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Commenti
16:52, 03 aprile, 2008

io sono molto soddisfatto della sagra 2008, penso che da festa di paese si sia passato ad una festa del paese. Sicuramente c'è ancora molto da fare (es.:pochissimi stand), ma per me è stata una delle piu' belle sagre fatte dopo "anni bui". La scelta di valorizzare il centro storico è stata azzeccata, anzi il prossimo anno sarebbe bello avere tutta (o in larga misura) via XX settembre come isola pedonale.
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00:22, 03 aprile, 2008

ciao a tutti vi siete ammutoliti tutti?'
La festa è già passata, nessuna impressione? Nessuna critica? Nonostante le modifiche apportate... nel tentativo di ridimensionare una grande fiera espositiva in una più modesta sagra paesana, che risvegliasse il centro storico.
Ebbene il mio punto di vista è il seguente: considerando che la "vecchia" Sagra del carciofo si svolgeva in un'area che sembrava creata apposta per quello, con ampi spazi, lunghi viali, lontano dal centro cittadino con spazio per cavalli, giostre, piazza con palco, vicina al Centro Sociale, Mercato ortofrutticolo, partecipazione della scuola alberghiera e quant'altro ancora. Considerando che ci sono voluti anni di esperienza organizzativa, per raggiungere quel livello e considerando che l'importanza di quella "vecchia" sagra dal punto di vista della notorietà aveva ottenuto un grande consenso...
Perchè dovrebbe piacermi quella "nuova"??
Se questa fosse la II edizione della sagra del Carciofo ne sarei contento, qualche Stand... poco artigianato... tante strade...tanta strada, e tanto mangiare. Va bene OK belli i quadri, belli gli angoli musicali, ma che sia un punto di ripartenza per raggingere altri livelli!! Diciamo che dopo aver sceso tre rampe di scale, abbiamo appena risalito 6 gradini...festeggiamo!!! Sicuramente Niscemi esce da una fase difficile, il commissariamento sicuramente non ha a dato sviluppo, ma per adesso accontentiamoci. Sicuramente i commercianti saranno contenti!!!
ASTERIX
utente anonimo
#9  
20:10, 14 marzo, 2008

Si avvicina la festa del carciofo e incominciano le polemiche un signore , meno male che anonimo a scritto una lettera lunga un chilometro,sempre critiche, mai una parola per costruire delle cose belle, politizzanti.Piu carciofi e una forte allegria.Forza Niscemi col carciofo le critiche sono gelosie e ignoranze se non sono costruttive,buttiamoci dentro con orgoglio e sempre nuove iniziative, cosi i sciagalli staranno sempre lontani,vi dico sinceramente che sono stato un paio di volte alla nostra festa del carciofo e siete stati dei meravigliosi organizatori.Vivendo in svizzera penso che di organizazione ci si indente allora forza cosi fuori i politizanti.Spero che questa festa fara ancora onore al nostro violetto forza organizatori siete bravissimi auguri.Gio
utente anonimo
#8  
16:48, 13 marzo, 2008

