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Commenti
#6
22:31, 06 gennaio, 2008
Ciao Skeight, se nessuno lo aveva già fatto prima, ho provveduto a nominarti nella catena di bloggers che si leggono e si piacciono.
È un gioco del kaiser ma lo faccio volentieri. Sono stato nominato da Linea Gotica e ho aderito all'iniziativa nominando pure te.
Per i chiarimenti, se vuoi, passa a trovarmi.
riverinflood
#5
23:08, 05 gennaio, 2008
io mi aggiungo a quei "nessuno se lo ricorda"!!!
utente anonimo
#4
16:53, 05 gennaio, 2008
Ok, compreso ;)
anggeldust
#3
15:57, 05 gennaio, 2008
La sinistra italiana è propriamente italiana: sussieguosa e aristocratica, anche quando si sforza di non apparire così. La tua "speranza" per una sinistra attenta lettrice di esperienze non-italiane cozza purtroppo contro quel dna di cui sopra. Quell'esperienza cecoslovacca finì sotto i carrarmati, anche se oggi, forse, questo Paese ne è l'esito.
riverinflood
#2
15:09, 05 gennaio, 2008
Ti dò ragione, e infatti non intendo dire che non si debbano tutelare i diritti dei consumatori, che sono estremamente importanti. Rilevo però che ormai sembra che solo questi siano degni di nota, come se i diritti derivassero dall'essere consumatori e non dall'essere cittadini. Questo è un allargamento della sfera del mercato nella società che reputo abnorme, ma ritengo che sia possibile limitarlo e ridurlo perché ciò non richiederebbe una trasformazione radicale o rivoluzionaria: l'idea che ci siano ambiti pubblici fuori dal mercato non è marxista, ma di pensatori classici quali Adam Smith
Skeight
#1
15:02, 05 gennaio, 2008
Effettivamente, movimenti come quello di Praga rappresentano alcune delle tappe più felici della sinistra mondiale. E' bene ricordarli.
A chi ami la "narrativa", non posso non ricordare anche "L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Kundera, che tratta anche della Primavera di Praga (ovviamente da un punto di vista più "letterario" e "umanistico", sempre che la politica normalmente non debba essere umanistica).
Però tengo a dire la mia sul fenomeno dei "consumatori" e della loro tutela. E' vero quel che dici, cioè che non TUTTO il cittadino è rilevante solo in quanto consumatore; è però anche vero che pressocché TUTTI i cittadini sono consumatori. Molte disposizioni della riforma Bersani sono atti di civiltà e atti di sinistra. Bisogna ormai fare i conti che i soggetti del pensiero di sinistra non sono più soltanto i lavoratori, ma anche i soggetti deboli (soprattutto GIURIDICAMENTE) che costituiscono gli ultimi anelli della produzione e dello scambio economico: cioè i consumatori, che poi in larga maggioranza sono lavoratori dipendenti. Non ha senso favorire il lavoro senza tutelare il consumo, secondo me.
Credo che questa presa d'atto sia anzitutto facilitata dalla considerazione che ormai il capitalismo è un male che può essere lenito e regolamentato, ma obbiettivamente non più eradicato: mi duole anche un po' ammetterlo (non sono mai stato un fan del "riformismo" né dei neo-democratici), ma ormai le vittorie del capitalismo hanno cambiato anche l'azione "contraria" delle sinistre. E ormai guai a non farlo: la sinistra tutela i deboli nelle loro mutevoli e contingenti situazioni di debolezza economica. Se non ci si evolve, i primi a pagare sono proprio i deboli.
anggeldust
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