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Commenti
#5  
02:49, 12 maggio, 2007

L'intervento di Umberto Eco sul Tuttolibri del 5 maggio da cui il nostro lettore "anonimo" ci ha stralciato alcuni passsi è leggibile integralmente sul sito de La Stampa:
Umberto Eco: vivere fra cinquantamila libri
in: QUI
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#4  
00:32, 07 maggio, 2007

Umberto Eco, “Aspetto sempre i tre moschettieri”, di Alberto Sinigaglia,
La Stampa, sabato 5 maggio 2007, inserto Tuttolibri, p. XXIII


Qual è stato il suo primo incontro con un libro?

“Mio nonno paterno era un tipografo che, andando in pensione, si era messo a rilegare libri. Ricordo di alcune visite a casa sua quando avevo circa sei anni: curiosavo su un tavolone e vedevo le edizioni ottocentesche di Dumas con le incisioni di Lenoir. Credo che nasca di lì il mio interesse per la letteratura d’appendice.”


L’autore, i testi che l’hanno definitivamente instradato?

“So benissimo di dire qualcosa di molto snob, ma sono stato grandemente influenzato dai libri scolastici. Anche questi li ho ricomprati tutti e mi sono accorto che ricordavo pagina per pagina il mio primo libro di lettura della prima classe.”


Quali sono stati i libri della sua vita? Quali rilegge?


“Ogni periodo di una vita viene segnato da libri diversi”… .

utente anonimo
#3  
23:39, 06 maggio, 2007

Una cultura di servizio per le biblioteche storiche?

Luigi Crocetti
[già presidente dell'Associazione italiana biblioteche]

...

Si è molto insistito sulla contrapposizione biblioteca pubblica / biblioteca storica e sugli inconvenienti che la coesistenza della coppia in un unico istituto comporta. Credo d’aver partecipato anch’io a quest’insistenza, tanto tempo fa. Se è così, me ne pento, e sono ansioso d'una ritrattazione. Gli inconvenienti ci sono, eccome, ma sono tutti inconvenienti d'ordine pratico, e dipendono da questioni organizzative e gestionali; nessuno degli inconvenienti è d'ordine teorico …
se si deve conquistare una “cultura di servizio”, come oggi abominevolmente si dice … non si tratta di acquisire, da parte degli “storici”, qualcosa dei loro colleghi del reparto “moderno” (per esempio la disponibilità, personale e del materiale): si tratta del contrario … di portare a grado a grado questi su una diversa posizione: una posizione comune su che cos’è un documento, che cosa significa, che cosa si deve farne. … .
Va ricercata l’unità. Che non è necessariamente unità fisica, e che poi non è soltanto l’unità all’interno di una biblioteca che si presuppone dotata di due anime, fenomeno già dubbio in natura; ma è l’unità all’interno dell’intero mondo bibliotecario. I moderni si studiano come gli antichi, le cinquecentine come i libri elettronici, i metodi subiscono solo aggiustamenti passando da un periodo storico all’altro. Come sempre accade nel nostro mondo bibliotecario, quando c'è da riformare qualcosa, ciò che va riformato non è un regolamento o una legge o una consuetudine: va riformato un modo di vedere che appartiene ancora a troppi di noi: vedere nelle biblioteche storiche solo una delle tante specie di museo e nelle biblioteche pubbliche solo un mercato d'informazioni non potrà essere ancora a lungo il fondamento del nostro lavoro. Se le biblioteche reggeranno il confronto con gli strumenti moderni e continueranno a esercitare le loro funzioni sarà proprio per questo, perché saranno riuscite a rappresentare l'unità e la continuità storica della cultura.

http://www.ibc.regione.emilia-romagna.it/h3/h3.exe/aRIVISTAIBC/sC:!TEMP!HwTemp!3so2887.tmp/d3;data.x

utente anonimo
#2  
23:31, 06 maggio, 2007

Luigi Balsamo, Conclusioni, in, I fondi librari antichi delle biblioteche Problemi e tecniche di valorizzazione, Firenze, Olshki, 1981, (pp. 245 - 262)

