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Commenti
00:37, 26 ottobre, 2009

Francesco,

-- l'utopia è un male in sè quando indica un posto in cui non è possibile andare --

Mannò. Tutti noi desideriamo cose impossibili, ma poi dipende cosa di nostro - o di altrui - siamo disposti a sacrificarvi.

Z.

utente anonimo
23:28, 19 ottobre, 2009

oserei correggerti: è esattamente il contrario!

Francesco o'teologo


utente anonimo
15:08, 19 ottobre, 2009

Per Francesco #83

''un posto in cui non è possibile andare, incitando a sforzi inutili, inumani, dannosi per provarci lo stesso''

E che cos'e', il Regno dei Cieli?



Ciao!

Andrea Di Vita



utente anonimo
13:46, 19 ottobre, 2009

x Z

infatti sei un pericolo komunista :D

l'utopia è un male in sè quando indica un posto in cui non è possibile andare, incitando a sforzi inutili, inumani, dannosi per provarci lo stesso

Francesco


avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente fm_dacenter
02:25, 17 ottobre, 2009

Mah - io direi che nell'utopia in sé non c'è niente di male.

Quando la si vuol picchiare in testa agli altri, è lì che viene il male.

Z.

utente anonimo
09:55, 15 ottobre, 2009

x Falecius

grazie e naturalmente hai ragione tu.

Io ho in odio le utopie, anche se cercherei di distinguerei le cose effettivamente impossibili da quelle storicamente molto difficili.

Le seconde sono il motore della storia, le prime il velo del massacro.

Certo, temo che la distinzione sia non banale da effettuare nei casi pratici.

In generale, una buona approssimazione è quella metodologica: se ci vuole una rivoluzione per farla, è una cosa brutta.

Ciao

Francesco



utente anonimo
20:50, 14 ottobre, 2009

Francesco: a me pare di aver scritto che tu SEI d'accordo con Karl Loewith, che è un filosofo ebreo tedesco della metà del secolo scorso, di idee se ben ricordo abbastanza conservatrici. La tua critica al concetto di 'fine della storia' è analoga a quella di Popper, quando parla male della "ingegneria sociale utopica". Dall'altra parte altri autori, in genere meno famosi parlano dell'utopia (utopia nel futuro, che Loewith e altri identificano come la forma laica della Città di Dio realizzata sulla terra) come del "motore della storia".
Personalmente credo che ci sia del vero in entrambe le posizioni.

Miguel: appena posso corro a vedere il tuo link, grazie.

Falecius sloggato col computer che funziona male.


utente anonimo
17:18, 13 ottobre, 2009

Per marjam #78

Conosco un ultra amaranto che sarebbe felice di ripetere quell'incontro.

Ciao!

Andrea Di Vita

avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente AndreaDiVIta
17:14, 13 ottobre, 2009

il nostro cavaliere una ne fa e una ne pensa in materia di linguaggio, ora non si è peritato di usare il verbo sputtanare per farsi intendere meglio senza durar fatica!

Sì perchè il "dramma" sta anche in questa diversa modalità di linguaggio, per sputtanare che sò,  mara carfagna uno deve scrivere un post di un certo spessore linguistico e concettuale come ha fatto miguel, per il cavaliere e i suoi sodali , invece, per buttar m. su un'intera e antica civiltà bastano  tre o quattro bischerate ripetute all'infinito e il gioco è fatto, non lo so ma mi viene sempre in mente l'episodio di borghezio che , in treno, per una volta ,invece delle solite ragazze nigeriane da offendere senza colpo ferire incontra i tifosi del livorno ....
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10:05, 13 ottobre, 2009

Per controlL #76

Non solo concordo, ma temo che il vuoto pneumatico dietro alla pretesa dei nostri governanti di far dimenticare la fregola rinvia-processi del silviuccio nazionale li spingerà a una islamofobnia sempre più conclamata. Finchè qualche esagitato non butterà una molotov in qualche stanzetta piena di islamici in preghiera. Allora, di fronte ai morti, una sinistra meno codina dell'attuale avrebbe di che sputtanare davvero chi sputtana l'Italia. Sfortunatamente la via alla civiltà non conosce scorciatoie, al contrario di quella alla viltà.

Ciao!

Andrea Di Vita

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20:29, 12 ottobre, 2009

In sé il divieto di girare a volto coperto può avere un senso. Sono le cervellotiche, a dir poco, motivazioni che lo destituiscono del tutto, e fanno pensare ad altro.

