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Commenti
#3  
15:56, 10 agosto, 2008

mi sa che sull'umiltà ho appena scritto qualcosa di simile, rispondendo - estesamente - al tuo ultimo commento :)
(spero di non essere stata troppo estesa, eheh!).

sul Satanismo (a cui metto la maiuscola come a ciasscuna espressione non solo filosofica, ma di culto vero e proprio) devo purtroppo smentire la possibilità di dargli un diverso nome: per quanti aspetti possa avere in comune con il positivismo o il razionalismo in genere; rimane cosa diversa.
E nonostante la corrente razionalista si discosti dalle basi di pura antitesi al Cristianesimo delle origini, diciamo così, il riferimento a quella precisa entità è comunque necessario per ciò che rappresenta ma soprattutto rappresentava in contesti di fede e concezione del mondo precedenti a quello cristiano.

la tua sincerità - al di là delle diatribe cultural-semantiche - è apprezzatissima.
e credimi, capisco bene il tuo rigetto e non mi crea alcun problema, anzi: ho preferito tuttavia essere anch'io sincera, come sempre, lasciando che le situazioni e le occasioni mi dicessero cosa fare.

un abbraccio, profumato più di Miracle Lancome che di zolfo ^^
C.
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#2  
15:45, 10 agosto, 2008

"può anche darsi, e lo dico non come possibilità astratta ma come cosa vista e rivista, che d-o voglia passare da qui".
Lo ha appena fatto! :)
Sì, il cattolicesimo non nega l'importanza e il valore intrinseco di ogni essere umano in quanto creatura dotata di un'identità propria e unica: se di ciascuno di noi è contato ogni capello del capo, se ognuno è amato da Dio di un amore personale e irripetibile, allora ricusare l'io giunge a coincidere, paradossalmente, con il rinnegamento di quell'amore, e perciò di Dio stesso: perché non c'è maggior atto di superbia dell'automortificazione esasperata e aprioristica; nell'umiltà può (può) celarsi, se non si presta attenzione, l'orgoglio più tronfio.
Ma, ecco, c'è anche l'indubbia grazia della comunione amata, difesa, lottata con il padre: e se l'io è ipertrofico, per Lui non resta spazio alcuno.
Dici bene, l'io non deve essere né sovradimensionato, né accartocciato.
Non so se davvero potrei attribuire a un'ispirazione "questa riflessione sulle 'misure' - di grandezza e di collocazione - del [mio] ego"; no, confesso che l'idea non mi ha sfiorato - non in questo confuso post, almeno.
Ci rifletterò, grazie :)

E infine non nascondo che l'allusione ai tuoi "trascorsi da Satanista" mi ha un po' sorpreso, sullle prime.
In questo tuo post (http://www.splinder.com/myblog/comment/list/17204244#cid-46037755) ho poi compreso cosa intendevi, e confesso che il "Satanismo razionalista" è un fenomeno di cui non avevo mai sentito parlare prima d'ora. In ogni caso (apprezza la mia sincerità) è un'espressione che non mi piace: lo si chiami piuttosto razionalismo, o positivismo. Io credo nell'esistenza dell'entità maligna, perché nulla autorizza a interpretare alcunché dei Vangeli e delle parole di Gesù a mo' d'allegoria; perciò, tralasciando le diatribe filosofiche, nonché per un naturale rispetto delle proprietà semantico-culturali, personalmente non scomoderei Satana per designare una corrente di pensiero. E' più forte di me: il mio gusto lo ripudia.
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#1  
13:40, 10 agosto, 2008

inevitabllmente in un blog interviene il nostro Ego - con la maiuscola non per onorare il miei trascorsi da Satanista, parola che ti frutterà almeno un paio di visite tramite ricerchine su Google, ma per sottolinearne il carattere di individualità.
qualche volta l'ego è il protagonista, qualche altra no.
ma d'altronde, come potrebbe esistere il Tuo blog se non esistessi Tu, Avgvst?

la verità è che sono in sintonia, al solito, con te.
l'ego è cosa buona, ma a volte sbanda, spesso anzi: e al quel punto ti assale il dubbio, quando non è timore, che stia prendendo il sopravvento.
io di mio so che lascia molto spazio al mio ego, nella Sala, fra le altre cose perché lì dentro mi sto ricostruendo. e funziona pure!
domanda: è peggio avere un ego sovradimensionto oppure averne uno accartocciato? qual'è, se c'è, quello più difficile da "ricondurre alla ragione"?
a parte tutto, pensare al (ai) perché tengo un blog ed al come lo faccio, mi chiarisce quante diverse motivazioni, già in una sola persona, esistono.
ed è cruciale sapere quali ognuno ha per sè.

può anche darsi, e lo dico non come possibilità astratta ma come cosa vista e rivista, che d-o voglia passare da qui.
non che il blog ti sia stato ispirato in sogno o che le parole ti siano dettate dall'alto, claro que no.
però ti ha sicuramente sfiorato anche l'idea che sia proprio questa riflessione sulle "misure" - di grandezza e di collocazione - del tuo ego che d-o ti impone; piuttosto che una sua lode senza sbavature.
sarebbe anche la cosa più ovvia, se così fosse, secondo me.
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