Il crocifisso in aula

Il crocifisso in aula

La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha accolto il ricorso presentato da una cittadina italo- finlandese atea che nel 2002 chiese all’istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. Poiché la  direzione della scuola diede risposta negativa e a nulla valsero i ricorsi della signora, la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha di recente sentenziato che «La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni» e quindi il governo italiano dovrà versare un risarcimento di cinquemila euro per danni morali.

Immediate le reazioni dal mondo politico italiano e della CEI. che contestano la decisione ritenendo che il  crocifisso è inteso come simbolo della storia e della cultura italiana e di conseguenza dell’identità del Paese, e sottende  principi di eguaglianza, libertà e tolleranza.

 



Il crocifisso è innanzitutto un simbolo della fede religiosa cristiana, facente parte anche delle nostre radici storiche e culturali. Per un credente può assumere il significato di amore per gli altri non meno  di quello che , in questo senso, potrebbe avere una colomba come  simbolo della pace. Ma in questo caso ci vedo forzature ideologiche da ambo le parti: l’obbligo di esporre il crocifisso risale all’articolo 140 del Regio Decreto n. 4336 del 15 settembre 1860 del Regno di Piemonte e Sardegna che stabiliva «ogni scuola dovrà senza difetto essere fornita (…) di un crocifisso», ripreso poi in età fascista. Oggi è consuetudine esporlo nelle scuole pubbliche, senza alcun obbligo di preghiera. È una presenza silenziosa nella sua verità di fede  come, d’altra parte, credo che altrettanto silenziosa possa essere un ciondolo a forma di croce al collo degli insegnanti che, a mio avviso, nessuna norma potrebbe obbligare a privarsene.

 

Con la revisione del Concordato tra Stato- Chiesa del 1984 la religione cattolica è stata riconosciuta non più come religione ufficiale dello Stato Italiano, ma maggioritaria, cioè  prevalente sulle altre. Ciò ha sottolineato il carattere laico della scuola pubblica italiana dove gli studenti, o chi per essi, scelgono se avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica , che è quindi diventato opzionale. La scuola è un’ istituzione neutrale in cui si impara a conoscere e conoscersi in un’ottica di accoglienza e pari opportunità per tutti e “l’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace “ (art 29 Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo).

 



A mio avviso,l’esposizione di un crocifisso non turba né condiziona più di tanto se si spiega il suo valore per promuovere  scambio e confronto tra culture. Il che non significa né tradire la nostra cultura ancorata al cattolicesimo e comprensiva di più religioni, né negare quelle altrui, né ledere chi non crede.  Come non significa rinnegare la propria fede qualora si cerchi di capire i simboli di altre religioni o altre correnti di pensiero. Il discorso di fede è personale e riguarda la sfera privata e ciascuno ha libertà di professare il proprio credo nelle sedi opportune.

 


 

In molte religioni si riconosce il principio di non fare agli altri ciò che non vorresti sia fatto a te, evidenziati nell’incontro di Assisi tra i capi spirituali del mondo, e l’accoglienza, la solidarietà,la giustizia, il rispetto  per gli altri in effetti sono principi fondamentali  di convivenza civile oltre che  messaggio morale positivo della fede cristiana, che arriverebbe quindi a esprimere valori costituzionali laici. Valori che  si trasmettono ugualmente, anche senza un crocefisso esposto e, in teoria,  condivisi da tutti. Anzi sono dell’opinione che in una scuola laica si dovrebbe insegnare anche la storia comparata delle religioni per risalire a punti di contatto ed esaminare quelli più specifici, avere una visione globale  ed   evidenziare quei principi universali che riconoscono il valore della persona in quanto tale.  Il che non significa rinnegare la propria identità culturale, anzi potrebbe rafforzarla, e allo stesso aiutare a comprendere quella altrui. Non condivido né il relativismo esasperato che nega ogni verità,  né il fondamentalismo che pretende di possederla integralmente e la impone. Dubito che un’eventuale  rimozione di un oggetto simbolico sia  un attentato alle propria identità quando constato comportamenti contraddittori  di ferventi  detentori di verità di fede che cedono a pregiudizi ed  intolleranza  in campo politico e sociale nei riguardi delle varie forme di diversità che veramente contrastano col messaggio universale del crocefisso. Cristo è morto per tutti gli uomini, indistintamente, che poi alcuni lo riconoscano o meno, è un altro discorso. Ognuno ha il proprio dio  esposto dentro di sé che dovrebbe esser reso  visibile attraverso azioni coerenti e conformi al suo esempio, se veramente si crede in ciò che rappresenta e non cadere in un bigottismo apparente.


D’altra parte  mi pare sia in atto una battaglia ideologica perché basterà rimuovere un crocifisso per  ottenere un’istruzione equamente rispettosa  della libertà di fede e di pensiero di tutti? Oppure, al contrario, siamo sicuri che un crocifisso esposto assuma veramente il suo valore intrinseco se contraddetto dai più frequenti, e meno visibili, pensieri,parole, opere ed omissioni di coloro che oggi si spacciano per difensori della storia e della cultura italiana e che si sono mostrati molto più indulgenti nei riguardi di chi ha vilipeso altri simboli della nostra storia, quale il tricolore?


Caricato il 11/09/2009 - 01:35 in Album predefinito

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