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Commenti
#8  
15:38, 01 luglio, 2009

Bellissimo Teq! B E L L I S S I M O
Sembra di assistere ad una scena dietro/dentro il sipario del tempo.
Aperto o chiuso? aperto e chiuso?
appena dischiuso? che importa? tanto/poc ... è la burla del tempo ....


Complicatibus: - Il senso del tempo dev'essere o fuori dal tempo, o tutto dentro di esso, e comunque oltre se stesso. Sulla sua superficie tutto è come è, e tutto avviene com'avviene; fuori dal tempo, dentro di esso, o oltre se stesso, nulla è come è, e nulla avviene come nulla. Così è come è ciò che è in bilico in bilico sull'orlo del tempo; così non è come è ciò che è fuori dal tempo, dentro di esso, oltre se stesso.
La caduta dall'orlo del tempo non può che invocare l'urlo; o è dall'urlo provocata la caduta dall'orlo? Muta la voce, viene meno, s'altera. Muta l'urlo, viene meno: muta diventa, ma ciò non ostante la sua necessità propria permane. L'urlo muto annulla l'alterazione sua, e il suo venir meno.

Simpliciter: - Accidenti! Mi sento venir meno!

E vengo meno .....

Grazie TEQ
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#7  
11:19, 22 giugno, 2009

per un corretto uso filillogico, che abbia in sé il crisma e il carisma dell'esatto errore, rimando alle pagine del forum del compagnosegreto.it , scompaginate da quel che mi si volle scrivere a margine della discussione vertente sul 'tempo', e da essa devertente la mia scrittura essendo di fatto o d'interpretaporterzione d'ascrivere nella categoria dei 'marginalia', così che si possa ammirare e mirare ogni ma avversativo dritto dritto alle tempie di colpo e di colpe inferirne quel che degenerai ricreando

certo il nano nicciano avrà potuto anche lavorarmi l'interiora, ogni parola è tutte le parole, ma l'impossibilità di misurare il tempo m'è discesa dal 'dialogo di un folletto e di uno gnomo', salvo poi fantasmatizzare l'hg e la dissipatio sua in quei due men che personaggi che per la prima volta han fatto capolino sulla scena del nulla, essendo tra l'altro giunti al capolinea d'ogni linearità

è da dire altresì che lo stesso giacomo, il 'pessimista', in esso dialoghetto riportava, caso di postantiquità mirabile, la "chiusa di una tragedia dove morivano tutti i personaggi" con le parole del 'folletto': "voi gli aspettate invan, son tutti morti", e questa 'arcisopratragichissimatragedia', è il sottotitolo dato dall'autore zaccaria vallaresso, non era che una hilarotragica burla

vi riporto la chiusa per intiero:
"rimasta la scena vuota, quando l'Udienza faccia molto rumore, chiamando fuori gli attori, e hattendo, esca il suggeritore con la Carta in mano, e col Cerino; poi dica i seguenti versi: uditori, m'accorgo, che aspettate, che nuova della pugna alcun vi porti, ma l'aspettate invan: son tutti morti.
Fine della tragedia."

teqno
utente anonimo
#6  
18:50, 21 giugno, 2009

tutto si consuma, sempre, nell'incessante passo dei giorni e noi crediamo...in noi stessi elevati a divinità (spesso sterili)...tutto si consuma, in recessi di pensiero scomposto, con posto di privilegio nella rappresentazione...non per tutti, taluni recitano il ruolo di comparsa nel film della propria esistenza...
tutto si consuma: il reato è consumato se portato a conclusione; la conclusione della vita è reato consumato (o consunto?) perchè ci tradisce nelle attese...
e si consuma il tempo, in giri ipnotici, dell'attesa, tesa alla conclusione....
ci consuma, la follia figlia di questa civiltà del consumo...
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#5  
09:30, 21 giugno, 2009

trovo che sia la re-legione dello scri-gno(mone) fatale.Le fate m-organi-che suonano le cellule cere-br-ali, che fanno e dis-fanno i pen-sieri in cui tu una volta eri una volata e l'altra una folata.
C'è un senso nel non comune senso del pro-cedere l'annuncio, un cretto o un cretino in cui scrivere la storia sognata,ago-g-nata in noi terrestri pronuncianti teo-rie di non essere dimostrate.
E, fino alla fine, un atto, dis.fatto, mis(s)-fatto che posa e scorre nella passerella delle voci:mute da caccia, alla ricerca della volpe,rosso che si aanida o si anno-da, in un tempo che finisce in ciascuno ma senza fine,senza un(?) fine migra nell'unico corpo di UN articolo in-de-ter-minabile.
Sator arepo tenet opera rotas?
grazie ...ma luc(c)i, ca'-val-lucci e amo...da pesca dove li trovi?ferni
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#4  
02:59, 21 giugno, 2009

Medianus:
fine?
fine silenzio
fine silenzio un corno anche adesso che ho fermato la musica dei vitamin sento arrivare un silenzio assordante da chissà dove, saranno forse le sfere su nel cielo? Il continuo e vano macerare delle stelle? Vanno oliate le sfere e rigirate le stelle?
Buona notte Complicatibus se mai ti dovesse riuscire di addormentarti ché le tue rotelle girano sempre e buona notte anche a te Simpliciter se mai ti dovesse riuscire di addormentarti con i vitamin.
By the way, grazie Teq!



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#3  
02:15, 21 giugno, 2009

il tuo filo-sofare ci dà respiro....
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#2  
02:02, 21 giugno, 2009

Scusate! Ho confuso l'immagine, che sembra raffigurare più uno gnomo delle fiabe che un nano, colla gnosi del titolo... A certi orari non si dovrebbe '(filo)-sofare' per non perdere il filo d'aria(nna) che fa respirare i concetti...
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#1  
01:36, 21 giugno, 2009

Molto "complicatibus" ma interessante. Ci vedo alcune analogie col capitolo dal titolo "Della visione e dell'enigma" di Così' parlò Zarathustra" di Nietszche: lo gnomo, che nello Zarathustra è un nano; il discorso sul tempo; la risposta semplicistica del nano; il discorso 'spaventoso' di Zarathustra; il rumore 'spettrale' che interrompe la scena e il discorso, che nel 'mio' è l'ululare, l'urlare di un cane; un enigma da 'contemplare'; il riso finale...
Ma è molto probabile che non c'entri nulla...
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