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troppi rumori stasera in questa casa.
sono le tre di notte e Vino canta come un disperato.
forse è innamorato.
forse è solo impazzito.
oppure ha semplicemente scelto di essere se stesso all'ennesima potenza.
chi l'avrebbe mai detto che un pettirosso, a Venezia, potesse decidere di spendere i suoi cinguettii sull'orlo di una finestra con il buio pestato di silenzio lagunare.
poi c'è la scia di Gabri, le sue stelline luccicose dentro le nostre pareti sempre uguali a sempre da sempre, le sue strisciate dure, perfette e puntuali, i nostri abbracci puri col contagocce, e.
io che non so più parlare, e tu che mi dirai che non importa fa lo stesso.
il tuo cuore che ticchetta tra una tela e una moneta lanciata in aria, come tutte le decisioni difficili da prendere.
la poesia degli oggetti, che smuove il cuore con cognizione di causa, nessuna ragione poetica.
il mio semaforo di cui domani scriverò magari, la curcuma dolciastra al posto giusto, ludovico einaudi come un carillon compulsivo per il mio sonno, i dioquantomanchi, e il fucile per sparare a Vino,
perché il tempo dell'amore e della follia, in questa casa, ha solo il rumore del silenzio.
















