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Commenti
11:57, 16 dicembre, 2008

Vorrei che si tenesse presente che Zambardino non è mai da prendere sul serio.
Da bravo professionista sa come scrivere per sembrare pregno, ma di fatto non fa altro che riciclare o imbastire banalità, menzogne, false fonti o illazioni al solo scopo di creare articoli che hanno sempre e solo due sapori ben distinti, che usa sia assieme che separatamente:

1) "O tempora o mores", il vecchietto nostalgico è sempre trendy
2) "Lecca la mano del padrone", nello specifico Microsoft.

Il Wall Street Journal (di Murdoch) in pieno conflitto di interessi attacca Google con un articolo folle, e Zambardino lo cita e lo amplifica e aggiunge idiozie di suo (non solo Sky, anche Microsoft è nemica di Google).

Microsoft vuole lanciare il proprio Facebook, e Zambardino soldatino parte all'attcco.

Apple rilascia Mac OS X, e Zambardino riesca comunque a parlare di Microsoft.

Non va presa sul serio, si sta solo guadagnando la pagnotta.
utente anonimo
13:34, 21 novembre, 2008

Lo studente ha torto - facebook non e' un cacciavite, e' dinamite. I ragazzi credono di saperla usare mentre in realta' corrono dei rischi enormi.

Andrea,
Milano.



utente anonimo
18:00, 17 novembre, 2008

Errata corridge:
"per questa ragione esistono altri studenti.."
dovrebbe essere:
"per questa ragione esistono altri strumenti.."

Sarà stato un lapsus..
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17:58, 17 novembre, 2008

Facebook è senza dubbio la rivelazione degli ultimi tempi. E' diverso da un blog e per questo può esser considerato da alcuni uno strumento superficiale dove basta mettare la propria faccia e farsi più amici possibili...
In realtà ha notevoli potenzialità, sia per via delle funzionalità che offre e delle svariate applicazioni che possono essere aggiunte, sia per l'enorme effetto di rete che possiede...Tramite facebook è possibile raggiungere moltissime persone.
Secondo me è un ottimo mezzo per il passaggio di informazioni, l'organizzazione e la promozione di eventi e attività.
Che poi abbia limiti, questo è indubbio ma per questa ragione esistono altri studenti...
Rifacendomi all'esempio del cacciavite, aggiungo che se devo piantare un chiodo,potrei farcela anche col cacciavite, ma sicuramente farei meno fatica usando un martello.E non stò affermando che il martello è migliore del cacciavite, perchè se devo avvitare una vite, cacciavite tutta la vita(o vite).
Non esiste uno strumento che faccia tutto.
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22:32, 19 ottobre, 2008

Pur essendo ormai tra quelli che, quando eravamo giovani, chiamavamo "matusa", uso il web da tempo (gestisco un mio sito e ne ho gestiti anche per lavoro, ho un blog, ho scritto romanzi per e-mail...) ma fino a poco tempo fa ignoravo quasi l'essitenza di Face Book, o meglio mi pareva qualcosa di simile a My Space e Splinder. Pochi giorni fa mi hanno spiegato che qualcosa di molto diverso e di più, che è una sorta di contenitore che consente di usare con un'unica interfaccia diversi strumenti web. Sto cercando ancora di capire se è vero e se, per un vecchiardo come me possa valere la pena di affacciarmi anche su FB. Ancora non mi è chiaro. Questo post mi è comunque stato utile e condivido la visione del tuo studente.
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09:20, 07 ottobre, 2008

