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Commenti
#8
19:01, 05 dicembre, 2008
La notizia del giorno è che Rosas proprio a motivo degli attacchi di cui è stato fatto oggetto dagli altri esponenti del partito per la sua posizione contro l'aborto ha deciso di lasciare (dopo 30 anni di militanza) il partito socialista.
Stefano
utente anonimo
#7
13:34, 21 novembre, 2008
Grazie.
Paolo.
utente anonimo
#6
17:53, 20 novembre, 2008
I Dico avrebbero favorito l'aborto? Questa mi è nuova Stefano
PaoloRibichini
#5
10:10, 19 novembre, 2008
Grazie Gianluca...come contributo vorrei riportare qui l'opinione di un intellettuale notoriamente di sinistra che però, su questo argomento, ha preferito, "laicamente" usare la Ragione, come suggerisce da sempre Benedetto XVI.
Chi ha scritto le parole che sotto riporto, su un editoriale dell'epoca, in prima pagina sul Corriere della Sera è Pierpaolo Pasolini.
Massimo
Sono però traumatizzato dalla legalizzazione dell'aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell'omicidio. Nei sogni, e nel comportamento quotidiano - cosa comune a tutti gli uomini - io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente. Mi limito a dir questo, perché, a proposito dell'aborto, ho cose più urgenti da dire. Che la vita sia sacra è ovvio: è un principio forte ancora che ogni principio della democrazia, ed è inutile ripeterlo.
La prima cosa che vorrei invece dire è questa: a proposito dell'aborto, è il primo, e l'unico, caso in cui i radicali e tutti gli abortisti democratici più puri e rigorosi, si appellano alla "Realpolitik" e quindi ricorrono alla prevaricazione "cinica" dei dati di fatto e del buon senso.
Se essi si sono posti sempre, anzitutto, e magari idealmente (com'è giusto), il problema di quali siano i "principi reali" da difendere, questa volta non l'hanno fatto. Ora, come essi sanno bene, non c'è un solo caso in cui i "principi reali" coincidano con quelli che la maggioranza considera propri diritti. Nel contesto democratico, si lotta, certo, per la maggioranza, ossia per l'intero consorzio civile, ma si trova che la maggioranza, nella sua santità, ha sempre torto: perché il suo conformismo è sempre, per la propria natura, brutalmente repressivo.
Perché io considero non "reali" i principi su cui i radicali e in genere i progressisti (conformisticamente) fondano la loro lotta per la legalizzazione dell'aborto?
Per una serie caotica, tumultuosa e emozionante di ragioni. Io so intanto, come ho detto, che la maggioranza è già tutta, potenzialmente, per la legalizzazione dell'aborto (anche se magari nel caso di un nuovo "referendum" molti voterebbero contro, e la "vittoria" radicale sarebbe molto meno clamorosa).
L'aborto legalizzato è infatti - su questo non c'è dubbio - una enorme comodità per la maggioranza. Soprattutto perché renderebbe ancora più facile il coito - l'accoppiamento eterosessuale - a cui non ci sarebbero più praticamente ostacoli. Ma questa libertà del coito della "coppia" così com'è concepita dalla maggioranza - questa meravigliosa permissività nei suoi riguardi - da chi è stata tacitamente voluta, tacitamente promulgata e tacitamente fatta entrare, in modo ormai irreversibile, nelle abitudini? Dal potere dei consumi, dal nuovo fascismo. Esso si è impadronito delle esigenze di libertà, diciamo così, liberali e progressiste e, facendole sue, le ha vanificate, ha cambiato la loro natura.
Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un'ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore. Insomma, la falsa liberalizzazione del benessere ha creato una situazione altrettanto e forse più insana che quella dei tempi della povertà. Infatti, primo: risultato di una libertà sessuale "regalata" dal potere è una vera e propria generale nevrosi. La facilità ha creato l'ossessione; perché è una facilità "indotta" e imposta, derivante dal fatto che la tolleranza del potere riguarda unicamente l'esigenza sessuale espressa dal conformismo della maggioranza. Protegge unicamente la coppia (non solo, naturalmente, matrimoniale): e la coppia ha finito dunque col diventare una condizione parossistica, anziché diventare segno di libertà e felicità (com'era nelle speranze democratiche).
utente anonimo
#4
08:43, 19 novembre, 2008
Bè, caro Paolo, per lo meno non siamo costretti a mettere in piedi un altro Family Day, magari dedicato a qualche leggina ancora più favorevole all'aborto. Non ti dimenticare mai di quello che è successo con l'ultimo governo di centrosinistra, così avrai una comprensione maggiore del fenomeno sul quale ti arrovelli.
gianlucazappa
#3
23:34, 18 novembre, 2008
Stefano, tu hai ragione quando dici che il centro-sinistra in Italia regala gran parte del voto cattolico alla destra. Solo che non si capisce come la destra riesca a capitalizzare questo voto, considerando che non è nel programma di governo l'abolizione dell'aborto, né tantomeno del divorzio
PaoloRibichini
#2
14:56, 18 novembre, 2008
Quelli del precedente commento sono stralci (appena trovati) del discorso di Vazques Rosas al Congresso dell'Uruguay. Ad integrazione di quanto già scritto e per conoscere meglio l'uomo.
Stefano
utente anonimo
#1
14:54, 18 novembre, 2008
“La legislazione non può non riconoscere la realtà dell’esistenza della vita umana nella sua tappa di gestazione, come lo rivela in modo evidente la scienza: dal momento del concepimento, c’è una nuova vita umana, un nuovo essere”.
“Il vero grado di civiltà di una nazione si misura nel modo in cui protegge i più bisognosi e i più deboli”.
“D’accordo con l’idiosincrasia del nostro popolo, è più adeguato cercare una soluzione basata sulla solidarietà, che aiuti la donna e la sua creatura, dandole la libertà di scegliere altre vie e salvarli entrambi”.
(by Stefano)
utente anonimo
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