.........trovandosi obbligati magari a svendere qualche altro pezzo dell’argenteria di famiglia per continuare a rattoppare i buchi. Questo sino a quando la cassaforte non sarà stata del tutto saccheggiata. I bilanci in rosso, e la pressione di acquirenti che fiutano il business, hanno obbligato alle vie brevi i nostri improvvisati banditori pubblici. Che hanno “sdemanializzato” palazzi, mercati, sedi di uffici.
In generale, la posizione delle regioni sulla sanità muove da una pregiudiziale: non si può togliere il presidio della politica regionale sulla sanità, poiché essa costituisce una fetta troppo grande delle risorse pubbliche che questi enti impiegano nella propria missione istituzionale. Ne consegue che i direttori generali delle aziende sanitarie devono essere collegati alla regione da un rapporto di natura strettamente fiduciaria, in assenza del quale il mandato di governo ricevuto dai cittadini non potrebbe essere pienamente esercitato sulla più importante tra le politiche pubbliche regionali.
Tuttavia, il risultato finale sconta un più o meno (molto più che meno) deliberato fraintendimento della funzione della politica della salute, che finisce per essere identificata con la gestione dell’apparato, troppo spesso in chiave affaristico clientelare: la nomina e sostituzione dei direttori generali, di dirigenti apicali (i primari), l’apertura di un pronto soccorso, la creazione, chiusura o fusione di dipartimenti ospedalieri, ecc... La politica dovrebbe invece occuparsi di individuare gli obiettivi di salute, le quantità di risorse disponibili per realizzarli, le regole per la valutazione delle performance a cui collegare sistemi di incentivo o sanzione, decidendo di sostituire, licenziare o premiare i manager in base all’esito della valutazione della congruenza tra gli obiettivi e i risultati conseguiti.
In Sicilia però il problema assume una fisionomia sua propria.
Come ignorare, ad esempio, la dilagante vocazione alla politica del medico siciliano. Quasi vi fosse un’affinità naturale, aritmetica, tra due mestieri apparentemente così distanti. E come è possibile che la professione di medico sia, con stupore pari almeno all’imbarazzo, la più diffusa e ricorrente tra gli imputati o condannati per Mafia, perlomeno tra quelli balzati nei tempi più recenti alle cronache giudiziarie? Sono medici: il nostro ex governatore Cuffaro (condanna a 5 anni in primo grado per favoreggiamento di singoli mafiosi), il nostro probabile prossimo governatore Lombardo, mister 30.000 voti Antonello Antinoro e Nino Dina (oltre 25mila), Giuseppe Guttadauro (Capofamiglia del mandamento di Brancaccio), Salvatore Aragona (condannato con sentenza definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa per avere fornito un alibi falso ad Enzo Brusca), Domenico Miceli detto Mimmo (condannato a otto anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa), il radiologo Aldo Carcione (condanna in primo grado a 4 anni e 6 mesi per rivelazione e utilizzazione di segreto d'ufficio e accesso abusivo al sistema informatico della Procura), Giovanni Mercadante (deputato di Forza Italia condannato agli arresti per associazione mafiosa).
E come dimenticare poi gli imprenditori della sanità come Michele Aiello, il manager della ormai famigerata Clinica Santa Teresa di Bagheria, ritenuto prestanome di Provenzano e condannato a 14 anni di reclusione per associazione mafiosa, rivelazione e utilizzazione di segreto d'ufficio, truffa, accesso abusivo al sistema informatico della Procura e corruzione. Tra il 2002 e il 2003, le strutture di Aiello erogavano prestazioni di altissima specializzazione non ancora inserite nel nuovo tariffario, il cosiddetto nomenclatore, nel quale era necessario entrare per ottenere il rimborso diretto delle prestazioni da parte del servizio sanitario nazionale. Così Giancarlo Manenti, l'ex direttore generale della Asl 6 e attualmente direttore generale dell'Azienda Ospedaliera San Giovanni di Dio di Agrigento, d'accordo con Aiello, attribuiva a Lorenzo Iannì, dirigente del distretto sanitario di Bagheria, la delega a concordare con l'ingegnere le tariffe di rimborso per cinque tipi di prestazioni specialistiche, in attesa dell'eventuale futuro inserimento di quelle prestazioni nel nuovo tariffario, “assumendosi il rischio imprenditoriale della scommessa”. Giochetto che gli costerà il rinvio a giudizio per concorso in abuso d'ufficio, insieme allo stesso ingegnere Aiello e Iannì, per avere provocato, agendo illegittimamente, un indebito arricchimento patrimoniale alla clinica Villa Santa Teresa di Aiello pari a 34 milioni di euro con un corrispettivo danno patrimoniale alla Asl 6 di Palermo.
La zona grigia dei colletti bianchi, dei camici, delle clientele e dei clientes. La nostra borghesia accattona e ruffiana da una parte e dall’altra il siciliano, rassegnato e fatalista quanto vogliamo ma, comunque, complice, o reso tale, per difetto di dignità e di stima di sé, prima ancora che di moralità e di senso civico. Disposto a barattare diritti per favori, sempre prostrato davanti al potente, col cappello in mano a mendicare privilegi per sé e il proprio gruppo, anziché rivendicare il rispetto della propria dignità di uomo e di cittadino di una democrazia, e pretendere i diritti che gli spettano, continua ad invocare una sicilianità stracciona e di facciata, come è, ad esempio, nel caso dell’autonomia. Nel mentre, quelli che si affannano a ripetere di non volere mettere le mani in tasca ai cittadini, come se le tasse fossero l’unico metro col quale misurare la bontà dei governanti, quelle mani rischiano di metterle definitivamente sul nostro futuro. La riproposizione dell’autonomismo fa paura. Chi dovrebbe essere a garantirne l’attuazione? Spero non quegli stessi politici e quella stessa classe dirigente che, a vario titolo, ci governa da anni?. È veramente così mal ridotto il tessuto morale dei siciliani da disinteressarsene o, addirittura, da crederlo possibile?
La lotta al clientelismo richiede tempi lunghi, molto lunghi, tanto lunghi da scoraggiare. Ma bisogna avere il coraggio di iniziare.

