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#6  
14:03, 15 settembre, 2009

PD DE SANTIS&D'ALEMA SPA - dobbiamo stare vicini vicini.

L'incontro tra la barca dell'ex ministro e quella di un suo amico su cui c'era l'affarista
L'ex premier: Io chiarisco tutto, non ho nulla da nascondere. Berlusconi non lo fa da tre mesi
D'Alema-Tarantini, incontro in barca
"Fu casuale, non sapevo chi fosse"
di CARLO BONINI


Massimo D'Alema
BARI - Massimo D'Alema conosce o ha frequentato Gianpaolo Tarantini? Il legame tra il lenone di Palazzo Grazioli e il Presidente (30 ragazze per 18 incontri, almeno 150 conversazioni telefoniche nell'arco di sei mesi per concordare e commentare la qualità dei carichi di "merce" a pagamento da smistare nelle sue residenze) ha un suo "reciproco" nel rapporto con uno dei leader del Pd? Alimentato dalle allusioni di Tarantini ("D'Alema? Farebbe bene a ricordarsi di me") e dalla nettezza delle smentite dell'interessato ("Mai avuto rapporti con Tarantini. Se lui sostiene il contrario, dica dove, come e quando"), il soffio venefico insufflato in questi giorni dai giornali di famiglia e amici (Il Giornale e Libero) si fa tempesta.

Perché all'incrocio sin qui accertato tra i due (il 28 marzo 2008, D'Alema e Tarantini siedono allo stesso tavolo di una cena pre-elettorale offerta dallo stesso Tarantini), se ne aggiunge ora un secondo. Un week-end di barche tra le isole di Ventotene e Ponza.
D'Alema decide così di rispondere alle domande di Libero con un'intervista che sarà pubblicata oggi per smentire una "conoscenza" e confermare "tutt'al più un incrocio, del tutto casuale". "Per dimostrare - dice - di non aver nulla da nascondere e, soprattutto, di essere pronto a fare con un quotidiano che mi ha attaccato quello che Berlusconi da tre mesi non ha ancora fatto con Repubblica, creando grande fibrillazione nel Paese".

Ma veniamo alla "storia di barche". Almeno per come la ricostruiscono a Repubblica - al di là delle parole e dei ricordi di D'Alema - tre dei presenti. E' un week-end di luglio di due o, forse, tre anni fa (i ricordi non coincidono). Massimo D'Alema è ministro degli Esteri e vicepremier. Francesco Maldarizzi, imprenditore barese e amico decennale di D'Alema, è a Gaeta su uno yacht a nolo. Ospita tre amici con le mogli. Tutti pugliesi: Roberto De Santis, Giuseppe Fortunato, Gianpaolo Tarantini.

Tarantini - dicono - è ancora nella sua fase "latente" di lobbysta. In quella estate chiede consigli sui prezzi di barche che non può permettersi. I primi due, al contrario, come Maldarizzi, hanno un antico rapporto di collaborazione e amicizia con D'Alema. Fortunato è allora capo di gabinetto alla Farnesina e diventerà dirigente di Finmeccanica a Mosca. De Santis è l'uomo che il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso indicherà come l'uomo che, durante il governo Prodi, si spese come collaboratore di D'Alema durante l'incontro con Enrico Intini, imprenditore legato a Tarantini in cerca di commesse con la Protezione Civile.

La comitiva alla fonda a Gaeta decide di dirigere verso Ventotene dove Fortunato ha saputo che incrocerà l'Ikarus di D'Alema. Le barche si riuniscono al largo, D'Alema sale sullo yacht di Maldarizzi accompagnato dagli uomini della scorta. Qualcuno necessariamente deve presentargli Tarantini, ma quel nome e quella faccia evidentemente non si fissano nella sua memoria. Né quel giorno, né il giorno successivo, quando le due barche dirigono insieme verso Ponza.

