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Commenti
#3  
08:06, 13 ottobre, 2009

che meraviglia quel quadro...lì proprio in quel castello...sono certa che vive il mio doppio...sempre, quando lo incontro,  mi parla di nuvole, di cieli e di castelli fatati...lì voglio incontrarlo...prossimamente...;)))
aba
utente anonimo
#2  
18:11, 12 ottobre, 2009

Ah...questo quadro in questi giorni e ancora per un pò è al Vittoriano che mi aspetta...

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#1  
18:08, 12 ottobre, 2009

‘Agghiastru’ in vernacolo siciliano sta per ‘ulivo selvatico’ ed è il nome d’arte scelto da un artista proveniente dalla lontana Sciacca (Agrigento) che da anni muove le sue radici nel panorama musicale italico e non solo. A metà degli anni novanta esordisce nella musica metal estrema con una serie di strabilianti progetti, aventi come comune denominatore l’uso della lingua locale e la musica e tematiche d’ispirazione sicula-mediterranea. C’è di tutto. Dall’elettronica alle influenze tribali della vicina terra africana e ancora, riferimenti epici greco-romani, arabe, egizie… insomma la creatività di Agghiastru straborda coinvolgendo una serie di musicisti del luogo che daranno origine alla Scena Mediterranea e successivamente alla nascita di un’etichetta indipendente (la Inch Productions) distribuita in Italia & rest of the world da Audioglobe. Indelebile nella memoria di tutti i fans del metal è ‘Addisiu’ (desiderio) debut-cd del 1997 col progetto Inchiuvatu. Agghiastru riesce a creare in quei 50 minuti di vibrazioni telluriche un sodalizio tra svariati generi musicali. Si va dal black metal primordiale al folk ancestrale, dal rock d’avanguardia a tetre nenie sabbatiche, un lavoro inclassificabile entrato di diritto nella storia. Nel 2000 esce un secondo cd dal titolo ‘Viogna’ (vergogna) dove vengono inscenate in una sorta di teatrino dei pupi, tematiche legate alle problematiche esistenziali, ciò varrà al nostro Agghiastru il titolo di moderno menestrello siculo, ossia, il cantastorie. E di storie ne racconta. Tutto il suo operato agisce su profonde analisi dell’animo umano ed infine su se stesso. Ogni lirica composta mira a dare all’ascoltatore intrattenimento artistico e riflessione. Lo stesso nome Inchiuvatu (inchiodato) più che riferito al Cristo della croce, assume per il musicista siculo un diverso significato e cioè, l’impossibilità di dare un senso al proprio stare nel mondo. Nel suo peregrinare costellato da mille tessere suonanti, oggi Agghiastru trova una parziale visione della sua immagine. Alcuni lo chiamano il progetto ‘Agghiastru’, in realtà è semplicemente quello che lo stesso si è sempre auspicato; fare musica al di là di qualsiasi etichetta musicale, rappresentando solo ed esclusivamente se stesso. Mantenere il war name ‘oleastro’ rappresenta un’associazione, e il sentimento che lo stesso vive “è una pianta non invitata alla vita, dalle radici profonde e dalle intenzioni di sopravvivenza secolare. I suoi frutti sono inutili, e non gli rimane altro da fare che restare immobile dinanzi allo scorrere del tempo”. Oggi, come uno sciamano dagli aridi deserti siciliani, Agghiastru suona al piano la sua nenia più intima. Una struggente vena malinconica da sempre presente in brani come ‘Unia’, ‘Agghionna & Scura’, ‘Curù’ e tanti racconti ai limiti della follia e pregni di drammatici sentimenti. Parlare semplicemente della musica e dire che somiglia a tratti a Nick Cave se fosse nato nella terra a tre punte o a Vinicio Capossela per l’eccentricità dello spettacolo o a chi volete voi, è veramente riduttivo. Il cantastorie, forse l’ultimo in quest’epoca priva di nostalgiche emozioni e sicuramente il più originale, ci accompagna in un viaggio psichico, evocativo di un essere, quello siciliano, straordinariamente fuori dagli schemi e tuttavia attuale… “il mio show è un continuo racconto sotto le enormi ramificazioni dell’oleastro, la musica impreziosisce come le faville del fuoco rischiarano il cielo notturno, mentre occhi increduli ti fissano credendo che tu possa dire loro chissà cosa ed io dico quello che ho da dire, ossia il niente, ma il mio personale”.

maddalena vanausen

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