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Commenti
#5
20:14, 14 aprile, 2009
Caro Tony,
scusa se al solito rispondo con ritardo, ma tra convegni e vacanze pasquali sono stata fuori casa e solo ora torno al mio portatile. Ti ringrazio ancora per l'attenzione con cui sembri seguire il mio blog e per la cortesia che adoperi nei tuoi commenti. Mi sento però in dovere, adesso, di fare una serie di precisazioni:
1) La mia ricerca universitaria non è argomento di cui voglio parlare in queste pagine. La "ricerca" a cui mi riferivo invece in questo post è quella generale dell'essere umano, e questo si collega al punto due:
2) Nel creare questo blog, ormai anni fa, non era mia intenzione fare una sorta di "consigli per gli acquisti", ma semplicemente di condividere quello che mi passava per la mente quando leggevo/vedevo qualcosa. Da molto tempo usavo annotare brevi commenti su film, fumetti e libri in un'agenda, e quando ho aperto il blog, ho semplicemente trasferito qui - a volte in versione più lunga e articolata, a volte in maniera concisa - quello che prima annotavo a titolo puramente personale, nell'idea vagamente narcisistica che quello che pensavo io potesse interessare anche agli altri. In questi anni il mondo del blog è cambiato: da un lato ne sono stati creati molti altri, dall'altro l'attenzione verso di loro - con l'arrivo di facebook - è un po' calata. E' una cosa che abbiamo notato in molti e che personalmente non mi turba più che tanto. Io col blog ero arrivata a un punto di saturazione, e al momento presente la risposta, giusta o sbagliata che sia, che ho deciso di dare a tale saturazione è quella di scrivere solo di quello che mi pare, quando mi pare e soprattutto quando ho il tempo di farlo. Mi è pesato sentirlo come un dovere e mi peserebbe ancora se ricominciassi a scrivere con la frequenza di un tempo.
3) I commenti che scrivevo per me nell'agenda, così come poi quelli che ho scritto qui, si riferiscono
alle cose che mi passano per le mani
. Non intendono essere né una classifica delle cose migliori né di quelle peggiori (a meno che lo specifico post non sia impostato così), ma semplicemente registrare una minima parte delle cose che ho visto e/o letto. Se me lo concedi, non ritengo di avere responsabilità in quello che scrivo sul blog. Le responsabilità ce le ho e me le prendo nella vita reale, ma non in questa bolla che è internet. Questo non vuol dire che quello che scrivo qui non rifletta la mia opinione reale, ma non è mia intenzione qui mettermi a discettare dei meccanismi della letteratura o fornire un programma di letture a qualcuno. Non è il mio obiettivo e non mi interessa al momento. Ci sono siti che lo fanno e gli auguro ogni bene, ma attualmente questo non rientra nelle mie personali intenzioni. Non perché non ritenga importante fornire degli strumenti di lettura, ma perché qui posso staccare da quelli che sono i miei studi e trattare di quello che mi pare senza obblighi.
Spero che riuscirai a capire e accettare il mio punto di vista, che non vuol essere una critica a quanto hai detto tu, ma che è solo una precisazione dei limiti di questo piccolo campicello virtuale del mio blog, che per me è un luogo di villeggiatura e non di lavoro.
cabepfir
#4
17:48, 07 aprile, 2009
Inkheart: quando ho visto la zia Elinor con gli occhialoni da motociclista volevo applaudire. Lo so che ai fini della storia non conta niente - e non ricordo assolutamente se nel libro c'era una scena simile - ma è uno di quei piccoli particolari che ti restano nel cuore, come la sciarpa rosa di Fenoglio, la bombetta del lettore balbuziente e il cappottone da barbone di Dustfinger (poca cosa in confronto ai pastrani sfoggiati da Paul Bettany nel Destino di un Cavaliere e in Master and Commander, ma si sa, c'è la crisi...)
