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Commenti
15:39, 30 novembre, 2009

Ciao,
Sono Francesca, ho visto che hai citato Luca Tarenzi tra gli autori. Ti segnalo che è uscito un nuovo "urban fantasy" il primo ambientato a Milano.  Si chiama  " Le due Lune" ed è la storia di una teen lycan a Milano. Spero che possa interessarti.
Ciao
utente anonimo
20:55, 20 novembre, 2009

Ciao Pino.

a-Quel che tu chiami organizzazzione centralizzata è una sovrastruttura marxianamente intesa; il chè lascia intatta la struttura di fondo.

b- esatto, la profanità è l'ignoranza. Non esiste la sfera profana, tutto è sacro.
Sarebbe opportuno inoltre all'interno della cristianità ricordare la differenza tra Santità e sacralità; come possono esservi cose più sacre di altre , non possono esserci cose più sante di altre. la santità è Una.

c- La Chiesa che noi conosciamo è un adattamento esteriore della dottrina del Cristo; quindi sono direttamenti giunti da lui.

d- il maggiore comprende ll'inferiore , od il contrario ? Più appropriato sarebbe dire comunque che all'assenza di uno termina anche l'altro poiché è finito ogni riferimento.
Ad ogni modo guarda la crisi dottrinaria e la svolta totalitaria della Chiesa occidentale. Non potendo sussitere da sé, vi deve esser stata una crisi più interiore che ha poi determinato anche all'esterno questa degenerazione.
Ora indaga se vuoi; quel che ti dico è : la Chiesa è esteriore , qual è l'interiore?
E meglio ancora, in cosa consiste? Chi ha intelletto ha in queste tre parole grandi illuminazioni : eternità - illimitatezza -  tutto


d.

utente anonimo
09:25, 06 novembre, 2009

 PS

Lo so anch'io che il Cattolicesimo esiste ;-)

Ciao!

avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente PinoMamet
08:13, 06 novembre, 2009

 "è semmai , sicuramente, qualcosa di diverso. Contraffazione è spacciare qualcosa per altro."

Perdonami, ma se io vado in giro a dire di rispettare le mitzvot, e tu dici invece di non rispettarle, un minimo di contraffazione c'è.

E se la fede cristiana è un insieme di "assemblee" grosso modo autocefale che proclamano di aspettare il regno celeste, e tu mi prepari un'organizzazione centralizzata strettamente legata al regno di questo terra, anche qui, giusto un minimo...

(per inciso: non sono tesi mie, non me ne frega niente di sostenerle, però secondo me chi le sostiene può legittimamente usare il termine contraffazione).

Poi certo, tutto diventa tradizione, vabbè, ma che c'entra?

"Dato che parliamo di tradizione in cui per definizione non si inventa nulla,  di due "cose" inoltre che sono di ordine diverso( ossia gli insegnamenti del Cristo e l'exoterismo cattolico ) pur procedendo una dall'altra, il termine contraffazione è totalmente improprio.   d."

Ma a me non risulta che esista un esoterismo cattolico riconosciuto come tale, quindi che senso ha parlare di exoterismo cattolico?
Il cattolicesimo afferma di derivare nella maniera più diretta, attraverso la tradizione apostolica, dagli insegnamenti di Cristo.

Se io pensassi che non è così, potrei benissimo parlare di contraffazione: basta che mi assuma l'onere di provarlo.

Ciao!!
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22:55, 05 novembre, 2009

....il peyote , simbolicamente, non é altro che la ""carne di dio"", cosi come l'haoma nel mazdeismo di zarathustra. Elementi che gli antichi utilizzavano all'interno della "fede". Quando i re magi sono andati da Gesù con i loro doni d'oriente, certamente vi hanno portaro anche un po' di peyote-haoma -mirra.....ciao, jam

utente anonimo
19:40, 05 novembre, 2009

Un po' così.Bell'articolo

Può darsi che ogni tradizione spirituale costituisca una proiezione neurologica malata, e in questo senso, nessuna sarebbe autentica.


il cerello non proietta, o meglio, è la mente semmai che proietta ed il cervello esegue.

Può darsi che ne esista una sola vera, e le altre sono tutte false.

Ogni forma è falsa rispetto al Principio essenziale, ciò non dimeno noi siamo pur esistendo ossia siamo pur essendo falsi.
Ma questo tipo di falsità significa soltanto un grado minore di verità; anche la nostra civiltà è tradizionale? Fantasticamente sì, ma avendo dimenticato certi Principi non può esserlo ed infatti ingenera schifezze ed ottusità.
Il falso in sé non esiste,mai è esistito e mai esisterà.A questo punto il falso è solo un certo tipo di grado molto basso di verità.

Può darsi che ne esistano diverse autentiche, e che le altre siano false.

