Non rispondo agli anonimi. ;)
Commenti
#7  
17:29, 14 febbraio, 2008

e' vero..ma oggi non e' più la funzione che sostiene la persona ma il contrario: l'istituto vale nella misura in cui viene ben rappresentato..
per questo su chi indossa un abito, su chi riveste una funzione pesano oggi responsabilità molto più grandi di quanto non pesassero per i nostri antenati.
l'abito non fa il monaco, ma il buon monaco veste volentieri l'abito, non se ne vergogna e di quest'abito da testimonianza
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#6  
14:42, 14 febbraio, 2008

"Tra una funzione sacra ed il suo "supporto" umano o non umano non può esservi alcun elemento comune ma soltanto rapporto simbolico",

sembra essere connaturato ad ogni istituzione umana manifesta una certa tendenza alla decadenza, e questo vale anche per le istituzioni sacre, ma l'evidenza storica non giustifica ,a mio avviso, un'affermazione così perentoria, ad esempio i primi mitici regnanti cinesi univano pare le funzioni simboliche esteriori ad un'autentica realizzazione interiore; e questo credo valga anche per i primi papi,
molti saluti

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#5  
14:51, 02 febbraio, 2008

L'umano è divino ma il Divino non è umano.
Il rapporto è lo stesso che c'è tra una cellula ed un corpo, o tra un organo ed un sistema. Non si può confondere una parte con il Tutto... e tra i due livelli il distacco è quasi incolmabile.
Per questo l'umano, di fronte al Divino, diventa inadeguato.
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#4  
21:53, 31 gennaio, 2008

"Di fronte al sacro, tutto ciò che è meramente umano è, per definizione, inadeguato"

ma se l'umano è divino, non c'è niente di definitamente sbagliato..

to be it

astrid
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#3  
20:24, 28 gennaio, 2008

concordo, la tua analisi mi è molta piaciuta.

Il problema persiste: l'uomo di oggi è davvero in grado di distinguere ciò che conta da ciò che vede? Il problema, credo, sia lo stupro che la forma infligge all'essenza (penso, per esempio, alla dichiarazione di infallibilità papale del concilio vaticano I...).

si crea così confusione e violenza... l'essenza viene appunto stuprata dalla forma.

Ciao, ti ho linkato con piacere
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#2  
01:46, 21 gennaio, 2008

Un occhio 'sano' sa discernere tra forma e sostanza. Se una cosa sembra essere in un certo modo potrebbe anche non esserlo. Un occhio 'malato', invece, non è in grado di vedere la Verità. Non a caso, il termine sanscrito per ignoranza è avidya che può essere tradotto più o meno con "incapacità di vedere".

Proprio per questo ho riportato certe parole. L'occhio vuole la sua parte... ma a volte non sa che la parte che vuole non è quella che conta veramente...
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#1  
00:59, 20 gennaio, 2008

sarà... ma anche l'occhio vuole la sua parte, se mi intendi.
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