Lascia la tua opinione
Commenti
#8
18:05, 01 marzo, 2009
dottissimi interlocutori? più intelocutoria di me sa essere una tazzina di caffè (sai di che parlo :), casomai io son lenta - tanto che ancora non avevo nè risposto nè provato a rispondere.
lenta e misera, mi auguro però non mediocre; caratteristica detestabile tanto dal punto di vista cristiano quanto da quello satanista - già che siamo in ballo, balliamoci sopra.
cosa aggiungere a quanto hai detto, che è più corrispondente del previsto a quanto anch'io ho voluto intendere?
soltanto che il "sentire", per quanto possa apparir talvolta vago e non dimostrabile, presuppone un "discriminare": in quante occasioni abbiamo citato questo atto che sta a monte di tutti i nostri processi, scientifici o meno?
a tal proposito qualcosa è uscito anche nella mia ultima accozzaglia di pensierini.
poi, perché comprendere dove inizia un'entità e dove un'altra?
non è questa a mio parere la discriminante, appunto, corretta.
simili distinzioni di merito, pur necessarie, si formano da sè nel momento in cui sia chiara, piuttosto, la qualità dell'amore - beh, io penso e mi riferisco a questo trattando di relazioni tra uomo e uomo e tra uomo e dio - che rivolgiamo ad una persona.
ma diciamo pure interesse, attenzione, dedizione di tempo / risorse; se ci "sfanga" di più.
che mi importa e a che mi giova tracciare più chiaramente i lineamenti del d-o che interviene e viene dentro l'essere umano che incontro? mescolarli è forse più utile.
ma ho comunque, come sempre, la sensazione d'aver lanciato qualche sassolino sufficiente a far nascere curiosità, ma non a procedere sulla strada da te imboccata inizialmente...
... comunque sia, un provvisorio "a te la palla". a voi, anzi.
cecilia2day
#7
00:00, 20 febbraio, 2009
Di tra le superne profondità in cui vi avvoltolate con tanta G/grazia e nelle quali - lo ammetterò senza remore - già inizio a smarrirmi, o miei dottissimi interlocutori, sento il desiderio di aggiungere solo una cosa.
Ciò che dite mi colpisce e mi dà da riflettere - ma temo che, rispetto alle intenzioni del mio post, si sia un po' usciti dal seminato. Non fraintendetemi: le vostre considerazioni mi hanno affascinato e mi lusingherebbe il fatto che continuaste a esprimerle qui, tuttavia vorrei anche rendere vivido il mio pensiero e il mio sentimento.
Anzitutto vorrei fosse chiaro che il mio credere, truistico nella misura in cui non ammette negazioni, non è un atto di volontà né ostenta 'troppismi' di sorta. Non mi definirei - per quanto mi è dato vedermi - dedito a una sorta di fideismo autoconsolatorio e infine onanistico, proprio per questo: perché questa mia intangibile e incrollabile fede, quella di cui parlo nel post, non consta di dogmatismi granitici né di salmodie ossessivo-compulsive. In un certo senso è qualcosa di atavico, di istintuale, un anelito e un palpito primordiale: un sapere, più che un credere; una conoscenza, una consapevolezza. Certo non una scelta.
Un'autopersuasione, mi si potrebbe ribattere: ma il punto è che, comunque la si ponga, è un qualcosa che mi determina, forgia, plasma come essere umano. cecilia2day ha citato il teorema di Thomas: "Se gli uomini definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze". Ma allora la conseguenza del mio credere non dovrebbe risolversi in un sentire, in un avvertire autosuggestionato e allucinatorio?
E poi il Dio che so non è un'utopica e idealizzata perfezione geometrica, ma un Padre e insieme un Figlio amorevole. Che poi mi porti dietro delle immagini preconfezionate e distorte di Lui è un fatto - sono un uomo! Si cerca di fare il possibile, senza sclerotizzarsi e restando aperti al dinamismo dello Spirito che sempre ci supera e ci contraddice - nell'essenza quanto nel linguaggio che ci sono propri.
Un'ultima idea, questa volta sul sentire/ascoltare/avvertire/udire.
Personalmente, caro "In Fede" (dammi almeno un nick! :), non riesco a trovare consolazioni o comprovazioni nella tautologia "Io credo" o nella percezione del mio/nostro medesimo esistere; né, mia Cilietta, mi basta - perdonate la brutalità della mia schiettezza - la fraternità comunitaria. Amo amare i miei fratelli e sentirmi amato da loro, eppure provo anche una necessità squisitamente trascendentale da cui non posso prescindere: io desidero amare Lui personalmente, e da Lui, ancora personalmente, sentirmi amato, in modo diretto e immediato e divinamente umano. Gesù stesso si ritirava periodicamente a pregare in solitudine in luoghi ermi: la dicotomia comunità/romitaggio emerge in modo evidente dalla Sua vita. Ecco, è questo che io non riesco (più) a fare.