Credo di dover chiarire il mio pensiero scusandomi anche per i diversi errori ortografici del precedente commento. Innanzitutto non penso assolutamente che chi cresce a "pane e bit" comporti usare la rete solo in modo frivolo, non è una regola. Diciamo che una certa percentuale di frequentatori di internet, maturi e meno maturi, la usa in modo frivolo e senza approfondire e che questa percentuale secondo la mia percezione è piuttosto elevata. Ma questa modalità di utilizzo non è legata alla crescita pre o intra rete. La metafora sul turista poi era forse legata più alla mia esperienza. Io da turista non mi sento mai un ebete a spasso che guarda superficialmente ma anzi cerco di approfondire rischiando sicuramente di catturare solo in minima parte ciò che mi circonda in quel momento ma quello che catturo è sicuramente beh digerito e approfondito. Al contrario per catturare allo stesso modo certi aspetti della città in cui sono nato (Pisa) ho dovuto allontanarmi e solo ritornando successivamente ho scoperto cose che prima non avevo mai notato. Questo era il senso del discorso. Chi nasce e vive in un ambiente è forse meno portato ad approfondire cio' che vede tutti i giorni e che vive quotidianamente ma non per propria superficialità ma solo per la natura stessa delle cose.
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22:19, 06 ottobre, 2008

un giorno uno dei figli della mia compagna allora undicenne e in lotta per la concessione del primo cellulare mi chiese: Ale tu a che età hai avuto il tuo primo cellulare? Ed io candidamente risposi: a 35 anni.
Il silenzio cadde sulla tavola (non non scese: cadde!) e mi guardarono tutti (i ragazzi) come se fossi stato cerebroleso.....
Spiegai loro che i cellulari erano nati pochi anni prima di loro.....e non 40 anni fa...!
Ma non credo che mi abbiano capito a pieno!

utente anonimo
23:54, 05 ottobre, 2008

@MIRKOkun @anyman51 il turista, con la sua lonelyplanet, magari si perde + facilmente per le stradine, magari osserva cose che sfuggono al nativo xchè le ha già osservate in altre città simili. :)
utente anonimo
14:50, 04 ottobre, 2008

anyman51, scusami ma il tuo discorso mi torna poco... chi è turista in una città straniera è proprio quello che subisce con estasi quasi ebete solo l'aspetto + superficiale della città stessa. Ed è quello che si perde tra le strade e ha bisogno di indicazioni. Chi è cresciuto e abita invece nella città è quello che conosce le strade più nascoste, le scorciatoie più astute, le bellezze meno conosciute. Non capisco perchè c'è questa abitudine di credere che crescere a "pane e bit" voglia necessariamente dire che la nostra "abilità" viene sfruttata solo frivolamente, senza approfondimento.
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17:07, 03 ottobre, 2008

57 anni e nel mondo dell'informatica dal 1970 anno un cui mi sono iscritto a Scienze dell'Informazione a Pisa. Mirko e' nato e cresciuto a pane e bit, mp3, msn, e chi più ne ha più ne metta e questi strumenti sono insiti nel suo dna e li usa senza riflettere molto sulle loro potenzialita'. Chi invece e' passato da penna e calamaio, alla penna biro, alla macchina da scrivere, al computer prima con word star, a internet e tutto quello che ne consegue riesce ad apprezzare in maniera più netta e completa tutte le potenzialita' della rete e dei suoi strumenti e soprattutto ad analizzarli con spirito anche piu' critico. E' la stessa cosa per esempio quando vai a visitare una città che non conosci, riesci ad apperzzare e scoprire aspetti e caratteristiche di quelal citta' che le persone che ci sono nate e vissute non reiscono ad apprezzare e spesso nemmeno a vedere
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20:41, 02 ottobre, 2008

Io sono cinquantenne (abbondantemente) però anche per me è Facebook è uno strumento: per restare in contatto con persone con cui ho interessi in comune e che sono sostanzialmente dei "colleghi". E' anche un modo per restare aggiornati: oggi ho trovato un link prezioso per un lavoro che sto facendo.
12 anni fa ci si trovava in chat, cinque anni fa nei forum ora in Faceboox... è la rete, baby :)
utente anonimo
19:41, 02 ottobre, 2008

Facebook

[..] Un'interessante conversazione. Protagonisti: l'insegnate e lo studente ... e un libro che mi incuriosisce [..]
avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente jlb
14:47, 02 ottobre, 2008