Allora, stavolta si: Rialzati Sicilia!


utente anonimo
#7  
14:57, 13 marzo, 2008

Requisiti falsi. Immordino condannato
Scritto da Alessandro Collura
mercoledì 12 marzo 2008
“Il giudice monocratico di Palermo Nicola Aiello ha condannato a due anni di reclusione, pena sospesa, l’ex manager dell’ospedale Cervello Liborio Immordino, accusato di falso. L´ex direttore generale è stato assolto, invece, dall’accusa di truffa aggravata. Immordino venne arrestato nell’ottobre del 2005 con l’accusa di avere presentato, per la nomina a manager, false autocertificazioni. Secondo il giudice, che ha letto la motivazione della sentenza in aula, Immordino avrebbe detto il falso quando, per ottenere l’incarico di direttore generale affermò con l’autocertificazione di avere ricoperto un ruolo dirigenziale all’interno del Banco di Sicilia. «L’assessorato e la Presidenza - nota il giudice - non effettuarono alcun serio ed efficiente controllo sulla ricorrenza delle condizioni vantate dall’imputato». Per questo il giudice ha negato il risarcimento alla Regione e per una valutazione dei danni patiti dall’amministrazione per effetto della carenza dei controlli ha disposto l’invio degli atti alla Corte dei conti.” (La Repubblica Palermo Venerdì, 07 Marzo 2008)
E i danni patiti dalla collettività chi li paga? [continua a leggere]

