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Commenti
#5
10:51, 04 novembre, 2009
che fine hai fatto?
ciao..
verdeblu
#4
17:09, 15 gennaio, 2009
TO MYPAM
ehy, tu...
Ehy tu. Sì, proprio tu che leggi e non scrivi commenti per non lasciare tracce e per rispettare l'anonimato di questo blog. Tu che primo e unico hai colto il crescere di questa cosa tra me&lei. E tu che ci sei stato vicino con la tua presenza delicata e discreta, vicino negli scazzi, vicino nei momenti belli, vicino anche col pensiero, di quando mi scrivevi che avevi letto che c'erano problemi tra noi e ti sentivi triste perché eravamo ai ferri corti.
Volevo dirti che alla fine gliel'ho dato. Il link di questo blog parallelo. Tanto lo sapevo. Non sono mica capace di mantenere segreti che mi riguardano. E s'è subito iscritta, lei. Sia mai che si perda un post o un commento. Sia mai che rimanga indietro o che non sappia i miei pensieri, ufficiali, di là, e paralleli, di qua.
Già perché qua posso scrivere quello che di là non scriverei, per ovvii motivi, per rispetto a lei e alla sua situazione, perché comunque è una cosa nostra, perché di là bene o male ci conoscono, perché comunque tu sai quanto pettegole e invasive siano a volte certe persone. E poi...
E poi niente. Ti dicevo di lei. Volevo raccontarti del nostro incontro di venerdì. Sai quando ti ho chiamato? Ecco. Passeggiavamo vicino a una vetrina di non ricordo più chi e lei si è entusiasmata come una bimba per un paio di scarpe sportive: "Guarda! Le mie scarpe, sono lì!", mentre io componevo il tuo numero e te la passavo.
C'eravamo incontrate da meno di mezz'ora. Avevo mangiato un panino, interrotto da una telefonata molesta del mio capo. Appena entrate in quel bar le hanno messo su i Gun's, neanche a farlo apposta, mica una sola canzone no... tutto l'album.
"Knocking on heaven's door" di sottofondo, io al cell e lei che mi guardava, seduta di fronte a me, come un topolino curioso che mette fuori la testa dalla sua tana e annusa l'aria. E subito dopo la telefonata, due passi fuori, quella vetrina e la chiamata a te.
Ti ho telefonato subito perché volevo avere il mio tempo per osservarla mentre ti parlava, per farle qualche dispetto, per scattarle qualche foto. Che poi a momenti me la rompeva la macchina fotografica, obbligandomi a cancellare quegli scatti. Però una l'ho salvata. Ovviamente si vede brutta.
Non crederci, è bellissima...
E poi via in auto, verso la cittadina, in viso credo avessi un sorriso ebete stampato di fisso, perché lei ogni due minuti me lo diceva: "Te la levi quella faccia lì? La pianti di sorridere?". Non potevo farci nulla, mi veniva naturale. Hai presente quando sei con qualcuno e il tempo non passa mai? Guardi l'ora, ti sembra che siano passate ore e invece scopri che non è neanche un'ora che state assieme... Ecco.
Non mi piaceva quella cittadina, così ho proseguito per quella successiva... un centro termale. Ferme là nel parcheggio, mentre veniva buio... ok, siamo andate a cena alle 9,30, va bene? Sì.
Magia dell'incontro, degli sguardi, profumo di pelle e di lei. Il suo corpo così accogliente e io che mi sentivo a casa. Sì accogliente, hai capito bene. Non è colpa mia se su di lei mi ci incastro così bene, non è colpa mia se la testa sul suo seno diventa meno pesante e nemmeno è colpa mia se su di lei mi ci addormenterei, come stavo per fare. Son quei momenti che vanno oltre il sesso, oltre i baci, oltre l'urgenza di divorarsi.
Momenti di pura e semplice presa d'atto.
Stai sorridendo, vero? Come quando al telefono - con tutti quei bambini attorno - le hai detto che era quasi l'ora della poppata, e lei, ripetendo quanto aveva appena udito per far sì che sapessi le tue parole, ti ha sgridato: "Piantala anche tu con le poppate, eh?".
E mi guardava mentre lo diceva, la stronza, sorridendo imbarazzata e allusiva, forse. O forse ero solo io che pregustavo quel momento...
A cena poi, ah, te lo dirà anche lei, dandomi della rompiballe. Io ti dico solo che oltre ad avermi portato il filetto mentre stavo ancora masticando l'ultimo raviolo (ma si può?) si son pure permessi di servirmi un filetto ben cotto quando io l'avevo chiesto media cottura. Inoltre faceva schifo, non sapeva di nulla e lei che ha bloccato le rimostranze a metà, con uno sguardo e due parole a bassa voce... "Dai lo mangio io. Prendi il mio".
Ma quanto è dolce? L'ho fatto per lei. Non rimandare il filetto indietro, intendo. Per me è normale: sono in un ristorante di un certo tipo, chiedo una cosa in un certo modo, pago, non vedo perché non debba fare le mie rimostranze se non mi servono quanto ho chiesto e, nel caso, rispedire piatto in cucina. Tantomeno tollero che mi si metta fretta tra una portata e l'altra, accettando il secondo sul tavolo quando sto ancora terminando il primo.