Qualsiasi tradizione che afferma i  Principi è vera nell'essenza, falsa nella forma.
Infatti i Principi sono i Misteri, ossia l'indicibile.Quel che viene detto è per far comprendere.
Oggi non si può comprendere, non c'è tradizione.Semplice.
Questo comunque perché in sé la tradizione non è necessaria affatto.

il cattolicesimo sia la contraffazione del cristianesimo delle origini operato dall'establishment tardo imperiale romano e via via modificato nei secoli

è semmai , sicuramente, qualcosa di diverso. Contraffazione è spacciare qualcosa per altro.
Dato che parliamo di tradizione in cui per definizione non si inventa nulla,  di due "cose" inoltre che sono di ordine diverso( ossia gli insegnamenti del Cristo e l'exoterismo cattolico ) pur procedendo una dall'altra, il termine contraffazione è totalmente improprio.

d.





utente anonimo
12:26, 05 novembre, 2009

Una ragazza Huichol, dopo aver trovato la legna, parte alla ricerca del suo Vero Sé



post come sempre veramente belli ma la didascalia che accompagna la foto della ragazzina con l'asinello  è semplicemente geniale:-))

avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente marijam
21:17, 04 novembre, 2009

Giusto un appunto su nazionalismo e indigenismo: su influenza di un mio ex professore d'università, ho sempre visto il richiamo all'indigenismo come una via quasi naturale (brutta parola, megio obbligata) per l'affermazione di una identità nazionale nell'America Latina appena indipendene. L'unica cosa che può distinguere l'essere messicano dall'essere guatemalteco, argentino o colombiano, non può essere la cultura europea dei criollos, che per definizione è uguale per tutti, ma è l'elemento indigeno, che differenzia. In Uruguay di charrua non ne é rimasto nessuno, ma charrua è sinonimo di urguayo in spagnolo, come guarani di paraguayo, azteca di messicano (maya no, perchè quelli "ce li hanno anche in Guatemala", per cui non si distingue più). La promozione dell'indigenismo da parte delle bianchissime élites non è poi così tanto una contraddizione insomma. E il PRI ci sguazza dentro per definizione.

Ale
utente anonimo
21:08, 04 novembre, 2009

Non condivido del tutto l'analisi sul rapporto tra PRI ed EZLN (concordo invece sulla descrizione di entrambi), non sarebbe certo la prima guerriglia che sopravvive per un po' di anni, e dal canto suo l'esercito messicano non è un mostro di efficienza, senza bisogno di tirare in gioco legami tra i due. Di sicuro c'è che dopo la famosa prima marcia di Marcos a chilangolandia e l'entusiasmo spentosi subito dopo, l'EZLN oggi non fa paura a nessuno, e in fondo si trova più che altro isolato

Sulla bandiera aggiungerei soltanto che, oltre ai colori, nel corso dell'800 è cambiata anche la postura dell'aquila, a mo di banderuola, guardando ora a destra ora a sinistra a seconda dei tempi ... dovrebbe anche essersi guadagnata la corona durante il breve impero di Massimiliano

No comment su Cancun. Magari un giorno o l'altro qualche italiano che voglia andare al mare in Messico scoprirà la sua "Boca del Cielo" da qualche altra parte, con tutte le spiagge che ci sono ... è incredibile comunque come Cancun sia stata creata pressochè dal nulla in pochi decenni, gli hanno creato dal nulla pure la squadra di calcio, povero Atlante ...

Ale
utente anonimo
17:44, 04 novembre, 2009

 31/12/99 perdon
utente anonimo
17:42, 04 novembre, 2009

 sí  e con la pipa in bocca... jajaja

ed ora, correndo il rischio di rovinare un po' la nostra sintonia, aggiungeró  che per me il 31/12/2000 in san cristobal é stata la versione beta (di test) del 911 in NY .

Un piccolo test di basso costo dedicato a un pubblico di nicchia (la sinistra pseudo-rivoluzionaria borghese occidentale e chilanga)

Tal vez, tra qualche anno,  vedremo bin landen in un Mac Donald di Islamabad bevendo whisky attraverso la barba e rilasciando autografi 

Un'allucinazione da peyotl?

il consumatore

utente anonimo
17:20, 04 novembre, 2009

Per il Consumatore

Grazie, non è diversissima da ciò che già immaginavo.

Mi immagino il mostruoso conflitto tra passamontagna-immagine e cafecito che si avvicina alla bocca...

Miguel Martinez

avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente kelebek
17:07, 04 novembre, 2009

Mi scuso per la tonnellata di errori... che non credo siano dovuti all'abuso di peyote ma al mio italiano ormai arruginito, alla fretta (in teoria starei lavorando) e soprattutto al pinche correttore di Word in spagnolo che mi prova a correggere mi itañol... e sono pigro per disattivarlo.

il consumatore di peyote

utente anonimo
16:59, 04 novembre, 2009

 Per Miguel:

 ”Una domanda... secondo te, perché il PRI non ha soppresso militarmente il movimento zapatista?

Voglio dire, se in Veneto cacciassero da un giorno all'altro lo Stato italiano e i poliziotti, non credo che lo Stato italiano si limiterebbe a qualche piccola distruzione, a interminabili negoziati e poco altro.

