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Commenti
11:30, 25 luglio, 2008

Lieto che il volo di Dedalus sia giunto in Australia. Un saluto a Giovanna e a tutti gli amici italo-australiani. I.M.
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01:27, 25 luglio, 2008

Carissimo Ivano,
come per magia il tuo sito e' apparso in Australia, l'ho visitato parecchie volte e sono rimasta incantata da tutte le bellezze di cui e' ricco.
Complimenti vivissimi!!!!
Cari saluti dall'amica Giovanna Guzzardi
utente anonimo
03:01, 29 maggio, 2008

Dear Domenico(Mimmo) keep up with the good work and Poems.
I am proud to be your " Compaesano" and Friend.
Alfonso Giordano
utente anonimo
15:24, 27 maggio, 2008

Il mio non è un commento anonimo: Domenico Cambria
utente anonimo
15:23, 27 maggio, 2008

Mi complimento con l'amico Cipriano, poche volte mi è capitato di leggere poesie tanto belle. Mi raccomando, sempre meglio. saluti. Domenico
utente anonimo
10:20, 27 maggio, 2008

"E' nel rumore delle solitudini degli altri
che a volte noi siamo!"
Rita Pacilio
utente anonimo
#9  
10:07, 27 maggio, 2008

carissimo domenico
conosco la tua poesia per versi ascoltati, più che letti.
in questa lettura è confermata la cadenza e la profondità
del sentire promosso dalla voce, l'intensità.
l'intensità è anche a livello tematico: la profondità del dentro che, per quanto sembri disattesa dalle cose del fuori, vi si riconosce (tanto che ne utilizza gli elementi, che per contrasto, per ribaltamento, mostrano ciò che li ha colti: appunto la profondità).
e questa profondità e intensità nella e della quotidianità, prima che nei versi e nelle immagini è, naturalmente, nel tuo sentire.
alfonso nannariello
utente anonimo
#8  
10:28, 26 maggio, 2008

Mi correggo subito: il commento 7 è mio.
Raffaele Urraro.
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#7  
10:26, 26 maggio, 2008

Questi testi di Cipriano procedono con lo stesso ritmo di un mare placidamente ondoso, una sorta del "cullarsi del pensiero", soprattutto nell'estensione degli endecasillabi in essi presenti, che però talora s'inerpica come a rinfacciarsi la realtà che sta lì a minacciare e a richiamare.
Sono due testi di poesia intensa, propriamente, come ho detto, poesia del pensiero che, negli studiati enjambements, sembra allargarsi a cogliere altri aspetti di questo mondo e, soprattutto, di quello che verrà.
Ancora: non è poesia antilirica (Piazza) - antielegiaca invece sì - per il semplice fatto che l'autore coglie riflessi del suo mondo emozionale negli oggetti e negli oggetti a sua volta proietta i sensi del suo essere.
Infine: sento molto vicine, come qualcosa che appartiene anche a me, la tipologia di questi versi e le modalità del linguaggio che oscilla tra quello della "nuda pietra" e quello degli affetti caldi e premurosi.
utente anonimo
#6  
20:57, 23 maggio, 2008

Conosco Domenico superficialmente, ma entrambi sappiamo l' uno dell' altro che condividiamo la ricerca poetica intorno alle parole.
Leggo e ri-leggo e trovo innumeri passaggi densi, metaforicamente ed esteticamente densi, a volte già sottolineati dagli altri commenti.
Eppure, non sempre il ritmo interno con cui leggo corrisponde al ritmo interno con cui hai scritto.
Ed anche questo è mistero.
Teresa C, irpina a Fi
utente anonimo
#5  
14:58, 22 maggio, 2008

Si tratta di una poetica degli oggetti che non cede mai al minimalismo, ma che invece cerca una sua secchezza, una precisione scarna e meridionale che ricorda la scapola trovata dal becchino di Carlo Levi (“le ossa sparse tra le bocche dei randagi”). Alle cose nulla si concede, non il possesso, non l’ardore, non l’affetto, ma una significazione che abbia il senso primordiale della pietra e della brocca, del coccio, del muro a secco: “l’armonia sussurrata delle cose”. Eppure non manca in questi testi una rotondità della versificazione netta e calibrata, frutto della pazienza dell’artigiano, qualcosa che ci ricorda – per rimanere su una linea meridionalista – Cipparrone o Maffìa. Due testi preziosi dunque, grazie a Ciprigno e a Mugnaini.
Luca Benassi

utente anonimo
#4  
13:00, 22 maggio, 2008

La poesia del mio amico Domenico,accoglie nel suo alveo un linguaggio metaforico maturo.Costruito con anni di lavoro.Straordinario linguaggio capace di sublimare le ombre più nascoste della nostra terra.Con tanta stima Antonietta Gnerre
utente anonimo
#3  
11:47, 22 maggio, 2008

E' una poesia dei "paesi" questa di Domenico con dentro i volti della sua gente, il tempo dell'assenza, i silenzi, le penombre, le sfide, il coraggio. Tutta una verità di vita riconosciuta e riconoscibile che si fa poesia raccontata, misurata e lontana dal chiasso, dalla parola invasiva.
Un abbraccio di stima Domenico e complimenti per questa bella e condivisa proposta poetica
Maria Pina Ciancio

utente anonimo
#2  
23:14, 21 maggio, 2008

C'è uno sguardo acuto ma non disilluso in queste poesie del tutto antiliriche e antielegiache, con forti venature filosofiche. C'è una ricerca esistenziale e una tensione alla pace e all'armonia. Notiamo una memoria relativa ai viaggi, dei quali ogni riferimento viene taciuto. Il poeta si esprime con una forma elegante senza il minimo sforzo e tutto è controllato. C'è un filo rosso che lega i due cxomponimenti, anche perchè non hanno titolo. Il poeta non crede al potere degli oggetti ma ai veri affetti. Nel primo verso, che come diceva Borges, è dato, si parla di paura della vita vista come notte: tutto il tessuto semantico che segue è in funzione del superamento di questa paura: la poesia salva qui in se stessa, nella sua "classicità"-Notevole la densità metaforica.

Raffaele Piazza
utente anonimo
#1  
17:08, 21 maggio, 2008

lieta di trovare Domenico su questo blog, con due testi che ritmano uno sguardo acuto ma non disilluso, un interrrogarsi sulle fratture e le ombre delle cose, un paesaggio urbano che rinvia allo specchio di un vissuto, sociale e inividuale, altro da sè. Come un trompe-oeil, nella prosodica che echeggia la maestria della miglior linea lombarda da Erba e Giudici.
Un cro sluto a Domenico e a Ivano per averlo proposto, Viola
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