Prendiamo il cavallo di battaglia della sicurezza, per cui è bene che non si giri col burqa o col niqab che nasconde il viso. In generale ha un senso. In particolare però si dimentica che in italia di gente che ha ucciso a volto coperto dal burqa non ne ho mai sentito parlare, ma di gente che ha ucciso a volto coperto dal casco, ce n’è decine. Che la sicurezza, in italia, dipenda dal non girare in burqa è dunque patetica balla, al di là che possa essere ragionevole che in pubblico si debba girare in modo da essere riconoscibili.p



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18:11, 12 ottobre, 2009

Segnalo:

notizie.tiscali.it/feeds/09/10/12/t_01_2009-10-12_112435512.html

"'Il tempo sta per scadere, e' in atto un tentativo di sopraffare secoli di civilta', di instaurare un 'regime' che nega i diritti. Non bisogna permettere che cio' accada''

La Carfagna parla come Nethanyau parla dell'Iran: "il tempo sta per scadere" (in fretta in fretta bisogna passare alle misure drastiche!), "è in atto un tentativo di sopraffare secoli di civiltà" (Ahmadinejad il nuovo Hitler sta per aprire le fauci e inghiottire il mondo intero, come stava per fare Saddam!), e "si cerca di instaurare un 'regime' che nega i diritti" (attenzione al complotto islamico globale e ai Savi Anziani di Islam!).

Saluti

-AF

utente anonimo
15:48, 12 ottobre, 2009

OT

Caro Miguel,

quanto viene la kilo la tua sicurezza sulla superiorità economico-militare dell'Occidente?

Che io inizio a scarseggiare, e questo discorso di Bibi non aiuta ...

Ciao

Francesco

utente anonimo
13:23, 12 ottobre, 2009

beh, caro anonimo, cosa era la fine della preistoria e l'inizio della vera storia di Marx se non un concetto addirittura peggiore?

sarei curioso di sapere se il millennio fascista può essere l'analogo della fine della storia ... in fin dei conti mille anni sono un sacco di tempo

Francesco

 


utente anonimo
13:04, 12 ottobre, 2009

@ Francesco #71

giusto, anche se di fatto di fine della storia si è parlato non per l'instaurazione del regime comunista in russia, ma per la sua fine e per la sua sostituzione con il dominio globale del liberismo

utente anonimo
12:13, 12 ottobre, 2009

Per Falecius

chi è il signore con cui non sono d'accordo?

Io trovo che immaginare una fine della storia come traguardo possibile dell'azione politica induca ad un grave errore di valutazione economica.

Se la mia azione ha come effetto la fine della storia e uno stato di perenne felicità umana, qualunque sia il costo X della mia azione (e.g. un bagno di sangue come la rivoluzione russa ma gli esempi sono innumerevoli), il beneficio sarà maggiore e quindi sarò moralmente giustificato.

Saluti

Francesco

utente anonimo
09:05, 12 ottobre, 2009

Ricordo a tutti la meravigliosa tastiera universale:

http://www.lexilogos.com/clavier/unicode.htm


Miguel Martinez

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19:05, 10 ottobre, 2009

Volentieri, grazie mille.

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17:16, 10 ottobre, 2009

Ora sto lavorando a una personalizzazione che mi consenta di mettere facilmente le dieresi, gli accenti acuti e i circonflessi sulle vocali e di digitare la ñ e la ß.
Una volta che l'ho completata (pigrizia permettendo), se vuoi ti mando il file. 
avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Peucezio
15:15, 10 ottobre, 2009

Peucezio: certamente, si può fare tutto con i layout di tastiera (quando ero più giovane avevo creato anche io un sistema per il russo), ma uno davvero universale non lo conosco e sono troppo pigro per mettermi a personalizzare le impostazioni, anche se so che è possibile. Il guaio è che comunque la tastiera resta sempre quella lì.

