ventitredodicimediablog

LX2008mar22__003

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Nove settimane.
Sessantasei giorni.
Millecinquecentoottantasette ore.
Il tempo. Una volta scappava, correva via veloce, era inarrestabile. La continua ricerca della felicità, della serenità, della vita era ostacolata dalla fretta con il quale il tempo trascorreva.
Il tempo adesso scandisce il ritmo di una esistenza senza ricerca, senza obiettivi, senza futuro. Il tempo trascorre, viene contabilizzato: le ore, i giorni, le settimane. Tutto ruota attorno al tempo zero. Il momento nel quale è iniziato questo brutto film.
Il luogo è un cinema buio, tutto vuoto tranne me. Costretto immobile su una poltrona centrale, c'è puzza di umido e freddo. Sullo schermo c'è un bruttissimo film, in bianco e nero. Il film della mia vita.
Non lo voglio guardare, chiudo gli occhi. Che strano se chiudo gli occhi continuo a vedere il film. E proiettato sullo schermo, ma anche sulle mie retine. Non posso evitare di guardarlo.
Il film racconta la mia vita, e quella di Mauro. Tutto, non manca nulla. Ogni piccola circostanza, ogni parola, ogni sguardo. Mi sembra anche di sentire gli odori, c'è proprio tutto, anche i sospiri. Ma soprattutto la camera da presa indugia sugli sguardi, i suoi.
In quegli occhi, in quelle riprese, c'è un altro racconto, un'altra storia. Una storia che avrebbe dovuto essere ma non è stata. Gli occhi non capiscono. Sono smarriti, si chiedono perchè il film parla di questa brutta storia e non di quella che doveva invece essere. Sono tristi. Mi fissano. Mi chiedono aiuto, mi implorano, mi giudicano. Ho fallito. Lo so, lo sanno quegli occhi. Sanno che ho fallito e me lo ricordano e mi rimproverano. Io sono lì e non ho il coraggio di ricambiare lo sguardo. Le mie parole non dicono quello che penso, il mio volto non mostra quello che sento.
Nonostante il mio fallimento il tuo sguardo mi racconta del tuo amore per me che non è stato incrinato dagli eventi, che resiste immacolato come nei giorni felici.
Poi il film si interrompe quella mattina del sette settembre alle dieci del mattino. Pochi secondi di buio e tutto ricomincia daccapo. Ancora una volta, ancora tante volte. In continuo.



Caricato il 11/10/2009 - 04:46 in ventitredodici

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