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Commenti
#4  
13:23, 26 aprile, 2009

Vuoi dire che recitare in un film prodotto da una multinazionale è cosa disdicevole e da non farsi? Ciò può esser vero a seconda della posizione soggettiva di chi lo dice: e se chi lo dice, poniamo il caso, possiede un'auto, è già per questo delegittimato nel dirlo.
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#3  
14:20, 24 aprile, 2009

Bebo Storti dice qualcosa sui comici che diventano attori e recitano in una produzione prodotta da una multinazionale?
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#2  
23:16, 23 aprile, 2009

Sono d'accordo, penso che gli strumenti come FB siano potenti e insieme depotenzianti, e questo ultimo aspetto, è vero, è legato alla mancanza della presenza fisica negli spazi reali. Del resto FB offre la possibilità di una manifestazione a buon mercato, basta un click, non ci si deve sbattere, e l'opposizione è relegata al simbolico. Dall'altra parte c'è l'oggettiva trasmissione di conoscenze, come noti. Insomma, non si dà il rischio senza la salvezza... Credo che queste reti possano innescare un processo positivo, ma per far questo dovrebbero incontrarsi con movimento reale...
Marco
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#1  
16:24, 22 aprile, 2009

Due parole sul network sociale che richiami nel titolo e nelle prime righe del tuo intervento. Facebook pare davvero l’ultima zona di resistenza possibile, in cui sottrarsi all’imposizione di un linguaggio di regime, che ultimamente concretizza censure con la scusante sbrigativa del cattivo gusto. L’esistenza di una comunità ampia e critica, però, non sta bastando a stoppare quell’aggressione di tipo etico-reazionario che in Italia è ormai volgare esercizio quotidiano. Percepisco un’opposizione da “status aggiornato” (capace di uno sdegno comunicato alla personale lista di contatti, e di una condivisione anche importante di materiali), che si esaurisce nella raccolta dei commenti in accordo, nel bollettino della stizza comune e solidale, nel pellegrinaggio scribacchino tra i profili amici quasi si fosse tutti attivisti “da schermo”. Questo “vagare immobile” ha un che di anestetizzante: di fatto, contiene l’insofferenza in uno spazio apparente, per cui l’insofferenza stessa ne esce- paradossalmente- ostentata ma non espressa. Un esempio può esser dato dall’adesione di massa a gruppi-fantasma come quello che tu segnali nel tuo articolo, adesione che non ha trovato alcuna corrispondenza di numero nelle tante convocazioni “fisiche” di questi giorni ( presso aule universitarie, sedi associative, spazi culturali), organizzate proprio per dibattere sul da farsi pratico. Da qui si evince che la sospensione di Vauro o gli eventi socio-tellurici dell’Abruzzo avranno pure rintracciato nella Rete, e in Facebook in particolare, un trattamento differente rispetto a quello propinato dai media ordinari, ma con quali risultati effettivi? Nel Paese, continua a marciare comunque l’”epidemia dell’immaginario” ( per dirla con Slavoj Zizek), con ulteriori paranoie da catastrofe al seguito, e con l’aggiunta di deliri da “lesione alla pietà”…ma soprattutto si affaccia una lenta quanto inarrestabile dipartita del sentimento dell’incontro concreto. Sono davvero molto preoccupata…Scusami per essere andata ben oltre le "due parole" e saluti cari, Stefania Ricchiuto
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