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13:12, 10 ottobre, 2009

In realtà basterebbe personalizzare il layout di tastiera, per ottenere qualcosa di molto simile a quello che dice Falecius.
Le tastiere tedesche (non ne ho mai vista una) sicuramente avranno i tasti per fare l'Umlaut e la ß, ma la tastiera fisicamente è identica, con l'unica differenza dei segni stampigiati sui tasti. Poi però il layout tedesco (in Windows, Linux o quello che sia) fa sì che al tale tasto o combinazione corrisponda il tale segno.
Io ho dovuto fare un layout adattato per il russo, perché in quello standard non c'è nessuna corrispondenza fra le lettere cirilliche e le nostre, quindi ne ho scaricato uno adattato e l'ho a mia volta corretto per la tastiera italiana (si basava su quella inglese).
A parte questo, uso spesso dieresi (o Umlaut che dir si voglia) e accenti circonflessi perché mi capita di scrivere in dialetti che hanno suoni intrascrivibili senza l'ausilio di segni diacritici, ma mi sono rassegnato a digitare combinazioni tipo Alt+0235 ecc., più per la pigrizia di dover elaborare un apposito layout di tastiera che altro, fatto sta che, a forza di digitarle, sono diventato piuttosto veloce e mi vengono abbastanza automatiche (anche se rimane pur sempre una seccatura).
Mi perdonino Miguel e gli altri per questa divagazione tecnica così fuori tema. 
avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Peucezio
12:46, 10 ottobre, 2009

Sugli umlaut, lo so, ma penso che in un commento si possa accettare la versione con le E. Vero che esistono i codici, ma mi sono sempre rifiutato di impararli e di usarli perché li considero un modo sommamente molesto di impiegare le potenzialità della macchina: ho smepre pensato che invece di obbligare la gente a premere quindici tasti contemporaneamente per scrivere un umlaut, una tilde o un accento acuto, si potrebbero creare, in modo assai economico, i tasti relativi, ad esempio sul tastierino numerico. Del resto suppongo che per scrivere i toni in vietnamita facciano circa così, o hanno 45 vocali sulla tastiera col loro diacritico?

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09:06, 10 ottobre, 2009

x Falecius

FruehAUFklaerung ... sarebbero più corretti gli umlaut delle "e", ma coi "simboli" non è tanto semplice.

XXX

utente anonimo
22:37, 09 ottobre, 2009

Fukuyama stava antipatico pure a me (nonchè a Derrida), però bisogna dire che si è rimangiato interamente il suo ingenuo vangelo liberale, già da qualche anno. Al contrario di altri loschi figuri..

E.M.

utente anonimo
22:29, 09 ottobre, 2009

Miguel, non ho capito: è un errore d'ortografia in tedesco? :)

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22:09, 09 ottobre, 2009

per Falecius:

"in tedesco si dice Fruehafklaerung"

anche un Falecius può essere fallibile :-) Però devo dire che non succede spesso...

Miguel Martinez

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21:55, 09 ottobre, 2009


"la Fine della Storia come traguardo dell'azione umana è una debolezza, nel caso di Fukuyama un'illusione ottimista. se parliamo invece di DIo, la trovo una liberazione."

Notevole. E' la posizione di Karl Loewith, tranne il fatto che non mi risulta che lui fosse credente.
Fukuyama, per quel che lo conosco, è un idiota.

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21:51, 09 ottobre, 2009

x ADV 28

tra i fatti e gli slogan, ho imparato a considerare i fatti, sarà che ho iniziato a tifare Milan da bambino con presidente tale Farina, fortissimo con gli slogan quanto debole a fatti

la Fine della Storia come traguardo dell'azione umana è una debolezza, nel caso di Fukuyama un'illusione ottimista. se parliamo invece di DIo, la trovo una liberazione.

persino, PERSINO i sessantottini avevao capito quanto orami il comunismo vero (quello esistente) non fosse più per nulla una "speranza per gli oppressi".

e questo senza voler entrare nella disputa storica sugli effetti del comunismo sugli altri (io, per esempio, sono dell'opinione che è impossibile pensare Mussolini e Hitler senza Lenin).

Francesco

utente anonimo
21:47, 09 ottobre, 2009


"ma l'eden perduto come immaginario fu tirato in ballo davvero pochissimo, e di solito da romantici avventurieri "

Non so cosa intenda tu come "romantico avventuriero" ma direi che figure peraltro diversissime come Burton, Lawrence d'Arabia, Robertson-Smith ed il nostro Robecchi Bricchetti siano rappresentativi. Consiglio quell'eccellente e acuta satira che di personaggi simili ma di più basso livello fa Samuel Butler in "Erewhon" con l'idea fissa del protagonista di aver ritrovato le Tribù Perdute d'Israele.
E' vero che ai governi delle questioni "ideali" riguardanti il remoto passato fregava abbastanza poco, ma va anche detto che alle azioni e agli scritti di questi romantici avventurieri spetta un ruolo tutt'altro che secondario nel promuovere il sostegno e l'interesse dell'opinione pubblica per l'espansione coloniale, e per le operazioni ottocentesche di costruzione nazionale in genere. Io direi a livello di coscienza diffusa questa narrativa fosse assai importante.
Immagino che lo storicismo di matrice hegeliana possa essere considerato l'origine di questo atteggiamento. Di cui peraltro non faccio colpa ad Hegel (che non amo affatto) ma ai suoi mediocri epigoni.

