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#2  
19:26, 29 maggio, 2009

Penso anche io che l'autore sia un po' troppo ottimista...al momento penso che i banchieri siano ben lontani da qualsiasi reale controllo politic. Basti pensare alla recente emissione di SDR da parte del Fondo Monetario Internazionale per capirlo
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#1  
10:12, 29 maggio, 2009

Mi spiace di dover contraddire l'annuncio trionfale contenuto nel titolo dell'articolo, che si può riassumere nel ritorno [del primato] della politica, fondato in larga misura sulle apparenze.
L'impiego di masse enormi di denaro pubblico, come mai si visto prima in tutto l’arco della storia umana – a partire dalla vecchia amministrazione americana, per arrivare alla nuova che riporta in auge dopo molti anni il pool di Bill Clinton – è stato destinato, in primo luogo, al soccorso di una dimensione finanziaria a rischio di disintegrazione, non operando comunque nazionalizzazioni degli istituiti di emissione [che restano nelle privatissime mani del livello Strategico della Global class occidentale] e a tappeto dei sistemi bancari, comprese le grandi banche d'investimento e d'affari.
Ciò non è accaduto negli USA, non è accaduto in Gran Bretagna e ancor meno nella periferica Italia di Bankitalia, Intesa e Unicredit, per la quale Goldman Sachs ha sempre mostrato significativo interesse, purtroppo [vedi le sciagurate privatizzazioni italiane degli anni novanta e gli accordi sul panfilo Britannia].
Soltanto dopo aver evitato – e almeno per ora – che la Finanza internazionalizzata crolli con un effetto pari al crollo della Galassia Centrale nella celebre e fantascientifica trilogia di Isaac Asimov, i principali governi hanno cominciato ad occuparsi dell’industria, degli apparati produttivi malconci, a partire dal vecchio settore automobilistico che, nonostante le fiducie riposte in occidente sull’immateriale, sui vari terziari e quaternari avanzati, con tutta evidenza resta “strategico”.
Non devono trarre in inganno vicende come quella della quinta istituzione finanziaria britannica nel settore mutui, Northern Rock, la quale è stata messa sotto la tutela della Banca d’Inghilterra, salvata con liquidità del tesoro inglese … cento miliardi di sterline di mutui erano una “bomba vagante” e il rischio si è scelto, in perfetta linea con il “pensiero” e l’agire neoliberista, di scaricare il rischio sulle spalle dei contribuenti inglesi, della classe media in difficoltà e, in generale, delle magre finanze dei subalterni.
Compratori con offerte convincenti non c’erano [solo due proposte, di cui una presentata da un alto dirigente della banca stessa, alla fine rigettate] e così Northern Rock è stata nazionalizzata, ma temporaneamente, nella speranza “che il malato passi la nottata”, naturalmente curandolo con denaro pubblico.
Questa è la realtà e il caso della banca inglese è paradigmatico.
In ciò non vedo alcun ritorno del primato della politica, perché la nazionalizzazione della Banca Inglese [si precisa temporanea] è stata decisa allo scopo di offrire tutela a interessi privati e non ha di certo rappresentato un primo, necessario passo per arrivare alla mitica socializzazione, la cui prospettiva rientra nell’ordine del possibile solo se effettivamente vi è il primato della politica [quella alta] sul finanziario e sull’economico.
Inoltre, va rilevato che c’è una politica “formale”, apparente, che si rappresenta sulla scena del teatro liberaldemocratico, per far credere ai subalterni che la democrazia esiste e che loro partecipano – principalmente attraverso il rito del voto – al processo decisionale e ci sono i livelli di comando della classe globale [Strategic Global class] che avocano a sé le decisioni strategico-politiche.
Per ora mi fermo qui.

Saluti

Eugenio Orso

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