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Commenti
19:43, 14 dicembre, 2007

Il mio dubbio - e ripeto che sono d'accordo con i discorsi qui fatti, quindi non li ripeto - è nel colpire la società italiana che non può controllare le questioni della multinazionale, ma il contrario (la multinazionale la società italiana), mi spiego: il mio dubbio riguarda solo l'Italia in questo caso: se io non compro coca cola non faccio produrre gli stabilimenti italiani che sono gli unici ad aver diritto di vendere in Italia, quindi colpisco gli stabilimenti italiani (quindi i loro lavoratori) e non la multinazionale che è giustamente da attaccare per le scelte e tutto il resto e che domani può scegliere di affidare anche per questo motivo (poco rendimento) la produzione ad altri stabilmenti di altri paesi più "convenienti" per lei.
Cioè ho paura che il boicottaggio in Italia, come nei paesi diciamo occidentali, non aiuti chi ci lavora e che la strategia debba essere diversa.
E' un dubbio.
Laura
utente anonimo
13:55, 14 dicembre, 2007

Con i miei acquisti, io boicotto (per quello che posso) certe multinazionali
avatar Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente FrancaFranca
13:40, 14 dicembre, 2007

Buongiorno.
Relativamente al tuo commento a Laura voglio assolutamente ribadire l'importanza di ciò che scrivi:
"le aziende occidentali dal mio punto di vista dovrebbero veicolare valori alti e non sfruttare condizioni politico/sociali preesistenti ".
Sono d'accordissimo!!!

Nonostante gran parte del mondo occidentale si riempia la bocca di parole che si richiamano a valori alti, etica, morale, umanità (basta poco per sentirsi con la coscienza a posto pare), inevitabilmente si rilevano continue ipocrisie, baratti di convenienza ai limiti della decenza, inciuci e accordi indegni anche e soprattutto delle parole pubblicamente distribuite mediaticamente per farci capire quanto siamo "buoni" noi occidentali.

Gli esempi sono infiniti. I più recenti, eclatanti sono, per dire: le discussioni europee sulla Turchia, incapace di dare garanzie democratiche che tutelino diritti umani davvero, ma inevitabilmente entrerà a far parte dell'Eu: è conveniente aprire quel bacino finanziario-economico, è conveniente militarmente....

Idem per il mostro Cinese, la tirannide che ricatta il mondo e vanifica gli sforzi Onu o Amnesty col suo veto, con buona pace di morale, sensibilità, etica e valori alti: difende regimi criminali totalitari ma si fa finta di non vedere, al massimo gli si fa tottò nel culetto, affettuosamente per non irritarla.

Vale per le grandi multinazionali (basti pensare a quelle farmaceutiche...).

Alla Russia di Putin che uccide il dissenso (ed uccide l'informazione in senso stretto e fisico, indisturbata).

Accade perchè aldilà dei proclami coraggiosi, dei moti di indignazione, di solidarietà e tutte le cose belle con cui tentiamo di saziare coscienze e legittimarci a far tutto, aldilà della veste "civile" che indossiamo, poi si adopra la gretta, miserabile logica della convenienza, del mercimonio, con tutto il cinismo che ne consegue, con la perdita di credibilità, creando disaffezione, sfiducia, inducendo ad accontentarsi della forma mediatica o infine alimentando il disfattismo e la diffidenza anche acriticamente, la perdita di speranza, la rinuncia ai valori alti, svuotati proprio dall'inutile dialettica da salotto o istituzionale di consistenzaconcreta, di efficacia.

Insomma, bisogna perseguire azioni concrete, umilmente ridimensionando, se occorre la progettualità ma restando più realistici (e più onesti) anzichè poi stupirsi puntualmente di non aver raggiunto i risultati auspicati, nè mantenuto le promesse (come accade rigorosamente all'Unicef..).