Comunque, la "teologia del progresso" direi, nasce prima dell'imperialismo ottocentesco e in origine non ha connessioni con esso. Per quanto ne so, è un prodotto del proto-illuminismo (non so come altro chiamare quel movimento razionalista, precedente l'illuminismo in senso stretto, di cui furono esponenti tra gli altri Richard Simon, Leibniz, Pierre Bayle, John Locke e Shaftesbury; in tedesco si dice Fruehafklaerung) e in particolare della querelle des anciennes e des modernes e delle opere di Fontenelle sull'argomento (ma ci metterei di mezzo anche la scienza baconiana). Per arrivare ad una filosofia della storia interamente legata al concetto di progresso però bisogna andare un po' oltre; gli studi che conosco sull'argomento ne danno il merito a Voltaire o a Condorcet, ma personalmente credo che il segnale più netto dell'avvenuta costituzione di una dottrina del progresso sia un opera di Sebastien Mercier uscita nel 1774, intitolata L'an 2440 (L'anno 2440).


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20:54, 09 ottobre, 2009

Perché il titolo del post è stato modificato  ?

Cosa t' ha fatto cambiare idea circa "nel nome del ventunesimo" ?

XXX


utente anonimo
19:59, 09 ottobre, 2009

Per Maria n. 54

Una volta ho visto un interessante film di propaganda del Fronte del Lavoro nazista: i lavoratori schierati, in ordine militare, mentre un ufficiale chiedeva,

"tu da dove vieni?"

 e quello

"Dalla Sassonia!"  e così via, regione dopo regione... poi il grido, "no, siamo tutti tedeschi!", cioè membri di una nazione inventata (almeno politicamente) appena sessant'anni prima, cui tutti si dovevano adeguare, ovviamente a discapito delle loro reali radici.

Miguel Martinez



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19:55, 09 ottobre, 2009

Per PinoMamet n. 53

Beh, le due cose a volte vanno insieme.

In Messico è stato sicuramente così: l'esaltazione del passato morto degli aztechi ha sempre accompagnato la più distruttiva esaltazione del "progresso" - associato al mito della raza, intesa come i mestizos - portatrice di modernità individualista e iniziativa privata contro il mondo "arcaico" degli indios.

Però gli innovatori hanno sempre esaltato gli aztechi, non come un passato a cui ritornare, ma come segno delle "cose grandi che possiamo fare, se solo ci modernizziamo".

E giù scuole, insetticidi, privatizzazioni, lezioni di spagnolo, svendite, rapine di terre e massacri...

Miguel Martinez

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19:49, 09 ottobre, 2009

I nazisti potevano pure richiamarsi al folklore germanico, con tutto l'ambaradan di tutti i folklori del mondo su un passato mitico idealizzato, tuttavia la loro conquista dello spazio vitale non mirava certo a tornare al Medioevo. pino


maria
Infatti. George L. Mosse ha dedicato uno studio  alla liturgia nazista fatta di feste, di rituali, di manifestazioni , di grandiosi monumenti che si ricollegavano  sì alle e vicende tedesche più lontane, ma non  come fatto nostalgico di un passato mitico quanto come richiamo e strumento  in grado di assicurare veramente continuità al presente , al sistema politico nazional socialista e ai suoi scopi.
Quindi non solo propaganda ma vera e propria strategia per consolidare una nuova Germania, anche dopo che "l'attrazione magica" che lui pensava di esercitare verso il popolo fosse cessata con la  morte.
Il libro  è La nazionalizzazione delle masse, Simbolismo politico e moviemnti di massa in Germania (1812-1933)
avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente marijam
18:36, 09 ottobre, 2009

  "e il richiamo alla "purezza" originaria della razza - in tutte le sue forme - è spesso un richiamo ad un eden perduto, che di progressista non ha proprio nulla, anzi.
r."

