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Commenti
01:58, 02 giugno, 2008

cercherò di fare la mia parte.

grazie per questo post.
utente anonimo
13:08, 01 giugno, 2008

Grazie.
avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Albamarina
#9  
17:16, 31 maggio, 2008

come hai visto ho riprodotto parte della tua mail nel mio post per spiegare un po' meglio. Certo il tuo post è meglio!

Ci fai sapere qualcosa di come le è andata?
utente anonimo
#8  
13:03, 31 maggio, 2008

Grazie a voi, e a tutti coloro che hanno voluto donare per questa azione. Sono arrivate al momento donazioni da 11 persone, e stanno continuando ad arrivarne, al di sopra delle aspettative (in questi casi conviene adottare come atteggiamento mentale un cauto pessimismo, perché come diceva il prof. Bloch, un ottimista non resterà mai piacevolmente sorpreso :)

Penso che ringrazierò personalmente, uno per uno via mail in privato, tutti i partecipanti da parte mia e di Gaia, ma soprattutto da parte di Su e dei suoi assistiti, una volta che avremo avuto la conferma che i fondi sono arrivati e sono stati impiegati per portare un po' di sollievo ai sopravvissuti a questa immane tragedia, resa ancora più grave dal comportamento criminale della giunta militare e dall'impotenza delle istituzioni internazionali di fronte alla situazione.

Per ora un grazie collettivo, e un abbraccio ideale a tutti e a tutte.
avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente gilgamesh
#7  
19:25, 30 maggio, 2008

quoto beggi: ho fatto altrettanto

avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente hexholden
#6  
16:47, 30 maggio, 2008

Grazie per avermi dato l'opportunità di fare qualcosa. Sono cose talmente enormi che non so neppure che dire.
avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente andreabeggi
#5  
13:47, 30 maggio, 2008

Qui se ne parla da mesi, ogni giorno.
Anche chi scrive quel blog è stato là:

1972.splinder.com

Spes
utente anonimo
#4  
14:21, 29 maggio, 2008

Lasciatelo dire: sei un grande uomo.
utente anonimo
#3  
11:55, 29 maggio, 2008

(continua)
Lo stato delle strade è pessimo: considerate che per percorrere 36 km ci abbiamo messo un’ora e mezza, alla velocità di crociera di 30km /h. Questo significa che sono davvero pochi coloro che possono permettersi di andare da Yangon a Mandalay, o da Mandalay a Bagan… e questo sempre per tenere distanti le menti…
I trasporti pubblici, a meno che nella capitale, sono praticamente inesistenti. Si effettuano agganciandosi letteralmente ai camioncini, affastellandosi gli uni sugli altri, pagando ovviamente l’adeguato prezzo del trasporto al conducente (lo potete vedere chiaramente nella composizione di foto che ho pubblicato su youtube, di cui al termine darò il link).
E ora parliamo delle università: ringraziando il cielo l’istruzione è una cosa garantita dallo stesso governo, sebbene per accedere alle università si debba pagare una cifra non proprio accessibile a tutti. Ma la cosa ormai direi scontata è che gli atenei non risiedono tutti nella stessa città. Sono disseminati e volutamente decentrati nell’intero paese, proprio per continuare ad evitare l’adunanza delle menti che ha in nuce l’organizzazione di una possibile rivolta. Questo, oltre al significato in sé, ovviamente limita di molto la possibilità di scelta di un ateneo rispetto a un altro, poiché se non tutte le famiglie possono permettersi di mandare un figlio all’università, ancora meno possono permettersi di sostentarlo in una città che non sia quella in cui vivono… traetene voi le dovute conseguenze :S
Ultima informazione, sebbene oggi sia trapelata anche all’estero: Yangon, oggi capitale del Myanmar, rimarrà tale solo per poco. Essa è attraversata dal più importante fiume del paese, l’Irrawadi, Da diversi anni il governo ha segretamente iniziato a costruire una città satellite nel centro del paese, dentro a una foresta, lontano da spazi aperti e da percorsi navigabili; nell’ultimo anno ha iniziato piano piano a trasferirci tutto l’organico amministrativo e ben presto avverrà la migrazione dei cittadini. Il perché di tutto questo appare molto evidente: lontano da percorsi navigabili e lontano da spazi aperti in modo da poter essere strategicamente meno attaccabile da “nemici” che arrivassero sia per via aerea che per via fluviale. Menti malate…..