(p. 246) Un altro aspetto fondamentale, ma tuttora poco recepito nonostante costituisca una delle motivazioni principali del successo duraturo dell’opera panizziana, è da individuare nella sua concezione della biblioteca, che ha radici culturali e politiche insieme … Le tecniche – ecco il punto – considerate come strumenti, indispensabili ovviamente per raggiungere gli scopi istituzionali ma sempre e soltanto mezzi, l’unico fine del servizio bibliotecario essendo la risposta ottimale alle esigenze del lettore. In questa prospettiva si è collocato l’invito del convegno a studiare le possibilità di una migliore valorizzazione dei fondi librari antichi delle biblioteche, quella parte cioè del patrimonio librario troppo spesso considerato ‘materiale di valore’ da conservare come eredità del passato per la delizia di un gruppo ristretto di studiosi, anziché come documentazione ricca di molteplici testimonianze, ossia beni culturali per tutti secondo la recente definizione. …
(pp. 248 - 249) E’ vero che l’antichità di un libro è sempre causa di rarità, seppur in misura non direttamente proporzionale, ma se ci poniamo dal punto di vista del cittadino che si rivolge alla biblioteca per le sue esigenze di studio ci accorgiamo come la sua aspettazione sia in effetti quella di potervi trovare i libri più difficili a procurarsi, sia per rarità che per costo, indifferentemente dalla loro età. Questa visione era ben presente a Panizzi … Il concetto, tutt’ora valido per le nostre biblioteche e per la tutela pubblica, dev’essere perciò quello di rendere disponibile all’uso pubblico i libri diversamente inaccessibili alla maggior parte dei cittadini per ragioni sia di costo che di rarità … il fine resta in ogni caso, attraverso la tutela del libro, quello di garantirne l’uso da parte del pubblico. Non è certo questione di sottigliezza teorica, bensì di una visione concettuale - ossia di una filosofia dei beni culturali – che da una parte condiziona in maniera decisiva l’efficacia del servizio pubblico, così come è anche la sola in grado di giustificare una scelta di politica culturale in realtà economicamente assai costosa per la comunità, quanto socialmente indispensabile. …
(pp. 253 - 254) Perché lo sappiamo tutti, l’impresa di tutela e valorizzazione dei beni librari richiede non solo costi ma competenze difficilmente assolvibili … dobbiamo accettare come indispensabili l’uniformità delle procedure, l’omogeneità delle tecniche (da quelle del restauro a quelle dell’analisi del documento) che vanno finalizzate allo scopo comune. E lo scopo comune è rendere effettivamente indispensabili e disponibili da parte del pubblico i beni librari esistenti nelle biblioteche di tutti i tipi non escluse, per certi aspetti e entro limiti precisi, anche le raccolte private di eccezionale interesse pubblico: questo il significato primo del termine “valorizzazione”. …
La prevalenza finora prevalsa [N.d.R. “nell’organizzare i programmi di catalogazione”] a favore del maggior grado di “antichità” è solo una deformazione dovuta allo stravolgimento dei fini registratosi all’inizio dell’Ottocento, quando cominciò ad oscurarsi l’assioma che l’unico soggetto reale del servizio bibliotecario è il lettore. La tradizione rinvigorita da Gesner a Leibiniz, dal Naudé a Paciaudi, poi instaurata al British Museum per opera del Panizzi, si affievolì nel continente europeo quando le biblioteche, sopraffatte dall’ingente quantità di fondi espropriati in varie circostanze, si rinchiusero in se stesse giungendo spesso a finalizzare i loro compiti tecnici al libro – oggetto di valore – mentre il lettore comune a volte venne riguardato con diffidenza o addirittura con fastidio. Qui ebbe origine la dolorosa frattura fra biblioteche e scuola di cui ancora soffriamo le conseguenze
utente anonimo
#1  
23:22, 06 maggio, 2007

Francesco Barberi, Biblioteche in Italia, Firenze, La Nuova Italia Editrice, 1981 [Già in: Il libro nella biblioteca pubblica. “Il Leonardo. Almanacco di educazione popolare”. Roma. Ente nazionale biblioteche popolari e scolastiche, 1975, pp. 106 – 12.]

