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Commenti
#12
23:22, 23 maggio, 2009
Ringrazio Gaetano per la citazione (o.t. anche lui un dylaniano? dal post su Murino e dal link alla Farm direi di sì!)
@pessimoesempio. E' vero, ma lo slittamento semantico è già implicito del pezzo di Sofri: e' lui che inizia con quel sublime paragrafo su scienziati e insetti, è lui che conclude con la frase ad effetto sul Paese salvato dai nativi digitali. Quindi, checché ne dica, è lui che fa entrare l'elemento anagrafico nella sua argomentazione (insisto a chiamarla così, perché la distinzione che lui fa fra analisi e argomentazione continua a sfuggirmi): poi passa ad altro, ma la logica del suo ragionamento a questo punto si è un po' sfilacciata.
Ovvio che quando mi sono definita "tardiva digitale" anch'io ho manipolato il discorso, più che altro per far emergere l'ambiguità di certe definizioni: e che più correttamente rientrerei nella categoria degli "ibridi" (con un blog che si chiama Contaminazioni, poi!). Ma la poca linearità del ragionamento di Sofri è segnata proprio dall'inizio e dalla fine del suo post.
La supponenza? lasciamo perdere il fatto personale. La supponenza (non solo la sua) colpisce casomai gli utenti di Facebook, network che continua ad essere guardato con un po' di spocchia da chi preferisce ad esempio il giardino protetto di friendfeed o la pseudoconversazione di twitter, applicazioni per lo più ignote al grande pubblico. I geek tendono a sottovalutare facebook ma alla fine rischieranno di ridurre la famosa big conversation in Rete ad un autoreferenziale scambio di chiacchiere fra iniziati ... Metitieri non aveva tutti i torti.
E infine: io Wired lo compro e lo leggo e accanto al pezzo di Sofri, nel medesimo approfondimento, c'è un commento di Riccardo Viale all'indagine compiuta dalla rivista, commento che sottolinea fra l'altro come, in relazione alla propensione al rischio necessaria alla promozione dell'innovazione siano proprio i giovani i più prudenti e conservatori. E allora?
floria1405
#11
16:12, 23 maggio, 2009
A me sembra che ci sia semplicemente uno slittamento di significato che crea l'equivoco: per come l'ho capita io, tardivo digitale è chi entra tardi in rete, non come età anagrafica personale, ma come tempo assoluto, vale a dire chi entra in rete oggi, ai tempi di Facebook. I nativi, invece, sarebbero quelli che sono nati in rete con la rete stessa, ne hanno vissuto e partecipato i vari passaggi. Quindi un tardivo può essere tanto il giovane quindicenne quanto il maturo signore. Non si dà, tuttavia, il caso opposto: i nativi digitali, infatti, sono sempre persone che non potranno mai avere, oggi, meno di trenta- quaranta anni. E questo, allora, riporta la questione al punto di partenza, vale a dire all'uso che i ragazzi di oggi fanno della rete e a quello che pensano di trovare. Detto questo, mi permetto di notare un tono che io percepisco un tantino maleducato e supponente da parte di Luca Sofri. Ma, si sa, noi tardivi e tardive (d'età anagrafica) siamo forse un po' permalosi. Saluti.
utente anonimo
#10
10:52, 23 maggio, 2009
Dimenticavo il mio blog è
http://gaetanolopresti.wordpress.com
Ariciao
Gaetano
utente anonimo
#9
10:51, 23 maggio, 2009
Mi sono permesso di citarti nel mio blog, mettendo a confronto la tesi di Sofri e la tua risposta e concludendo con il Manifesto degli "Eretici digitali" che mi sembra sia tutto dalla tua parte.