L'Ikarus ormeggia alla Capitaneria di Porto per ragioni di sicurezza. Lo yacht a nolo di Maldarizzi al molo commerciale. In porto è anche la barca di Paolo Poletti, allora sottocapo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza e oggi vicedirettore dell'Aisi, il nostro controspionaggio. La sera, al ristorante "Il Tramonto", D'Alema è a un tavolo di oltre venti persone, dove siedono Maldarizzi, Fortunato, De Santis, Tarantini, Poletti con moglie e amici, il sindaco di Ponza e altri commensali (in un tavolo vicino c'è anche Gianni Alemanno).

Nessuno dei testimoni interpellati da Repubblica ricorda Tarantini a colloquio con D'Alema. Né quella sera, né il giorno successivo, quando il ministro, che ha urgenza di rientrare a Roma, lascia Ikarus a Ventotene e di lì è ospite per 45 minuti di traversata verso Gaeta sullo yacht di Maldarizzi. Tarantini è su quella stessa barca. D'Alema, accompagnato dalla scorta, non dà particolari confidenze. Per "Gianpi" è un week-end "indimenticabile". Per D'Alema, la conferma di aver detto il vero nel sostenere che non si conosce chi si è "semplicemente incrociato e subito dimenticato".

(13 settembre 2009)

utente anonimo
#5  
22:18, 14 settembre, 2009

L'IMMORALE D'ALEMA, L'AMICO DI DESANTIS, TIRA DRITTO PER LA SUA STRADA, GLI AFFARI SONO AFFARI, LA POLITICO UN OPTIONAL, VENDOLA UN ROMPICOGLIONI NOIOSO.

2009-09-14 14:24
Regionali: Vendola avverte il Pd, le primarie sono io
Il governatore pugliese dopo frasi di D'Alema su ricandidatura
(ANSA) - ROMA, 14 SET - Primarie di coalizione per decidere il candidato alla presidenza della Regione Puglia? 'Le primarie sono io. C'est moi', dice Nichi Vendola. Il governatore pugliese, nel corso di una conferenza stampa per la presentazione della festa nazionale di Sinistra e Liberta', risponde cosi' a chi nel Partito Democratico, come Massimo D'Alema, ritiene non scontata una sua ricandidatura alle regionali del 2010.

utente anonimo
#4  
16:51, 14 settembre, 2009

PD SPA (D'Alema&DE Santis Company)

