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#3  
15:46, 06 settembre, 2008

Beh, caro Roberto, che dire?
Per prima cosa, rispondo in quello che è il mio campo, ovvero l'estetica.
Pur concordando nel deplorare i concorsi di bellezza televisivi, lo faccio per un altro motivo: perché sfruttano la bellezza per tirar fuori soldi, invece che per promuoverla. E questo è l'errore della società moderna, pià in generale.
Sono in totale disaccordo con la sua convinzione che la bellezza sia un valore secondario. Se non venisse considerata tale, il mondo sarebbe senza dubbio migliore: mettendo in primo piano la bellezza del nostro pianeta, la bellezza delle persone che lo abitano, magari si penserebbe due volte prima di distruggerlo e rovinarlo. Inoltre, dato che la bellezza dà piacere, ed il piacere (non inteso in senso strettamente sessuale, ma in senso generale) è il motore stesso della vita di tutte le specie presenti sulla terra, oltre che del progresso umano, è contro natura considerare solo la sostanza senza tener conto dell'apparenza.

Detto ciò:
Se è vero che ogni problema sociale ha sempre due lati, è anche vero che certi ne hanno tre.
In questo caso, il primo lato è costituito dalla persona affetta da disabilità, il secondo da coloro che vogliono aiutarla, il terzo da coloro che devono subirla. Perché non tutti hanno la predisposizione mentale/la dedizione/la vocazione/l'umore per impegnarsi socialmente in un campo tanto problematico.
Dato che, nonostante tutti gli sforzi di Kant, la mia moralità non riesce a prescindere dal mio vissuto (né ho voglia di sforzarmi perché ciò avvenga), avendo passato quattro anni a combattere le attenzioni indesiderate della persona in questione, non posso che essere diventato refrattario all'intero problema. Vedo questa integrazione come forzata sia per una parte, che non può non sentirsi diversa, nel profondo, sia per l'altra, che è costretta ad accettarla per non sembrare maleducata. Di conseguenza, non mi piace essere costretto a mostrare gentilezza a qualcuno che, a prescindere dalla sua condizione, mi sta antipatico solo perché dietro c'è qualcuno che poi mi prende da parte e mi parla per un'ora e mezza di quanto particolare sia la sensibilità di quella ragazza. Perché sono d'accordo che possa avere dei problemi, ma non è solo lei ad avere una sensibilità. Anche io ho la mia, ed è altrettanto importante e particolare, come quella di tutte le persone, e se per me è umanamente improponibile di essere costretto a sopportare il suo cattivo odore, non vedo perché i miei bisogni debbano essere messi in secondo piano rispetto al suo di impormi la sua presenza. So che così potrebbe sembrare che stia facendo un unico fascio di tutti gli operatori del settore, ma spero vivamente che Lei non sia una di quelle persone che non sono in grado di considerare tutte le persone coinvolte, e non solo quella che assiste.
Tuttavia, ho motivo di credere che Lei non faccia tale errore, dato che nel punto due evidenza come porre la persona diversamente abile di fronte alle difficoltà del mondo, sia questa anche una semplice delusione per non aver vinto un concorso di dubbia importanza pratica, sia ben più importante che non dorarle la foglia e farle credere che tutti le vogliano bene. Concordo con questo fatto, se di integrazione si deve trattare, che non sia solo laddove fa comodo.

