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Commenti
#9  
18:28, 18 dicembre, 2006

ehilà bostonian, che bello trovarti qui dallo zio :)
la scienza in materia di valori morali (o etici, occorrerebbe distinguere tra morale ed etica, farebbe bene alla laicità, credo..) solleva..voglio dire che per lo più tende a semplificare o a togliere di mezzo il problema (parlo del sapere scientifico non dei singoli uomini di scienza..;).); questo perché tende a considerare l'umano solo "naturaliter"; il punto di vista della religione d'altra parte - soprattutto la cristiano/cattolica -insiste sull'umano come "creaturaliter" (forse non esiste questo avverbio ma dà visibilità al contrasto.), collocandolo in una dimensione di trascendenza rispetto alla natura animale etc. Forse è auspicabile una terza via (non è vero che tertium non datur, è solo faticoso cercarlo..) senza la quale è difficile intendersi senza azzuffarsi in tema di laicità..quella via culturale che prospetta bostonian forse...ma, ancora una volta, mettendosi d'accordo sul significato di cultura..
ciao alla pagina :))
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#8  
18:12, 18 dicembre, 2006

ops... e dimenticavo di aggiungere che, da un punto di vista di democrazia operativa, mi incute un certo terrore la possibilità (realizzata ampiamente, in molti casi, e purtroppo - dico io assumendomene la responsabilità) che qualcosa di strettamente individuale, come la religiosità, sia trasformato in una "organizzazione". Le organizzazioni si fanno per giocare a bocce, per gestire i condomini, per dar da mangiare ai senzatetto, per investire soldi in borsa, per eleggere un rappresentante al comune o al parlamento...
Accettare come ovvio che esistano organizzazioni il cui scopo è invece propagandare e sostenere delle convinzioni, è (ahinoi, leggere per chi non l'ha ancora fatto I diavoli di Loudun, di A. Huxley) solo un'altra forma di controllo della mente.

ari-ciao.

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#7  
18:05, 18 dicembre, 2006

Certo che noi uomini di scienza fatichiamo davvero invano, se si continua a ritenere che esistano "leggi morali di valore assoluto, vigenti in ogni tempo e in ogni situazione."
Lungi, lungissimo da me il dire quale debba essere il compito dei credenti di ogni religione, non spetta altri che a loro definirselo. Voglio solo ricordare a credenti di ogni religione che scrutando la natura, o i cieli (come fu accusato di fare il povero Socrate, "skópein en tó anó", absit injuria verbis :)) non si trovano tracce di questi "valori che prima di essere cristiani sono umani".
In natura si trovano rappresentate in misura varia e disomogenea, categorie quali eterosessualità e omosessualità, riproduzione sessuata e asessuata, separazione dei sessi e ermafroditismo, cure parentali e abbandono della prole, monogamia e poligamia, comportamenti di gruppo, familiari, individuali, padri che curano la prole e madri che se la mangiano. Su questa base, non esiste alcuna qualità genetica che possa stabilire valori morali assoluti, essendo fra l'altro la definizione genica della "morale" assai dubbia.
Escluso ció, resta da affermare che l'unica possibilità di costruire valori morali che possano, laddove richiesto, regolamentare una società è un fenomeno esclusivamente culturale. E come tale soggetto al passare del tempo e al variare geografico.
"In ogni tempo e in ogni situazione"? Esiste un solo esempio del genere che non sia facilmente smentibile, esaminando la variegata storia e geografia del genere umano negli ultimi 10000 anni (sui quali si hanno evidenze culturali di una qualche attendibilità)?

mmmhhh... mi hai fatto venir voglia di scriverci un post, sull'argomento....

cari saluti,
B.

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#6  
19:56, 12 dicembre, 2006

si. lo stridio è in re ipsa però....chi distingue? ovverosiachi dice laicità sana pensando ovviamente sia sempre e solo la sua? è questo che rompe la veduta pluralistica secondo me e che infine è il cul de sac degli uni e degli altri (sempre con un forse...) :))
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#5  
19:32, 12 dicembre, 2006

per ardovig:
"È compito di tutti i credenti, in particolare dei credenti in Cristo..."
l'avevo inteso riferito a tutti i credenti (appunto), non solo ai cristiani, e tanto meno solo ai cattolici;
forse non ho capito il tuo intervento; qual è il problema?

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#4  
19:27, 12 dicembre, 2006

oh, fio', è solo l'inizio; poi se ti va continuiamo
:-)
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#3  
19:25, 12 dicembre, 2006

cara fio'

- condivido la definizione (sono sicuro che la parola "definizione" non ti piace, ma abbi pazienza, andiamo per approssimazioni) di "laicamente" come " guardare le cose radicalmente, in forma libera e pluralistica in vista di intesa..";
- e mi sta bene il "radicalmente";
- vero è che qualche volta "radicalmente" può andare in conflitto con "in vista di intesa", ma l'intesa non può nascere dallo stemperare/attutire le proprie idee/posizioni; non sarebbe intesa, ma menzogna;

- tu dici "stride la contrapposizione ..."; ohimé, ma lo stridìo è in re ipsa (sic!),
è nella laicità quando si fa autoreferente e non dialogica, e diventa laicismo,
è nella ecclesialità quando diventa clericalismo;
ma possiamo dirlo che c'è una laicità malata, possiamo dirlo con la stessa libertà e franchezza di quando diciamo che c'è una ecclesialità malata di clericalismo?

- penso che il "diritto" (civile) di metter bocca (per chiunque) non derivi tanto da un titolo storico o culturale (che la chiesa non aveva un paio di millenni fa, ma questo non le ha impedito di aprire la bocca), ma dalla dignità di "cives"

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#2  
16:58, 12 dicembre, 2006

parlandone laicamente (che credo significhi prima di tutto guardare le cose radicalmente, in forma libera e pluralistica in vista di intesa..), stride la contrapposizione che viene fatta tra "laicità sana" e non sana..(malata ?)...
ciò che secondo me non è laico è proprio questo; perché con la questione della laicità penso c'entri poco il fatto di ritenere che la Chiesa debba o meno mettere bocca sui valori, sulle forme di vita delle persone perché anzi ritengo che questi temi la riguardino storicamente e culturalmente - a patto che non entri a legiferare in Parlamento ovviamente - ; ciò che non è laico, a mio parere, è questo distinguere e separare, prima di ogni riflessione comune (laica...) e aperta all'intesa, i buoni dai cattivi, nella fattispecie i laici sani dai non sani: l' effetto conflittuale ed escludente mi pare palese ...dopo un inizio di discorso aperto ad indicare tante forme di laicità subito si sente l'esigenza di appuntare il giudizio, certificare, ingabbiare in parti e ruoli fissi; e dov'è allora la sedicente dimensione comunitaria della Chiesa?..
A me, credente in un Dio che non si lascia oggettivare nelle forme rigide di questo o quel credo, che non ama il tifo da stadio né le separatezze tra popoli, questa specie di lotta ad escludersi reciprocamente pare quanto di meno laico ci sia, sia se guardo le intransigenze antireligiose sia quelle esibite dai religiosi che si professano laici.
Mi piacerebbe che la parola laicità facesse venire in mente non l'immagine di una fazione che lotta contro un'altra ma di una dimensione comune ....ma forse è chiedere troppo ..
grazie zio per regalarci queste occasioni di riflessione e scusami la prolissità..:))
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#1  
14:41, 12 dicembre, 2006

"...]è compito di tutti i credenti[...]". Mi par di capire che non vengano punto tenute in considerazione posizioni che non siano quelle della Chiesa Cattolica. Ardovig
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