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Commenti
#10
14:58, 24 settembre, 2008
Hey angy...perdonerai la mia lunghissima assenza, spero ti ricorderai ancora di me:) beh ogni tanto ritorno sul blog a leggere i post ... beh complimentoni dvvero bellissimo questo post su giuliana. Ottima descrizione dell'omicidio da parte delle forze di Cossiga e ottimo anche il collegamento al G8 del 2001.
Cavolo con il “familismo egoistico”:hai centrato in pieno il problema dell'italia attuale, il motivo della disfatta delle sinistre e della vittoria di un razzismo xenofobo esaltato da partiti come la lega nord e non solo che punta a focalizzare l'attenzione del proletariato su lotte fraticide e scontri inutili contro il 'diverso'.
saluti da MArsY sloggato
utente anonimo
#9
11:03, 06 agosto, 2008
Giuliana Masi era una pacifista. Hai fatto bene a ricordarla.
falconemaltese
#8
10:45, 19 giugno, 2008
Ciao carissimo, scusa la lunga assenza :-)
Ma nn mi son dimenticato di Te...
Batino
iacopo192
#7
12:05, 22 maggio, 2008
Ricordare certi fatti è importante, così come attingere dalle esperienze passate per progredire ed evitare gli errori. I tempi da allora sono molto cambiati ma l'esigenza di una reale libertà e giustizia sociale è ancora tremendamente pressante. Un post dovizioso di particolari, perfetto e importante, grazie Angy.
Sua Maestà Mahatma Brahamo Putro
BrahamoPutro
#6
16:56, 18 maggio, 2008
bellissimo post,brava angy!
viga
#5
12:19, 17 maggio, 2008
ho riporto questo post sul nostro blog ovviamente citandovi . vorrei emttere la prima canzone del vostro blog come colonna sonora potresti sapere il titolo ed eventualemnte gli autori ( anche se credo che nella tradizione anarchica , libertaria ,e socialista tali canzoni fossero anonime .
padroni di niente servi di nessuno
compagnidiviaggio
#4
10:56, 17 maggio, 2008
grazie . in un periodo in cui ricoprdare è rivoluzionario , ne aprofitto epr ricordare @ 21:10
postato da angydj
Giorgiana Masi, 12 maggio 1977- 12 maggio 2008. Qualcosa da recuperare.
C’è qualcosa da recuperare, da far riemergere
dall’oblio. E non si tratta solo della memoria di una
generazione che ha lottato e che ormai è sottoposta ad
una demonizzazione costante sui media.
Pensiamo a Giorgiana Masi, a quello che evoca il suo
omicidio. L’hanno uccisa, il 12 maggio di 31 anni fa,
le squadre speciali della Polizia di Cossiga,
nonostante quest’ultimo continui squallidamente a
negarlo. Era la risposta dello Stato al protagonismo
di massa, alla volontà collettiva di trasformare il
mondo.
Ma rispondere con la forza a spinte radicali che
vengono dal basso è una costante. A Genova, nel 2001,
si esprimeva un principio di movimento, formato da
tante lotte particolari che cominciavano ad
unificarsi. La reazione è stata durissima:
l’assassinio di Carlo, l’assalto alla Diaz, le torture
di Bolzaneto.
Ora, proprio le spinte alla trasformazione sociale del
’77 e quella, più recente, ma apparentemente già
dispersa, del 2001, andrebbero recuperate. In questo
senso, più che proclamarsi retoricamente “figli della
stessa rabbia”, bisognerebbe riappropriarsi di certi
contenuti. La manifestazione non autorizzata a cui
partecipava Giorgiana, studentessa di un liceo della
zona nord di Roma, celebrava l’anniversario della
vittoria nel referendum sul divorzio, ma la spinta di
quella generazione andava oltre. Mettendo in
discussione la famiglia come pilastro sociale,
sperimentando forme comunitarie più aperte. Inoltre,
proprio i movimenti degli anni ’70 furono pervasi da
una forte tensione antistatalista, purtroppo più agita
che oggetto di una riflessione condivisa.
Oggi viviamo in tempi di “familismo egoistico”. Si
svuota la partecipazione popolare, salvo che ai riti
elettorali, fruiti come spettacoli televisivi. Ci
fanno essere gli uni contro gli altri: se il collega
di lavoro è un concorrente, l’immigrato è addirittura
il nemico principale. La famiglia è il luogo del
rifugio nel privato e, insieme, un ammortizzatore
sociale “informale” in tempi di precarietà estrema
della vita e di smantellamento d’ogni servizio
pubblico. L’esaltazione di tale istituzione, nella sua
forma più tradizionale e quindi nel segno del dogma
della eterosessualità e della condanna di ogni
esperienza difforme, non è solo ideologia clericale,
ma ha una base materiale precisa.