Lo so, sono stata prolissa, ma ancora avrei da dire un’infinità di cose, darvi un’infinità di ragioni per le quali mi sono messa in prima linea per portare aiuti a quella popolazione stremata da 20 anni di tirannia. Ci ho messo la mia faccia e il mio cuore in questa vicenda e se non fossi stata certa che avrei potuto trasferire i soldi alla mia amica con SICUREZZA, avrei fatto di tutto per ottenere un visto per la Birmania e sarei andata di persona a consegnarglieli.

Vi allego il link della composizione fotografica che ho pubblicato su youtube, che, al di là dei paesaggi, racconta la realtà di quel paese in un momento in cui tutto trascorreva nell’apparente tranquillità:
http://it.youtube.com/watch?v=pVvEbKFYIOQ

Per chi lo desiderasse, sebbene sia in lingua Birmana, può vedere alcuni abstract presenti e passati di quel paese e farne autonomamente delle valutazioni comparandole a quanto ho scritto:
http://it.youtube.com/watch?v=JCpjuKgg5v0&feature=related

Ringrazio sin da ora tutti coloro che vorranno donare qualcosa per questa causa.

Ad maiora
Gaia



avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente cassia
#2  
11:52, 29 maggio, 2008

Vorrei poter trovare io ora le parole per raccontarvi quello che i miei occhi hanno visto in Myanmar (ex Birmania, ex Burma). Sicuramente il mio sguardo non era il classico “sguardo del turista” (vedi J. Urry), sebbene fossi pienamente consapevole che proprio il mio sguardo era stato accuratamente programmato dagli organizzatori del viaggio perché fosse direzionato unicamente verso le bellezze artistiche. Ma per quanto si possa tentare di nascondere la realtà, basta spostare il punto di osservazione non tanto sullo splendore dorato della Shwedagon (http://www.geogr.uni-goettingen.de/kus/pics/www-myanmar/www-myanmar-2/www-myanmar-rweber-swedagon-paya-yangon.jpg) , quanto sui volti e sui gesti delle persone che popolano il suo intorno e il gioco dei mimi è infranto.
Conoscevo la storia di quel paese a mozzichi e bocconi, ma mai avrei immaginato di viverla addosso attraverso gli sguardi di quel popolo. E tengo innanzi tutto a sottolineare una cosa che per me vale più di mille parole spese: nonostante l’assenza del rispetto dei diritti umani, la tirannia di un governo sordo alle necessità sociali, quel popolo ha uno sguardo fiero. Mi son sorpresa nel vedere che difficilmente il loro sguardo sostiene il tuo: all’inizio c’è “timidezza”, diffidenza, paura, perché tu sei l’estraneo, colui che porta novità in un paese dove il regime fa di tutto per evitare contatti con l’estero. Ma se il tuo sguardo va oltre e tende la mano, allora tutto cambia: nei loro occhi vedi tutto un mondo; vedi la voglia di cambiamento e la paura nel richiederlo; vedi nonostante tutto serenità e apertura; vedi sorrisi e dignità….
Mi son trovata catapultata in quella realtà, senza neanche sapere esattamente cosa aspettarmi.
Mi son trovata costretta a dover condividere le mie giornate con una guida impostami dal regime e, nonostante l’imposizione, in lei ho trovato un’amica.
Il mio primo impatto con quella realtà è stato scelto, ma non dichiarato in sede di programmazione del viaggio: avevo chiesto a varie amiche di darmi giocattoli e vestiti dismessi dai loro figli e son partita con una valigia in più.
Il giorno seguente al mio arrivo nella capitale (ex Rangoon, oggi Yangon, ma per poco) e dopo lo stordimento delle chiacchiere varie con la guida (che d’ora in poi chiamerò solo Su), sparo la mia richiesta: “Portami all’orfanotrofio”. Lei mi guarda di traverso e non capisce cosa voglia… vedo una luce strana nei suoi occhi e, sebbene ancora non ne capisca la ragione, faccio di tutto per tranquillizzarla: “Su, ho portato con me dei giochi e dei vestiti che vorrei donare ai bambini”. Il suo viso cambia completamente espressione: avevo di fronte una persona diversa da ieri. Forse era iniziato in quel momento uno scambio diverso, forse proprio allora lei ha smesso di fare la guida e ha iniziato ad essere solo Su.
Piccola premessa: all’aeroporto, quando ci ha accolto, si è presentata con un nome italiano.. dopo soli 5 minuti le ho chiesto il suo vero nome e dal quel momento le ho detto che l’avrei chiamata con quello… forse anche lì ho gettato un primo seme, chissà…
L’orfanotrofio: si apre un cancello che ci consente l’accesso a un piazzale fangoso sul quale insiste una sorta di casa, a un piano solo. Dietro alle zanzariere scorgo i visi dei bambini: erano sguardi di paura.