Ma lei era imbarazzata, e così... ho lasciato perdere, nonostante il cameriere mi dicesse che se la carne non aveva sapore era a causa del primo "forte" che avevo ordinato: tortelli al tartufo e parmigiano. Il gusto era forte e dunque... Sì peccato che avessi ordinato filetto al tartufo come secondo.
E allora ho solo detto: "Probabile che sia come dice lei, in fin dei conti avevo ancora in bocca un tortello quando mi ha portato la carne...".
E taci, stordito. E non ribattere che sennò ti scaravento...
E' che mi avevano rovinato l'atmosfera. Io stavo non bene, di più. Era tutto perfetto fino a quel momento. Ero felice. Non serena. Felice.
E questi si permettono di rovinarmi la cena? :)
Ma lei, come sempre, trova il modo per risollevarmi il broncio: con quegli occhi sorridenti, quel suo prendermi in giro, quella sua delicatezza nell'accarezzarmi la gamba, sotto il tavolo. Lo sai che mi son presa una bella gatta da pelare, mi sa? Non mi permette di incazzarmi più di tanto. Mi blocca, mi fa cambiare subito l'umore. Son mica abituata io.
Alle 11 ce ne andiamo. Ah, ti risparmio le scene da Fantozzi al parcheggio, dove l'ho portata perché riprendesse la sua auto.
No vabbè dai, te la racconto... Ero lì quasi addormentata su di lei... pacifiche, tranquille, serene, in un silenzio magico...
Ci credi che si è fermata la vigilanza notturna a fianco a noi? Ci credi che non era proprio il caso che si fermassero? E mi credi se ti dico che quel segaiolo è pure sceso con quella cazzo di radiolina in cui parlava e comunicava la targa della mia auto a non so chi? E ci credi che lei, dolce, ha cominciato a dare spiegazioni sul perché eravamo lì... E io sempre più irata per la situazione...: "Ma che cazzo ti spieghi? Ma siamo in un parcheggio pubblico. Ma scherziamo? Ma chi è questo? Ma ci manca solo"... E questo pirla che dice: "Dai, potete stare ancora 5 minuti..."
Caro Lei, caro amico... mi hai mai vista furente, sì? Ecco. Furente, prendi le auto e cerca un altro posto. Dura la vita in questi casi. Che poi lei, che per lei è tutto nuovo, continuava a ripetere... "Ma non esiste. Ma zero. Ma non esiste che non ci si possa fare i cazzi propri...". E' peggio che così, due donne, senza un posto dove andare per stare tranquille, e qualche ora rubata a disposizione, ferme in un parcheggio, peraltro illuminato, peraltro pubblico, peraltro di un centro commerciale. Eppure è così.
Anyway, è bella la campagna in primavera, con la mezza luna nel cielo che illumina i campi e i rumori sfumati dell'autostrada: "Ho un regalo per te", mi dice. "Chiudi gli occhi e dammi la mano", prosegue. E sento in mano un cartoncino... ci penso due secondi poi mi illumino dentro, mi vengono gli occhi lucidi, incredula, senza parole. Lì, inebetita: era un biglietto per il concerto di chi sai tu. Ma mai nessuno aveva fatto per me un gesto così, davvero.
Tu... mi avevi scritto di essere cauta, di non farmi troppe aspettative su questo incontro, per tutelarmi. Ma io come faccio a bloccare quello che ho dentro quando ho di fronte una donna così? Lei mi ha steso, e non da ieri.
Ci siamo salutate alle tre, non prima dell'ennesimo spavento per un'auto ferma ancora a fianco della nostra: stavolta erano della polizia, con lampeggiante. Eccheduepalle! No che poi, io sono pronta a scommettere che se una banda di marocchini fosse passata di lì e a turno ci avessero violentato per tre ore, stai sicuro che di polizia, carabinieri, pompieri, vigili e pure ausiliari del traffico non ne avremmo visto mezzo.
E invece.
E invece, nonostante tutto, sorridevamo, e ridevamo a crepapelle, per poi fermarci e guardarci e ancora... quell'urgenza di noi: sospiri, baci, carezze, invasioni, pelle, morbidezza, freno a mano nella schiena, e ancora risate e contorsionismi assurdi, incastri e poi ancora carezze, e vetri appannati, e condensa, e freddo fuori e fuoco dentro. E poi.
Ma... lo sai che lei ci sta leggendo? Eh sì, ha letto fino ad ora, magari risentita per quanto ho scritto. Vediamo che dice... Le parlo? Ma sì :)
Ehy, ma ciao splendore... Hai finito di curiosare? La smetti di sorridere? Ti sei arrabbiata? Ma sto solo scrivendo al mio amico, quello che tu hai chiamato nocciolina. Gli sto scrivendo di te, di noi... E poi, te l'avevo detto che in questo blog non mi sarei censurata. E poi, l'hai voluto tu il link. Ora leggi. E taci.
Anzi no. Non tacere, parlami. Poi baciami. E poi, tienimi lì con te.
Postato da: claudia67 a 22:10 | link | commenti (1) |
utente anonimo
#3
17:11, 21 novembre, 2008
Che assurdità...mi viene da piangere....
Stufa
#2
12:29, 19 novembre, 2008
Direttamente nelle miniere del Galles, altrochè, e per giunta senza nessuna tutela sindacale..........
Masso57
#1
19:21, 18 novembre, 2008
non c'è limite al peggio!!! ma mi piace ritrovarti combattiva :)
pioggiainfaccia
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