Quanto allo Stato, pur perdendo funzioni di indirizzo
economico in direzione degli organismi sovranazionali,
mantiene ed accentua la sua opera di contrasto e
prevenzione del conflitto. Con i suoi apparati di
polizia, sempre più spesso scagliati contro quelle
lotte che cercano di salvare i territori dalla
devastazione, ma anche – e soprattutto – per la sua
capacità di formare il consenso, di creare collante
ideologico. Si pensi, in questi tempi di politica
estera aggressiva e di missioni militari dispiegate
ovunque, al patriottismo propugnato dagli ultimi
presidenti della Repubblica.
Non si tratta solo di suscitare approvazione attorno
ad imprese imperialiste descritte come atti umanitari,
ma di creare le basi per condannare chiunque rompe con
la concordia, trasformando in nemico interno chi
dissente e lotta per i propri bisogni.
Ciò, in un quadro in cui tutti i livelli
istituzionali, a partire da quello parlamentare, sono
sordi ad istanze che non siano quelle del padronato e
delle gerarchie ecclesiastiche. Il risultato delle
ultime elezioni, per esempio, mostra una situazione
inedita, legata alla improvvisa accelerazione di un
processo in atto da un quindicennio, segnato da una
tendenza al rafforzamento dell’Esecutivo e dalla
progressiva perdita di rappresentatività delle Camere.
Una situazione che presenta per noi difficoltà, come
dimostra il segnale più inquietante giunto dalle
elezioni: i voti operai ad una forza, la Lega, che
rappresenta in modo estremo l’egoismo sociale di
questi anni. E’ la conseguenza dell’assenza di punti
di riferimento fuori dalla fabbrica.
Ma questo contesto nuovo porta con sé anche
un’opportunità.
In questo quadro, infatti, il recupero delle istanze
per cui lottarono Giorgiana ed un’intera generazione,
può esser condotto in modo non formale, all’insegna di
una attenta rielaborazione. Mentre le spinte
conflittuali (contro la precarietà del lavoro e della
vita, per l’ambiente, contro la guerra ed il
saccheggio delle risorse dei paesi “terzi”) che
cercavano di unificarsi a Genova, trovano meno
ostacoli nel loro tentativo di esprimersi finalmente
in modo netto e autonomo. In sostanza, non avere più
interlocutori nelle istituzioni, può spingere le lotte
a rimandare in termini più chiari all’idea di una
società altra, dove la libertà di uno/a sia veramente
la condizione per la libertà di tutti/e. giorgiana coss giorgiana1 masiprov masiprov2 Le riprese che dimostrano l'uso delle armi da parte della polizia indivisa e in borghese.
Queso video contiene alcune riprese trasmesse diffuse dal partito radicale che, disobbedendo al divieto di manifestare del ministro degli interni Cossiga, aveva organizzato la manifestazione dl 12 maggio 1977.
compagnidiviaggio
#3
20:38, 14 maggio, 2008
Lo Stato ha sempre cercato di omologar le menti e metter tutto e tutti sotto il suo controllo, ma ha sempre sbagliato, perchè non siamo marionette.. e la violenza con cui spesso esercita il suo potere ci fa capire quanto ancora arretrato sia. Chi per farsi sentire usa la forza e non la sostanza, alla fine è perchè nella mera sostanza.. è praticamente nulla!
K.S.
KiraSakuya
#2
15:31, 14 maggio, 2008
Grazie a te Polly x aver dtt la tua su questa atroce e vile ingiustizia dopo 31 anni ankora irrisolta
angydj
#1
13:58, 13 maggio, 2008
Sono ancora choccata dalle dichiarazioni programmatiche rese questa mattina alla Camera...in chiusura si ha avuto persino il coraggio di dire che la virtù è seduttrice, ammaliante...non se ne può essere sedotti, la virtù si pratica! Alfieri, in un dialogo immaginario con l'amico Francesco, dice: "Ben d'ingiusta fortuna è crudo il giuoco;
voler che il fango vile in luce resti,
E ignoto e muto il più sublime fuoco."
Ecco quello che vedo: fango, fango, niente altro che fango.
Riesce a coprire tutto.
Grazie per aver riparlato di Giorgiana, angy.
Non basta mai.
pollymagoo
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