevisan


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#2  
17:56, 07 novembre, 2009

Il crocifissofa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il figliodi Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l'immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e dei prossimo. Chi è ateo, cancella l'idea di Dioma conserva l'idea dei prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c'è immagine. E' vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini. E di esser venduti, traditi e martoriati e ammazzati per la propria fede, nella vita può succedere a tutti. A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola. Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto o accade di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l'idea della croce nel nostro pensiero. Tutti, cattolici e laici portiamo o porteremo il peso, di una sventura, versando sangue e lacrime e cercando di non crollare. Questo dice il crocifisso. Lo dice a tutti, mica solo ai cattolici. Alcune parole di Cristo, le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente. Ha detto "ama il prossimo come te stesso". Erano parole già scritte nell'Antico Testamento, ma sono divenute il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. Sono il contrario di tutte le guerre. Il contrario degli aerei che gettano le bombe sulla gente indifesa. Il contrario degli stupri e dell'indifferenza che tanto spesso circonda le donne violentate nelle strade. Si parla tanto di pace, ma che cosa dire, a proposito della pace, oltre a queste semplici parole? Sono l'esatto contrario del modo in cui oggi siamo e viviamo. Ci pensiamo sempre, trovando esattamente difficile amare noi stessi e amare il prossimo più difficile ancora, o anzi forse completamente impossibile, e tuttavia sentendo che là è la chiave di tutto. Il crocifisso queste parole non le evoca, perché siamo abituati a veder quel piccolo segno appeso, e tante volte ci sembra non altro che una parte dei muro. Ma se ci viene di pensare che a dirle è stato Cristo, ci dispiace troppo che debba sparire dal muro quel piccolo segno. Cristo ha detto anche: "Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perchè saranno saziati". Quando e dove saranno saziati? In cielo, dicono i credenti. Gli altri invece non sanno né quando né dove, ma queste parole fanno, chissà perché, sentire la fame e la sete di giustizia più severe, più ardenti e più forti. Cristo ha scacciato i mercanti dal Tempio. Se fosse qui oggi non farebbe che scacciare mercanti. Per i veri cattolici, deve essere arduo e doloroso muoversi nel cattolicesimo quale è oggi, muoversi in questa poltiglia schiumosa che è diventato il cattolicesimo, dove politica e religione sono sinistramente mischiate. Deve essere arduo e doloroso, per loro, districare da questa poltiglia l'integrità e la sincerità della propria fede. lo credo che i laici dovrebbero pensare più spesso ai veri cattolici. Semplicemente per ricordarsi che esistono, e studiarsi di riconoscerli, nella schiumosa poltiglia che è oggi il mondo cattolico e che essi giustamente odiano. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. I modi di guardarlo  e non guardarlo sono, come abbiamo detto, molti. Oltre ai credenti e non credenti, ai cattolici falsi e veri, esistono anche quelli che credono qualche volta sì e qualche volta no. Essi sanno bene una cosa sola, che il credere, e il non credere vanno e vengono come le onde dei mare. Hanno le idee, in genere, piuttosto confuse e incerte. Soffrono di cose di cui nessuno soffre. Amano magari il crocifisso e non sanno perché. Amano vederlo sulla parete. Certe volte non credono a nulla. E' tolleranza consentire a ognuno di costruire intorno a un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri.   Natalia Ginzburg


utente anonimo
#1  
10:58, 07 novembre, 2009

Temo sia saltato un pezzo...............................
utente anonimo

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