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Commenti
11:33, 18 dicembre, 2007

Aggiungo che il format di radio imago prevede un alto grado di informalità in tutte le sue tramissioni, comunque intervallate da pause musicali (in target con il pubblico della rubrica).
Io preferirei una radio culturale più seria e completamente parlata, come france-culture, ma probabilmente sarebbe un prodotto meno vendibile ai potenziali sponsor.
a
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18:30, 17 dicembre, 2007

Oh scusa! Il programma si chiama "La zanzara", ho scambiato il nome col tuo!
http://www.radio24.ilsole24ore.com/programmi/La-Zanzara/
utente anonimo
13:45, 17 dicembre, 2007

bene, scopro ora che esiste già una trasmissione che si chiama "lo sciame"... :-)
in ogni caso, io adoro la talk radio "pura", ma radio imago ha un format ben preciso e proxy bar si adegua...
a
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01:07, 16 dicembre, 2007

Grazie per la tua grandissima disponibilità a rispondere.

Curiosità: sto sentendo i podcast di proxy bar e mi chiedo: perchè avete gli inserti musicali? La talk radio "pura" non vi piace?
(io ascolto talk radio pura come "lo sciame" su radio24 e "zapping" su radio1 e non le trovo pesanti)
utente anonimo
22:25, 14 dicembre, 2007

infatti i podcast d'informazione sono non per la copertura "live" (dove, oltre a pagare i giornalisti, devi anche pagare l'infrastruttura) ma per l'approfondimento "in differita", che ha un ciclo di vita ben più lungo (almeno una settimana, come un newsmagazine tipo panorama o l'espresso). in ogni caso non siamo troppo lontani da dei canali live all news interamente generati dal basso...vai a sbirciare anche il canale di mogulus groundreport.tv

http://www.mogulus.com/groundreport

ciao!

a
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16:48, 14 dicembre, 2007

"credo intenda trovare un pool di sponsor verticali, da associare "per affinità" a ogni singola trasmissione"

Bene, così finirebbe la "purezza" di quella radio (scherzo).
Riguardo al discorso che facevamo sulla qualità dell'informazione, posso credere che alcuni podcast siano fatti bene (quelli che mi hai citato non li conosco, li cercherò; sono un neofita nel campo dei podcast) ma secondo me l'informazione deve essere 24 ore su 24. Immagina di essere un direttore del giornale radio di una web radio. O hai i soldi per pagare i corrispondenti nel mondo oppure come fai?

Hamlet
utente anonimo
12:23, 14 dicembre, 2007

credo intenda trovare un pool di sponsor verticali, da associare "per affinità" a ogni singola trasmissione
a
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#9  
11:37, 14 dicembre, 2007

"mi pare di capire che radio imago faccia circa 5000 ascoltatori nel giorno medio, più i download dei podcast"

sbaglio o l'editore di radio imago vuole mettere la pubblicità in futuro?
utente anonimo
#8  
10:39, 14 dicembre, 2007

effettivamente c'è stata un pò di confusione con quell'inserto :-)
mi pare di capire che radio imago faccia circa 5000 ascoltatori nel giorno medio, più i download dei podcast
a
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#7  
20:58, 13 dicembre, 2007

"5) dopo natale, quando riparleremo di radio, ti invito senz'altro a Proxy Bar"

Grazie per le risposte, meglio che non ti ammorbo più con i miei messaggi lunghissimi :-)
Ti ho ascoltato alle 19:00, dopo il "terzo inserto" non avevo capito se avevate finito o no, cmq ho continuato ad ascoltare. Per curiosità, che ascolto fate su radio imago?
Grazie per l'invito, mi piacerebbe molto!

Ciao

Hamlet
utente anonimo
#6  
12:33, 13 dicembre, 2007

ciao hamlet, allora provo a rinpinguinguare il dibattito...
1) sulla necessità di produrre canali in DMB o FMExtra prima che qualcuno comercializzi ricevitori economici ti dò ragione. Il punto è che per innestare questo circuito virtuoso, a mio parere, sarà necessario molto più tempo rispetto al tempo in cui si potrà ricevere tutto su dispositivi mobili tramite lo streaming su internet. Ne faccio una questione pratica, non una difesa ideologica a priori di internet :-)
2) hai ragione, il "Presente" è su internet, non il "futuro". Ma questo è un messaggio valido tra di noi...non per i decisori: ieri, al convegno di Palazzo Marino (con AGCOM, RAI, politici, AD di Tlc ecc.) su cui ho fatto live twittering, dicevano addirittura che "il futuro è il digitale terrestre", questo per farti capire come chi decide su queste cose sia rimasto indietro rispetto all'evoluzione tecnologica :-)
3) anch'io mi sento più libero ad ascoltare la radio attraverso l'etere, ma andiamo per gradi...intanto far diventare "normale, gratuito e mobile" l'ascolto della radio su internet, e rendendolo concorrenziale all'ascolto via etere ma con una enorme moltiplicazione dell'offerta sarebbe già un grande passo in avanti, no?
4) value is the king: rimango dell'idea che l'1% superiore dei contenuti prodotti dal basso sia di qualità migliore (e in quantità sufficiente) della media dei contenuti prodotti dall'alto. per intenderci, il podcast "alive in baghdad" è superiore a qualsiasi reportage della CNN. O, per rimanere in italia, il podcast "HistoryCast" è migliore di qualsiasi trasmissione radiofonica di approfondimento storico. "Quinta di Copertina", la rassegna tecnologica in podcast di Antonio Sofi, oltre ad essere fatta benissimo, sui mainstream media non la trovi affatto! E potrei andare avanti con molti altri esempi... Il problema semmai è che questi UGC non hanno visibilità, perchè ancora l'accesso non è così immediato e finisce per essere riservato ai computer literate. Ma aspetta che a questi contenuti si possa accedere con un solo tasto del telefonino, senza costi di banda, e poi ne riparliamo.
5) dopo natale, quando riparleremo di radio, ti invito senz'altro a Proxy Bar
:-)