E' abbastanza divertente ed indicativo essere arrivato a questa pagina passando da facebook.
Dal punto di vista di uno come me, che lavorando come webdesigner internet la fa, hanno senso sia il discorso "naturalistico" di Mirko (questa e' la realta' e io ci vivo dentro senza troppi problemi ne preoccupazioni) che l'approccio critico di Floria.
Durante l'univiersita' ho avuto modo di leggere "Critica della ragione informatica" ( qui ) nel quale un esperto insegnante di design analizzava cosa era internet allora (stiamo parlando del 99 circa). E se ad una prima lettura il libro sembrava porre dei leciti e ragionevoli dubbi (e fare anche un po di terrorismo), dopo gia' 3 anni gran parte delle argomentazioni erano visibilmente sbagliate o frutto di semplice luddismo, soprattutto perche' basate su categorie di analisi che semplicemente non si applicano a quel vasto calderone che e' la comunicazione telematica. O meglio si applicano solo parzialmente perche' incomplete e incapaci di interpretare questa nuova complessita'.

Anche perche' con l'aumentare della banda a disposizione, internet sta convergendo verso quello che viene definito come "media unico". Questo "media unico" di cui facebook e' gia' una discreta espressione e' per sua natura un archittettura aperta: Aperta all'utente che dato un set di strumenti si sente libero di usarli tutti o in parte, creando o fruendo di contenuti. e soprattutto remixandoli a piacere. Aperta agli sviluppatori che su quella piattaforma tecnologica possono creare nuove cose. Aperta ai pubblicitari che sperimentano nuovi linguaggi. Aperta anche ai malintenzionati, certo.

Ma il punto e' che in questo media aperto non c'e differenza alcuna tra la creazione di informazione, la partecipazione alla cultura, e il venire coinvolti, piu' o meno consapevolmente, in mode e trend.
Anzi, la differenza fra prima ed adesso, sta proprio in questa mancanza di distinzione.

Davide
utente anonimo
#9  
09:10, 02 ottobre, 2008

ci sono degli aspetti problematici nel fatto che i social network oltre ad essere strumenti sono anche realtà, realtà virtuali. e in quanto tali essi chiedono la partecipazione di chi li usa e si pongono in un ambiguo punto intermedio: non si sa sai se a vincere sia l'aspetto realistico o quello virtual-illusorio.
avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente DottorBenway
#8  
08:56, 02 ottobre, 2008

a me pare che abbia ragione Mirko, ma anche Zamba. gli strumenti sono e restano strumenti, e in quanto tali non vanno mitizzati né nel bene né nel male. ma riflettere sui loro effetti (che però non è un abitudine dei cinquantenni in sé ma di quelli abituati a riflettere, per forma mentale o per professione: quanti 50+ conoscete che non riflettono su nulla?) è comunque sempre utile e positivo.
anche per distinguere tra ciò che è realmente nuovo, e Facebook probabilmente lo è solo in parte, e ciò che è un nuovo format di cose già esistenti (i blog, secondo me).

che poi anche i format abbiano il loro peso nei cambiamenti, anche su questo ci sarebbe da riflettere :-))
utente anonimo
#7  
08:46, 02 ottobre, 2008

i cinquantenni patetici (qui un esempio non del tutto a caso) erano patetici anche a 16 anni. Come diceva Brassens, le temps ne fait rien à l'affaire, quand on est cons, on est cons...


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#6  
23:19, 01 ottobre, 2008

