LO SPECCHIO

LO SPECCHIO
cesare_pavese_12              Sto facendo da tempo un esercizio impietoso. E feroce. Mi costringo a guardarmi negli occhi allo specchio.
Negli occhi. E allo specchio.
Due cose già troppo forti prese una alla volta. In questi occhi che somigliano sempre più a quelli di mio padre, con lo stesso dolore ottuso, come dei buoi portati al macello. Non mi riesce per più di un attimo, per sussurrarmi velocemente, fa parte dell'esercizio, una determinazione, un pensiero su quale applicare l'attenzione e focalizzare le energie mentali.
Piccoli esercizi di stregoneria spicciola, vogliamo definirli così?
La magia della vita, fra un poco annoierò anche me con questa storia della magia della vita.
Dura pochi attimi l'esercizio ma il lampo che passa da me e me in quell'attimo, è una diga che improvvisamente cede alla piena di emozioni perse in torrenti nascosti nelle mie viscere.
Portata dalla corrente vedo il dolore di un attimo fa, quello recente, quello che brucia in superficie ancora, come un fiammifero accostato incautamente al viso, per gioco. Il dolore di un attimo quello  di quando ho capito perchè per tanti anni ho deciso di restare sola.
La casa vuota, silenziosa delle domeniche pomeriggio. I capodanno alla finestra a guardare stupita fuochi d'artificio che rimandavano una gioia che non capivo. Mi mancava il codice per decodificare la gioia. E in seguito mi è mancato quello per decodificare l'amore.
La solitudine è necessaria. Anzi: consigliata in questi casi.
Evtiamoci quel senso di vuoto allo stomaco alla prima mancanza, il senso di inadeguatezza, la radicata convinzione di quanto tutto sia fugace, mutevole, dubbio. Di quanto qualunque amore non sia che un pallido simulacro di ciò che dovrebbe essere, di ciò che potrebbe, forse, essere, se io non fossi io.
Manca il codice. Manca tutto il sistema operativo mi sa.
Meglio restare soli, senza codice e senza magone.

 

Caricato il 11/12/2009 - 05:03 in Album predefinito

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