Ed è piuttosto quando mi pare di intravederLo nelle dinamiche sociali che vivo il dilemma di perdermi in illusioni e fatamorgana: perché, assodato che nei gesti e negli affetti quotidiani non è dato comprendere dove 'finisca' il prossimo e dove 'inizi' Lui, a quel punto rischio di crogiolarmi in travisamenti ben grossolani e non poco umilianti. Mentre nei rari momenti di tentata preghiera monastica (nel senso etimologico) fatico, nella mia attuale situazione, a ipotizzare fantasmi, granchi e proiezioni dell'inconscio: il pericolo da me sperimentato, qui, è allora quello di non sentire nulla punto, di esperire un'agghiacciante indifferenza tanto attiva quanto passiva (cioè subita).
O forse anche questo, il non sentirLo, più che una non-percezione (che starebbe a indicare un'effettiva assenza, una Sua deliberata non-Epifania) può essere una sensazione posticcia e ingannevole?
Non mi raccapezzo né capacito.
Ma non volevo interrompervi, sprattutto non così a lungo.
Riprendete, vi
prego!
: dove s'era rimasti? ;)
Avgvst
#6
16:17, 19 febbraio, 2009
mmm, piuttosto interessante come visione e sensazione il "credere troppo", mi riporta alla mente vecchi discorsi su Shait-an. Direi mia discreta Cecilia2day che la tua ultima frase mi ha dato da pensare: "rendiamo reale quel tal qualcosa a cui crediamo così intensamente" come una possibile parentesi...
concedimi di aprirla questa parentesi, e che Seth mi sia testimone mentre la mia lingua tasterà con trepidante affilatezza la strada sabbiosa che il deserto delle incertezza mi offrirà.
Io Credo, si, credo. Io Avverto, affermazione di cui si è meno sicuri, meno esperiti. Io Ascolto, praticamente un salto nel vuoto, ben difficile da compiere a menti immature. Risultato: sicuri nell'essenza, insicuri nella comprovazione. La stessa frase genera l'errore. Apro la piccola premessa che non sto riferendomi ai vostri commenti ma alla generalizzazione del credere "medio". Perchè si crede ma si fatica ad "ascoltare"? perchè non crediamo. Perchè quell'affermazione comprovante ontologicamente l'esistenza di dio come di "colui che è per se stesso e per nessuna altra cosa poù essere" IO CREDO viene ricercata e affermata come domanda e comprovazione dell'idea affermata. Quando si smette di "credere troppo"? non quando si è riusciti ad ascoltare, non quando si hanno le prove del nostro credere, ma quando ci accorgiamo che ascoltando, non sentiamo null'altro che quello che già abbiamo udito. Allora si capisce che Adonay, forza prima dell'ontologica comparazione (sto intuendo il tuo orientamento filosofico o ne sono distante?=)) esiste e Vive (termine molto più archetipale) in quella stessa nostra affermazione: Io Credo e lo ascoltiamo nell'istante in cui l'unica parola che riusciamo a distinguere nel silenzio è: IO SONO, quindi IO CREDO, ecco che Egli, il Lord, vive , con, in, per mezzo della nostra esistenza che lo affermiamo e attraverso la quale lo percepiamo.
Chiedo scusa se risulto essere caotico ma è difficile accantonare determinate affermazioni che dopo anni di satanismo ritengo dimostrabili da per sè verso una visione più "generale" di supendi "credo" e filosofie meravigliose, senza risultare offensivo e al contempo manifestare il pieno rispetto verso chi scrive post e commenti così intelligenti e rispettosi.
In Fede
utente anonimo
#5
17:00, 18 febbraio, 2009
pardon, mi spiego: quando scrivo di essermi inaridita per aver "creduto troppo" intendo dire che ho creduto di poter trovare d-o soltanto in qualcosa di razionalmente geometrico, e perciò plausibile e logicamente perfetto anche se non dimostrabile; a scapito di della percezione della Sua presenza - già dimostrata invece con la presenza stessa, fattivamente quindi piuttosto che logicamente.
e questa percezione, questa vicinanza - o meglio comunione! - è quella cosa che ho sempre, con le debite precisazioni, vissuto come naturale ed ovvia.
la testimonianza del
Battista
d'altra parte ha valore ed effetto perchè esce dalla semplice plausibilità.
