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Commenti
17:30, 18 novembre, 2009

Salve, mi scusi ma ho molta fretta, volevo chiederle: pubblicate esordienti? Sì?! bene, allora mi dà un indirizzo dove spedire? e..le noccioline dove sono? ;)

ciao
Mauro
utente anonimo
11:14, 14 novembre, 2009

E' vero tutto quello che scrivi...è anche vero che trovare qualche perla tra gli esordienti o i poco noti non è facile. Per tacere poi delle pessime edizioni e delle inesistenti promozioni che i piccoli editori, per scarsa capacità o per scarso coraggio, riservano spesso agli esordienti...se gli editori stampassero un esordiente in 50.000 copie, con copertina rigida, sovracoperta e rilegatura, con bella grafica e un'adeguata promozione, penso che in molti lo andrebbero a comprare e a leggere, fermo restando la qualità della scrittura e della narrazione, il potenziale d'interesse della trama. Finché gli editori si lasciano impaurire dall'incognita commerciale dello scrittore esordiente, non si va da nessuno parte, è la profezia che si autoavvera (il tuo libro difficilmente farà soldi, così ci investo poco, col risultato che ne farà ancora meno). In coda, io che sono di Siracusa segnalo almeno due semi-esordienti esordienti da recuperare almeno su internet, se non li si trova com'è probabile in libreria: Luca Raimondi (il suo terzo romanzo, a distanza di dieci anni dai primi due, è spettacolare, si chiama "Marenigma", ed. Aracne) e Stefano Amato ("Soggetti del verbo perdere" il primo romanzo, e ora ha pubblicato per Transeuropa un racconto in "Guida letteraria alla sopravvivenza in tempi di crisi").


utente anonimo
00:04, 25 agosto, 2009

Io sono d'accordo fino a un certo punto. Non sono un aficionados dilibri di esordienti, ma ogni tanto mi capita di leggerne (spesso su consiglio altrui). Be', la maggior parte delle volte sono detestabili. Scritti male e non originali, nel migliore dei casi, pretenziosi e noiosissimi nei casi peggiori. Ammetto di avere un po' il palato fino, e che la narrativa italiana non è il mio campo di battaglia, però... Ma voglio lasciare un soffio di speranza: ultimamente mi sono imbattuto in una cosina niente male, di cui avevo letto bene su internet, "Il contrario di tutto", autore Gianluca Wayne Palazzo. Sono contento di averlo letto. Ma credo resti una pepita fra i ciottoli.

Fede
utente anonimo
18:17, 05 febbraio, 2009

Quello che vedo scritto qui è esattamente quello che penso io, scrittrice inedita, consulente editoriale freelance, amante della lettura, ricercatrice dei testi dell'ottima nicchia letteraria e libraria italiana. Potrei rispondere dilungandomi tantissimo a riguardo, ma sarò breve e ti propongo di andare a questo link

http://scritturainforma.wordpress.com

Io sono tutte le cose che ti ho appena scritto e sono anche quella che sta dietro a quel link, ovvero una che si occupa in modo del tutto gratuito e volontaristico, di fornire recensioni e pubblicità online a quella folta schiera di scrittori e scrittrici valenti (perché l'unico requisito che chiedo è questo e basta avere a che fare con gli autori in prima persona per capire se sono finti o meno) che abita il sottobosco editoriale cosiddetto minore.
Collaboro direttamente con delle case editrici e con tutta una serie di autori che agiscono a nome proprio. :)

Io sono quella che potendo comprerebbe tutto il catalogo dei piccoli e medi editori - ma accidenti, le finanze sono quelle che sono e non posso; ciò però non mi impedisce, grazie al dialogo, alla mia volontà e alla gentilezza e stima altrui, di fare quello che faccio e quindi il mio è un applauso alla tua attività e alle tue idee ed è una sincera pacca sulla spalla perché non è vero che tutti scrivono e nessuno legge. Io ne ho fatto una missione e non lascio mai passare in subordine questo rispetto al fatto che io stessa desidero essere pubblicata. Scindo perfettamente le cose e faccio tesoro delle esperienze altrui perchè - e di questo ho fatto un motto - SCRIVERE E' UNA PASSIONE COMUNE, MA DEV'ESSERLO ANCHE LEGGERE.