A.
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#2  
22:23, 27 luglio, 2008

Ciao ragazzi,
Scusate se non ho risposto prima a questo messaggio. Io non faccio parte del vostro Istituto scolastico. Mi sono collegato al Vostro blog per vie traverse, poiché stavo svolgendo ricerche su Internet. Io ho terminato da più anni il mio Istituto Tecnico di provenienza, ora mi sono laureato e sto svolgendo un dottorato di ricerca presso scienze politiche. Insomma sto passando dall’altra parte, quella dei professori. Mi sono permesso di entrare nel Vostro blog perché ho visto il messaggio relativo al “politically correct” datato marzo 2007. Mi scuso nuovamente per il ritardo. Ho proposto il mio commento perché collaboro come volontario ad un’associazione di ragazzi diversamente abili in ambito universitario. Io svolgo la mansione di tutor (accompagnamento dei ragazzi nelle aule, sistemazione delle pratiche di segreteria, tutoraggio didattico (ripetizioni) ed organizzazione d’eventi di ricreazione e ludici, ad esempio olimpiadi universitarie). Devo anzitutto affermare che questo compito è oneroso, ma molto soddisfacente. Si creano a volte incomprensioni nella gestione di un gruppo così vasto. Spesso i ragazzi si lamentano delle loro sfortune o delle inabilità e spesso manca un certo senso d’intraprendenza. Ho collaborato però anche con studenti dalle moltissime capacità e dall’estrema simpatia. Uno dei miei migliori amici è affetto dalla sindrome di down, si è laureato in storia, è un capo scout, ha viaggiato per il mondo, si è cercato ed ha trovato da solo un lavoro abbastanza prestigioso, canta in un coro e prende filosoficamente la sua condizione. Tanti altri ragazzi sono impiegati in discipline sportive, artistiche e culturali. Abbiamo appreso la conoscenza di una modella tetraplegica Martina Donna. Ci siamo battuti contro le ingiustizie; contro chi ha ostacolato i ragazzi nel lavoro, nelle attività sociali, nello sport, nella formazione ludica e dello spettacolo. Abbiamo però insistito con i ragazzi dall’evitare finti piagnistei. La disabitlità che essi hanno non deve essere motivo di crogiolo, di disfattismo, di disinteresse, d’abulia. Occorre atteggiarsi come gli altri. La rassegnazione crea dei pregiudizi, la volontà di combattere, di rischiare e di determinarsi permette di vivere una vita (diciamo normale). Noi diciamo di non creare una società ghettizzata dove si confrontano solo diversamente abili, ma di tirare fuori le palle e di atteggiarsi al massimo delle proprie energie. La disabilità è anche un valore difficile da definire. Ci sono tante persone che non sembrano disabili e pure lo sono: vi è quella fisica, quella mentale, quella sensoriale, emotiva. Una disfunzione magari invisibile può essere considerata una patologia. Scusate la bassezza ma molte persone mollate da una tipa, hanno avuto casini e problemi più gravi di una patologia fisica. I problemi possono avere valore sociale, economico e valoriale. Una considerazione sulla ragazza diversamente abile eletta miss liceo. Compio due precisazioni:
1) Ho altre priorità che certi concorsi di bellezza un po’ troppo valorizzati da una cultura televisiva che vuole dimostrare l’apparenza e s’interroga poco sulla sostanza. Sono altri i valori su cui puntare e valorizzare una persona in questa società. Siete liberi di non credere, ma una volta alle superiori volevano votarmi (a dir la verità pochi) come Mr. Dell’anno. Ho risposto che avrei preferito passare alla storia come studioso o come rappresentante d’Istituto.
2) Sono favorevole se una ha i requisiti di bellezza la partecipazione ai concorsi di bellezza, indipendentemente dallo status sociale o psico - fisico.
Credo quindi che la scelta della Vostra Miss. si debba basare su un criterio d’equità. Non si elegge una ragazza solo per farle un contentino. Metterla alla pari significa farla competere assieme alle vostre compagne e tra queste sarà eletta chi ha maggiore senso di simpatia, socievolezza e (lo pongo per ultimo) bellezza. Ciò che è indispensabile è di valorizzare la Vostra compagna per il percorso di studi che ha compiuto. Ammirate la Sua sensibilità e spronatela ad essere forte ed a fortificare il suo carattere. Migliorare il proprio status, cercare di sconfiggere una patologia e rafforzarsi per divenire simpatici e brillanti valgono un milione di volte che sfilare in passerella l’ultimo dell’anno.
Mi piacerebbe approfondire con Voi questo tema. Voi siete di quinta, quindi non so se continuerete a scrivere sul blog. Gradirei che questo testo (mi auguro non troppo lungo e non troppo palloso) sia pubblicato. Vi auguro piena realizzazione per il futuro. Un problema può capitare a tutti, nessuno può avere la certezza di esserne escluso. Ma sarà vincitore solo chi ha un’immensa forza interiore.
Cordialmente
Roberto Riva

utente anonimo
#1  
19:42, 04 luglio, 2008

Addio.
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