anche se,
qualcuno
potrebbe obiettare, a questo punto andrebbe aperta una parentesina: sull'idea che "la credenza in qualcosa possa rendere reale quel tal qualcosa", in certa misura...
cecilia2day
#4
16:46, 18 febbraio, 2009
credere e sentire.
dici di aver sempre creduto in Adonai, ma di far fatica a sentirLo. pare che io funzioni nel modo "contrario" al tuo, dunque: il più delle volte me lo sono perso per strada per aver creduto molto, ed ascoltato poco.
mi pongo ancora una volta il
quesito
, quesito che proprio con questo intervento per natura tragico-dolente ma per vocazione drammatico contribuisci a solvere: l'illusione psicologica, la tendenza a riempire i propri vuoti - specialmente affettivi - con surrogati e favole esiste. e va conosciuta.
va conosciuta perché vi si creda, e perché si comprenda e creda che gli idoli consolatòri son cosa diversa da d-o, pur confondendosi nella nostra mente con
esso
.
dette queste auliche stronzate, aspettami che arrivo.
lo sapevi che... con Shaddai ci si può parlare pure in più d'uno? - ma non dico in assemblea, dico in maniera informale, come in preghiera ma senza formule e senza distaccarsi dall'altro. se ti va, ci possiamo provare.
baruch sei du - che già sai cosa vuol dire, e fortunato, e più sereno.
cecilia2day
#3
10:18, 17 febbraio, 2009
Non aver amaro in bocca, quando vengono toccati certi punti chiami della riflessione bisogna essere consci e rendersi avvezzi al fatto che altre persone si pongono le medesime domande oppure hanno tra le mani risposte a cui non sanno dare orientamento. Quando poi si è così "leggeri" (concedimelo fine a sè stesso, senza vanto ne colpa) si tocca l'anima del passato e pensieri riaffiorano e mi ricordi la mia "giovinezza riflessiva" una freschezza di concetti sudati e penati che sfiorano le vene e fanno trasalire in un orgasmo di sensazioni e immagini. Per la seconda parte della prima frase è solo perchè il Destino mi guida, cioè il mio "Gesù" mi mostra le vie in cui immettermi per affrontare nuovi viaggi, percorsi e riflessioni. Ed eccomi dunque in una nuova Galassia (Nb l'idea del GALA come candido, bianco...leggero?) a essere il Dia-bolè... colui che tenta, che mostra i limiti...ci puoi giurare che tornerò.
In Fede
utente anonimo
#2
19:22, 16 febbraio, 2009
No, la tua non è affatto "un'accozzaglia di frasi fatte", ma una risonanza meditata, viva e rincuorante: grazie!
Solo mi lasciano l'amaro in bocca il tuo incipit, di cui non ho modo di cogliere il pieno significato, e il tuo anonimato.
Torna, per favore... :)
Avgvst
#1
14:48, 16 febbraio, 2009
Mi sto per far del male, in fondo non a caso questa pagina è comparsa. Non so come tu sia, non so chi tu sia, ma ti leggo, provo a generare assiomi e parallelismi e valuto cosa scriverti, non di botto, non pesantemente, poichè le cattedrali necessitano passi silenti. Sono convinto che a lasciare tutto e rinunciare a tutto ci si trovi nella condizione unica di aver lasciato e rinunciato a tutto: non v'è evoluzione nell'osservare ma nel parlare di ciò che si è osservato. Non concordo appieno con "anonima Bresciana" che saluto ;) non ti vedo pesante, non vedo il bisogno di leggerezza, penso tu debba solo capire il tuo peso e farne il tuo equilibrio; talvolta nel soffrire e nel pesante cammino, troviamo più appagante una distesa di rovi che una corona di spine. Non vederti mai esagerato, sii Esageratamente; allora capirai il valore delle tue parole e il fatto che Gesù era li, in ogni passo, in ogni persona che hai incontrato per strada, in ogni Persona Immortale che sceglie di martirizzarsi tra gli uomini, in te, motore (im)mobile del dialogo.
E' tragico avere così poco spazio, rileggendo il commento par di leggere un'accozzaglia di frasi fatte. Son sicuro che un Gesù le renderà più chiare.
In Fede
utente anonimo
Scrivi un commento
Nome: utente anonimo
Blog:
Il tuo commento:
Scrivi le lettere che vedi nell'immagine qui sopra.
Puoi usare i seguenti tag HTML nei commenti: <a target="_blank"><b><i><br>
*
Entra
o
Registrati
per commentare con un tuo nick :)
chiudi questa finestra