Alessandra
avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente vanessalibera
#9  
13:30, 03 febbraio, 2009

Il mestiere di editore è una scommessa. Scommettere su un emergente è sicuramente rischioso in termini di costi. Tuttavia più remunerativo se si centra l'obbiettivo di venderlo. Dipende dai piani strategici dell'azienda editrice. Sei un piccolo editore ? Non sei attrezzato o interessato agli autori sconosciuti ?
Nessuno ti vieta di buttare dentro il cestino quintali di carta. Trovo estremamente tedioso sentire questa lagna da parte vostra. Io personalmente ho cercato degli editori che pubblichino un certo tipo di prodotto che si avvicina per contenuto e stile a quello che io scrivo. Eppure non ho mai ricevuto manco una risposta ciclostilata. Nessuno vi obbliga a leggere ciò che vi arriva, nessuno ci obblighi a non spedire il nostro materiale

avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ArditoEufemismo
#8  
12:07, 31 gennaio, 2009

Prima di tutto, grazie per la franchezza - merce rara di questi tempi. I concetti, poi, sono del tutto condivisibili, sebbene occorra aggiungere anche altri aspetti non meno importanti riguardo al rapporto tra autore e lettore. Il primo è un dato statistico inoppugnabile: in Italia si legge sempre meno e quel poco che si legge rasenta l'idizia. Quanto alla poesia, è sempre stata considerata una produzione di nicchia e questo rende difficile il rapporto tra autore e lettore. Gli editori - che non sono più, ammesso che lo siano mai stati - all'opera in sè quanto piuttosto agli aspetti commerciali, non investono sugli sconosciuti nè si preoccupano di conoscerli. E poi ci sono i cosiddetti critici: ormai hanno imparato a scrivere seguendo modelli prestampati, come i verbli di polizia e sorge il sospetto che i libri di cui parlano non li abbiano nemmeno visti. Scrivono (quasi sempre bene) di amici o amici degli amici; a volte solo a sostegno di rare scommesse editoriali operate dai cosiddetti grandi editori.
Ho pubblicato un libro l'anno scorso (2008) e, naturalmente ho valutato tutti gli aspetti (magari quasi tutti) preliminari: dalla qualità dell'editore alla diffusione, alla pubblicizzazione. Il libro ha anche ottenuto alcuni importanti riconoscimenti a livello di concorsi, ma... è poesia. Fosse stato un libro di cucina ora srei ricco!
Saluti. Peppe56

utente anonimo
#7  
16:35, 27 gennaio, 2009

Ciao,
pur apprezzandone il tono e le motivazioni, vorrei dissentire dalla lettera pubblicata e soprattutto dal coro di approvazione che ha suscitato.
La mia impressione è che l'errore, a quanto pare diffuso nell'editoria è che si finisca per giudicare il CHI e non il COSA.
Non sono sicuro che sia così importante sapere se "Ragazzi di vita" sia stato scritto dal più grande
intellettuale italiano, dal bibitaro della curva sud o da un prototipo di HAL9000. Se un romanzo mi restituisce emozioni, descrive o inventa un mondo, "forza" delle riflessioni e mi entusiasma anche prendendomi a calci in pancia, poco importa quale sia la matrice.
Questi sono sempre stati i miei criteri nella scelta di lettura, ho mai sostenuto la piccola editoria? Non lo so. E sinceramente non so neanche
se ho mai aiutato un membro della mia stessa casta.
Mi rivolgo agli esordienti come me: ragazzi, non facciamoci convincere che il nostro peccato originale sia la velleità di appartenere al rango dei professionisti.
Uscire dal ghetto degli esordienti è veramente dura e se l'anonimato è uno schermo che impedisce di far sentire la propria voce la colpa non è di certo nostra.



utente anonimo
#6  
22:42, 16 gennaio, 2009

Ciao!
Finalmente un po' di ottimismo celato in una lettera di lamentela. La tua lettera agli esordienti nasconde un messaggio bellissimo e tagliente allo stesso momento: il mondo e` pieno di imbecilli, ma noi ci crediamo ancora.
Ho deciso di inviarti il mio romanzo.
Antonio
utente anonimo
#5  
14:44, 15 gennaio, 2009