a
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#5  
01:28, 13 dicembre, 2007

"grazie per il tuo commento molto articolato, mi piace molto discutere di queste cose quindi...quando vuoi! :-)"

Prego, figurati!Anche a me piace discutere, anche per questo ho aperto un blog! Anche tu, quando vuoi discutere, tra l'altro anche io sono di Roma! :-)

Ho aspettato un pò per scrivere perchè volevo dare anche ad altri la possibilità di unirsi alla discussione, ma pare che non ci sia la fila :-)

"C'è però un problema: non esistono ricevitori "proponibili". Gli unici che ho visto costano cifre troppo alte e soprattutto non sono portatili, almeno per ora."

Vero, ma stiamo parlando di uno standard nuovo, sarebbe strano che ci siano ricevitori economici. È normale che le "novità" le facciano pagare. Pensa a quando la rai ha iniziato a trasmettere il televideo (penso 1984), quanto costavano (se c'erano) i televisori che decodificavano il televideo? Prima di deve essere un'offerta (di contenuti) valida, poi i manufacturers (costruttori del device) entreranno nel mercato facendosi concorrenza anche sui prezzi. Come fa la sony o la panasonic a far uscire una radio fmextra economica se praticamente non esiste un'offerta di programmi fmextra in Italia (solo OttoFM mi pare)? Sarebbe un suicidio economico. I cellulari DMB già esistono nel mondo: non vengono venduti in Italia ... perchè in Italia non servirebbero a molto!

Comunque non voglio sembrare l'avvocato del FMeXtra: a me l'FMeXtra (come altri standard proprietari) nemmeno piace più di molto! Era un esempio. Il problema dell'Italia è che si perdono anni a discutere di standard dimenticandosi che lo standard è il mezzo non il fine. Il DRM: ottimo standard ma ... ora come ora non serve a un tubo! A che serve uno standard di modulazione digitale se non ci sono le radio e ci sono gli stessi contenuti che NON vengono ascoltati in modulazione di ampiezza su onde medie e corte? Invece di non ascoltare radiorai1 in Modulazione di Ampiezza, posso NON ascoltarla in Digital Radio Mondiale! Wow!

Vuoi far prendere piede al DRM? Bene, la rai lanci un nuovo canale radio in DRM fatto per i 15-24 anni, fatto solo da dj giovani, con tempi serrati (ora tra fine canzone e iniziò pubblicità potrei andare a prendere il caffè e tornare), inizi a spingere tale canale su Myspace e Facebook; forse così il DRM potrebbe prendere piede. Che ne pensi?

"Io credo che alla fine il futuro digitale della radio sarà attraverso internet semplicemente perchè "

Il futuro della radio sarà su Internet perchè ... il presente della radio è già su Internet.
Sento sempre dire "Il futuro di .... (mettere un sostantivo a piacere) sarà su Internet". Bene. Forse facciamo prima a dire cosa non sarà su Internet. Se la radio e la tv saranno su Internet, che ci facciamo con le vhf e le uhf?

Mi auguro che il futuro della radio non sia SOLO su Internet: immagina in un Paese poco liberale, sarebbe molto più rischioso trasmettere e ricevere una radio libera attraverso Internet che attraverso l'etere. Mi sento più libero ad ascoltare radio attraverso l'etere (nessun log viene registrato).

Altro discorso: "value is the king". Non voglio passare per cinico ma io penso "per costruire contenuti pregiati ci vuole il dinero". Una web radio ha (o avrà) la forza economica per produrre informazione di qualità?? Senza soldi, non si possono coprire le notizie; Google assembla ma non ha corrispondenti a Gaza o a Baghdad.

"a proposito, a Proxy Bar, giovedì pomeriggio alle 19 su www.radioimago.net, parliamo proprio di queste cose con Enzo Savarese, commissario dell'AGCOM"

Bene. Se ci dovesse essere un buco nella radio (per il futuro), fammi sapere!

