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Commenti
#4
16:02, 31 gennaio, 2004
Certo Gaetano hai ragione, un passaggio e comunque un fatto della vita; alludevo non alla morte in quanto tale ma al dolore eccessivo che non ce la faceva a morire povera amica mia....
Fiorile
#3
15:44, 31 gennaio, 2004
Non sempre la morte è segno dell'azione di un nemico. La morte non è la conclusione di tutto. Una volta si diceva che la morte è un passaggio. G.
crazyhorse
#2
22:36, 30 gennaio, 2004
le analisi dei maestri francofortesi non bastano, sono d'accordo: intanto perché testi e letture di ogni genere, profondi, eminenti o sacri che siano, non bastano comunque, possono solo dare ottime indicazioni e tracciare percorsi ma poi ci sei tu in prima linea che devi capire e che per orientarti devi fare esperienza delle cose; poi perchè i francofortesi - credo che su questo tu ti possa fidare un tantino delle mie parole ;-) - furono affascinanti lettori dello spirito europeo di anni lontani, gli anni tra e dopo le due guerre. Anzi forse impersonavano addirittura, come uomini, come ebrei, come intellettuali, come filosofi, come grandi esuli in America, lo spirito del tempo: all'incrocio tra idealismo e marxismo fu un tempo carico di tensioni culturali quello che va dall'apertura dei ghetti che fece esplodere tutta la creatività fino ad allora compressa e confinata nell'esercizio silenzioso di talenti solitari al tragico epilogo che sappiamo. Ma, ecco, quel tempo non è il nostro, quell'epilogo, almeno per ora, non é prevedibile, in compenso alle tensioni culturali e si anche alla ricchezza spirituale di quel tempo si é sostituita la cultura della barbarie e dell'incultura. Il pezzo che manca perciò, secondo me, é un'analisi di questo tempo, non meno doloroso del precedente, dove la trama si infittisce e forse non basta più denunciare la ragione umana, l'illuminismo, la morte di Dio e via dicendo. Invece - ma non è detto che sia da contrapporre - il pezzo che manca a te, se ho ben capito, é poter unire tanti aspetti di disagio, di dolore, di violenza, di caos, tanti nuovi tentati olocausti in una sola entità, in un nemico assoluto e diabolico, il male. Ma poi, caro brother, occorrerebbe costruire una teodicea nuova, del terzo millennio - che poi proprio le teodicee furono la specialità dell'epoca che viene denunciata nel testo che hai riportato qui, ergo qualcosa non funziona! - e non so se ci siano voglia e risorse per questo tipo di riflessioni...... io non ho certo gli strumenti e, inoltre, non so se trovare un nome al male, riuscire a dare al nemico una determinazione, un volto preciso sia il modo migliore per vigilare sulle sue manifestazioni, che sono tante, innumerevoli. Oggi ho accompagnato nell'ultimo viaggio una coetanea amica e coetanea: cancro. Una donna bella, intelligente, pulita, che ha donato amore e anche molto pensiero (raro per un tempo di pattume o di erudizione superba, si fammelo dire), una che ha amato la vita fino all'ultimo cercando di sdebitarsi di questo dono - da parte di chi non sapeva bene manco lei ma gli era grata chiunque fosse - con atti quotidiani di giustizia e di libertà....cosa dovrei pensare? Chi o cosa poteva esserle nemico? Scusa per questo interminabile commento, sono sola qui e mi faccio compagnia scrivendo.... e grazie per aver posto un problema così importante, un abbraccio, sister fiò :)
Fiorile
#1
20:04, 30 gennaio, 2004
fiò: intendiamoci, sister; niente da ridire sulle analisi dei maestri. Ma non mi bastano. C'è puzza di zolfo.
loziofranco
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