Ciao a voi della redazione, io scrivo da meno di due anni e non spedisco i miei scritti a nessun editore per eludere le problematiche legate, necessariamente, al dover piacere ai molti. Quando tre persone sono d'accordo nel giudicare positivamente il mio lavoro mi allarmo, e comincio a sospettare davvero che Gesù sia, accidentalmente, in mezzo a loro. Ho letto tante cose di esordienti, al punto da poter dire di non aver letto altro, in questi due ultimi anni, e molto raramente mi sono imbattuto nella qualità. Non è sufficiente saper scrivere bene, cosa già rara in sé da trovare, per valere ai miei occhi, ma è necessario conoscere le leggi universali dell'esistenza.
La ragione essenziale per la quale io non invio il mio materiale proprio in questo sta, perché sono certo che tra gli editori non ci sia che eccezionalmente qualcuno che stralci di questa conoscenza possieda, per saper riconoscerla nella maggior parte di ciò che io racconto. State sereni e continuate eroicamente nella fatica pregiata che vi siete proposti di fare, perché la strada percorsa, una volta arrivata al suo obiettivo, non dovrete misurarla in lunghezza, ma nell'ampiezza del panorama che vi mostrerà. Ciao ancora, con stima. Massimo
avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente vajmax
#4  
13:20, 30 novembre, 2008

Mi accorgo che, da quando ho iniziato a scrivere, leggo solo libri di esordienti. Devo dire che la maggior parte scrivono meglio di autori "affermati" e non sempre questi ultimi scrivono tutto di loro pugno.
Complimenti per il blog, il sito e le vostre pregevoli iniziative.
avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente dark44
#3  
16:34, 28 novembre, 2008

eliana ti rispondo
sono uno scrittore esordiente. ho esordito ma male, non sono saviano.
amo però il mondo degli esordienti e leggo spesso solo quelli.
ho una pagina su anobbì dove puoi trovare recensioni di ilibri sconosciuti. collaboro con piccole case editrici.
in pratica il 50% delle mie letture sono libri di esordienti.
quindi posso dirti:
si leggo esordienti.
fa bene
e ogni tanto trovo anche piccole perle.
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#2  
17:21, 28 ottobre, 2008

La vostra "lettera" è corretta e giusta. Ormai ovunque leggi "vuoi pubblicare il tuo libro?Ci siamo noi".
Nun tutti hanno l'abito della scrittura e non tutti apprezzano la ricerca che degli editori "particolari" realizzano. Continuo a seguirvi solidale.
Michele.
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#1  
09:50, 28 ottobre, 2008

Beh, non tutti gli esordienti sono così. Io, per esempio, leggo molti libri di altri esordienti e, spesso e volentieri pubblico pure sul blog una recensione su di essi.
Diciamo che, se leggessi 100 libri l'anno, 30 sarebbero di autori esordienti.
Non vorrei rischiare di far pubblicità al mio blog, che è per l'appunto dedicato agli esordienti, ma spesso e volentieri nei miei post consiglio sempre di consultare i cataloghi degli editori aperti ai nostri manoscritti, di valutare le loro pubblicazioni prima di inviare qualcosa... un gesto di coerenza, visto che non si dovrebbe proporre un romanzo rosa ad una editrice che si occupa di occulto; di accrescimento culturale, perché si potrebbero scoprire libri interessanti da leggere e comprare; di onestà verso l'editore... che in fondo fa un mestiere tutt'altro che facile in Italia.
Molti dei miei lettori condividono queste cose ma, alcuni commentano dicendo che è tutto tempo sprecato, perché il loro libro è bellissimo e non è possibile che venga rifiutato e, nel malaugurato caso succeda, è colpa della casa editrice che non lo ha capito.
Insomma... ci sono esordienti ed esordienti. ^_^

Ad ogni modo... in questo momento non ricordo il nome ma, nel mio peregrinare tra gli editori (ebbene si... sul mio blog parlo anche delle case editrici), ne ho scovato uno che, per i motivi citati in questo post, propongono, in cambio della valutazione del proprio manoscritto, l'acquisto di un libro prodotto dall'editore stesso.
E' una sorta di sensibilizzazione sul problema, un piccolo "finanziamento" all'editore ma, soprattutto, un aiuto ad altri autori esordienti.
C'è chi va contro a qualunque tipo di "contributo" agli editori ma, visto che io, spesso e volentieri finisco per comprare comunque un libro della casa editrice che vorrei contattare (se non altro per toccare con mano ciò che produce), non ci trovo nulla di male... certo il problema potrebbe nascere se nel catalogo non trovo un titolo che mi incuriosisce... ^_^

A presto
Glauco
utente anonimo

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