Questo è solo uno dei casi, forse nemmeno il peggiore e più eclatante, del modo irresponsabile e fuori legge con il quale è stata gestita, ma sarebbe più corretto definire saccheggiata, la Sanità pubblica in Sicilia.
Perché in alcuni casi al danno recato all’erario si aggiunge l’umiliazione della beffa per la collettività di vedere la Regione, ad esempio, pagare l’affitto di palazzi confiscati alla mafia. In tutto quasi tre milioni di euro: due per la locazione dell’edificio di via degli Emiri, che ospita l'assessorato alla Cooperazione; 800 mila euro per l’immobile di piazza Croci, che accoglie gli uffici dell’assessorato regionale ai Beni culturali. Gli edifici sono stati confiscati al costruttore Vincenzo Piazza, che ne era proprietario attraverso l' immobiliare "Strasburgo srl", attualmente sotto gestione giudiziaria, a cui la Regione continua a pagare l’affitto.
L’Annuario statistico del servizio sanitario nazionale relativo alle “Attività gestionali ed economiche della A.S.L. e Aziende Ospedaliere” anno 2005 fotografa una situazione a noi tutti assai nota: la dimensione schiacciante della sanità privata convenzionata, in particolare ambulatori e laboratori dove vengono erogate le c.d. attività specialistiche (cliniche, di laboratorio e di diagnostica strumentale). La Sicilia detiene il primato nazionale per numero di strutture private accreditate: 1.412; la Campania la segue con 1.186. In rapporto alla popolazione servita, però, il dato siciliano schizza in orbita: 28.2 strutture x 100 mila abitanti, pari a 5.3 volte la Lombardia, dove le strutture private accreditate sono solo 494.
La Sanità è indiscutibilmente la prima industria dell’Isola. Da un punto di vista dei costi di gestione, l’amministrazione della sanità nel 2006 è costata la discreta somma di 9.5 miliardi di euro, e un disavanzo accertato di 1.084 miliardi (Piano di contenimento e di riqualificazione del Servizio Sanitario Regionale 2007/2009). Sappiamo bene, purtroppo, quanto questo enorme sforzo economico, fatto pagare a tutta la collettività, sia poi estraneo al perseguimento di standard d’eccellenza della sanità regionale, come testimonia l’altissima mobilità sanitaria passiva (pazienti che migrano in altre regioni per sottoporsi a trattamenti), che ogni anno interessa ogni anno oltre 60 mila siciliani, con un costo aggiuntivo per le nostre tasche di 200 milioni di euro.
Per garantire l’equilibrio di bilancio, la Regione ha a disposizione tre strumenti principali: il controllo della spesa sanitaria, l’aumento delle entrate tributarie, attraverso i ticket e la maggiorazione dell’Irap e dell’addizionale Irpef, e le risorse stornate da altri capitoli del bilancio regionale.
Il Piano di Contenimento e di Riqualificazione del Sistema Sanitario Regionale 2007-2009, costretto a intervenire su una situazione fortemente compromessa, cerca di afferrare tutto ciò che è possibile.
L’addizionale regionale IRPEF e l’IRAP sono state spinte alle aliquote massime consentite per tutto il triennio 2007-2009. L'aliquota Irap verrà portata al 5,25 per cento, mentre l'addizionale regionale Irpef salirà all'1,4 per cento. Il tutto per garantire alle asfittiche casse della sanità un gettito aggiuntivo di 287 milioni di euro per ciascuno dei tre anni coperti dal piano e dalla generosità delle tasche del contribuente siciliano.
L’altro salvagente è offerto da una norma regionale, l’art. 9 della Legge regionale 17/2004, che prevede la possibilità di utilizzare le risorse derivanti dalla valorizzazione del patrimonio delle aziende sanitarie ed ospedaliere, per ripianare i disavanzi del bilancio della sanità.
Come in tutte le situazioni di emergenza, l’urgenza del rimedio e la carenza, in una variabile miscela, di autorevolezza, competenza, nonché lealtà e devozione all’istituzione che si rappresenta, che fa dei politici di oggi degli statisti da baraccone, rischia di scaricare sulla collettività il prezzo di un sacrificio permanente in cambio di una soluzione temporanea e non risolutiva del problema. Il conferimento nei fondi di importanti pezzi del patrimonio immobiliare della Regione, quindi nostri, per far cassa e contribuire a ridurre il deficit della Sanità, ha avuto come effetto immediato quello di decurtare la ricchezza dei siciliani senza avere tuttavia rimosso le cause, ma solo attenuato i sintomi, della patologia. I fondi immobiliari, nel mentre, si rallegrano dell’affare.