E' sempre rimasto un mistero per me".

Provo a risponderti senza che ti puzzi di complotto perché so che non ti piacciono :)

Per conoscere le origini dell'EZLN penso che bisogna risalire alla sua formazione iniziale.

In realtá L'EZLN é una "costola dissidente ma nenache troppo" di ARIC.  

ARIC e ARIC independiente (la stesso organizzazione con 2 nomi differenti dipendendo dalle circostanze) sono due organizzazioni politiche, militari e sociali maggioritarie nelle "cañadas" (dove si trova la Realidad e la base del EZLN).  Diciamo due correnti dentro dello stesso PRI chiapaneco. Sono quelli che normalmente vengono definiti dagli zapaturisti “paramilitari”: i cattivoni.  

Il PRI non é un partito moderno tipo europeo (che temporaneamente occupa le strutture dello stato per poi lasciarle a una nuova lobby fino a nuove elezioni). Il PRI e' un partito stato, o meglio, é lo Stato mesiccano "tradizionale" che fino al 2000 aveva il monopolio totale del potere.

Un partito unico dove convivono posizioni che vanno dall'estrema destra bianca razzista (tipo i "coletos" del chiapas che vantano le sue origini europee), fino a gruppi di estrema "sinistra" nazionalista (tipo EPR ex PROCUP) o indigenista tipo ARIC o 'EZLN. Del resto il nome lo dice tutto: “PARTITO RIVOLUZIONARIO ISTITUZIONALE”.

Se avessi accesso a vecchi numeri del "PROCESO" (rivista vicina, per non dire del, PROCUP) per esempio, potresti trovare come la prima grande "convention" degli zapatisti, dopo lo show di fine millennio con l’occupazione pacifica e concordata di San Cristóbal, fosse stata in parte finanziata dal PRI stesso.

Esiste per esempio una fattura, registrata regolarmente nel budget priista, dove i tendoni e parte delle infrastrutture (sedie, ecc.) risultano essere stati pagati dal PRI, se mi ricordo bene, di Tabasco (allora sotto il controllo di Madrazo, candidato alla presidenza).

L’EZLN, nell’immaginario italiano, é una sorta di brigada rossa buona, che agisce nel sociale e fa un uso solo simbolico e defensivo della violenza, ma questo mito, creato dal e peri l villaggio globale, non ha niente a che vedere con la realtá.

L’EZLN non é un movimento sovversivo, né antagonista. E’ una corrente-organizzazione del PRI che administra una parte abbandonata per decenni e irrelevante del territorio nazionale in concorrenza con altre organizzazioni in tutto e per tutto quasi identiche. Qualunque organizzazione politica mexicana nel campo é un organizzazione anche armata.

Non ha scacciato poliziotti perché li poliziotti non ci sono mai stati, né servono.

Il controllo si esercita in un’altra forma: appunto, attraverso la base.

La ribellione zapatista é un’altro mito

 Alcuni esempi:

 Per entrare “nei territori liberati” dagli zapatisti in auto bisognava chiedere permesso e alcuni dicono persino pagare “el impuesto de guerra”. Erano esenti del dazio i camiones della Cocacola, ONG’s., fondazioni varie e i mezzí dell’INI CVI (di cui ho parlato prima) e su cui viaggiavo tranquillamente bypassando sia i retens zapatisti che quelli dell’esercito.

 L’autogestione zapatista si limita alla giustizia interna, come in qualunque altra comunitá, alla proibizione dell’alcohol come in tutte le comunitá evangeliche (maggioritarie in Chiapas) e all’amministrazione dell’ economia di sussistenza (la milpa y el frijolito) come in qualunque altra aldea indigena.

 La sola differenza tra L’EZLN e un migliaio di altre organizzazioni contadine coordinate dal PRI, sparse in tutto il territorio, sta nel marketing.

Mentre ti scrivo Marcos stará tomando cafecitos en Polanco (barrio esclusivo del DF) sempre con il suo passamontagna, come Super Barrio (l’eroe de la lucha libre mexicana) rilasciando autografi e nuovi noiosissimi libricini semipornografici.

Fatevi sotto bambini…

Il consumatore di peyote


utente anonimo
15:14, 04 novembre, 2009

Per Martinez #14

''Favoloso il quadro degli italiani in Messico.''

Mica solo in Messico.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41
   
Quelli che seguono sono brani di interviste, riuniti in un video della Gialappa’s che impazza su YouTube.

Progetti per il futuro? «Vorrei aprirmi una serie di locali, stare nell’ambito del commercialismo». Personaggi storici preferiti? «A me mi piace Bud Spencer e Terence Hill».

La tua passione? «Di solito faccio viaggi incontinentali. Messico, questi viaggi qua». Se fossi un personaggio storico, chi vorresti essere? «Maldini».

Il tuo motto? «Otto?» Motto. «Morto?». Motto! «Ah, motto. Il mio motto? Normale, come sempre».