In realtà, dinanzi ai grandi interessi pieghiamo quei valori alti fino alla vergogna.
E' ciò che è accaduto con la visita del Dalai Lama, in cui il ns. governo si fa ricattare dalla logica della convenienza sfilandosi dall'ufficialità istituzionale nel ricevere il Premio Nobel per la Pace (ed è davvero uomo di pace, mica Gheddafi..); oppure il Vaticano, il Papa, che dichiara valori di pace, di non violenza, di coraggio nel sostenere valori alti (ed anche invitando ad aver coraggio ad accogliere Cristo nei nostri cuori), ufficializza martiri della fede (e quindi dei valori) come per le vittime della guerra civile spagnola e poi si piega non dando udienza papale, ma mandando un cardinale per abbassar profilo, come chiesto dalla Cina.
Per cosa? Per ottener l'elezione di un proprio vescovo gradito nella Chiesa Cinese.
Per un baratto.
Non 13 soldi, un vescovo.
Ma sempre baratto è.
Sempre convenienza.

Tutti, a parole, son capaci d'esser alfieri di valori alti, ma nella realtà, poi, accade tutt'altro, con buona pace di nobili parole inutili e con i danni che ho espresso sopra.

Tempesta
P.S.: a qualcuno risulta che il popolo birmano adesso sia "libero" e non oppresso dal regime totalitario? Che possa esprimersi senza dura repressione? Perchè non ne parla nessuno, così dovrebbe essere, si suppone.
Invece no, affatto.
E' che non conviene a nessuno, davvero a nessuno interessarsi della libertà e dei diritti dei Birmani.
Ed è la seconda volta che accade, alla faccia della solidarietà di facciata, mediatica.
utente anonimo
23:10, 13 dicembre, 2007

Allora è sicuro che tu abbia confuso messaggi e nomi, poichè
non c'era nulla di irritante o irriverente, anzi.. era un appello per un'iniziativa importante ipotizzando valori condivisi..

Anzi, rilancio volentieri i riferimenti dati nel messaggio censurato, dato che è stato sicuramente solo un equivoco.

http://www.amnesty.it/pressroom/comunicati/CS148-2007.html
http://www.amnesty.it/appelli/azioni_urgenti/index.html



Ciao.

Tempesta

utente anonimo
23:09, 13 dicembre, 2007

@ Laura. Attenzione, prego, alle implicazioni del tuo ragionamento.Non è vero che una multinazionale ponga il marchio soltanto e poi "francescanamente" si affidi alla industria nazionale che poi dà sano lavoro ai "locali". Il sistema di controllo di queste imprese, se così vogliamo ancora chiamarle, è totale e totalizzante. Il «Marchio» non è un regalo, o una concessione, ma diventa il capestro con il quale le aziende nazionali vengono garrotate. Per finanziamenti, ritmi di produzione, profitto, resa ecc. Il caso della ThyssenKrupp è significativo. La iperproduzione che doveva dare Terni non era nelle possibilità di quella struttura e qui -proprio per il meccanismo perverso degli impegni internazionali e del profitto- la riapertura di uno stabilimento a Torino che era, perché in smantellamento, fuori di ogni previsione della legge 626 e di ogni altro criterio di sicurezza. Il caso della Coca Cola è eclatante perché ha de localizzato la produzione (in India soprattutto) in quanto negli USA le leggi non permettevano che per la produzione di 1 litro di “prodotto finito” fossero impiegati dai 9 ai 12 litri di acqua potabile. India e Bolivia, non hanno questi limiti, ed i salari sono 1/10 di quelli nordamericani. Anche noi, non siamo da meno, perché i consumi di acqua non sono controllati, ma pazzia somma, vogliamo privatizzare gli acquedotti pubblici. E mi fermo qui perché non voglio approfittare dell’ospitalità di Tisbe.
utente anonimo
21:14, 13 dicembre, 2007

"Di fronte a tanta impunità, questi crimini contro l'umanità sono giudicati dal Tribunale Permanente dai Popoli. Non rinunciamo a che si conosca la verità, a che ci sia giustizia e riparazione per le vittime. Chiediamo che questi fatti non tornino ad essere commessi ed esigiamo dalle imprese che cambino la loro politica di terrore e di morte. "

Confesso che la coca cola mi piace però che brutta storia :-((

Non conoscevo questa storia, grazie per questo tuo post.