Non so se sono d'accordo.
La colonizzazione del Nord America aveva sì un richiamo all'idea di "eden perduto", ma questo eden era da costruire con l'addomesticamento violento della natura, di cui i nativi, o i "meno bianchi", erano incapaci
(nella propaganda dei bianchi, ovviamente).
Nella spartizione coloniale dell'Africa la propaganda razziale ebbe una parte anche più pesante, ma l'eden perduto come immaginario fu tirato in ballo davvero pochissimo, e di solito da romantici avventurieri e non dai pragmatici governi che ne permettevano l'esistenza; al limite si calava la mano sulla natura selvaggia che il vigoroso uomo bianco riusciva comunque a domare.
I nazisti potevano pure richiamarsi al folklore germanico, con tutto l'ambaradan di tutti i folklori del mondo su un passato mitico idealizzato, tuttavia la loro conquista dello spazio vitale non mirava certo a tornare al Medioevo.
L'ammirazione del fascismo per il progresso tecnico e il futuro credo sia fuori discussione; per questo, se si richiamavano alla Roma antica, lo facevano per proiettarne l'immagine di forza e efficienza nelle trasvolate atlantiche e nei record di velocità (per questo Fascisti su Marte, almeno come gag telesiva, funzionava benissimo, mentre una gag su ipotetici "hamish fascisti" non avrebbe avuto senso), di "eden perduto" direi che ne avevano davvero pochissimo, zero poi nelle loro avventure coloniali.

No, davvero, tutto sommato credo che nelle nefandezze imperialiste e colonialiste varie abbia influito assai di più la fede per il progresso.

Di cui si possono valutare serenamente le origini e la portata (anche non in ambito occidentale) senza che per questo smetta di essere stata usata, questa fede, come articolo di propaganda.
Mi sfugge tra l'altro cosa vi sia di sconvolgente nel dirlo.
Ciao!

avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente PinoMamet
17:41, 09 ottobre, 2009

Ah, quindi ho capito male: la "fede per il progresso" ora non è più un articolo della  "propaganda imperialista" usato da ebrei e cristiani per fini strumentali, e possiamo serenamente valutarne le origini, la portata culturale e gli sviluppi invece che presentarlo come un articolo bellico di oppressione dei popoli.
Mi conforta, anche perchè ora che ci penso le peggiori nefandezze "imperialiste" sono state fatte in nome della superiorità razziale, e il richiamo alla "purezza" originaria della razza - in tutte le sue forme - è spesso un richiamo ad un eden perduto, che di progressista non ha proprio nulla, anzi.
r.

utente anonimo
16:13, 09 ottobre, 2009

Per rosalux n. 49

"con il tuo personale sistema di pensiero ideologico, che vuole attribuire all' "idea" di progresso un piano per il dominio del mondo da parte dei giudeo-cristiani"


E quando mai avrei sostenuto qualcosa di lontanamente simile?????????

Ho detto che il capitalismo (sistema economico, non religione giudaica o cristiana) produce una propria giustificazione ideologica.

Cosa c'entra un "piano per il dominio del mondo", se non nella misura in cui ogni azienda mira all'espansione infinita?

Boh...

Miguel Martinez
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14:06, 09 ottobre, 2009

ma è succeso qualcosa a papino il breve?p

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13:05, 09 ottobre, 2009

x martinez: "è come dici tu" era riferito alla ovvia considerazione che un ebreo/cattolico/musulmano del ventunesimo secolo che abiti in un paese occidentale "integra" nella sua cultura anche l'illuminismo e la rivoluzione francese, e l'idea "moderna" di progresso. Cosa che non ha niente a che vedere con il tuo personale sistema di pensiero ideologico, che vuole attribuire all' "idea" di progresso un piano per il dominio del mondo da parte dei giudeo-cristiani (ideologia già praticata in forme cruente, come ben sai). Mi sembrano due questioni molto diverse, e sarebbe gentile da parte tua evitare di essere manipolatorio, grazie. r.
utente anonimo
12:53, 09 ottobre, 2009

Consiglierei la lettura di "Storia dell'utopia", di Jean Servier, edizioni Mediterranee. La distinzione tra utopia (pacifica idealizzazione prodotta da menti filosofiche) e millenarismo (secolarizzazione violenta della Gerusalemme celeste) è fondamentale. Nella storia del cristianesimo il millenarismo è un'eresia, non una tendenza ortodossa, come si può evincere facilmente dalla teologia cristiana della storia (da Agostino a G.B. Vico)
utente anonimo
12:47, 09 ottobre, 2009

"chissà da dove viene la surreale "far vedere i sorci verdi". "

Dall'Aeronautica Militare Italiana fra le due guerre mondiali.
http://it.wikipedia.org/wiki/Sorci_Verdi

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12:34, 09 ottobre, 2009

 "chissà da dove viene la surreale "far vedere i sorci verdi". "

Azzardo:
dai nomi pittoreschi delle trincee della Prima Guerra Mondiale e da qualche fatto a loro connesso.
I "gatti rossi", i "gatti verdi" (credo) sono attestati, in Lussu ad esempio se non ricordo male.
Una squadriglia "dei sorci verdi" era poi nell'Aeronautica di epoca fascista (siluranti? non ricordo), e si sa il riuso che i fascisti fecero del folklore combattentistico della Prima Guerra.
Ciao!