Sai chi è il presidente francese? «No. Saccio solo quello italiano. Berlusconi». Sì, ma il presidente della Repubblica chi è? «C’è Berlusconi che è il presidente della Repubblica. Poi c’è il presidente del Consiglio che è Carlo Azeglio Ciampi».

Chi è il presidente della Repubblica Italiana? «Piersilvio Berlusconi». Silvio o Piersilvio? «No, Piersilvio».

Cosa porteresti in un’isola deserta? «I profilattici». In un’isola deserta? «Sì, e poi la compagnia che posso dare agli altri».

Che mestiere fai? «Il barrista». Con quante erre? «Due». Qual è la tua passione? «Faccio bodibidink: sollevo anche sessanta pesi».

Il viaggio più interessante? «L’ondra». Come si scrive in inglese? «L - apostrofo - ONDHON».

Ciao!

Andrea Di Vita


utente anonimo
15:10, 04 novembre, 2009

>...gente fuggita ai lavori forzati... MM<

Ehmm...forse sarebbe meglio sostituire con "gente sfuggita ai lavori forzati" o "gente fuggita dai lavori forzati".
 
Ciao
Ritvan Il Tuo Correttore Di Bozze Di Fiducia (siempre sloggato)
utente anonimo
15:06, 04 novembre, 2009

Bel post, non meno interessante dei precedenti, davvero sublime la caratterizzazione della poca profondità spirituale di certa gente, non posso che dispiacermi dei poveri Huichol, oltre a condurre una vita non propriamente comoda devono pure affrontare le pretese di certi iniziandi, che dire, se non lo consumavano prima, avranno cominciato a usare peyote dopo simili contatti...Salutoni.
Karakitap
utente anonimo
14:35, 04 novembre, 2009

Ah, mi ricordo la sensazione strana quando ho comprato l'ultima volta un biglietto aereo per il Messico:

"Voglio un biglietto per il Messico".
"Città del Messico o Cancun?"


Che per me era come se tu chiedi un biglietto per l'Italia, e quello ti risponde, "Roma o Riccione?"

Miguel Martinez

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14:33, 04 novembre, 2009

Per Consumatore n. 13

"Perché a Cancun gli spaghetti ayo e oyo non li sanno fare bene come a Sabaudia?"

Favoloso il quadro degli italiani in Messico.

Devo dire che il peyote sicuramente non rincretinisce :-)

Qualche dubbio sulla coincidenza tra culture indigene e clientelismo del PRI, però in sostanza sono d'accordo. Senza alcuna simpatia per il "mestizismo" della raza di Stato, sono convinto che l'idea di ricreare il mondo azteco o maya sia una follia tipicamente occidentale. Mentre i mestizos formati su libri di testo europei innalzavano statue a Cuauhtemoc, gli indios raccontavano storie della Malinche...

Una domanda... secondo te, perché il PRI non ha soppresso militarmente il movimento zapatista?

Voglio dire, se in Veneto cacciassero da un giorno all'altro lo Stato italiano e i poliziotti, non credo che lo Stato italiano si limiterebbe a qualche piccola distruzione, a interminabili negoziati e poco altro.

E' sempre rimasto un mistero per me.

Miguel Martinez

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13:49, 04 novembre, 2009

Per Miguel:

 “Ci sono divergenze tra il tuo approccio e il mio, soprattutto per una questione di prospettiva: a te interessa il peyote messicano, a me gli sciamani italiani".

Giuro che non ho mai ingerito uno sciamano italiano; il sapore probabilmente deve essere altrettanto disgustoso, ma dubito che gli effetti siano cosí sorprendenti... :)

E' vero che il mio interesse rispetto all'articolo é centrato nel peyote (mon amour), ma ció che volevo far notare é che (purtroppo) non esiste questa contraddizione cosí marcata tra la wichol sul burrito e la shamana italiana. 

L'indigenismo messicano é in gran parte una "forzatura", prima nazionale e poi internazionale.

Per decenni il PRI ha fomentato e ricreato un'identitá indigena ormai in gran parte corrotta o completamente dimenticata. L'INI (instituto nacional indigena o indigenista a secondo delle correnti interne) era un "negociazo" politico ed economico, in parte smantellato dall'avvento del PAN (fascismo tecnocratico). Ma il PAN ha i giorni contati ed il PRI tornerá al potere alle prossime elezioni. 

La "base indigena" era ed é ancora lo zoccolo duro del PRI nelle province.  I CVI, Centri di Video indigena dell'INI, presenti in tutto il territorio nazionale, erano arrivati a produrre persino telenovele per televisa. Ricordo come si filmavano le  "indigene con il burrito" e la tortilla fatta sul comal, evitando rigorosamente di inquadrare lo schermo digitale gigante del campo di basket made in USA o la nuova "villetta", mai terminata, con la facciata in vetro polarizzato allo stile miami beach (senza connessione d'acqua che si continuava a prendere dal rio o dal pozo). 

