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Commenti
13:01, 29 giugno, 2009

Già Analkoliker, è proprio così: la tecnica dell'attesa è la prima cosa da imparare in strada. Bisogna attrezzarsi per questo.
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16:01, 26 giugno, 2009

anonimo che così dottamente discquisisci sull'argomento merda:torna a scriverci, e magari firmati!
Una curiosità sul tuo commento:cosa ti ha spinto a scrivere di questo in particolare, e perchè proprio in questo post
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#9  
15:51, 26 giugno, 2009

a sto giro carne al fuoco ne abbiamo davvero tanta...intanto,x dire "questo è meglio di quello" bisogna poter confrontare:la ricerca viene dal Ministero, ma naturalmente tiene conto solo dell'aspetto "istituzionale"; chi meglio di noi, che la viviamo sulla nostra pelle, può conoscere la realtà dei servizi nelle varie città? Chi ha viaggiato può confrontare i vari ambienti, anche se ovviamente l'esperienza personale influisce parecchio....
Questo è il dibattito a cui mi piacerebbe assistere (e partecipare..)
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#8  
15:43, 26 giugno, 2009

Grazie Conci,
qui c'è un po' la chiave e il senso sottostante a tutto. Cioè, a chi servono i servizi sociali? Non servono solo a chi ne usufruisce direttamente, ma tutta la città, in senso comunitario: la comunità che vive sul territorio. Nello stesso modo in cui una scuola elementare non serve solo ai bambini che la frequentano, ma a tutti, al futuro, alla comunità appunto.
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#7  
15:38, 26 giugno, 2009

vidi un col capo sì di merda lordo / che non parea s'era laico o cherco...
La naturale sensazione di disgusto per gli escrementi (coprofobia) è alla base della valenza negativa che molte culture vi associano. Nell'italiano moderno, questa valenza negativa si riscontra pienamente nella parola merda, ed è mitigata nei suoi molti sinonimi. Il termine merda è considerato generalmente una parolaccia, e il suo uso al di fuori del linguaggio colloquiale è oggi deprecato come offensivo, oppure come espressione volgare per manifestare le proprie idee riguardo le diverse situazioni che possono essere di disagio o negative.
A differenza che in altre lingue europee (inglese shit, francese merde, tedesco Scheiße, spagnolo mierda), l'uso della parola merda come esclamazione per esprimere irritazione non è molto diffuso in italiano, essendo generalmente sostituita da cazzo in questa funzione: «Merda, non trovo più le chiavi!». Un caso particolare è la locuzione di merda (o merda di), usata come qualificativo in senso di pessimo: «una situazione di merda», una situazione spiacevolissima; «un uomo/pezzo di merda», un uomo esecrabile, un farabutto; ricorre frequentemente nelle esclamazioni del linguaggio triviale: «Che merda di film!». L'espressione «essere/stare/trovarsi nella merda» significa essere nei guai. Tra le frasi polirematiche, possiamo citare «avere la merda fino al collo» e «essere una merda». Si può usare anche l'espressione «Che merda!!» per indicare una situazione sfortunata.
utente anonimo
#6  
11:32, 26 giugno, 2009

Le distanze servono per distinguerci.
Coabitare è mettersi in gioco: troppa fatica.
Eliminare la povertà è assolutamente possibile, ma serve, serve, serve, come la religione, come la droga. Alla Bologna la grassa (come ad altre città) gli homeless servono a sentirsi più tranquillamente al sicuro. Non possiamo far sparire facendo diventare bravi cittadini, tutti quelli che per un motivo o un altro vanno in difficoltà. E non come si pensa che servono agli operatori o assistenti o psicologi, perchè così si pagano il loro stipendio: chi lavora direttamente a contatto (filtrato o meno) con il dolore con la sofferenza con la rabbia, con la frustrazione in una qualche misura sempre partecipa, sempre per una qualche misura nel suo lettino a casa un pò di quel dolore si insinua tra le lenzuola fresche di bucato.
Allora i migliori servizi servono, ma non agli homeless che tanto per quanta più morbida carta igenica abbiano nel loro dormitorio, sempre si trascineranno per luoghi assistiti senza possibilità di essere soggetti attivi della loro vita, ma oggetti significativi della nostra serenità. Servono e asservono a valori e culture e pappardelle di borghesi coscienze: ecco forse bisognerebbe partire dalla cultura e dalle infrastrutture mentali con cui quel popolo di quella città si tiene in piedi, per capire che tipo di servizi ci sono in quella città.

saluto tutti
concetta
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#5  
02:13, 26 giugno, 2009

se la nostra è l'eccellenza non riesco nemmeno ad immaginare allora come vivono nella mediocrità.Una volta si diceva che Bologna è così' per la sua posizione e il nodo ferroviario
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#4  
22:10, 25 giugno, 2009

Bé non tutte le ciambelle riescono col buco a volte è questione di persone,operatori si nasce assistiti si diventa e assistenti sociali si esplode,fortunatamente c'è molta possibilità di ricambio. MONTRESORI CARLO
utente anonimo
#3  
21:26, 25 giugno, 2009

Io ho atteso quattro mesi emmezzo per un appuntamento con l'assistente sociale, e quando mi sono presentato aveva appena dato le dimissioni. ASPetti.
Hahahahahaha ch e buffoni
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#2  
21:11, 24 giugno, 2009

è vero in quanto si dica che Bologna abbia i migliori servizi sempre all'altezza della situazione io presempio non li conoscevo è ho scoperto che funzionano anche nella maniera giusta,più bello di così. MONTRESORI CARLO
utente anonimo
#1  
19:11, 24 giugno, 2009

non è proprio positivo tutto questo, anche perchè una rete di servizi come quelli di bologna che per anni ha funzionato bene, con questo sovraffollamento di richieste e bisogni sta andando al collasso...mancano soldi, luoghi e persone, proprio per questo bologna da realtà dei servizi che funzionava, ora barcolla tra l'impossibilità di soddisfaree tutte le richieste e la dispersione dei servizi che prima funzionavano...è un bel casino!!
utente anonimo

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