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Commenti
#7
21:07, 23 aprile, 2008
L'idea di fare un corso agli aspiranti insegnati, non mi dispiace del tutto. Conoscere una materia è una cosa, saperla insegnare un'altra.
Avevo un professore alle superiori che era oggettivamente un genio nel suo campo, ma se le lezioni le faceva il bidello* forse era meglio :-)
Per il resto hai ragione, io ormai penso che il sistema Italia sia irriformabile come l'Urss.
* Ecco: potremmo sempre fare i bidelli, il bidello è un mestiere sottovalutato :-))
Sgembo
#6
19:18, 23 aprile, 2008
"Ma, seriamente: hai mai pensato a una carriera di divulgatore? "
Sempre. E' in parte il mio sogno. ma per fare quello c'è ancora meno lavoro del ricercatore. Tanto vale cercare a tutti i costi di fare Ricerca e nel tempo libero fare divulgazione qua e là. ;)
Fabristol
#5
18:12, 23 aprile, 2008
"Ma perche' mi dite tutti di stare qui?"
Perché le prospettive, lì, paiono davvero poche. E la mancanza di prospettive ti fa rivalutare qualunque luogo, temo.
Io ho una madre insegnante, di quelle che lavorano. Se non fosse sposata, vivendo a Milano farebbe probabilmente fatica ad arrivare a fine mese. Dato che un lavoro non le basta, collabora (gratis o quasi) anche con una SISS: segue un paio di pulzelle che fanno lezioni di prova nelle sue classi, e tiene dei corsi di fisica perché si suppone che in quattro anni di matematica/fisica non si sia studiata (peraltro, si suppone a ragione: ci sono laureati in matematica che ignorano le leggi di Newton). Ah, nonostante gli sforzi di qualche docente, i corsi sono seri ma gli esami no: per cui la SISS non funziona nemmeno come scrematura dei futuri insegnanti disgraziati (di cui penso tutti noi abbiamo incontrato esemplari).
Peraltro, mia madre è una donna felice anche grazie al suo lavoro.
E, peraltro, non è che in UK la situazione della scuola sia rosea:
http://www.wellingtongrey.net/articles/archive/2007-06-07--open-letter-aqa.html
Ma, seriamente: hai mai pensato a una carriera di divulgatore? Spieghi, ma non hai a che fare con la scuola (italiana o di altrove)...
(Poi io sono il tuo esatto opposto, credo: sarei un disastro come professoressa, e voglio restare in UK. Quindi prendi quel che dico con delle pinze di tre metri...)
utente anonimo
#4
17:24, 23 aprile, 2008
Bravo! :)
Anch'io sono uno di quelli che sono tornato dall'estero. A me è andata bene, adesso sono professore associato all'università. Sono stato fortunato, indubbiamente: miei coetanei (magari anche più bravi), sono ancora ricercatori a tempo determinato. Mentre ho diversi amici che stanno felicemente all'estero: 2 in germania, uno negli states.
Ma non a tutti quelli che restano e/o tornano finisce male. E non tutto fa così schifo, dopo tutto.
Se nello scorso commento ti ho consigliato di restare lì, è perché oggettivamente all'estero è più facile che vengano riconosciuti i tuoi meriti, e non ti incazzi per le ingiustizie palesi perpretrate dallo stato nei confronti dei cittadini che vogliono lavorare onestamente. Vivere e lavorare in italia è sicuramente molto più faticoso che all'estero.
Ma poi uno deve bilanciare tante cose (famiglia, amore, cultura, ecc.)
Io la mia scelta l'ho fatta (dopo tanti tentennamenti): sto in Italia. (Sebbene, essendo un relativista convinto, domani potrei anche fare armi e bagagli e partire...)
In bocca al lupo per tutto!
knulp71
#3
16:04, 23 aprile, 2008
Ma perche' mi dite tutti di stare qui?
Io non capisco: come se fosse facile stare all'estero. Come se fosse una vacanza. Come se fossi io il fortunato e non voi.
L'emigrato perde tutto stando all'estero: amicizie, famiglia, perfino il buon umore, il cibo, l'aria, la terra, tutto.
Questo per me e' un periodo: non voglio vivere all'estero. Io voglio tornare.
Fabristol
#2
15:55, 23 aprile, 2008
Io sono un insegnante, uno dei pochi fortunati che è di ruolo, tranquillo, tranquillo. O perlomeno dovrebbe essere così. Certo la "sicurezza" economica esiste ma si lavora in condizioni pessime, con stipendi inadeguati, senza aule insegnanti, senza computer, senza risorse per fare qualsiasi cosa al di fuori del lavoro con il libro e la lavagna.
Inoltre, non c'è nessuna gratificazione relativa al merito, tu prendi tanto quanto chi non fa una mazza.
E chi viene dalla SSIS non ha niente di più di quelli che non l'hanno fatta. Come al solito conta il buonsenso e la preparazione della persona più che la pedagogia bignamizzata che ti viene rifilata.
L'insegnamento è bella ma fanno di tutto per farti passare la voglia. Resta in UK Fabri, credimi.
Giovanni
utente anonimo
#1
11:31, 23 aprile, 2008
Purtroppo è così. Non nascondo che il mio "sogno" (o per meglio dire la mia aspirazione) sarebbe stato quello di diventare un insegnante. Mi sarebbe piaciuto insegnare alle superiori, magari qualcosa come storia o filosofia, materie che mi piacevano e interessavano parecchio.
Ogni persona a cui chiedevo un consiglio però mi diceva che era da matti partire con questa idea. Sperare di insegnare materie umanistiche nella scuola italiana era, a detta loro, un suicidio, con il rischio poi di rimanere con una laurea difficile da "spendere". Allora mi sono informato e ho capito che in effetti sarebbe stato meglio lasciare perdere.
Alla fine ho scelto ingegneria. Devo dire che alcune volte mi ritorna la voglia di pensare alla strada dell'insegnamento (ovviamente in un altro campo), ma l'idea di buttare via due anni della mia vita, dopo essermi laureato, non mi attira per niente.
Questo commento volevo lasciarlo nel post precedente, ma ho visto che anche qui sta bene. I due anni di ssis sono proprio buttati via.
(ho anche ripescato questo articolo: http://www.repubblica.it/online/scuola_universita/prof/seianni/seianni.html
non sembrava male come cosa...mah)
utente anonimo
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