ahahah ke figataaaa xD
sto diventando famoso, addirittura citato su CONTAMINAZIONI =D xò poteva avvertirmi, avrei almeno evitato le abbreviazioni da adolescente flippatone... cmq è molto interessante vedere cm si è sviluppato tt qst discorso da una (apparentemente) banale email su FB. Ci tenevo a precisare una cosa, riprendendo in parte la riflessione di AdRiX che mi è piaciuta moltissimo, e il paradosso dell'usare "troppo poco e non troppo"; in realtà proprio noi giovani rappresentiamo l'approccio + giusto alla Rete, in qualsiasi forma o strumento ci venga sottoposta. Ok, ci siamo nati e cresciuti e siamo avvantaggiati, quello è ovvio, xò ciò non toglie che sebbene la Rete assuma x noi un carattere per lo + ludico, se ci viene chiesto di approfondire, ricercare, esplorare...insomma qualsiasi cosa..noi lo facciamo, ci riusciamo, noi sappiamo, noi possiamo. Emule, Msn, FB ecc non sn di certo lampade magiche che rispondono ai nostri comandi: necessitano di uno "studio" e un approccio che non è da sottovalutare e che soprattutto non è solamente innato e non è nemmeno totalmente appreso. Non siamo nati imparati insomma, nè ce l'hanno "imparato" a scuola. Tutto nasce da un interesse diverso che, tanto per rispedire tutto il problema al mittente, è tristemente assente nelle generazioni precedenti, (e nemmeno + d tanto precedenti). Che poi sia per spocchiosità o per pura negazione, è un altro par di maniche, su cui magari Zambardino si entusiasmerebbe a riflettere...
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#5  
22:05, 01 ottobre, 2008

Con Facebook ho trovato lo strumento a me più congeniale, più di twitter, per dire, per comunicare e condividere senza troppi patemi con una quantità di persone diverse fra loro, che conosco per svariate ragioni (dai parenti agli ex compagni di scuola, dagli studenti attuali a quelli con i quali sono entrata in contatto in passato a vario titolo, dagli amici dell'università ai tanti contatti blogger accumulati nel corso degli anni, dalla gente della val di Cornia a quanti hanno le mie stesse passioni letterarie ...). Insomma, per ora va bene così. Detto questo, io penso soprattutto ad un aspetto dell'esperienza "irriflessa" di questi strumenti da parte dei cosiddetti "nativi digitali": paradossalmente non che li usino troppo, ma che li usino poco, per un quarto del loro reale potenziale. Che mia figlia si tenga in contatto via msn con i suoi amici mi fa comodo perché mi fa risparmiare sulla bolletta telefonica: però mi sembra riduttivo usare la Rete solo come un gigantesco, pervasivo telefono. Io poi sopporto poco le chat e gli Im in genere perché chiacchierare mi piace parecchio, ma di persona, e quando sono connessa preferisco avere a che fare con contenuti più strutturati, prodotti da me o da altri: ma in fondo è solo un'idiosncrasia e, forse forse, si tratta della volontà di non essere del tutto risucchiata nel vortice dei rapporti virtuali. L'altro aspetto che mi preoccupa, e immagino che sia un dato caratteristico del nostro Paese, è la diffidenza e l'ignoranza ancora troppo diffuse riguardo a certi meccanismi sociali e comunicativi della Rete (ignoranza e diffidenza che a volte si configurano come rifiuto, a volte come un entusiasmo smodato e altrettanto irragionevole quando finalmente si scopre che certi giocattoli tecnologici sono divertenti). Ma il discorso è molto lungo, forse troppo lungo, per un semplice commento.
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#4  
21:49, 01 ottobre, 2008

Ha ragione Mirko. La domanda che poni nel titolo del post è talmente generale da meritare solo una risposta: "dipende" da chi è la persona che lo usa.
E' patetico usare con disinvoltura qualunque strumento di web sociale?
E' patetico cercare rapporti umani sul web e trovarli?
No. E' patetico _non_ trovarli.

Peraltro, facebook è tanto tanto tanto un posto di allegro cazzeggio: sono tutto sommato felice che sia interdetto dalla internet police della mia azienda, potrei finire per perderci più tempo di quanto in realtà meriti.
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#3  
20:43, 01 ottobre, 2008