La "base indigena" é una comunitá variegata e conflittiva che oltre a zapoteco, nauatl, tzozil o tzental, parla inglese e chicano. L'emigrazione massiva di tutti gli uomini-forza-lavoro al Norte ha fatto a pezzi la cultura indigena, molto prima e molto meglio che il successivo arrivo della shamana italiana.

Ha rotto l'isolamento che preservava (nella miseria) una cultura giá deformata dalla dominazione spagnola ma ancora completamente distinguibile da quella dei güeros y mestizos. 

------------

"Che si liberano da peyotofili appena tornano a casa, ma non dagli aspiranti sciamani, che ovviamente stanno dove stanno gli Huichol".

la questione é che la gran parte di essi, e sicuramente "la dirigencia" non si vuole assolutamente liberare della aspirante sciamana. Anzi, tutto il contrario.

Miguel, anch'io credevo che esistessero ancora i "buoni selvaggi", che non fosse solo un problema di tempo, ma di spazio, ed ho passato anni vagando in quest' illusione e ricerca (sicuramente gli anni piú interessanti della mia vita e non me ne pento affatto) ma, purtroppo, come cantava Ferretti preconversione:

"Il passato é afflosciato, il presente é un mercato: fatevi sotto bambini, occhio agli spacciatori, occhio agli zuccherini"

----------------

PS: Rispetto alle percentuali di italiani in messico. 

- il 90%: 
Del messico conosce solo Cancun (Fox beach), al massimo é stato a Tolum. 
"Aoh! Noi ci abbiamo il colosseo e la torre di pisa e 'sti mexicani solo 'ste quattro pietre... poveretti..me fan pena, me fan." (ho avuto anche il piacere di viaggiare "ilegal last minut" su un charter di ritorno a roma per 100USD); ignora sia l'esistenza del peyote che confonde con il coyote ("anvedi...te sei mangiato pure un peyote, che schifo!...é come mangiarsi un cane!); sia la cultura "uiciol" (i messicani son tutti dei grassoni che dormono con er sombrero) e pensa che la mezcalina si trova nel verme nella bottiglia del mezcal che ha comprato al diutisciop per fare uno scherzo al collega dell'ufficio quando torna alla Civiltá;  

- il 5% vaga per il paese come mochilero per spender poco, e/o drogarse, e/o sbronzarsi, e/o fare foto, e/o artesangar, e/o andare a putas. In México come in India o in Tailandia.

- il 4% va esclusivamente in Chiapas per far zapaturismo. Attivitá che conosco bene, similare allo shamanismo in versione politico-naif, con tanto di iniziazione (l'osservatore internazionale), business ongs y PRI, cosmologia indegena e la divina trinitá Marcos,Tacho e Ramona;

- e ti concedo un 1% di new age (che probabilmente si confonde e contamina con una o piú delle casistiche di cui sopra).

Per cui, in buona sostanza, se ti occupi di argomenti per questioni percentuali dovresti dare prioritá assoluta alla spinosa questione:  

Perché a Cancun gli spaghetti ayo e oyo non li sanno fare bene come a Sabaudia?

Un consumatore di peyote


utente anonimo
11:08, 04 novembre, 2009

Trovo un riferimento non documentato, ma curioso: la prima  bandiera di Iturbide (con tre strisce diagonali) avrebbe avuto tre stelle dorate proprio per simboleggiare il Rito Scozzese:

http://www.sabinashidalgo.net/content/view/4896/43/

Le strisce furono raddrizzate e le stelle tolte, comunque, quando Iturbide divenne imperatore.

Benito Juarez fece mettere sull'aquila un improbabile berretto frigio, che le fonti ufficiali (cioè non complottisti antimassonici) dicono simboleggiasse la sua loggia di appartenenza.

Miguel Martinez



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10:40, 04 novembre, 2009

Per Andrea n. 9

Interessante la storia degli Yahi :-)

Per quanto riguarda la bandiera messicana, non saprei.
http://es.wikipedia.org/wiki/Bandera_de_México

Certamente la bandiera fu usata per la prima volta da qualcuno che non era proprio un rivoluzionario, Agustin de Iturbide, un generale  che aveva combattuto nell'esercito reale contro gli "insorti" e poi - avendo trovato un compromesso con loro - si era proclamato Imperator del Messico.

Iturbide era in effetti massone di rito scozzese.

Come curiosità, il suo vecchio avversario insurgente, Morelos, usava una bandiera con l'immagine della Madonna, tre strisce (bianco, azzurro e rosso), un'aquila su un cactus e le lettere "V.V.M." (“Viva la Virgen María”).

L'ambasciatore statunitense Joel Poinsett (quello del fiore) era però un avversario di Iturbide, e introdusse in Messico l'Arca Reale, la cosiddetta "Massoneria di York", meno cristiana e più ostile alla Chiesa cattolica: i primi vent'anni della storia messicana indipendente sono anche la storia del conflitto a volte sanguinoso tra gli aderenti a queste due reti di logge.