Quel che è peggio è che la Regione, per quegli immobili che ospitavano gli uffici dell’amministrazione, ha fatto ricorso al meccanismo dell’alienazione con riaffitto, trasformandosi da proprietario in inquilino: si vende l’immobile, incassandone il prezzo, e lo si prende in affitto dallo stesso acquirente, pagando un canone (Per un approfondimento sull’argomento leggi l’articolo “ll prezzo è giusto?” pubblicato l’08 giugno 2007).
Nel primo fondo immobiliare, che garantisce alla Regione un introito di 263 milioni di euro, sono stati apportati nella primavera scorsa 34 immobili (il restante 65% è suddiviso tra RREEF Global Opportunities Fund II di Deutsche Asset Management e Pirelli RE) tra cui stavano per finire anche il Castello Utveggio e la biblioteca regionale di Palermo. Inseriti in un primo momento nella lista dei beni da conferire nel fondo, sono stati salvati sul filo di lana solo grazie ad un tempestivo emendamento che ha introdotto il divieto di cessione per gli immobili su cui gravano «vincoli di natura storica, ambientale e culturale».
Vi sono rimasti gli edifici che ospitano gli assessorati, sui quali la Regione oggi paga un canone d’affitto pari al 7,95 per cento del valore annuo che solleva un’ombra preoccupante sull’economicità dell’operazione: a fronte di incassi immediati per 171 milioni di euro (il 65 per cento del valore del fondo), la Regione verserà, nei prossimi quindici anni, canoni di locazione pari a 315 milioni. Con il rischio di essere sfrattata alla scadenza.
Le maggiori preoccupazioni per questa operazione di finanza immobiliare (forse più un’operazione di finanza disinvolta) riguardano quattro aspetti principali.
La Regione dovrà pagare un canone d’affitto pari al 7,95 per cento del valore annuo degli immobili apportati nel fondo. Un valore spropositato: complessivamente circa 20,9 milioni di euro, per i prossimi quindici anni per un esborso totale pari a 315 milioni, a fronte di 263 milioni di introiti.
Si parla di incassi immediati per 171 milioni di euro (il 65% del valore del fondo), a fronte del versamento di canoni di locazione pari in totale a 315 milioni nei 15 anni (Emanuele Lauria, “La Repubblica” sezione di Palermo del 03/01/08 - “I politici immobiliaristi tra mercati e monasteri”). Se la liquidità incassata dalla cessione degli immobili fosse effettivamente di soli 171 milioni, la Regione, a fronte di un valore di vendita stimato di 263 milioni, avrebbe ricevuto 171 milioni liquidi (pari al 65% del valore totale, corrispondente alla somma delle quote degli altri due soci: 22% Pirelli RE + 43% RREEF) e una partecipazione pari al 35% del capitale del fondo (92 milioni) a titolo di conferimento.
Il valore del Fondo Immobiliare Pubblico Regione Siciliana (FIPRS), risulta tuttavia pari attualmente a 105 milioni di euro, come si evince dal valore di trasferimento degli immobili (pari a 263 milioni di euro) al netto dell’indebitamento finanziario assunto dal fondo stesso, pari a circa 158 milioni di euro, interamente garantito dagli immobili (comunicato stampa Pirelli Re del 8 marzo 2007). La Regione avrebbe quindi il 35% di un fondo del valore di 105 milioni (36,7 milioni anziché 92 milioni).
Infine, dal calcolo del prezzo per metro quadro, sembrerebbe che il prezzo medio di trasferimento degli immobili, molti dei quali ricadenti nei "salotti" delle città siciliane, è pari a 1.362,69 euro: un prezzo sensibilmente inferiore al valore di mercato se si pensa che, nei quartieri centrali di Palermo, il prezzo degli immobili oscilla tra un minimo di 2000 e un massimo di 3000 euro (Osservatorio Immobiliare Urbano Fiaip – Federazione italiana agenti immobiliari professionali). Senza contare che i prezzi effettivi sono anche molto più elevati.
Se domani, il disavanzo della sanità, non essendone state rimosse le cause strutturali, dovesse tornare a crescere, i siciliani saranno stati spogliati di una parte del loro patrimonio, sul quale scopriranno di dover pagare addirittura l’usufrutto, trovandosi...
utente anonimo
#6  
15:06, 10 marzo, 2008