da Giorgio Jannis
Ti lascio un riferimento letterario, che magari già conosci, che personalmente trovo utile per spiegare alcuni concetti: un episodio di un film di Rossellini vedi qui dove la Magnani recita "La voce umana" di Camus.
Beh, è un atto unico, un solo personaggio in scena, questa donna che chiude una storia d'amore parlando al telefono con il tipo che l'ha lasciata.
Fece scandalo: suonava irreale che argomenti personali e sentimentali potessero essere trattati al telefono.
L'opera è del '32, il film del 1948... nel contesto, direi che abbiam a che fare con il telefono come "nuova tecnologia" TIC, e con qualche novità che oggi analizzeremmo con qualche antropologia dei media (non che negli anni Trenta mancassero riflessioni su uomo e tecnica, e infatti).
Oggi il telefono è trasparente, arreda il mondo senza farsi notare, così anche gli altri massmedia, così tra poco la Rete (e il passaggio sul mobile darà il suo twist ai flussi antropomediatici attuali).
Anche la trasparenza ha i suoi problemi, fa diventare abitudini irriflesse ciò che talvolta dovrebbe essere maneggiato con cautela, ad esempio la portata etica o i risvolti identitari del nostro comunicare in modo moltiplicato in Rete, da qui il tuo ottimo parlare di Media Education in classe, di sguardo critico.
Come insegnante, riuscirai a instillare nei ragazzi un punto di vista, ed è già benissimo, ma i contenuti del loro pensiero ti sfuggiranno, non ci appartengono, direi quasi ci risultano ineffabili.
I significati, l'enciclopedia tutta con cui i millennials leggono la realtà, sono maturati in altro contesto.
Mirko ha letto FB come strumento, ne ha tratto conseguenze, ha seguito due corni di ragionamento, ha scelto.
Hai educato, hai elicitato, hai maieuticato: il tuo lavoro lo hai fatto.
La sua esperienza di nativo è migliorata grazie a uno sguardo "sospettoso" che una sua insegnante gli donò (e il dubbio e lo stupore avvengono sia in un mondo agricolo sia in uno post-industriale), e tra qualche anno auspicabilmente Mirko sarà un cittadino digitale migliore di altri, nell'affibbiare nome e portata culturale a oggetti e servizi che ora nemmeno immaginiamo. E magari diventerà un insegnante.

utente anonimo
#2  
20:26, 01 ottobre, 2008

floria io non sono cinquantenne però ho serie difficoltà ad usare Facebook, nel senso che mi trovo molto meglio con altri strumenti che noialtri adulti usiamo di più. però il tuo allievo non ha tutti i torti. E' uno strumento tra gli altri che hanno a disposizione. Oggi è di moda facebook, ma lo è anche netlog o badoo tra di loro e come messaggistica MSN forever.
Sto provando a mettermi nei loro panni. Lo strumento mi permette di 1. cazzeggiare 2. mandare foto, messaggini, giochini, video.
Oggi va facebook, domani un altro strumento. Quello che ci faranno sarà uguale. L'approccio del nativo digitale è quello.

Noi adulti invece che facciamo? Stiamo qui a chiederci che metafora comunicativa c'è dietro Facebook. Perchè utilizzarlo, come utilizzarlo, quando utilizzarlo. Oppure da docenti come siamo io e te, stiamo qui a provarne un uso didattico, e cominciamo a vedere se passare un articolo ai ragazzi può essere stimolo per discussioni e riflessioni. Loro sullo strumento non cercano questo.

Banalmente è così. Perchè dovrebbero cercare quello che cerchiamo noi?
avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente catepol
#1  
18:02, 01 ottobre, 2008

da vittorio zambardino
Lorenza,
credo che la differenza tra lui (il tuo studente) e noi (soppota di essere associato a uno più vecchio di te) stia nel fatto che noi vediamo la trasformazione mentre lui dà per avvenuta. Non è che lui ha ragione e noi torto, ma , come dire?, io davo per scontato il gas mentre mia madre ricorda perfettamente di aver acceso il fuoco con la carbonella fino ai primi anno '50 a Napoli....
o come avvenne una volta con un mio figlio ora 24enne, allora 12 enne, quando lo chiamai dall'aereo e gli dissi tutto eccitato: Michele TI STO CHIAMANDO DALL'AEREO.
E lui: e beh?

utente anonimo

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