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11:58, 09 ottobre, 2009

esempio d'inciltà del nono secolo. Dai capitolari di carlo magno:
se qualcuno ingannato dal diavolo crederà, secondo l'uso pagano, che un uomo o una donna sia una strega e mangia gli uomini, e per questo la brucerà, darà la sua carne da mangiare o la mangerà, sia punito a morte.
Poi tempi più civili, procedente progresso, per legge le streghe le bruciarono .p

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11:09, 09 ottobre, 2009

ce l'avrà con carlo magno e il sacro romano impero. È un po' indietro cogli aggiornamenti storiografici, che oggi parlano di rinascimento carolingio.p

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10:58, 09 ottobre, 2009

chissà da dove viene la surreale "far vedere i sorci verdi".

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10:20, 09 ottobre, 2009

 Correggo, scusa, scrivo in fretta:
"si dà il caso che io sia..."


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10:19, 09 ottobre, 2009

 vabbè, ma se dici che l'espressione risale ai Romani vuol dire che i Romani la usavano, no?
E se diciamo che i Romani antichi la usavano, visto che i Romani antichi sono morti, vuol dire che l'abbiamo letta in qualche scrittore Romano antico; o in qualche scrittore coevo anche di altra lingua che la attribuisce a loro.

Si dà il caso che sono laureato in lettere classiche, e non mi sono mai imbattuto in questa espressione né in latino né in greco;
escluderei ragionevolmente che si possa trovarla nella letteratura siriaca, armena o copta, per non parlare di quella persiana: avevano altri interessi e problematiche che il colore dei celti, di solito.

Invece gli scrittori latini e greci che parlano diffusamente dei celti, descrivendone senza falsi pudori vizi e virtù, non la usano mai, almeno quelli che ho letto io.

Il che mi fa pensare che tutta la faccenda della "paura blu" attribuita al colore della pittura dei celti sia un falso, e non escluderei che la cosa sia attribuibile a un certo nazionalismo francese di stampo ottocentesco, visto che il "blu" in inglese è associato, che io sappia, a emozioni diverse (la tristezza più che la paura).
Ciao.

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09:56, 09 ottobre, 2009

..in latino non so, in italiano nemmeno, ma in francese si dice "j'ai une peur bleu" ....ma poco importa come dice Picasso: " quando non ho del blu, metto del rosso". ciao, jam
utente anonimo
09:35, 09 ottobre, 2009

  "ecco perché si dice "ho una paura blu", perché i romani perdevano le battaglie nelle foreste contro i celti che avevano l'abitudine di combattere con la faccia colorata di pigmenti blu. ciao, jam"

Ah, davvero? Mi citeresti un passo di un autore latino dove compaia questa espressione?

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22:35, 08 ottobre, 2009

@ Andrea ...gli arabi e gli ottomani, non vedevano i nomadi come opposti alla città, bensi come indispensabili allo splendore della città stessa, perché oltre a produrre i meravigliosi tappeti, il loro modo di vivere a contatto con gli elementi esorcizzava le forze avverse e contribuiva a mantenere l'equilibrio cosmico necessario al prosperare dell'impero. Gli abitanti delle città offrivano regolamente, durante festività comuni, aiuti ai nomadi e viceversa. la transiberiana non puo rendere impossibili le avveture di jengis khan, un cavallo in carne ed ossa puo 'benissimo galoppare accanto ad uno di ferro é la mentalità aggressiva e devastratrice devastrice che impedisce il nomadismo....comunque non é un caso che la transiberiana non sia mai entrata in afghanistan! ecco perché si dice "ho una paura blu", perché i romani perdevano le battaglie nelle foreste contro i celti che avevano l'abitudine di combattere con la faccia colorata di pigmenti blu. ciao, jam
utente anonimo
22:07, 08 ottobre, 2009

c'ho il pucchio in disordine. sarò fulmineo. però sì, c'era capitalismo, ma non erano societò capitaliste.p

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