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Commenti
#3
17:20, 09 aprile, 2004
perché fermarsi se si spataffia così bene? ;)) Non è che sia una brutta parola umiliazione - che poi a rigore per discuterne dovremmo sapere il termine che compare nel testo in lingua originale; mi riferivo al fatto che c'è un'umiliazione che rende passivi e attoniti, che può paralizzare...e allora la sofferenza la si subisce e non la si ama; insomma, credo ci sia un ' umiliazione che annienta e una che rende coscienti; forse alla seconda si riferisce l'autore; mi è venuta la curiosità di avere sotto mano il testo.....
Fiorile
#2
12:10, 09 aprile, 2004
"umiliazione" non mi pare una così brutta parola.
Credo che vada intesa come accettare di porsi più in basso rispetto agli eventi, riconoscere di non poter aver controllo su tutto, perché ciò che ci circonda è spesso molto più grande di noi. E, secondo me, solo sfrondandoci da tutti i contenuti razionalizzanti (si potrà poi usare 'sta parola?) e di controllo. In alcuni contesti l'umiliazione è l'inizio del prendersi la responsabilità e del tentativo di riparare, usandola per affrancarsi da giustificazioni "autococcolanti".
Poi la sofferenza c'è e la si può utilizzare in tanti modi, compreso usarla per definirsi e come filtro per non vedere null'altro. Il che tanto bello non è: si diventa sordi e ciechi (immagino volesse dire anche questo l'autore).
Vabbe', mi fermo prima che diventi una spataffiata... ecco :))
martebip
#1
22:13, 08 aprile, 2004
non fa una piega... o forse una sola, piccola, nel finale: perché "consentire ad esserne umiliato" e non invece "riconoscerne l'incontro come necessario"? Notte :)
Fiorile
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