lariflessiva
#3
14:35, 06 aprile, 2009
Grazie, cara Cecilia! Non credevo di scatenare una tua risposta così articolata e, come sempre, stimolante: e mi piace sempre quando all’interno del tuo blog tu vai componendo questa specie d’amabile “autobiografia di una lettrice”! Per me, come tuo lettore, è bello trovare corrispondenze e dissonanze di percorsi, gusti, letture, passioni... facendo il verso a Borges o a Calvino, si può affermare che i libri come i film (mettiamoci anche la musica e i fumetti) oltre che all’evasione, rispondono anche ad un bisogno che coincide con un valore che sta alla base del nostro “ingresso” nel mondo, e rappresentano una tappa fondamentale nella formazione di una personalità. Dentro la tua risposta, però, mi pare che tu abbia dato più spazio alla “questione del gusto” (dicendo giustamente che “le cose che ci piacciono o che non ci piacciono possono variare nel corso del tempo e nel cambiamento del contesto”) mentre sinceramente cercavo qualcosa di più personale, di più… tuo. E a partire dalla tua affermazione - “io per prima mi trovo in un percorso di ricerca e non ho le risposte definitive per quanto riguarda i prodotti culturali” - speravo che il discorso prendesse decisamente questa piega, cioè che tu parlassi proprio di questa tua ricerca (a che punto è? Da dove viene, si è mai incagliata, sei mai tornata indietro? dove volge?) ma adesso mi rendo conto che sarebbe un voler sbirciare troppo nel tuo cassetto degli attrezzi, finendo per essere indiscreti. Quando invece, quello che conta è ciò che tu proponi agli altri (come recensioni e tuoi lavori creativi di varia natura) durante questo percorso. Nei precedenti post, molto umilmente, invitandoti ad alzare il tiro, volevo riferirmi a quella forma di “RESPONSABILITA’” che deve sentire chi – come te – ha la capacità di suggerire agli altri una maniera di guardare un’opera in un modo a cui prima non avrebbero pensato. Per questo, molto umilmente, mi permettevo di suggerirti di non perder tempo con un Cornwell qualunque. Anche perché con internet si è avuta una "democratizzazione" della critica che ha portato chiunque a poter esprimere il proprio parere e ad ergersi a "critico", anche senza averne gli strumenti. A maggior ragione, quindi, chi come te “domina la materia” e ha davvero qualcosa da dire, dovrebbe essere cosciente di questa responsabilità. Verso gli altri ma anche verso se stessa. Dalle tue parole effettivamente, non riesco a capire se tu la avverti. Forse sei ancora troppo giovane per sentirla. I miei omaggi, Tony
utente anonimo
#2
09:56, 05 aprile, 2009
Ma qui, seguendo un filone del discorso che sto portando avanti da un po' di tempo, stavo appunto parlando del giudizio del consumatore, e in particolare di quello del recensore da blog, non dell'opera intrinseca.
A parte che il valore intrinseco dell'opera non esiste. Un prodotto artistico non esiste senza una mente che lo percepisca. Un piccione caca indifferentemente sulla testa di una statua di Canova o su un blocco di marmo informe. E la mente che percepisce cambia nel tempo e nello spazio. Anche tra i critici di professione ognuno mantiene la propria opinione e le proprie caratteristiche di pensiero. Per una studiosa femminista i Promessi Sposi possono essere una dimostrazione dell'oppressione della donna in una società maschilista. Per Gianfranco Contini una palestra per studiare le varianti da Fermo e Lucia all'ultima versione. Per Erich Auerbach una testimonianza del grado di rappresentazione realistica raggiunto dal romanzo italiano nel XIX secolo.
Per uno studente delle medie i Promessi Sposi sono una palla, per un lettore che lo riprende in mano da adulto un divertimento, per il Trio Marchesini-Lopez-Solenghi una fonte per una gustosa parodia. Per un bibliotecario saranno un oggetto da riporre allo scaffare giusto. Per un antiquario un'edizione ottocentesca dei Promessi Sposi sarà speranza di guadagno.
Diciamo allora che un classico è qualcosa che riesce ad avere un valore per più persone attraverso i secoli, ma quel valore non è mai stabile né irrevocabile. La storia dei classici lo dimostra. Dante fu apprezzato di meno dopo che Bembo gli prepose Petrarca e Boccaccio. Alcuni dei più famosi bestseller dell'antichità oggi sono conosciuti solo da pochi specialisti. Il gusto cambia, alcune opere tramontano. Nel '600 il Calloandro fedele di Giovanni Ambrogio Marini e l'Eromena di Giovanni Francesco Biondi erano due bestseller che si trovavano in qualsiasi libreria. Chi li legge più oggi, se non i secentisti? Per un lettore comune di adesso probabilmente risulteranno noiosi o assurdi. Ma se la televisione producesse uno sceneggiato tratto dal Calloandro, magari le vendite del libro salirebbero di nuovo.
cabepfir
#1
18:40, 04 aprile, 2009
Indubbiamente un libro letto in un momento o in un altro può darti diverse impressioni, ma credo che un giudizio di merito si possa esprimere sempre. Se un romanzo è valido e ben scritto, credo si capisca comunque. Magari uno può dire che non gli è piaciuto ma la qualità è qualcosa di oggettivo, che va al di là dei gusti. Si può cioè ammettere che un testo è buono anche se è lontano dalla nostra sensibilità.
Io ad esempio ho trovato ottimo i pilastri della terra (e mi è anche piaciuto). Mi intendo poco di musica ma anche Bjork mi affascina.
Quanto al Pendolo di Foucault, beh, io in ospedale (o ovunque) lo leggerei volentieri. Eco a parte, trovo Foucault interessante anche come autore.
Non conoscevo invece la Colomba Pugnalata, che sembra la sorella del mio Colombo Divergente (www.scrivo.too.it).
Menzinger
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