Ciao

Hamlet
utente anonimo
#4  
10:54, 11 dicembre, 2007

a proposito, a Proxy Bar, giovedì pomeriggio alle 19 su www.radioimago.net, parliamo proprio di queste cose con Enzo Savarese, commissario dell'AGCOM
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#3  
10:50, 11 dicembre, 2007

@Hamlet - grazie per il tuo commento molto articolato, mi piace molto discutere di queste cose quindi...quando vuoi! :-)
1) circa gli standard digitali, mi sembra fuor di dubbio che il DAB (che in sè sarebbe una bella opportunità per i nuovi operatori) sia stato "occupato" dai soliti noti dell'FM proprio per impedire l'ingresso dei "parvenu".
A questo proposito, l'FM Extra avrebbe il vantaggio di non richiedere un nuovo spettro di frequenze, e di spostare sull'asse di chi ha già una licenza in FM il diritto di rivendere le sottoportanti digitali a operatori terzi. C'è però un problema: non esistono ricevitori "proponibili". Gli unici che ho visto costano cifre troppo alte e soprattutto non sono portatili, almeno per ora.
Io credo che alla fine il futuro digitale della radio sarà attraverso internet semplicemente perchè
a) esiste già il parco degli utenti e dei ricevitori (i telefonini wifi)
b) non ci sono limiti all'ingresso di nuovi operatori, a vantaggio di un offerta che è senza paragoni, e contro cui nessun "walled garden" potrà essere mai competitivo
c) le tecnologie di trasmissione e la copertura (wi-max, UMTS flat, ecc.) sono solo questione di tempo, un tempo comunque minore rispetto all'evoluzione normativa e di mercato di DAB, T-DMB, FMExtra e simili.
2) la professionalità...il discorso che fai mi convince (in parte) se parliamo del mercato dell'informazione fuori dal nostro paese. In italia i nostri giornali, le nostre TV mainstream, le nostre radio mainstream non vendono affatto la professionalità dell'informazione, nè la loro credibilità, come avviene (di norma) all'estero. I giornali, le radio e le TV che sfuggono a questa regola, e vendono credibilità occupano una piccolissima fascia di mercato. E' per questo che temono, in prospettiva, i blog di informazione e il citizen journalism. Se vendessero credibilità e professionalità, se - per dirne una - verificassero le notizie prima di pubblicarle, non avrebbero nulla da temere. E invece, guarda caso, sparano a zero appena possono su internet.
Ovviamente, su 1.000.000 di blog, ne temono solo i migliori 50, non di più. Ma questi 50, pur in assenza di un modello di business, semplicemente rispettando alcune regole di fondo offrono una informazione di qualità migliore, oltre che gratuita e fruibile sui supporti più vari. A proposito di inchieste sulla finanza, l'insight finanziario di qualcuno che si limita a leggere i quotidiani finanziari stranieri e fa una sintesi sul proprio blog, è migliore di quello "orientato" di pubblicazioni come "il Mondo". Perchè (e questo è l'altro problema) in Italia non esistono editori puri, ma semplici tappetini al servizio di questo o quel potere costituito, di questa o quella banca, di questo o quel partito, ecc.ecc.
In sintesi, in questo scenario depresso, il lettore potrebbe (non adesso, ma in prospettiva, e da qui nascono i timori) scegliere una fonte formalmente non legata a un "codice di professionalità" che nessuno rispetta, ma quantomeno svincolato da potentati economici e politici piuttosto che affidarsi a dei media che dietro la foglia di fico della carta stampata o dei trasmettitori (che costano, e che quindi lascerebbero supporre un investimento in professionalità ed etica) nascondono una informazione sostanzialmente meno utile alla comprensione e all'interpretazione della realtà.
a
PS: complimenti, è il commento più lungo che abbia mai scritto! :-)
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#2  
23:38, 10 dicembre, 2007

Ciao, ho ascoltato il tuo intervento al barcamp, ci sono molti temi sul tappeto, ora ne butto giù 2 al volo.
1)non sono d'accordo con la tua visione negativa degli standard digitali.Esempio: se Radio Popolare Roma iniziasse a trasmettere sui 103,3 in FMeXtra (on in DRM+ quando sarà pronto) potrebbe portare altri flussi audio (loro dicono altri 2 stereo o altri 4 mono,mah) e questo significherebbe più democrazia, più voci nell'etere e costi di trasmissione divisi tra più editori
2)concordo che a te non interessa creare una nuova radio che sia fotocopia delle altre radio di massa che già esistono però (a parere mio) la vera sfida è coniugare informazione di qualità con un modello di business. Il modello di business serve perchè l'informazione di qualità, le inchieste costano soldi e se venisse creata una radio basata su volontati, il futuro sarebbe molto incerto. I contenuti potrebbero venire dal basso? Si, ma quanti hanno la competenza, il tempo e soldi per fare (che ne sò) un'inchiesta sulla finanza italiana?

Hamlet
utente anonimo
#1  
12:18, 10 dicembre, 2007

Sei un grandissimo! anche quando commenti.
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