(pp. 1 -2) Libri vecchi e nuovi assai più che in passato confluiscono in biblioteche pubbliche, sempre più numerose e di ogni tipo, dalla produzione corrente, dall’antiquariato, da raccolte private. Almeno potenzialmente essi sono a disposizione di chiunque ne abbia bisogno, mentre non lo sarebbero se fossero di proprietà privata. Perfino quelli antichi, spesso preziosi, che nelle biblioteche formano speciali sezioni, nessuno li ha mai concepiti ne può concepirli destinati a una conservazione fine a se stessa: in relazione a diverse categorie di lettori i bibliotecari si preoccupano di farli conoscere per mezzo di cataloghi, bibliografie, mostre, studiano e affrontano le necessità della tutela rispetto a quelle dell’uso: problemi ardui, talvolta veri conflitti, che in una biblioteca privata si presentano in misura assai minore e in modo diverso. … è però innegabile che per un esemplare messo a disposizione di tutti aumentano le possibilità di un suo “rendimento” culturale più che se fosse a disposizione di uno solo. Non sta forse in ciò l’utilità, il significato stesso della biblioteca pubblica? …
(pp. 3 - 5) Oggi, nell’oceano di carta stampata … una razionale politica d’incremento di una biblioteca pubblica non può fare a meno della cooperazione con altre … che sia frutto della consapevolezza dei fini di un servizio di biblioteca civico, universitario, di ricerca nelle discipline umanistiche, scientifiche e tecniche. Almeno in due delle tre categorie suddette la cooperazione è più tra istituti esistenti che tra nuovi da creare.
Tuttavia, anche senza cooperazione, non sono da sottovalutare gli enormi vantaggi che le biblioteche singole offrono alla crescita culturale della popolazione e insieme – guardando l’altro lato della medaglia – alla valorizzazione effettiva di ciò che è stato pensato ed espresso dagli uomini e che da secoli, in misura crescente, l’industria di altri uomini va pubblicando, diffondendo nel mondo e depositando nelle biblioteche, definite la memoria del genere umano. Ricordiamo in breve tali vantaggi.
I libri di una biblioteca pubblica sono inalienabili: stanno lì dove si trovano talvolta da secoli, sottratti alle vicende del circuito privato; vi si troveranno anche in futuro fino al loro deperimento fisico … Quello derivante dall’uso sarà in proporzione del rispetto che soprattutto i lettori ne avranno non solo quali beni di proprietà comune, ma quali strumenti di civiltà per tutti: rispettare i libri di una biblioteca pubblica, come gli alberi di un parco, per rispetto di coloro che possono goderne, come noi ne godiamo. Da questo punto di vista non ha importanza la distinzione tra libri antichi e moderni, tra preziosi e comuni: i neonati diventeranno adulti, i comuni si faranno rari, aggiungendo alle eventuali malformazioni della nascita quelle di una crescita trascurata. Soltanto nelle biblioteche pubbliche-popolari e in alcune speciali annesse a istituti che non abbiano interessi retrospettivi è prevista l’eliminazione di volumi logori e di opere superate.
In secondo luogo i libri di una biblioteca pubblica sono accessibili a tutti: è questo che li espone a pericoli assai maggiori di quelli di una raccolta privata. La pratica accessibilità non consiste soltanto nelle porte aperte ma, in biblioteche di tipo popolare e in sezioni di consultazione di tutte, negli scaffali aperti coi volumi ordinati per gruppi di materie o per argomenti specifici. La socialità della biblioteca, in concreto, è data dagli scaffali aperti, dalla facile accessibilità delle opere, da ogni tecnica ed espediente capaci di accrescerla, quindi, per tutti i volumi riposti nei magazzini, dai cataloghi di vari tipi: per autori, per soggetti, per classi speciali.
Se fossero stampati in volumi almeno i cataloghi dei fondi antichi e speciali, la valorizzazione di tali fondi sarebbe in proporzione della diffusione dei cataloghi stessi. Le nostre biblioteche, assai ricche (anche le minori comunali) di rare collezioni, sono in questo particolarmente carenti; il mecenatismo dei collezionisti di un tempo si estendeva spesso, mosso dall’ambizione, alla pubblicazione dei cataloghi di un patrimonio che pure era privato. A tale mecenatismo, come in tante altre cose, non è subentrato quello dei moderni enti pubblici: paradossalmente era più conosciuta la consistenza di molte grandi biblioteche “chiuse” del Settecento di quanto non siano i fondi cospicui di quelle pubbliche moderne. …
Terminiamo col ricordare che i libri non sono soltanto testi, ma “oggetti” forniti di altri valori, talvolta più importanti dei testi stessi: principali la scrittura e la stampa, l’ornamentazione e l’illustrazione (mininatura o incisione), la legatura d’arte, le particolarità di esemplari. Mettere in evidenza tali valori, nuclei speciali di libri e di documenti vari, soprattutto per mezzo dei cataloghi speciali e di mostre, fa parte degli scopi educativi e dell’utilità sociale della biblioteca pubblica, che sotto questo punto di vista, parzialmente e temporaneamente, si assimila a un museo.
Riconoscere la funzione insostituibile della biblioteca pubblica deve spingere i cittadini ad apprezzarla in concreto, cioè a frequentarla, e ad esigere un servizio adeguato al livello di un paese civile.
utente anonimo

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