Dai mattoni al Bingo fino a Unipol: ecco tutte le scatole cinesi dei Ds
Attraverso le quote delle federazioni di tutta Italia il partito detiene società immobiliari ed è proprietario di sale per il gioco d’azzardo
Milano - Tout se tient, dicono i francesi. Tutto si tiene e infatti non c’è solo il rosso intreccio politico-economico fra Ds e Unipol. La Quercia ha messo ben altre radici, dalle cooperative direttamente nelle imprese. E fa affari, parecchi affari e molto remunerativi. È una galassia, quella delle aziende di partito, (Ma nel bilancio non c'è traccia degli affari. Leggi) con ramificazioni e interessi in due settori chiave: quello immobiliare e quello del gioco d’azzardo legalizzato, il Bingo. Là dove una volta di più spuntano i legami con i protagonisti della vicenda Unipol. Tutto legale, tutto in barba alla attualissima quanto fin troppo scomoda «questione morale», tutto certificato da visure camerali facilmente consultabili sul sito della onlus Casa della legalità, osservatorio sulla criminalità e le mafie.
Fulcro del gioco a incastri della miriade di scatole cinesi sono due società, Alfa e Beta, anzi Beta e Alfa in ordine cronologico. Beta Immobiliare nasce il 19 febbraio 1996 con una corsa: 51 società nello stesso giorno cedono le proprie quote alla nuova società, che nasce con capitale sociale di 2.520.094,72 euro. Direttamente partecipata dalle federazioni Pds prima e Ds poi, controlla o ha partecipazioni in altre società, finanziarie e immobiliari. Beta, tuttora in stato di scioglimento e liquidazione, a partire dal 2002 passa il patrimonio ad Alfa Finanziaria, che è anch’essa in stato di scioglimento e liquidazione dal 2003, ma risulta operante. Sono 66 i soci di Alfa, tutti da guardare. C’è un signore, E.G., che ha versato ben 2 euro, altri due - P.V. e A.B. - che si sono spinti fino a 3; M.R. ne ha versati 6. Con pochi spiccioli partecipano anche alcune società immobiliari: l’Altra Italia Immobiliare con 16 euro, la Reggiana Immobiliare con 11, la Nuova Rinascita con 24. E poi loro, 51 fra sezioni e federazioni Pds-Ds di tutta Italia. Chissà se i compagni iscritti sono stati informati di esser detentori, tramite la loro tessera, di importanti quote di società immobiliari e persino del tombolone elettronico che promise successo e portò solo fallimenti? Spicca la quota del Pds - Partito democratico di sinistra, che detiene un solo euro; di fatto però, le federazioni Ds sono protagoniste. Le meglio piazzate sono quelle emiliane: Bologna con 9.170 euro, Reggio Emilia con 5.469, Modena con 4.798, Parma con 2.622. Se anche Genova (2.866) e Milano (2.290) si difendono, nel resto d’Italia trattasi di cifre sempre inferiori, che hanno però grande valore se sommate. Tutti partecipano alla «colletta»: così, per dire, Napoli è a quota 952 euro, Cesena a 516, Crema a 95, la piccola sezione di Cervi ne ha sborsati 66, il Molise 102 e via così, da Nord a Sud, per un totale di 57.182 mila euro su un capitale sociale di 60.031 euro.
Mattoni rossi. C’è di tutto. La «società culturale ricreativa Nuova Rinascita», per dire: nulla a che vedere con l’organizzazione di eventi legati alla rivista fondata da Palmiro Togliatti, trattasi invece di società immobiliare nata per «la costruzione, l’acquisto, la vendita e la gestione di beni immobili», con possibilità di «dare e ricevere fidejussioni» e di «compiere qualunque operazione di natura commerciale, industriale, di credito, mobiliare ed immobiliare, locativa, ipotecaria». C’è poi, e come poteva mancare, Antonio Gramsci: peccato che il fondatore del Partito comunista italiano presti solo il nome a un’altra immobiliare, che si chiama così perché ha sede a Pistoia in corso Gramsci.