Non vivo da tanto l'occasione di festeggiare la sagra del carciofo,o solo dei lontani ricordi dei primi episodi della sagra.
Dove abito io i carciofi costano circa euro 1,50.
Perché no vendere i carciofi su internet a prezzi modici per tutti i niscemesi che abitano fuori o per tutti coloro che vogliono assagiare questa prelibatezza (antianemico).

utente anonimo
#5  
11:29, 10 marzo, 2008

Relazione della commissione d'inchiesta sui rifiuti e l'esercizio del voto
Scritto da Alessandro Collura
domenica 09 marzo 2008

La Commissione Parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, a conclusione di un'attività di indagine iniziata con le prima audizioni nel febbraio 2007, boccia in modo inappellabile, con un giudizio severo e impietoso, le modalità di gestione dell'emergenza rifiuti in Sicilia da parte della struttura commissariale.
Il documento (la versione integrale in pdf la potete scaricare dal link) esordisce richiamando il giudizio estremamente critico formulato dalla Corte dei Conti in relazione alle modalità seguite dal Commissariato per dare attuazione agli obiettivi del piano sull'emergenza rifiuti sia per una squilibrata ripartizione delle risorse tra le voci di spesa sia, soprattutto, per avere dato luogo a controversie e a critiche di trasparenza amministrativa, dilatando i tempi di realizzazione.
In particolare viene rilevato che il 20% delle risorse spese nel periodo 1999-2005 (40 mln di euro su 209 mln di euro), sono state destinate al mero mantenimento burocratico della struttura commissariale (es. personale, consulenti).
Il Commissariato (diretto da Cuffaro) incaricato di accelerare l'uscita dall’emergenza, non solo ha fatto registrare una consistente dilatazione dei tempi di attuazione del piano, ma è stato persino all’origine dei ritardi, soprattutto a causa di scelte procedimentali condannate dalla Corte di Giustizia europea per violazione dei principi di concorrenza e trasparenza. [continua a leggere]

Sono state, in particolare, accertate vistose violazioni della normativa comunitaria in materia di appalto di pubblici servizi. L?oggetto della censura, e cioè l?avere seguito procedure con livelli di trasparenza insoddisfacenti, è particolarmente preoccupante soprattutto in un contesto, qual è quello siciliano, di accertata infiltrazione della criminalità organizzata negli appalti, in genere, e in quelli relativi al ciclo dei rifiuti, in particolare.
Altra grave criticità è rappresentata dalla gestione degli ATO che sono ritenuti i principali responsabili sia alla lievitazione dei costi del non-ciclo dei rifiuti in Sicilia sia di una generale de-responsabilizzazione dei Comuni. Ad oggi gli ATO hanno maturato un debito pari a circa 430 mln di euro, cui andranno sommati i costi per la futura stabilizzazione dei lavoratori di pubblica utilità e degli LSU assunti in larga parte dai Comuni e poi trasferiti sui bilanci degli ATO.
La frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica, soprattutto da parte degli ATO, ha di fatto agevolato la penetrazione dell’impresa mafiosa. L?affidamento di appalti a soggetti scelti senza procedure concorsuali si è rivelato spessa il frutto non dell’emergenza, ma delle relazione affaristico-criminale tra amministratori e mafiosi.
E' stata ormai anche accertata la capacità dell’impresa mafiosa di sfuggire ai controlli della legislazione antimafia, inserendosi in raggruppamenti di imprese, anche nelle procedure concorsuali, capeggiati da soggetti imprenditoriali di indiscussa affidabilità tecnologica.
La Commissione Parlamentare ha chiesto che vengano riavviati i procedimenti concorsuali relativi alla realizzazione degli impianti (Termovalorizzatori) e soprattutto che tali impianti vengano ridimensionati agli effettivi quantitativi di rifiuti prodotti al netto della raccolta differenziata, onde evitare che un sovradimensionamento degli stessi induca, di fatto, ad abbandonare la strada della riduzione dei volumi di rifiuto indifferenziato.
La situazione è molto delicata. Il rischio concreto è che vengano prese sulle nostre teste decisioni difficilmente reversibili, come quella di autorizzare la costruzione di 4 inceneritori (termovalorizzatori) dotati di un capacità di incenerimento pari al totale dei rifiuti prodotti nell'isola (compreso il differenziato) e realizzati e gestiti da ATI contaminate dall'infiltrazione mafiosa.
Tutto questo avviene oggi, alla vigilia di nuove elezioni (le n-esime) alle quali vediamo ripresentarsi, spudoratamente e in pompa magna, tutti coloro che, con colpevole inerzia o dolosa complicità, sono stati irresponsabilmente artefici di questa vergognosa situazione.
Queste sono le informazioni che dovrebbero aiutare ogni cittadino responsabile ad esercitare in maniera consapevole i suoi diritti. Ma forse questi cittadini consapevoli in Sicilia sono purtroppo ancora molto lontani dall’essere maggioranza.



