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#9  
10:44, 22 gennaio, 2009

MINISTRO GELMINI, QUELL’ESPRESSIONE NON VA ………E NON SOLO

Alla cortese attenzione dell'onorevole Mariastella Gelmini
e p.c. Presidente CNUDD Prof. Paolo Valerio


Oggetto: osservazioni sull’espressione “studenti diversamente abili” utilizzata nel decreto per i criteri ripartizione stanziamento per interventi studenti diversamente abili anno 2008
Illustrissimo Sig. Ministro,
sono un operatore che lavora da anni nel campo della disabilità e in particolare nei Servizi universitari di supporto agli studenti universitari con disabilità.
Le scrivo sollecitato dalla lettura del Decreto Ministeriale 28 agosto 2008 prot. n. 159/2008, da Lei firmato, in cui campeggia l’espressione “studenti diversamente abili”, sulla quale vorrei proporLe alcune brevi considerazioni.
Mi permetta di partire da una frase illuminante di Giuseppe Pontiggia apposta come dedica a un suo bel libro: «A tutte le persone disabili che lottano, non per diventare uguali agli altri, ma se stessi». Tale dedica ci interpella tutti, nessuno escluso.
In nessun ambito della vita le parole sono chiacchiere, tantomeno nell’ambito del sistema formativo formale (quello di Sua competenza come Ministro): nella correzione dei temi contano perfino gli accenti e gli apostrofi, si immagini quindi il peso specifico delle parole! La mia non vuole essere una mera disputa lessicografica o semantica, nell’uso di certi termini sono in ballo questioni più profonde, che concernono il rispetto vero delle persone, delle loro storie di vita e della loro condizione esistenziale.
L’espressione “studenti diversamente abili” è sempre più diffusa nel mondo dell'informazione e della politica, ma moltissimi fra i più competenti, preparati e appassionati operatori italiani nell'area delle disabilità hanno eccepito vigorosamente su di essa. Le riporto alcuni esempi: la teologa Adriana Zarri scrive che questa «ridicola e ipocrita definizione rappresenta il colmo dell'imbarbarimento e, in fondo, dimostra una mancata accettazione di uno stato di difficoltà»; Andrea Pancaldi parla di termine «carico di ambiguità»; il giornalista Franco Bomprezzi denuncia una «deriva linguistica che, nell'enfatizzare le capacità di alcuni, ignora le persone con maggiori difficoltà». Carlo Giacobini, poi, descrive il “neologismo” con acuta ironia come «un ansiolitico linguistico, utile al massimo a mettere in pace la coscienza di coloro che non si sono mai fatti carico sino in fondo di questi problemi».
Personalmente ritengo che si tratti di un tentativo maldestro di "sdoganare" le disabilità, rimuovendo (o se si preferisce camuffando) le difficoltà reali che assillano giorno per giorno gli studenti universitari con disabilità. Invece di lottare per affermare nella prassi quotidiana il diritto all'uguaglianza di opportunità, si inseguono goffamente modelli efficientisti ed estetici. Qualcuno potrebbe obiettare che l’espressione mira a valorizzare le abilità residue (quando ci sono), il che è sicuramente doveroso ma ha come indispensabile presupposto il riconoscimento leale e oggettivo delle limitazioni delle attività, non la loro rimozione attraverso operazioni di ‘cosmesi comunicativa’.
L'inserimento e l'inclusione sono possibili, da una parte, mediante provvedimenti amministrativi che favoriscano i progetti di vita indipendente di ciascuno (e quindi mettendo in campo investimenti); dall'altra, attraverso processi culturali di accettazione lunghi e complessi, che non solo non passano attraverso la proposta di nuove e ambigue definizioni ma possono addirittura essere da esse ostacolati.
Gli studenti universitari con disabilità hanno bisogno di servizi, e non di questi biglietti da visita ingenui, e anche fuorvianti.
Infine, vale la pena ricordare che il termine diversamente abile non ha nessun rigore scientifico, né alcuna valenza sul piano legislativo ed è intraducibile in altre lingue. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, che il 22/5/2001 ha approvato la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, suggerisce di usare il termine "persone disabili" o "persone con disabilità".Mi auguro, Sig. Ministro, che non voglia liquidare questa mia lettera come un semplice esercizio di pedanteria e puntigliosità semantica, ma intenderla come un piccolo contributo sulla strada da percorrere per la piena promozione dei diritti di cittadinanza delle persone con disabilità e per la creazione delle condizioni perché possano essere se stesse e non quello che noi vogliamo che siano.
E allora, mi creda Sig. Ministro, tutti noi saremo più autenticamente noi stessi.

Napoli 19/01/2009
Carmine Rizzo

utente anonimo
#8  
23:37, 27 ottobre, 2008

Ora di lettere

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#7  
18:30, 17 ottobre, 2008

la verità è che criticare una che afferma: "Non capisco le ragioni della protesta" e riesce a giustificare la protesta delle piazze solo sulla base della disinformazione fomentata dalla sinistra, evidentemente ignorando che tutti noi possediamo internet, sappiamo leggere e i provvedimenti del Governo siamo in grado di andarceli a cercare direttamente alla fonte, senza procedere sulla base del "sentito dire" ... è come sparare sulla Croce Rossa. A me la Gelmini fa pena, davvero. Continuo a pensare che non si renda pienamente conto del ginepraio in cui si/ci sta cacciando.
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#6  
18:04, 17 ottobre, 2008

Sei stata troppo buona con la Gelmini, Floria...
le hai concesso pure la possibilità del pentimento!
Lei andrà avanti come un panzer, finché non si troverà troppe piazze contro e dovrà invocare il Governo tutto per affrontare la situazione.
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#5  
19:18, 15 ottobre, 2008

@Frank57 Certo che sì
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#4  
18:31, 15 ottobre, 2008

Ciao. Posso riportare la tua lettera nel mio blog dove sto affrontando l'argomento?
Grazie.
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#3  
15:45, 14 ottobre, 2008

spero che l'utente anonimo di prima non sia Vasco Rossi in persona ;))) E' vero che mi piace di più Ligabue ma non ho niente contro il mitico Blasco. Anche se "Un senso" (era quella la "canzoncina") non è proprio esente da un certo sospetto di retorica (peraltro anche noi vorremmo trovare "un senso" a quello che combina la Gelmini).
Detto questo ... Bob Dylan forever!!
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#2  
12:08, 14 ottobre, 2008

"la canzoncina di Vasco Rossi"
sono commosso
utente anonimo
#1  
23:35, 12 ottobre, 2008

Peccato davvero che non la legga questa lettera la ministra ... imparerebbe molte cose ...
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