Non manca il giallo, nelle società rosse. La Nuova Puglia spa, per dire, nata nel 1980 a Bari e confluita nel 1999 nell’Avvenire srl, società per la «raccolta, produzione e divulgazione di informazioni con iniziative radio televisive teatrali e cinematografiche»: il presidente era tal D’Alena Massimo, nato a Roma il 20.04.1940, proprio come il più noto D’Alema Massimo. Refuso? E poi la Ncs Net Consulting service, che ha sede a Roma in via Pontefici 3 ma ha aperto l’ufficio amministrativo a Mosca, 129223 Prospect Mira vvc, e che è controllata da una società, la Afcom Due con socio unico il nazionale dei Ds, che però è stata cancellata. Gli atti raccontano di operazioni commerciali pure, la società immobiliare Pesaro-Urbino, Sipu, unico proprietario il Pds federazione D, che affitta a un’altra società la sala del Cinema Odeon di Pesaro a 50 milioni di lire l’anno per nove anni, l’Immobiliare Porta Castello di Bologna, dei ds di Bologna, che dà in gestione una sala da ballo con bar annesso a una cooperativa per un anno a 260 milioni di lire. Persino un circolo Arci diventa occasione di guadagno: protagonista la società Immobiliare Romagnola, sempre Ds, che prima compra il Circolo Arci Carlo Marx di Forlì, via Matteotti 23, a 10mila euro, poi lo affitta a un’altra società per sei anni, dal 22 marzo 2007 al 21 marzo 2013, a 2mila euro al mese, fanno 144mila euro.
Bingo, spunta Consorte. Dice l’oggetto sociale che Alfa svolge, fra l’altro, «attività di assunzione e di gestione di partecipazioni ed interessenze in società ed imprese italiane o estere». Ma i dettagli più interessanti sono alla voce «Partecipazioni in altre società»: 750mila euro nella Ludotech srl, che si occupa di «organizzazione, acquisizione e gestione di locali per il tempo libero, i giochi, concorsi a premi, lotterie, pronostici» ma anche di «noleggio e consegna in uso a terzi di apparecchiature elettroniche da intrattenimento», che a sua volta è fra i soci dei Bingo One di Bologna e di Reggio Emilia. E 98.800 euro nella Pielleffe, che fa pubblicità, organizza fiere e meeting, fra i soci conta diverse federazioni dell’allora Pds, e a sua volta detiene una quota consistente di Ludotech, e quindi dei Bingo. Ed è proprio da qui che si arriva a Unipol e a Giovanni Consorte. Capita infatti di imbattersi nell’uomo che ha portato il Bingo in Italia, quel Vittorio Casale che fu consigliere fidato di Consorte, e che con l’allora presidente di Unipol compare nelle intercettazioni sullo scandalo Antonveneta ed è indagato nell’ambito della scalata a Bnl. Ebbene, Casale è proprietario della società Operae spa. La Operae spa controlla interamente un’altra società, l’immobiliare Arcobaleno. E nella visura camerale della Arcobaleno compare una «dichiarazione di inizio controllo» da parte della Porta Castello spa, società immobiliare di proprietà dei Ds di Bologna, che detengono azioni per 247.164 euro, su un totale di 267mila. Anche qui, non manca il giallo. Dalla visura camerale di Arcobaleno infatti risulta una scissione in Operae trading. Ma della Operae trading non v’è traccia da nessuna parte.
Era stato Massimo D’Alema, quando era al governo, a dare le 420 concessioni di Stato per le sale Bingo. Ad accaparrarsele era stata la società Formula Bingo. La Formula Bingo apparteneva al 50 per cento alla London Court di Roberto De Santis. Roberto De Santis è un vecchio amico di D’Alema, compagno di uscite in barca a vela, fu lui a vendergli la prima Icarus. Oggi De Santis ha guadagnato un posto nel cda di Festival Crociere. Nell’affare del Bingo, la London Court vede la sua attività intrecciarsi con quella della società Sogei, azionista di Lottomatica, di cui è amministratore Gilberto Ricci, altro amico di D’Alema. Ebbene. Fu l’allora ministro Visco a nominare Ricci alla Sogei. Oggi, Ricci è nella Webred, società di informatizzazione che lavora per la Regione Umbria e per diversi Comuni umbri. Ed è socio della Editori Riuniti, la casa editrice storica dei Ds.