Il simbolismo ufficiale dei tre colori si è adattato al clima politico.

Sotto Iturbide, erano:

- Bianco la religione cattolica
- Rosso l'unione di europei e americani
- Verde l'indipendenza

Sotto Juarez, 40 anni dopo:

- Bianco l'unità
- rosso il sangue degli eroi nazionali
- verde la speranza

Il che fa pensare che il simbolismo originario o era un altro, o semplicemente non esisteva.

Altra curiosità: il verde della bandiera messicana è più scuro di quello italiano e la bandiera messicana è in teoria più stretta.

Miguel Martinez

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10:25, 04 novembre, 2009

 Interessante la testimonianza del consumatore al num. 7!

Per Miguel, al num. 3

c'hai ragione, ma io sono uno terra terra:

se sulla confezione ci trovo scritto Succo d'Arancia, mi aspetto che qualche arancia gliela abbiano almeno fatta vedere, a quel succo;
se sulla copertina c'è scritto, che ne so, Lo Zen e il mio cane, mi aspetto che oltre al mio cane (un pastore belga) ci sia dentro anche un po' di zen, e non una roba che io decido di chiamare così perché mi va.

Peggio, quando vedo uno zen vero gli dico "ma che cazzo dici, non assomigli per niente al mio pastore belga!"

Poi, certo, di autentico non c'è niente, in una prospettiva lunghissima.

Ma ci sono vari livelli di contraffazione.

Io posso benissimo sostenere che il cristianesimo sia la contraffazione che l'acuto discepolo di Gamliel, Shaul/Paolo, ha fatto degli insegnamenti del wunderrabbi Gesù;

poi che il cattolicesimo sia la contraffazione del cristianesimo delle origini operato dall'establishment tardo imperiale romano e via via modificato nei secoli;
(sono tesi che butto lì, ma hanno i loro seguaci).

Senza discutere la validità o meno di queste tesi, rimane il fatto che la Chiesa Cattolica è una roba ben precisa, e se uno scrive un libro dove utilizza a sproposito il nome "cattolicesimo" per una roba che non c'entra niente, sta facendo una truffa.

Ciao!! :-)

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#9  
10:06, 04 novembre, 2009

Per Martinez #8

Segnalo un interessante corrispondente italiano della mania nostrana per la 'spiritualità' messicana (uso le virgolette non per dispregio, ma per sottolineare il carattere modaiolo dell'interesse di molti non nativi). In un numero di qualche anno fa di un fumetto italiano che ho collezionato, Martin Mystère, si parla di una (immaginaria) tribù, gli Yahi, i cui ultimissimi rappresentanti rivendicavano i loro diritti contro l'etnocidio dovuto ai bianchi. D'improvviso scoppia una moda planetaria, in cui tutti si pregiano di apprezzare e praticare la magia yahi a base di abbondanti razioni di funghi allucinogeni. Chiunque -come il protagonista- avverta il pericolo di eccessi tanto insensati quanto pericolosi per la salute e il buonsenso viene rudemente messo a tacere in nome del politically correct. Inutile dire che alla fine si scopre che è tutto un complotto per la conquista del mondo da parte dei soliti cattivissimi, e che gli Yahi non sono che una invenzione dei mass media...

OT: Martinez, tu che il Messico lo conosci bene: perchè (stema cenrale a parte) la bandiera messicana è tanto simile al tricolore italiano? C'entra forse una qualche comune origine massonica delle classi dirigenti dei due stati?

Ciao!

Andrea Di Vita



utente anonimo
#8  
09:11, 04 novembre, 2009

Per Consumatore n. 7

Grazie dell'interessantissima testimonianza.

Ci sono divergenze tra il tuo approccio e il mio, soprattutto per una questione di prospettiva: a te interessa il peyote messicano, a me gli sciamani italiani.

Intanto avrei dovuto precisare il fatto che il peyote viene cercato in un luogo assai lontano da quello in cui abitano gli Huichol. Che si liberano da peyotofili appena tornano a casa, ma non dagli aspiranti sciamani, che ovviamente stanno dove stanno gli Huichol.

Interessante la nota sul carattere "mantenuto" della cultura Huichol: in fondo, essendo appena 40.000 persone, peraltro non coinvolte in furibonde lotte con i propri vicini, sono un ottimo e pittoresco sfogo per il meccanismo del " business etnico-documentarista" (ottima definizione).

Sul rapporto con la legalità, non sapevo del terreno recintato, il resto concorda con ciò che sapevo: avevo abbreviato tutto il concetto, che spieghi benissimo, a "illegale ma tollerato".

Il punto cruciale però di divergenza è un altro: tu non hai notato masse di New Age italiani a caccia di peyote. 

Non posso infatti stabilire alcuna percentuale degli italiani sul totale di cacciatori di peyote, i quali poi non erano certo tutti New Age.

Posso dire che nel giro mondiale di newagisti fissati con gli Huichol, la proporzione degli italiani è molto elevata.