PS: Tis, prima nevicava sul tuo blog... ora ha smesso! :-(

Giuseppe
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#9  
21:04, 13 dicembre, 2007

@Trotzkij, HAI FATTO BENE A RIFIUTARE ;-)
@Francesco :)
@RAYGAN, lo cerco ;-)
@veronikaMaLaTa, grazie, è un tema di cui mi occupo periodicamente, oltre a non bere coca cola
@Daniele, ottima scelta
@Laura, capisco le tue perplessità, ma le aziende occidentali dal mio punto di vista dovrebbero veicolare valori alti e non sfruttare condizioni politico/sociali preesistenti Inoltre non tollero la corsa alla produzione e al consumismo
@Tempesta, beh, cerca di non scrivere in maniera irritante ed irriverente nei confronti di chi ti ospita. Non mi piace che mi si accusi sottilmente e falsamente di qualcosa che non ho commesso
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#8  
19:43, 13 dicembre, 2007

Gente prevenuta? Orecchie da mercante? Su cosa? Chi? Credo tu abbia sbagliato persona...

Il mio era un appello su un dramma umanitario contro il quale si battono molti individui ma purtroppo una minoranza... e ben poche istituzioni.
E' anche un appello urgente per appoggiare la campagna di Amnesty International...

Per quale multinazionale lavori o parteggi? Si tratta di diritti umani calpestati, la denuncia è doverosa, avevo inteso una tua reale sensibilità sul tema senza strumentalizzazioni di sorta...

Rinnovo l'invito a postare i link di appello urgente di Amnesty International, è davvero importante informare...

Spero non vorrai sottrarti ad un'iniziativa altrettanto nobile ed ancor più urgente di quella da te segnalata con il post, pur essendo entrambe figlie di storie di abusi, di prepotenza ed ingiustizia.

Invito alla pace ed alla riflessione, forse c'è stato un malinteso, così voglio sperare...

Tempesta

utente anonimo
#7  
17:35, 13 dicembre, 2007

parto dal presupposto che sono d'accordo con te e con il tipo di boicottaggio, ma mi pongo un interrogativo: la coca cola, come probabilmente altri marchi, presta solo il marchio e impone delle regole da seguire per la produzione; gli stabilimenti fanno parte di società locali (cioè non sono società della coca cola) che sottostanno alle leggi del luogo dove risiedono: facendo boicottaggio serio potenzialmente non si metteno a rischio i lavoratori (parlo naturalmente dell'Italia essendo la coca cola che beviamo qui prodotta in Italia: così dovrebbe essere obbligatoriamente) che prestano servizio nei suddetti?
Laura
utente anonimo
#6  
17:22, 13 dicembre, 2007

@tempe, tu continui a fare orecchie da mercante... o ci fai... o ci sei
la campagna per la Cina già c'è su questo blog
Non accetto consigli da gente prevenuta
BASTA con lo spamm
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#5  
15:51, 13 dicembre, 2007

Conoscevo questi fatti.
Non si consuma Cola, qui, ma del buon rosso...
:-)
Daniele
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#4  
23:45, 12 dicembre, 2007

Finalmente questo argomento esce fuori. Complimentoni per il post!
damiano
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#3  
23:42, 12 dicembre, 2007

Visto il titolo del tuo blog, qual'è il tuo senso della vita?
utente anonimo
#2  
21:27, 12 dicembre, 2007

Che piacere che fa vedre che qualcuno si ricordi di queste storie e di queste latitudini!
a presto
Francesco
utente anonimo
#1  
18:41, 12 dicembre, 2007

Ciao,
oggi una ragazza della Cocacola, vestita da 'Babba Natale', distribuiva, a gratis, quelel maledette lattine. Io sono stato uno dei due clienti che l'hanno rifiutata, la tizia mi ha guardato strano...

saluti
Alessandro Trotzkij
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