utente anonimo
#3  
18:07, 13 settembre, 2009


Vade retro Satana


Sandro Frisullo, l'ex vice presidente della regione Puglia finito nell'inchiesta su Giampaolo Tarantini, "ha rimesso il mandato e credo anche che compiera' il gesto di dissociare la sua strada da quella del Pd". Lo ha detto Gianni Pittella, europarlamentare del Pd e coordinatore organizzativo della mozione Bersani, parlando dell'inchiesta di Bari.

"Chiamare in causa D'Alema per una cena elettorale e' di una gravita' sconcertante -ha spiegato Pittella-. Che D'Alema possa essere messo sul banco degli imputati e' un arrampicarsi sugli specchi per tirare dentro una personalita' pulita e rispettata in un cesto d'immondizia che riguarda se mai il Pd, non D'Alema".

Pittella critica anche alcune prese di posizione arrivate dall'interno del partito: "Verini e' stato scorretto nel descrivere tutti i dirigenti del Pd meridionali come se fossero tutti da riformare. E' stato un modo scorretto e strumentale per introdurre nel dibattito congressuale un tema serio come quello dell'etica dei comportamenti, una cosa che nulla ha a che vedere con D'Alema e con l'insieme dei dirigenti meridionali del Pd".


utente anonimo
#2  
17:20, 12 settembre, 2009

Dall'avanspettacolo ai metodi

mafiosi il passo è brevissimo.

I partiti, oramai, agiscono come i

clan dove il boss le cose, prima le

manda a dire con le buone con il

suo sicario Puglio/Melpigno, poi,

dopo aver fatto quattro conti (3 a

1 per il PDL - si è ancora sotto di 2 -

bisogna recuperare lo svantaggio)

le "espone" (si fa per dire) in prima

persona.

CHI SBAGLIA VIENE FATTO
FUORI!

MIIIIIINCHIA!!!!!!

O meglio, viene fatto fuori solo il

pirla chi si fa beccare con i

pantaloni abbassati, gli altri

possono continuare a fare e farsi

fare che cazzo gli pare, purché non

vengano beccati con la cerniera

aperta. Vedi caro Mauro, il problema

è proprio questo: essere o non

essere così pisciolla da farsi

pizzicare (a che cavolo stai

pensando ...... a Berlusconi? -vedi

che ti prendi la berlusconite che è

peggio del virus N1H1).

Dai, su, segui un pò il po

il "ragionamento" (non ti toccare

le p.... che non sono BLLL..).

Torno al problema, l'importante,

per i clan, è che gli adepti non

vengano "pizzicati" (la taranta torna

sempre) e soprattutto, se pizzicati,

fondamentale è tenere la bocca

chiusa. Poi, quando il clamore

passa e i più dimenticano, la legge

dei grandi numeri è micidiale, il

boss, che ha un grande cuore e

un'"associazione" da mantenere, è

sempre buono con i suoi picciotti

fedelissimi.

p.s. visto che l'altra volta, quando hai pubblicato l'avvelenata, nessuno ti ha cacciato, se vuoi pubblica quanto ho appena scritto, magari, questa volta sarai più s/"fortunato").

stambali


L’inchiesta sul sexi-gate barese sta provocando rivolgimenti politici a catena in Puglia e fuori in tutti gli schieramenti politici anche se ora i primi effetti visibili si vedono solo nel centrosinistra. E così dopo il rimpasto di giunta attuato dal presidente della Regione, Nichi Vendola, per la questione morale, l’ex-vicepresidente e assessore allo
Sviluppo Economico Sandro Frisullo, non confermato per i suoi rapporti con Giampaolo Tarantini che gli forniva ragazze in cambio di presunti favori in materia di appalti sanitari, dopo avere annunciato
che non si ricandiderà alle regionali del 2010, presto potrebbe lasciare anche il Partito Democratico. Ieri pomeriggio ne aveva dato notizia
l’eurodeputato del pd, Gianni Pittella, dalemiano come Frisullo. “Sandro - aveva dichiarto -
ha rimesso il mandato e credo anche che compierà il gesto di dissociare la sua strada da quella del
Pd”. Ieri sera, però, è stato lo stesso lider Massimo D’Alema alla festa del Pdl a Gubbio “Atreju”
a confermarlo parlando dell’inchiesta barese in cui è coinvolto lo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. “Alcuni miei amici - ha detto - hanno fatto il grandissimo errore di essere amici di amici di Berlusconi. Si tratta di amicizie peericolose. Ma non è accettabile che si facciano le cose che fa Berlusconi, per l’etica pubblica e per la responsabilità delle istituzioni. Per questo noi abbiamo chiesto l’espulsione di Frisullo. Certo - ha
concluso - c’è un indagato del Pd e tre del Pdl e comunque le responsabuilità penali le diranno i
giudici alla fine”.
utente anonimo
#1  
12:51, 12 settembre, 2009

...E tutto torna.
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