E continuavo a non capire…
Scendiamo dall’auto, ci viene incontro un signore che chiede a Su il motivo della nostra visita. Ricevuta la risposta, vedo che rientra nella casa e fa uscire i bambini, i quali ancora non hanno abbandonato quello stesso sguardo. Si avvicinano, rimanendo a debita distanza, attendendo che io mi facessi aprire il cofano dell’auto per prelevare la valigia. La apro e inizio piano piano a tirare fuori qualcosa, cercando di darla ai bimbi che avevo più prossimi: le loro mani hanno fatto resistenza ad allungarsi verso di me; poi lentamente hanno iniziato ad avvicinarsi, fino a scavalcarmi completamente e attingere direttamente dalla valigia.
Solo dopo, quando son risalita in auto per andare via, ho capito la ragione sia del turbamento di Su che della diffidenza dei bambini: io e mio marito eravamo una coppia di “bianchi”. E detto così non dice nulla, ma ecco svelato l’arcano:
Nel voler adottare un bambino qualsiasi, qui in Italia e nei paesi europei, si deve necessariamente passare attraverso una serie di step fatti di assistenti sociali e di enti internazionali di adozione. Negli U.S.A. e in Israele non funziona così: loro si presentano, prendono un bambino e con i documenti già pronti (chissà come..) se lo riportano a casa loro. Non chiedetemi il perché, ma è così; e i bimbi pensavano che quel giorno uno di loro se ne sarebbe dovuto andare via.
E questo è stato solo l’inizio di un viaggio..
Durante le nostra permanenza lì, Su ha abbandonato quasi del tutto la sua veste di guida e ci ha messo a parte di tutto ciò che era oltre al visibile. La padronanza della lingua italiana, sconosciuta al 99% della popolazione, le ha consentito di potersi sbilanciare senza la paura di venir ascoltata da orecchie indiscrete, perché, vedete, lì funziona così:
il regime ha talmente terrorizzato la gente, che tutti hanno ormai insita la sfiducia nel vicino, sia esso di casa, sia esso parente. Tutti sono potenziali spie.
C’è il divieto assoluto di aggregarsi, sia in luoghi pubblici, che in luoghi privati. Il governo teme l’aggregazione ai fini della rivolta.. Se vuoi organizzare una festa, sia essa per un matrimonio o per un qualsiasi evento a carattere ludico, sei obbligato a comunicarlo agli enti preposti per il controllo e attenderne la risposta positiva. E durante l’evento si “calibrano” le parole, evitando accuratamente ogni disquisizione di carattere politico/sociale.Le spie sono ovunque, incentivate da razioni extra di cibo o di benefit. E il Myanmar conserva ancora la pena capitale per quello che viene definito “alto tradimento”.
L’energia elettrica (a disposizione prevalentemente negli agglomerati “urbani”) spesso e volentieri viene interrotta durante la giornata e questo ostacola l’acquisto ( per chi se lo può permettere, ossia pochi) di un frigorifero. Non è infatti strano vedere al mercato ciotole di alimenti “macerati” o essiccati.
La telefonia è un altro grande dilemma, come tutti i sistemi di comunicazione.
Televisione: passa solo quella di stato. Non sono consentite le tv satellitari a meno che non si tratti di un governativo.
Internet: esistono solo alcuni Internet Point, prevalentemente nella capitale, e sono ovviamente criptati, ossia non si ha la possibilità di navigare nell’intero spazio web mondiale. Sono filtrati tutti i server e censurati il buon 80% dei siti e tutti i pc collegati in rete hanno delle chiavi di sicurezza e registrazione dati degli utenti. L’unica cosa che evade parzialmente questo controllo sono le email, soprattutto se scritte in italiano.
Telefonia: telefoni pubblici, come le nostre “cabine”, non esistono. Disseminati in angoli reconditi delle due città di maggior accentramento (Yangon e Mandalay – città reale), si vedono mensole sporgere dai fabbricati (per altro in numero ben inferiore alle 100 unità) sulle quali è appoggiato un telefono anteguerra… GRATUITO. Sì, completamente gratuito, ma solo per chiamare numeri all’interno dello stesso distretto telefonico; ossia: da Yangon non puoi chiamare qualcuno che sta a Mandalay… dopo ne capirete la ragione.
Per effettuare queste chiamate extraurbane devi avvalerti del cellulare…
L’apparecchio in se stesso (nokia, motorola, ecc) non costa molto (anche se il molto/poco lì è relativo): saranno si e no 100$.
Prima di andare avanti su questo argomento, consentitemi di chiarirvi le dovute proporzioni:
la moneta locale è il kyat , il cui tasso di scambio si aggira intorno a :

