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Commenti
#13   Comment in moderation [In moderation]  
10:33, 24 marzo, 2009

15:58, 12 febbraio, 2009

Sono iscritta all'AIDO praticamente da quando sono diventata maggiorenne. Spero che questo basti come testamento biologico. Certo è che se porteranno avanti la legge sull'obbligo di somministrazione degli alimenti ai malati in stato vegetativo perenne (come dire..."nutriamo chi è già morto") allora cosa dovrò fare per morire con dignità quando sarà l'ora di morire?
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15:40, 07 febbraio, 2009

pienamente d'accordo con te, con tristezza e dolore e simpatia
laura/bri
utente anonimo
10:42, 07 febbraio, 2009

La "proprietà" si sceglie e si decide, sempre. Ciò che ci appartiene è nostro perché abbiamo scelto di averlo e continuiamo a scegliere che sia nostro. Dunque in qualsiasi momento siamo (e dobbiamo essere) liberi di rinunciarvi.
E' questo il concetto di "proprietà".
Ciò che ci appartiene è nostro e solo noi possiamo decidere quando privarcene. Proprietà significa: libertà di appropriarci di qualcosa e libertà di rinunciarvi (nel modo che più ci aggrada).

Mi chiedo:
CIO' A CUI LA VOLONTA' PUO' SOLO RINUNCIARE DAVVERO CI APPARTIENE?
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#9  
20:52, 06 febbraio, 2009

leggendo, ho pensato a Buster Keaton (anche per non pensare a tutto questo schifo che c'è qua attorno) e ho condiviso
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#8  
14:53, 06 febbraio, 2009

Non si uccidono così anche i cavilli?

[..] Monsieur Dubeurre non era d’accordo e non lo sarebbe stato mai. Mai. E avevano un bel dire, loro, i fautori delle moderne pratiche propugnate dal giovane Lepoivre, che i suoi metodi, quelli tradizionali, sperimentati da anni e anni, recavano in s [..]
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#7  
11:10, 06 febbraio, 2009

Leggo gli ultimi tre post e li lego con lo stesso filo, intrecciato e opposto. Memoria e oblio, anima e corpo, vita e morte. Movimento e stasi. Sono cose che non si possono staccare l'una dall'altra e stanno lì "a schiaffeggiarsi e urlarsi insulti [...] E poi facevano pace e ricominciavano.
E' questa la tua definizione di vita e, come scrive farolit, "la scrivi già, la vivi". E in modo così vivo da farla saltare anche ai nostri occhi.
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#6  
11:07, 06 febbraio, 2009

anna, la prossima volta, se riuscirò a non farmi coinvolgere emotivamente, vedrai, saprò stare in silenzio.
magari non entrerò neppure.

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#5  
10:49, 06 febbraio, 2009

Applausi, ma con una mano sola di quelli speciali, che non fanno rumore, almeno non quello consueto.
Applausi Zen,
ma per te,
non per la vita,
ed egualmente non per la morte.
Grazie di avermi fatto entrare.
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#4  
10:13, 06 febbraio, 2009

caro Beppe, hai ragione in tutto, ma non credo in effetti che sia "un altro discorso".
Tutto questo è importante anche perché bello (la bellezza ha una sua violenza, una sua verità difficile).

Un ammiratore marginale
utente anonimo
#3  
10:09, 06 febbraio, 2009

direi le stesse cose di Sebaste (l'ho letto che l'avevi appena postato)
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#2  
09:28, 06 febbraio, 2009

io l'ho letto, già ieri notte, e lo trovo bello, e importante che tu l'abbia scritto, e che si scrivano testi "come" questo. mi coinvolge. per ora non voglio e non posso dire altro (tranne questo: ho letto altri tuoi testi nel blog, e penso che scrivi meraviglosamente bene - ma questo è un altro discorso..)
beppe sebaste
utente anonimo
#1  
23:48, 05 febbraio, 2009

Io capisco perchè ti scappa un post come questo, tutto fuori e non più sola.
Eppure la tua definizione di vita la scrivi già, la vivi. Da allora in poi.
Leggendoti pensavo che il guaio è non poter sempre dire qualcosa su la definizione di vita degli altri, soprattutto quando gli altri non si sono preoccupati di dirla a se stessi, e soprattutto quando bisogna decidere per gli altri che non hanno deciso.
A modo mio sono fortunata, è da quando avevo otto anni - ricordo il giorno, la stanza, il momento del pomeriggio - che mia madre mi notifica la sua definizione di vita e di morte, compresso "quello che vorrebbe che fosse" se non potesse più essere libera di decidere come rimanere e come andarsene. lo ammiro questa sua ostinata chiarezza e al tempo so che non mi appartiene, forse perchè non ho ancora figliato (o genitorizzato) e il mio concetto di vita e di morte non è del tutto compiuto.
So che nel mio concetto di vita farei di tutto per rispettare le volontà e i sentimenti di mia madre (e la ringrazio per avermo agevolato col suo testamento biologico), so anche che per me stessa io non avrei la stessa volontà e gli stessi sentimenti. Non mi appartengo (ancora?) finoa questo punto.
Ma la morte, di chiunque, mia amata Brioscina, richiede pudore, estremo. Vicinanza silenziosissima. Azione pura, ma muta. Allora sscccchhhh...
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