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Commenti
#5  
16:40, 01 luglio, 2009

Sono scenari possibili certo, ma al momento la galassia dell'opposizione a Ahmadinejad sembra davvero lontana dal trovare unanimità di intenti e di vedute...e non mi sentirei di dirla 'democratica' in senso proprio...l' 'occidentalizzazione' dei ceti più colti e cosmopoliti non può ridursi certo ad una patina di modernismo che non altererebbe, ma a mio avviso acuirebbe, le contraddizioni del sistema. L'unico esempio (anch'esso in ambito 'persiano' ottomano e non arabo ed anch'esso in gran parte sciita) che si rintraccia nella storia recente è quello turco...e non è un esempio rassicurante...
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#4  
15:13, 01 luglio, 2009

Al pari del prof. Pera, penso anch'io che la democrazia sia un "prodotto" caratteristico dell'occidente cristiano e ciò la rende un bene non tanto facilmente esportabile in paesi di diversa tradizione culturale e religiosa.
Tuttavia, le società non sono mondi chiusi ed impenetrabili in senso assoluto ed è possibile che, alla lunga, anche nel mondo mussulmano qualcosa cambi. E forse nella porzione non-araba (ma persiana o "scita") di questo mondo ciò potrebbe essere maggiormente possibile.
Così è forse pensabile che la manifestazione di una frattura in seno alla società iraniana, con la mancanza (che ora si è resa più evidente) di unanimità attorno ai governanti, spinga questi ultimi a cambiar qualcosa nel tentativo di riguadagnare consenso, il che potrebbe aprire varchi, oltre le loro stesse intenzioni, ad una evoluzione del sistema.
E' interessante, ad esempio, il fatto che vi siano contrasti significativi anche tra gli esponenti di spicco del clero scita... e la variante persiana dell'Islam, con i suoi connotati mistici, con le sue figure di "santi popolari" e "guide profetiche" (non ammissibili nel resto del mondo mussulmano) è forse maggiormente suscettibile di evoluzioni, riletture, rotture, adattamenti.
Se poi l'opposizione conquistasse il potere dovrebbe stare attenta a non deludere i ceti urbani e maggiormente occidentalizzati che reclamano più contatti col resto del mondo, contatti che veicolano anche contaminazioni culturali di cui l'oriente ha un certo bisogno... ma soprattutto se nessuna delle due parti fosse tanto forte da esser certa di poter schiacciare l'altra, si aprirebbe la strada ad un potere esercitato in modo meno dispotico e maggiormente attento (sia pure per ragioni di prudenza o di furbizia) alle mediazioni ed al peso delle minoranze (anche quelle etnico-religiose) che potrebbero spostare, in una fase di stallo, l'equilibrio complessivo in un senso o nell'altro.

Stefano

utente anonimo
#3  
12:55, 01 luglio, 2009

Le rivoluzioni sono sempre foriere di contraddizioni e svolte incalcolate per i loro stessi promotori: la rivoluzione anti-sovietica (ma non mi è ben chiaro a quale si riferisca: all'Ungheria? Alla primavera di Praga?) non ha affatto rovesciato un sistema politico: il comunismo sovietico è caduto per una contraddizione interna, si è semplicemente accartocciato su sè stesso. In ritardo, purtroppo per molti ragazzi dell'Est. Le rivoluzioni americana ed indiana sono state lotte d'indipendenza, con ampia partecipazione di popolo lo ammetto, ma non rivoluzioni in senso proprio. E non sono state esenti anch'esse da svolte problematiche: il fondamentalismo religioso ed etnico che ha scisso l'antico territorio indiano, non era certo una svolta prevista e desiderata dallo stesso Gandhi. E la piazza non è il luogo deputato alla protesta politica, se non in una tradizione politica ben precisa. Che la manifestazione di piazza sia poi stata acquisita da altra parte politica, è un fatto che si ricollega più alle logiche della contrapposizione, che a vera ispirazione. Da individualista convinto, ho sempre diffidato della piazza e della folla...gli studi di psicologia avviati negli anni cinquanta su questi temi, confermano quanto da me paventato. La violenza e l'abuso rimangono tali, sta agli organismi internazionali appurarne l'entità (visto che l'Iran è stato uno dei primi aderenti all'ONU). Ma la vera domanda è: se i promotori della protesta iraniana conquistassero il potere, siamo proprio sicuri che lo gestirebbero in maniera differente da quanto fatto in questi anni da Ahmadinejad? Personalmente ne dubito.
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#2  
09:49, 01 luglio, 2009

Hai prove che le manifestazioni siano state pacifiche dall'inizio?

utente anonimo
#1  
22:52, 30 giugno, 2009

Se è vero che raramente una rivoluzione ha portato alla democrazia (tranne quella americana, quella anti-sovietica in Europa dell'est e quella indiana), è anche vero che in Iran la popolazione dove dovrebbe protestare se non in piazza? Sedi più opportune? quali?
In realtà la piazza è e sarà sempre il luogo della protesta, ma la protesta non è rivoluzione. Infatti, in Iran non si tratta di rivoluzione ma di gente che inizialmente manifestava pacificamente e che poi è stata brutalmente attaccata dalla polizia.

Ribichini
utente anonimo

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