1 Euro = 10.0512 Kyat
1 Kyat = 0.0995 Euro
1 Dollaro USA= 6.4200 Kyat
1 Kyat = 0.1558 Dollari USA

Lo stipendio medio di un’ostetrica birmana (ossia di una figura professionale definita di alto livello) si aggira intorno ai 1200,00€ ANNUALI… un povero cristo è grasso che cola se riesce ad infilarsi in tasca 50,00€ al mese, che fanno all’incirca 600,00€ annuali.

Ripercorrendo l’argomento della telefonia, dicevo che il cellulare in sé stesso non costa molto; quello che costa è la SCHEDA TELEFONICA DI STATO, il cui costo si aggira intorno ai 2000,00€. Sicchè, capite bene da soli, il gioco del governo è molto chiaro: mette a disposizione della popolazione le tecnologie internazionali della telefonia mobile, ma ne limita l’utilizzo ai pochi privilegiati che possono permettersi l’acquisto della scheda telefonica.
Ora, va detto che le Banche lì son poche e tutte statali e la gente non si fida a metterci i propri risparmi, poiché già in passato sono stati arbitrariamente prelevati dal governo per sopperire ad alcune spese improvvise e “impreviste” (è zona ciclonica, non lo dimenticate!). Quindi, immaginatevi una persona comune che è riuscita miracolosamente a racimolare i 2000,00€ necessari per l’acquisto dell’ambita scheda: 20.102,4 Kyat messi tutti dentro una valigia e portati a mano per l’acquisto!!! (ps: il kyat è una moneta cartacea le cui dimensioni son superiori ai nostri 100€).
Il gasolio è razionato. Il trasporto avviene prevalentemente su carri trainati da buoi, e per i pochi che posseggono un’auto (e che non siano governativi) i galloni messi a disposizione dallo stato non sono sufficienti per raggiungere altre città. Per l’approvvigionamento extra esiste il mercato nero, tollerato dal governo solo perché anche esso è controllato.
Lo stato delle strade è pessimo: considerate che per percorrere 36 km ci...
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#1  
21:45, 28 maggio, 2008

Ringrazio immensamente Gil per il grande sostegno che sta dando a questa causa.
Domani vi aggiornerò con altre informazioni su quel paese... ma stasera son davvero a pezzi.
Notte
Gaia
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