Ciao
Gaetano
utente anonimo
#8
01:48, 23 maggio, 2009
Ecco, appunto. Se tu prendi un testo che ho scritto io dove uso l'espressione "tardivi digitali" rispetto a un significato che spiego legato a un uso recente e particolare della rete, e usi la stessa espressione per definire invece un'altra cosa (ovvero una banale fascia generazionale in cui ti riconosci per data di nascita), capisci che questo è esattamente parlare di due cose diverse. Tu non sei una tardiva digitale: sei una tardiva, eventualmente. A me di definire l'età di chi usa internet e ragionare questo, per ora non interessa. Un giorno, magari: e quel giorno potrai oppormi sensatamente la tua esperienza personale. Luca
utente anonimo
#7
15:48, 22 maggio, 2009
Eh no, non mi puoi dire che era un' "analisi" e non un' "argomentazione": perché qui siamo abbastanza scaltriti per sapere che ogni "analisi" per oggettiva che voglia apparire, implica sempre un'"argomentazione", se non altro perché i dati possono essere piegati allo scopo di suggerire una certa interpretazione e poi perché comunque si parte sempre da un punto di vista parziale (vale per me e per te) sia sul fenomeno Facebook che su altro. Anagraficamente io sono una "tardiva digitale", non c'è niente da fare, anche se "sui generis", per esempio rispetto a mio figlio (classe 1994) perché mi sono formata nella cultura del libro e della carta stampata e da lì comunque non voglio (anzi non "posso") uscire, per quanta familiarità io abbia con la tecnologia, mentre i ragazzini si presentano nelle aule scolastiche con un tipo completamente diverso di background: quello su cui mi interrogo, bada bene sulla base di un'esperienza precisa, è se questo sia necessariamente un bene o non implichi delle perdite anche gravi. Allora bisogna mettersi d'accordo prima di tutto sul significato dei termini e in secondo luogo è necessario comprendere se la tua metafora (suggestiva, non c'è dubbio) della colonizzazione del selvaggio West colga davvero nel segno nell'interpretare il successo di facebook qui in Italia. La questione è parecchio complessa (certo non esauribile in un commento), di certo più di quanto lasci intendere il tuo post, di sicuro brillante ma non altrettanto articolato (anzi forse troppo brillante per essere davvero articolato).
floria1405
#6
08:18, 22 maggio, 2009
L'"argomentazione", vedi, non c'era. C'era un'analisi. In quell'analisi, e questo invece era chiaro, tu non sei una "tardiva digitale", come invece implichi nel tuo post. E in quell'analisi, ai "nativi digitali" non vengono attribuite le scaltrezze che tu spieghi non esistere. Insomma, quasi tutte le cose che scrivi sono realistiche e familiari, ma parlano d'altro. Non del recente accesso alla rete di una nuova popolazione con altri atteggiamenti e disposizioni, che era l'oggetto di quell'analisi. Luca
utente anonimo
#5
01:28, 22 maggio, 2009
Sono felice di essere nata in un'epoca in cui internet non esisteva (sono quasi tua coetanea).
E sai perché? Perché leggevo. E la prosa dei grandi scrittori e giornalisti è sempre stata di grande ispirazione (per me, nel mio piccolo, naturalmente). E se avevo buoni voti in italiano forse è stato anche grazie alla lettura.
Adesso, invece, la scrittura è diventata sempre più sciatta, sempre più banale, per non parlare degli errori (e orrori) di ortografia.
Le notizie vengono frullate in un unico grande contenitore, dove non si può fare a meno di notare imprecisioni, luoghi comuni, notizie completamente sbagliate. Come in una sorta di gigantesco telefono senza fili.
Non parliamo poi dell'italiano ridicolo di certi siti, tradotti direttamente dall'inglese da un software.
Ma, lingua e linguaggio a parte, la facilità di accesso e la falsa democraticità del mezzo appiattiscono e livellano il tutto verso il basso. Abbiamo tutti la falsa impressione di essere protagonisti, per il semplice fatto di intasare la rete con il nostro blog.
Che è uguale a mille altri
(con poche eccezioni, fra le quali includerei questo - e non lo faccio per piaggeria).
Come quando scrivevamo il nostro diario, con la differenza che - per fortuna - non lo leggeva nessuno e ora ce ne vergogneremmo.
Forse ha ragione Sofri quando dice che dobbiamo fare spazio ai giovani e che il mondo ci ha tolti di mezzo: ma siamo sicuri che questa comunicazione "usa e getta", che non lascia neppure il tempo di riflettere e pensare sia davvero il futuro?
(p.s. spero di non essere andata troppo fuori tema)
Cattivissima
#4
23:35, 21 maggio, 2009
eh sì, obiettivamente il tuo pezzo era un po' confuso (nel senso che mette insieme cose diverse, in parte giuste, in parte scorrette, in un'argomentazione non proprio convincente) . Non lo volevo dire in maniera così esplicita, ma se te lo dici da solo ...
floria1405
#3
22:54, 21 maggio, 2009
Ti avrei risposto, ma non so da dove cominciare: mi pare che tu non abbia capito niente del mio pezzo, facendo molta confusione tra classi angrafiche e rapporto con la rete. Sarà colpa mia.
Ciao, Luca Sofri.
utente anonimo
#2
16:32, 21 maggio, 2009
Parole sante!
stelletta
#1
15:40, 21 maggio, 2009
Grande post, sul serio. Applaudo.
utente anonimo
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