utente anonimo
#4  
13:07, 06 marzo, 2008

Bravo Anonimo Tre,
tu hai colto nel segno!
Sicuramente le sagre di paese devono badare più alla sostanza che alla forma!
Agli amministratori io suggerirei anche di prendere una banda busicale...si, però per celebrare il funerale dell'economia niscemese!
ma dove vivete? c'è poco da festeggiare!
il gelo ha distrutto tutti i carciofeti e il consiglio comunale decreta la calamità dopo 10 giorni anzichè riunirsi con urgenza!!!
vogliamo parlare dei prezzi?
4 cent (prezzi inauditi visto che ci troviamo ai primi di marzo) ed un mercato ortofrutticolo che stenta a decollare.
Credete ancora che ci siano dei validi motivi per fare festa?
io metterei la bandiera comunale a mezz'asta....

utente anonimo
#3  
12:41, 06 marzo, 2008

Complimenti per l'illustrazione a 360° di ciò che "dovrebbe o potrebbe essere" la sagra del carciofo. Un analisi dettagliata e lungimirante che condivido pienamente.

Questo è fare politica!

Sicuramente i nostri amministratori avranno seguito un percorso simile per giungere alla conclusione, sicuramente sofferta di ridurre il Budget (scelta credo forzata dalle casse comunali). Altrimenti sarebbe il Motor show di Bologna.
Comunque io partirei da molto più giù;
io ragusano, calatino, gelese che vengo a Niscemi per la sagra del carciofo, come minimo, gradirei poter assaggiare i carciofi, siano essi arrostiti (vera prelibatezza poco conosciuta), a forno come volete. Mi pare di ricordare che nelle scorse edizioni siano stati acquistati 10.000 carciofi da distribuire nelle tre serate, cioè 3300 carciofi circa a serata in più punti della fiera, che vanno via in credo mezz'ora di distribuzione. Chi perde quella mezz'ora ha perso l'occasione di assaggiare i nostri carciofi gratuitamente. Su questo invece dovremmo innanzitutto battere. Questo a prescindere dallo stand (che va benissimo) e da tutto quello che la fiera può essere.
Una sagra senza carciofi da assaggiare che sagra è? Questo è quello che mi dicono tutti quelli che sono venuti a visitarci.
Vogliamo i carciofiiiiiiiiiiii
Chi c'è venuto, non ci ritorna!
Per non parlare poi dei prezzi fatti dal comune per avere un posto "bancarella" o uno stand, cifre esorbitanti per i commercianti.
Portare la fiera nel centro storico è per me un grosso passo indietro, che non riesco a giustificare.
Anonimo Tre
utente anonimo
#2  
18:43, 05 marzo, 2008

.....io aggiungerei "ancora per poco"!
utente anonimo
#1  
10:35, 05 marzo, 2008

... aggiungerei che Niscemi esiste grazie ai carciofi!!
utente anonimo

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