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Commenti
15:16, 11 giugno, 2009

Ho conosciuto Simona qualche sera a Massenzio per la serata dedicata alla poesia e devo dire che, pur agli inizi, mi sembra un felice incontro. Così come quello con queste sue poesie che sono un' ulteriore personale riflessione su come l'amore può essere una vera fonte di conoscenza dell'altro, di noi stessi e del mondo che ci circonda visto che è in grado di suscitare in chi lo prova belle immagini come quel papavero nella neve, un ossimoro stagionale, un contrasto di colori, un contrapporsi di simboli che dice più di tante parole.
Un saluto di cuore a Simona e a Ivano. Lucianna Argentino
utente anonimo
#9  
18:49, 30 agosto, 2008

Sono sensuali e dolci le tue poesie, cara Simona.

A presto.
Valerio
utente anonimo
#8  
21:08, 24 giugno, 2008

Una ventata di freschezza, di brividi, di emozioni! Brava Simona!
Federico
utente anonimo
#7  
10:48, 16 giugno, 2008

La piena sentimentale di Simona si risolve sempre in un dettato immediato, cristallino nelle immagini e in un ritmo rapido come di chi rimane sempre rapita o stupefatta dalle occasioni esistenziali di amore o sofferenza. Questa poesia ci dice che non c'è mai assuefazione ai dolori e alle gioie che la vita ci riserva.
Auguri a Simona per la sua poesia, Letizia L.
utente anonimo
#6  
17:03, 06 giugno, 2008

Grazie a Simona, a Luca, e a tutti coloro che danno forma di parola e realtà di dialogo a questo spazio telematico. A presto rileggerci, I.M.
avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ivanomugnaini
#5  
16:00, 05 giugno, 2008

Conosco Simona da poco e i suoi versi da sempre; nel senso che mi appartengono, mi sono sempre appartenuti come una goccia di sangue dello stesso gruppo, mi appartiene quella loro voracità verso la vita, verso un sembiante onesto dell’esistere che si scardina nei frammenti del dubbio, del dolore, dell’amore deluso e che pure è valso la pena vivere fino in fondo in ogni palpito, ogni fremito, ogni coraggioso abbandono del corpo e dell’anima. Ha ragione Ivano a definire questa poesia fresca e piena di aspettative: vi si trova la freschezza limpida del canzoniere e la consapevolezza tagliente della lama, il suono che abbaglia come uno sguardo seduttore e la frammentazione del verso (versi tagliati come pietra sulle preposizioni, sui relativi, sugli articoli) che mozza in gola il fiato e ci costringe a proseguire, a scoprire, a desiderare, forse ad avere paura. È una poesia che ha un colore, un profumo, un volume, come un fiore; che ti avvolge come la coperta tenera e calda che abbraccia una bimba nell’istante prima del sonno, ed è abrasiva come gli incontri con chi non sa darsi e non sa amare; è amore compiuto e sua disperata ricerca, è acqua e fuoco. Se mentre scrivo ho in mente un numero maggiore di testi di questa poetessa romana, amante del sorriso e del buon vino, questa scelta di Ivano ci regala un piccolo vertice, come la punta millimetrica della freccia che ci incide il pulsare intero dell’ossidiana. È un piccolo regalo, confezionato con l’accuratezza che sempre contraddistingue questo spazio. Grazie a Ivano, ma soprattutto grazie infinite a Simona e al suo coraggio di stupirci con il sorso della sua poesia.
Luca Benassi

utente anonimo
#4  
13:02, 05 giugno, 2008

La tua mi sembra un'operazione molto riuscita, caro Luca. la apprezzo davvero. Il mito non è un catalogo di amene corbellerie ammuffite nella memoria di un'antichità credulona, nè il deposito di giocattoli che svagano nei loro ozi i pronipoti di annose aristocrazie classiciste. Il mito è il canto dimenticato dell'universo: è ,come scrisse Junger, lo sforzo originario dell'uomo di prendere coscienza dei moti profondi del suo spirito, di tradurre la materia volubile delle passioni primordiali nelle forme imperiture dell'immaginazione, in un linguaggio che è quello dell'analogia, anteriore alle leggi della logica e dell'intelletto analitico. Per questo le storie del mito non sono più semplici favole, ma ci aprono a clamorose, lancinanti rivelazioni: in esse ritroviamo noi stessi e il fondamento recondito di ciò che proviamo, la parabola tragica di un destino, il senso nascosto di un enigma oscuramente imparentato con quell'altra storia che con amarezza e stupore scopriamo essere la nostra vita. Saluti!
utente anonimo
#3  
10:26, 05 giugno, 2008

oceani di parole
contro una zolla riarsa
dove ogni grano di terra è morto
dove una goccia di pianto
può seminare
il miracolo

diotima47.blog.tiscali.it
utente anonimo
#2  
14:05, 04 giugno, 2008

Davvero il mio grazie più sincero a Ivano per aver concesso questo spazio e le sue parole alla mia poesia ancora sconosciuta ed inedita. Una emozione autentica.
Simona D'Urbano
utente anonimo
#1  
20:33, 03 giugno, 2008

Poesie intrise di malinconia. Una malinconia che mi fa stare bene.
utente anonimo

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