Miguel Martinez

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#7  
01:44, 04 novembre, 2009

Da almeno 10 anni, i whicholes il loro viaggio mistico nel deserto di Luis Potosí lo fanno su land rover bianche proprietá di ongs e fondazioni varie, tra videocamere, gps, giornalisti, fotografi e personalitá della "suciadad civl" chilanga o gringa.

Sono una comunitá certificata iso9000 parte del business etnico-documentarista. Forse è la comunitá indigena piú finanziata ed appoggiata del pianeta. Odiati per questo dai locali (che nel deserto e del deserto-peyote vivono) che li sopportano come un pastore sardo (se esistesse ancora) puó sopportare un'orda di milanesi in vacanza a ferragosto.

Persino il terreno dove "cercare" il peyote é riservato alla comitiva ufficiale e recintato. Vanno scortati (e non minacciati) dalla federale 

La foto della huichol sul burrito é l'equivalene del sciusciá napoletano con il mandolino.

Il peyote in Messico non é illegale. Come si puó illegalizzare un cactus che cresce spontaneo? Consumare peyote in loco (lo trovi e lo mangi li) non é proibito né ai huicholes, né ai messicani e neppure ai turisti. E` illegale esclusivamente la detenzione, l'esportazione, la coltivazione (almeno in teoria: non avevo mi visto un deserto cosí pieno di "surcos") oltre che chiaramente la vendita (per i non huicholes doc). Ed é un delitto federale grave che non si aggiusta con un po' di "lana" al juda) essendo trattato come una specie protetta.

Italiani nel deserto consumando peyote, almeno 10 anni fa, ce n'erano ben pochi. Quasi tutti gli stranieri (residenti o de paso) che ho conosciuto erano chilangos (del DF che per un potosino é stranierocome un autraliano), gringos e baschi. Ma di tutte le definizioni che potrei dargli e darmi, quella di "new age" mi sembra piuttosto bizzarra.

Eravamo piu semplicemente quelli che normalmente si definiscono trotamundos, perditempo, vagos, tossici, reduci di qualcosa, postpunk, posthippys, postniente.

Real de Catorce (che ha avuto la sfiga o la fortuna $$$ di apparire nel film di puerto escondido) nutriva invece una microcomunitá italiana di quelli che in Messico si chiamano normalmente "artesanganos": spacciatori e truffatori vari travestiti da artigiani (di pipette chilum e collaninedalle pietre "poderosas"). Molto poco new age..a parte la storia del "poder de la piedra" ...te lo assicuro.

Ma di peyote in real e dintorni  (é montagna) non c'e' nemmeno l'ombra. Sarebbe come cercare porcini alla spiaggia.

Eventualmente dalla mafietta locale si potevano comprare a prezzi proibitivi prodotti rielaborati per turisti (marmellate dolcissime per cercare di nascondere il suo sapore orribile o mescalina per chi é abituato a non pedere tempo e preferisce passare direttamente alla vena) cosí come coca, ero e mota. 

C' erano sí  le "escursioni organizate" a cavallo da real al deserto per sprovveduti (erano forse loro i new age?). Dalle leggende che circolavano e facevano godere i locali, erano viaggi "no alpitur"! ayayayayai.

Il piú delle volte i turisti tornavano a mani nude stanchi e tristi perche il Dio huichol e lo shamano chilango non li aveva favoriti; altre volte tornavano a mani e corpi nudi (perché la guida spirituale li aveva derubati e abbandonati) e raramente non tornavano piú.

PD: Il peyote (a parte il sapore) é la miglior droga che ho provato (e ririprovato e ririprovato): un anestetico perfetto che ti trasforma in un oggetto, identico a un cactus o una pietra. Per me ormai è purtroppo rrangiungibile. Per ci fosse interessato ... cerchi wadley e se vive ancora il mitico Don Thomas.

un consumatore di peyote

utente anonimo
#6  
01:23, 04 novembre, 2009

A questo punto però glielo dobbiamo concedere, al Guénon, di aver messo in guardia nei confronti di tutto questo, con circa 100 anni di anticipo rispetto a chiunque altro.

Prima ancora che tutto questo si verificasse, molto prima.

A presto

avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Santaruina
#5  
21:35, 03 novembre, 2009

 errata corrige:
il poc, di cui sopra, non è naturalmente un pesce, ma un "uccello" pescatore

