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#2
18:36, 03 agosto, 2007
Il Teatro di Conte Nebbia
[..] Quante sono ancora le pagine non scritte sulla più giovane delle Arti? Quante le rivelazioni ancora celate, le intuizioni sepolte, le assonanze da scoprire? Una di queste, ad esempio, è rappresentata dal fil rouge che unisce Federico Fell [..]
thecappuccinokid
#1
11:40, 29 luglio, 2007
Quante sono ancora le pagine non scritte sulla più giovane delle Arti? Quante le rivelazioni ancora celate, le intuizioni sepolte, le assonanze da scoprire? Una di queste, ad esempio, è rappresentata dal fil rouge che unisce Federico Fellini a Mario Bava. Proprio così: il Grande Ingannatore ed il Sommo Artigiano sono stati fra i pochi degni eredi di Georges Méliès e del suo fantasmagorico cinema dell’Affabulazione. Ciò che li differenzia è, senza dubbio, il rapporto col laghetto di Narciso: Fellini non ha smesso di specchiarvisi un nanosecondo, Bava vi si è soffermato giusto un attimo per spegnere la cicca della sigaretta…Perso nel proprio giardino d’infanzia, l’uno, così gravido di totemiche ombre; avvolto nei fumi multicolori della propria officina alchemica, l’altro; proprio così: Se il padre di Otto e mezzo tramuterà in Puro Cinema gli arabeschi Liberty del Flash Gordon di Alex Raymond ed i deliri floreali di Antonio Rubino e del suo Corriere dei Piccoli, il papà di Danza Macabra non si dimenticherà mai di essere un pittore, irrimediabilmente attratto dall’espressionismo più umbratile e dall’oltranzismo delle avanguardie. Ne è fulgida dimostrazione questo La frusta e il corpo, un film che sembra un raccontino abortito di Carolina Invernizio. Un’opera talmente incongruente dal punto di vista narrativo da sfiorare sovente il ridicolo. O il sublime, come nei film più “liberi” di Powell & Pressburger: e proprio al pari dell’ineguagliabile coppia di anglosassoni dandy il Nostro crea una “stordente atmosfera da serra” (bellissima definzione di Emanuela Martini per Narciso Nero) allo scopo di annullare una- brutta- sceneggiatura per dedicarsi all’adorata arte del trompe-l’œil. Infatti La frusta e il corpo, con quei corpi affilati, da Morgue Metafisica, con i suoi “caligarismi” cromatici, ed il continuo sibilare del vento e dello scudiscio non è altro che l’omaggio di Bava al “gotico astratto” del grande Alberto Martini, il pittore italiano più inquieto (ed inquietante) del 20° secolo. (scheda scritta da me medesimo per un vecchio dossier sul grande Bava. Grazie per la dedica)
contenebbia
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