Chi ti conobbe solo, tra i sepolcri col tuo grande cappello di zanzare e la mano di raffica, la morte da te uccisa. Chi disse: la tartaruga non è ancor annegata tra le lance del pettine, ma vibra come un esile treno per bambini seppellendo orologi, albi, lunari, primi piani di zinco sulle croci. Chi vide l’angelo gridare e subito simile a un arco tendersi la cetra e scoccare colombe rosso fuoco, sa che il buio tracciò sulla tua bocca la tazza vuota del sorriso. Sa che sei il tempo: l’albero spezzato, l’usignolo e la scure, l’arco immenso dove la notte intirizzisce. Tutto sa di te chi trascorre sul tuo riso, verticalmente vivo, tra le pietre.
(c.r.)
è morta
Alda Merini
«Ha nevicato molto sul mio destino una pioggia torrenziale e felice come quella dei santi. Qualsiasi patria mi sarebbe andata bene ma la grandiosità della follia è stato il mio maggior culto. A Torino ho messo radici segrete ho inventato un comandamento a cui non ho mai obbedito e questa disobbedienza segreta ha fatto fiorire i miei migliori versi.»
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Ti auguro una splendida Domenica. Un abbraccio affettuoso. annamaria