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Commenti
#6  
20:31, 07 novembre, 2008

Posso solo ringraziare per questo post. Una voce che si leva contro la stupidità d'una insana abitudine chiamata sport. "Caccia". Caccia ad armi impari nell'epoca in cui traboccano di cadaveri i congelatori dei supermercati.
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#5  
08:10, 04 settembre, 2008

daccordo con te...
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#4  
11:34, 25 agosto, 2008

ah, ma loro amano la natura, te l'hanno mai detto?
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#3  
05:01, 24 agosto, 2008

Letta tutto di un fiato...
Luca
utente anonimo
#2  
22:10, 23 agosto, 2008

Stagioni, a richiamare il girotondo del tempo che va e che ritorna nel girovagare eterno fra la vita e la morte. E in questa ineluttabile circolarità temporale la morte ha la sua apoteosi nella stagione della caccia. Si afferma fra il tintinnare dei mestoli a salve pronti ad essere intinti nella succulenta preda e pietanza massacrata per divertimento e per la soddisfazione dei grandi uomini con la doppietta esuberante...e cos'è questa se non la metafora della vita, dove esiste sempre una lepre innocente che scappa e un cacciatore furioso che rincorre e uccide per un gioco meschino che chiamano “sport” . Delitto nemmeno a parlarne.
Il brano ha livelli multipli di riflessione, il tema principale s’incentra sulla caccia e vi si sente l’ansia dell’Autrice che attacca con sagacia amara il rito venatorio e i suoi protagonisti, e sospinge la preda a fuggire con veemente partecipazione “Veloce, piccolo. Sai pensare? No, forse no. Usa l’istinto, perdio… e corri svelto via di qua…” , ma c’è anche un accenno parallelo ad un livello umano, laddove tinge una fanciulla che scappa in un bosco e urla inutilmente per sfuggire al serial killer, e ancora un altro livello quando si sofferma sul segugio che per istinto e fedeltà verso il padrone diventa comprimario attivo alla scanna. Elementi narrativi sicuramente di grande efficacia, realistici e fortemente evocativi, e tuttavia ci si può spingere più in là nel sanzionare come la parzialità umana sia incomparabilmente bestiale nel distinguo morale di un analogo delirio tout cour.
Complimenti per il sensibile tocco di penna.
Aldo

utente anonimo
#1  
00:38, 23 agosto, 2008

C'è rabbia, dietro. Appena velata nel sarcasmo destinato a questi uomini che pensano di vivere il passato antico abbracciando un fucile che a quel tempo nemmeno c'era. Nasce dalla rabbia ma scrivi amore, in quel "piccolo" che si ripete nel tuo seguirlo nella corsa, nel tuo soffiare quasi, perchè corra più veloce e non si fermi. Nello scrivere, trasformi l'emotività, la controlli e diventa racconto.
Io, così emotiva, sono ammirata.
Una compassione commovente, la tua, accompagnata da queste note.
E mi chiedo come faccia un cuore a non smuoversi di fronte a tutto questo...
Lisetta
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