tomar

utente anonimo
#4  
21:29, 03 novembre, 2009

 Leggo che il peyote pare sia in via di estinzione, sia per l'iperconsumo neospiritualista degli ultimi trent'anni, sia perché in aggiunta i consumatori neospir che battono la Sierra non hanno in genere l'avvertenza di tagliare solo il globo del cactus lasciando la radice, ma spiritosamente lo strappano.
Non sarebbe certo il primo caso in cui la fame consumistica di tradizioni premoderne le estingue totalmente in breve tempo.
Ho avuto modo di osservare da vicino alcune di queste estinzioni proprio su quel lago Atitlan citato anche da Martinez fra i luoghi dove ora le agenzie offrono emozioni sciamannate prima di pranzo, e dove vissi tre anni e mezzo tra il 1985 e il 1988.
Un'estinzione, anche se d'altro genere, avvenne proprio in quegli anni: si trattava dello svasso d'Atitlan (nella lingua indigena "poc"), una vera e propria specie distinta che lì aveva il suo unico habitat al mondo. Cos'era successo? Che negli anni sessanta i gringos che già frequentavano numerosi il lago (prima di venirne allontanati durante il ventennio della guerra civile) vi avevano immesso il blackbass (persico-trota), pesce di grande soddisfazione nella "pesca sportiva". Nel giro di pochi anni il blackbass, pesce straordinariamente vorace, si era moltiplicato, mangiandosi non solo tutte le numerose specie di altri pesci che prima popolavano il lago in equilibrio con la pesca rudimentale dei nativi, ma anche le uova che il poc deponeva tra i canneti della riva. Così, da un lato i nativi vennero a perdere i loro pesciolini, né avevano la possibilità di contenere il blackbass non disponendo dell'attrezzatura tecnologica necessaria alla "pesca sportiva", dall'altro il poc, pesce pescatore, si ritrovò a un tempo senza prede e senza figliolanza.
Come i nativi umani, poi, non poteva rivalersi sul blackbass mangiandone i piccoli, perché, come mi fu spiegato, anche questi hanno sul dorso una lunga spina che s'infilava nella gola del poc soffocandolo.
In quegli anni era già avanti, inoltre, l'estinzione di alcune tradizioni culturali degli indigeni (tutti appartenenti alle diverse etnie maya), sotto l'incalzare da un lato delle sette fondamentaliste nordamericane – mentre avevano potuto sopravvivere in forme sincretiste sotto l'ala conciliante del cattolicesimo – e dall'altro in seguito alla repressione brutale dell'esercito, con deportazioni di massa, creazione di "villaggi strategici", sequestri quotidiani di presunti subversivos ecc.
E tuttavia, nessuno di questi fattori ebbe sulla sopravvivenza di una serie di tradizioni locali un effetto così annichilente come quello esercitato, negli anni successivi alla fine "ufficiale" della guerra civile, dalla ripresa in massa del turismo, come ho potuto constatare tornando recentemente sul lago.
Potrei fare diversi esempi, ma per stavolta mi son già preso troppo spazio

tomar


 
utente anonimo
#3  
19:05, 03 novembre, 2009

Il concetto di "autentico", riguardo alle tradizioni spirituali, è complesso.

Può darsi che ogni tradizione spirituale costituisca una proiezione neurologica malata, e in questo senso, nessuna sarebbe autentica.

Può darsi che ne esista una sola vera, e le altre sono tutte false.

Può darsi che ne esistano diverse autentiche, e che le altre siano false.

In ogni caso, sicuramente ci troviamo nella situazione di uno che deve giudicare la correttezza di una formula matematica, senza aver mai studiato matematica.

Al massimo, possiamo dire che è carina a vedersi...

Nel caso dei nativi americani, esiste comunque un criterio approssimativo: l'inserimento nel complesso comunitario, costituito da rapporti familiari, lingua, paesaggio, economia e organizzazione politica, tra tante altre cose.

Ciò che è al di fuori di questo - ad esempio, qualunque persona o cosa abiti ad Airona - è necessariamente falso.

Miguel Martinez

avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente kelebek
#2  
18:44, 03 novembre, 2009

-- "musulmani vogliono toglierci il crocifisso!" --

E invece qui rischia di togliercelo una semisconosciuta atea immigrata dal Finlandistan. ;)
Che non è nemmeno extracomunitaria. :)

Rock & Troll
utente anonimo
#1  
16:40, 03 novembre, 2009

 La foto direi che spiega meglio di tante parole perché volenterosi ed entusiasti italiani (europei, americani ecc.) non potranno diventare Huichol.

Penso che in fondo neppure vogliano.
Una tradizione "spirituale" autentica, qualunque tradizione spirituale autentica, è del resto molto cauta, a quanto mi consta, contro queste persone dai facili entusiasmi, tutte un tremolare di aure e di energie e preziosi insegnamenti ogni volta che il "maestro" ordina un caffè al bar.
Al limite, vengono scoraggiate, se non cacciate.
L'ho visto fare.
Per questo il buddhismo zen che ho conosciuto un po'- ma molto poco: era vicino a casa mia- è una tradizione autentica, e la maggioranza di quanti vanno in visita al tempio se ne vanno orripilati per non averci trovato un sorridente dispensatore automatico di banalità; purtroppo il marchio "zen" è entrato in pieno nel pentolone della spiritualità usa e getta e fai da te
(pensate come sarebbe difficile, da noi, vendere una roba chiamandola, a sproposito, "cattolicesimo": non se la comprerebbe nessuno. Forse qualche tentativo c'è pure stato).

Ciao!

avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente PinoMamet

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